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  • Resoconto teleriunione  25 novembre 2025

La bolla capitalistica è destinata a scoppiare

La teleriunione di martedì sera è iniziata affrontando il tema della bolla legata all'Intelligenza Artificiale (IA), ed in generale della crisi del capitalismo senile.

Ad inizio novembre negli USA sono stati pubblicati i dati sui licenziamenti, arrivati a quota 153mila, con un balzo del 183% rispetto a settembre e del 175% rispetto ad ottobre 2024. Le ragioni principali alla base di questi esuberi sono la riduzione dei costi e la robotizzazione dei posti di lavoro, anche grazie ai sistemi di IA. "Focus Economia", un programma di Radio 24, ha dedicato un approfondimento al tema, evidenziando le differenze tra la rivoluzione dell'IA e le precedenti rivoluzioni industriali. Il profondo cambiamento in corso è intragenerazionale e non intergenerazionale come una volta: non è più il figlio del contadino che va a fare l'operaio, ma il colletto bianco che perde il lavoro a favore della macchina e non ne trova un altro. La protagonista della scorsa rivoluzione industriale è stata la fabbrica, pronta ad accogliere braccia da sfruttare; oggi siamo di fronte ad una tecnologia che sostituisce completamente il lavoro umano. La domanda finale a cui giungono intervistato ed intervistatore è: "se questa rivoluzione creerà una massa di disoccupati e sottoccupati, chi comprerà le merci?"

I tagli massicci annunciati da Amazon non riguarderanno tanto gli operai, quanto il personale d'ufficio. La stragrande maggioranza dei 14mila posti che verranno eliminati riguarda impieghi definiti "cognitivi", che potranno essere svolti da algoritmi.

La corsa delle grandi aziende per conquistare la supremazia nell'ambito dell'IA le costringe a dare battaglia, se non per diventare vincitrici assolute, almeno per fare parte della squadra vincente. Ma la Cina insidia i guadagni dell'Occidente mettendo a disposizione del mondo modelli di IA open source, come nel caso di DeepSeek.

Nell'articolo "Cracks are appearing in OpenAI's dominant façade", l'Economist riporta dati interessanti: Nvidia e Microsoft si sono impegnate a investire 15 miliardi di dollari in Anthropic, che, a sua volta, ne investirà 30 in Azure, la piattaforma di cloud computing di Microsoft. Questi collegamenti incrociati sono pericolosi perché se uno dei player crolla, trascina con sé tutti gli altri, e ciò può accadere quando gli utili dell'azienda non giustificano la valutazione in Borsa. I problemi principali con cui questo settore ha a che fare sono due: 1) non si può ricavare da pochi lavoratori sfruttati al massimo lo stesso plusvalore che si ricava da molti sfruttati meno; 2) per far funzionare i moderni data center c'è bisogno di una quantità enorme di energia, e questa ha costi crescenti.

La rivista di geopolitica Limes nota che il "tutti contro tutti" va di pari passo con il "tutti con tutti": ognuno bada ai propri interessi, ma per farlo deve mettersi in connessione con altri. C'è poi il problema di realizzare sul mercato il valore delle merci: per vendere i propri prodotti Nvidia ha bisogno del mercato cinese, la Cina di quello americano, gli europei di entrambi. Il "vulcano della produzione" deve fare i conti, come dice la Sinistra, con la "palude del mercato".

Michael Burry, l'investitore celebre per la sua grande scommessa contro i mutui subprime nel 2007-2008, dalla cui vicenda è stato tratto un film, ha recentemente rivelato di aver puntato 1,1 miliardi di dollari contro Nvidia e Palantir, paragonando l'attuale entusiasmo per l'IA a quello per le dot-com prima del 2000. Gli analisti stimano che l'attuale bolla finanziaria legata all'IA sia 8 volte più grande di quella del 2008 e addirittura 17 volte superiore a quella del 2000. L'inceppamento dei meccanismi di accumulazione del capitale porta con sé la crescita del capitale fittizio ed il giganteggiare delle bolle finanziarie.

Per Standard & Poor's 500, il più importante indice azionario statunitense considerato il termometro dell'economia americana, quattro colossi del settore IA, quotati a Wall Street, contribuiscono al 60% della sua crescita: Nvidia, Meta, Microsoft e Broadcom. In particolare Nvidia, azienda con circa 29mila dipendenti e un fatturato di "soli" 130 miliardi al 2024, ha raggiunto un valore di capitalizzazione di circa 5mila miliardi.

