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  • Venerdì, 13 Febbraio 2015

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  • Resoconto teleriunione  10 febbraio 2015

Dall'ordine al caos globale

La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata commentando la vittoria di Syriza in Grecia e il radicamento di Podemos in Spagna. Nei prossimi giorni sono previste iniziative di solidarietà alla Grecia in tutta Europa; il governo di Atene chiama, i sinistri rispondono. E' impressionante il livello di omologazione dei movimentisti, sempre pronti a combattere per... un altro: "Partigiano è chi, per fede, per dovere o per soldo, combatte per un altro. Militante del partito rivoluzionario è chi combatte per sé e per la sua classe. La ripresa rivoluzionaria dipende dal poter elevare una barriera tra il metodo demoborghese della lotta partigiana e quello dell'azione classista di partito." Sono passati molti anni, ma quelle parole scritte dalla nostra corrente nel 1949 restano ancora valide. E' vero che la Troika ha fatto pagare un prezzo salato ai greci in cambio dei finanziamenti, ma la situazione non può cambiare se non si mette in discussione il sistema economico tout court, cosa che i Tsipras di turno si guardano bene dal fare.

Riprendendo il tema del mutuo soccorso, si è letto un passo di un articolo di George Monbiot apparso su L'Internazionale:

"Come suggerisce la crescita di Syriza e Podemos, non possiamo creare movimenti politici per affrontare questi problemi se non costruiamo anche una società. Non è abbastanza spingere le persone a cambiare il loro credo politico: dobbiamo creare non solo comunità d'interesse ma anche comunità di mutuo soccorso capaci di offrire la sicurezza, la sopravvivenza e il rispetto che lo stato non fornirà più."

Partiti piccolo-borghesi come Syriza e Podemos sono costretti a fare i conti con il mutuo soccorso e a lavorare per la sua diffusione. D'altronde, come scrive Jack London ne Il tallone di ferro: "La lotta dell'organizzazione contro la concorrenza data da un migliaio di secoli, e sempre ha trionfato l'organizzazione. Coloro che si arruolano nel campo della concorrenza sono destinati a perire."

A proposito di concorrenza: dall'Ucraina al Medioriente è un bollettino di guerra. Anche il collettivo Anonymous si è arruolato tra le fila del fronte anti-IS attaccando gli account internet del Califfato e suscitando simpatie in ambienti governativi occidentali. La difesa della democrazia, l'interclassismo, l'aiuto allo stato borghese da parte degli hackers anti-IS, ci danno l'idea di quanto potente sia l'omologazione capitalistica. Si fatica a capire che il nemico capitalistico è ovunque, e in primo piano c'è quello rappresentato dalla borghesia nostrana, con la quale invece tanti pacifisti vanno felicemente a braccetto.

Lo Stato Islamico sorto tra Siria e Iraq si configura sempre più come un elemento di polarizzazione, prodotto e fattore di marasma sociale. La massima autorità religiosa sunnita, l'università al-Azhar del Cairo, ha lanciato proclami durissimi contro gli assassini del pilota giordano: "Gli assassini meritano di essere uccisi, crocifissi o anche di avere i loro arti amputati". L'aviazione giordana, con a disposizione solo una ventina di aerei, ha dichiarato di aver distrutto il 20% delle capacità militari dell'IS. Difficile da credersi. Secondo alcune agenzie di stampa, lo stato maggiore giordano sta preparando una nuova offensiva e tra le opzioni valuta l'invio di truppe di terra. Quella giordana è un'azione difensiva, di retroguardia, rispetto all'espandersi del Califfato nell'area.

In questa situazione fluida l'imperialismo non trova in Medioriente interlocutori validi e l'intreccio degli interessi in campo rende tutto più complicato. Comunque, il peggior nemico dello Stato Islamico è lo Stato Islamico stesso: esso non ha amministratori sufficienti per gestire un territorio così vasto e rischia il collasso. Secondo fonti Usa l'IS sarebbe in ritirata: la prima vera disfatta si è consumata al confine tra Siria e Turchia quando i jihadisti, dopo avere combattuto a lungo contro le milizie curde, hanno abbandonato Kobane. Per altri osservatori invece le uniche vere sconfitte degli islamici sono quelle dovute al fatto di non essere riusciti a conquistare Kirkuk e i suoi pozzi petroliferi, e ad entrare a Baghdad.

Nell'articolo Yalta, dall'ordine al caos globale, Lucio Caracciolo parla delle possibili soluzioni alla drammatica situazione ucraina, e tra queste mette la guerra in Europa "quale unica alternativa al fallimento dei negoziati". E' vero: la situazione potrebbe sfuggire di mano, ma è più probabile che si trovi un accordo tra le parti.

In Italia la novità più interessante è lo sfascio di Forza Italia. Renzi, forte dell'elezione del presidente della Repubblica, procede spedito con le riforme e in parallelo continua la campagna di delegittimazione del parlamento. Da Monti in poi assistiamo alla delegittimazione della "politica" e infatti l'abolizione del Senato è presentata come uno snellimento delle procedure di approvazione delle leggi.

In chiusura di teleriunione si è accennato all'Expo di Milano. Anche in questo caso il presidente del Consiglio ha fatto la voce grossa: "Se c'è una qualche minoranza che pensa di poter bloccare, non in nome del sacrosanto diritto di sciopero, ma dell'inaccettabile diritto al boicottaggio l'inaugurazione dell'Expo, siamo pronti a tutto, anche a misure normative per far sì che il primo maggio non iniziamo con una figuraccia internazionale, incomprensibile per chiunque. Sono sicuro che anche i sindacati siano d'accordo". Il timore di Renzi è che gli orchestrali della Scala non diano la propria disponibilità lavorativa per il Primo Maggio, giorno di apertura della grande kermesse. Preoccupazione a cui potrebbe aggiungersene presto un'altra, e cioè la "patata bollente" delle centinaia di giovani che lavoreranno gratis per l'esposizione in cambio del "palmare" e della "divisa che useranno". In rete è nata la campagna "Io non lavoro gratis per Expo".

Insomma, un mondo che va sempre più out of control, dove spinte geo-storiche fanno migrare milioni di uomini da una parte all'altra del globo e masse di giovani, nei paesi a vecchio capitalismo, si ritrovano senza lavoro, senza salario e senza prospettive per il futuro. L'umanità si trova dinanzi a una biforcazione mai vista prima: l'alternativa non è tra civiltà o barbarie ma tra civiltà o comunismo.

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