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  • Venerdì, 29 Aprile 2016

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  • Resoconto teleriunione  26 aprile 2016

Irreversibilità dei processi sociali

La teleconferenza di martedì scorso, presenti 12 compagni, è iniziata prendendo spunto da una e-mail circolata nella nostra rete di lavoro.

Nella Silicon Valley alcune start-up pensano di offrire un reddito di base ad un certo numero di persone confidando che queste facciano qualcosa di utile, che possa essere venduto. Indipendentemente dall'utilizzo aziendale, che comunque diventerà sempre più marginale, anche in questa società, dovranno nascere delle comunità "di produzione/distribuzione" non più basate sul confronto fra valori di scambio ma sul valore d'uso. Molte start-up sono già incamminate su quella via e ne abbiamo commentato degli esempi sulla rivista.

Lo schema immediato che abbiamo mostrato più volte è quello dell'operaio che paga solo un canone e non più merci discrete: se lavora per 100 e riceve 100 in beni materiali o immateriali senza passare attraverso quella forma fenomenica del valore che è il denaro, e tutto il mondo funziona così, il plus-lavoro che è immediatamente plus-prodotto non può diventare plus-valore. Le quantità fisiche, però, si possono accumulare fino ad un certo punto mentre il denaro, per sua natura, si può accumulare all'infinito. Con i buoni lavoro si paga il cibo come avviene con il canone della tv, non c'è più discretizzazione e giustamente Rifkin nel suo L'era dell'accesso dimostra in 400 pagine che siamo alla fine di un modo di produzione, e sono vari gli studiosi che arrivano alle stesse conclusioni.

Questa può diventare una situazione totalizzante perché se tutto diventa un canone e non circola più denaro, la vita lavorativa viene semplicemente compensata con beni e servizi in quantità fisica. Si tratterebbe con tutta evidenza della formuletta che descrive la fase inferiore del comunismo (da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo il suo lavoro). Ma perché mai dovrebbe sopravvivere questa fase in un'epoca in cui la forza produttiva sociale è immensa? Il passaggio alla fase successiva (da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni) sarebbe immediato. Oggi un qualsiasi gruppo di persone con delle conoscenze e delle capacità adeguate, può costituire una start-up funzionante con un minimo di capitali iniziali: è sufficiente che lo faccia nell'indifferenza del profitto, assicurando ai propri dipendenti beni e servizi necessari per vivere decentemente. È in fondo il meccanismo individuato da Engels a proposito di New Lanark, l'esperimento sociale di Owen. In un mondo dominato dal profitto tradizionale, le start-up hanno il vantaggio di fare dumping nei confronti della concorrenza e spazzarla via. Solo in un secondo tempo recuperano il vantaggio in forma di denaro.

Se poi aggiungiamo la possibilità reale che gli stati adottino un "basic income" (reddito di cittadinanza), siamo veramente alla transizione di fase. L'esempio più eclatante è dato da Amazon: per un decennio ha lavorato nell'indifferenza del profitto distribuendo solo lo stretto necessario per tenere insieme l'azienda. Oggi è una potenza della distribuzione e non produce essa stessa solo perché con la divisione internazionale del lavoro non conviene più (Walmart, ad esempio, aggrega unità produttive in esclusiva). Se avesse goduto di un "basic income" per i suoi dipendenti avrebbe accorciato enormemente i tempi.

I tecnocrati avevano ipotizzato una società che, per conoscere se stessa, fosse basata su scambi di energia, una specie di equilibrio termodinamico, quindi a bassa dissipazione. Nel 1936 Hubbert pubblicò sulla rivista Technocracy (serie A, n. 8) un articolo intitolato Ore-uomo e distribuzione - Una quantità declinante. La rivista era l'organo del "movimento tecnocratico" propugnato da Thorstein Veblen e Howard Scott che avevano scritto un'antologia intitolata Soviet of Technicians. Il sistema di Veblen è socialismo molto più puro di quello di certi sinistri d'oggi: eliminato il denaro si fanno circolare solo quantità fisiche, tenendo conto dei "quanti di energia" per la produzione e distribuzione.

Si è parlato del movimento di Seattle, normalmente indicato come punto d'origine dei recenti movimenti di protesta. In realtà quello nato nel 1999 era interclassista, ecologista e tutto sommato reazionario, mentre Occupy Wall street nel 2011 è stato qualcosa di inedito, ancora in molti non hanno chiaro il suo contenuto fondamentalmente anti-sistema.

Fare un confronto diretto tra OWS e Nuit Debout non è possibile perché si tratta di organismi che si muovono su piani differenti. In Europa la rivoluzione borghese ha piantato radici profondissime e i movimenti sono impregnati di giustizia, dignità, libertà. Negli Usa è diverso, ad esempio la parola dignità spesso usata dai lavoratori americani in lotta - come visto negli scioperi alla Walmart - significa semplicemente che la paga non basta e si lotta per alzarla. Gli occupiers americani nei cartelli e negli slogan mettevano in chiaro che l'1% succhia il sangue al 99% e non è possibile nessun compromesso tra questi due poli della società.

Grazie alla potenza di Internet si può sperare in un feedback tra americani ed europei, che butti via definitivamente gli orpelli demo-pacifisti, e dia il via a un movimento anti-capitalista su scala globale. La paura della borghesia è appunto che si saldino forze della rivoluzione a livello internazionale.

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