In Europa, la Germania si scopre in una difficile situazione economica . L'Economist osserva che il paese, un tempo locomotiva d'Europa, è piombato in una crisi nera, legata all'avanzamento di altri concorrenti, in primis la Cina ("To avoid crushing change, Europe must take control of its destiny"). Il deficit commerciale di Berlino con Pechino cresce di anno in anno, dato che la Cina sta diventando leader anche nel settore automobilistico, una delle punte avanzate dell'industria tedesca. Anche nella produzione di sistemi industriali, la Cina sta compiendo passi avanti, accaparrandosi quote di mercato, oltre che della Germania, anche di altri paesi europei. Nel 2024 il PIL tedesco è cresciuto solo dello 0,3%, a causa del freno delle esportazioni e dei dazi statunitensi; ad impennarsi sono invece il malessere sociale e l'instabilità politica.

Secondo alcuni, l'industria bellica potrebbe rappresentare un volano per la crescita economica dell'UE, ma i paesi europei devono acquistare armamenti dagli USA se vogliono mantenere la loro "protezione" militare. La guerra in Ucraina ha inoltre compromesso i rapporti tra Europa e Russia, storico fornitore di energia e materie prime.

I vari quatitative easing, la liquidità immessa nei mercati negli ultimi anni, ha fatto esplodere i debiti pubblici. Le banche, i fondi d'investimento, le grandi aziende, sono troppo grandi per fallire, ma gli Stati sono troppo piccoli per poter salvare tutti. Le cause antagonistiche alla caduta tendenziale del saggio di profitto sono rattoppi che spostano in avanti le crisi, ingigantendole.

Il ciclo di autonomizzazione del capitale è antiformista, nel senso che distrugge la stessa struttura del capitale. La rivoluzione chiarisce i propri obiettivi: oggi è manifesto che la chiave del capitalismo non è la brama personale dei capitalisti di godere dei profitti, ma l'impersonale esigenza del capitale sociale di aumentarsi di plusvalore.

Tiscali, una delle prime aziende innovative operative nel settore Internet, "valeva" nel 2000 più della FIAT. La piccola AOL, azienda di servizi Internet, riuscì perfino a comperarsi un colosso come Time Warner, il più grosso gruppo mediatico del mondo ("Massimo di centralizzazione"). Allora, come oggi, le innovazioni tecnologiche facevano sperare agli investitori di aver trovato un nuovo eldorado. Ma la legge del valore si prende sempre la sua vendetta. Per Marx, infatti, tutto è rapportabile a plusvalore e salario; questo plusvalore, da fonte del modo di produzione capitalistico, si è trasformato in un optional, un fattore secondario che serve unicamente come "giustificazione" per costruire castelli di carta ("Parmalat, tentata fuga dalla legge del valore").

La spirale del valore si sta chiudendo: il dollaro, segno di valore universalizzato e completamente staccato dalla realtà produttiva nazionale, è stato innalzato dalla storia al rango di re del denaro-valore autonomizzato e smaterializzato ("L'autonomizzarsi del Capitale e le sue conseguenze pratiche"). Ad un certo punto esso è diventato fattore di instabilità e, addirittura, forza sovvertitrice. Marx, nei Manoscritti del 1844 scrive che nel capitalismo ultramaturo il valore diventa il dissolvitore universale dell'attuale forma sociale.

Le rivolte che si stanno sviluppando nel mondo seguono l'andamento delle crisi finanziarie: quella di fine anni '90 delle dot-com si è sviluppata in parallelo alle manifestazioni no-global; la crisi del 2008 ha provocato le Primavere Arabe, le acampadas in Spagna e Occupy Wall Street. Di lì in poi è stato un susseguirsi di rivolte e marasma sociale in tutti i continenti, fino ai nostri giorni con le rivolte della "generazione Z", quella che ha scosso l'Africa, l'Asia e il Sud America. All'epoca di OWS, alcuni ci criticavano perché a loro avviso davamo troppa importanza a quel "movimento"; altri oggi lo fanno perchè attribuiamo un'eccessiva rilevanza alle "capitolazioni ideologiche della borghesia di fronte al marxismo". Nell'articolo "Rivoluzione e cibernetica" abbiamo scritto:

"Sappiamo che il conformismo terzinternazionalista critica il fatto che si ricorra alle capitolazioni borghesi per dimostrare l'avanzata della rivoluzione anche quando sia evidente il permanere della controrivoluzione (se c'è una contro-rivoluzione vuol dire che la rivoluzione lavora). Detta critica avrà un senso unicamente quando un movimento rivoluzionario riuscirà a dire qualcosa di più importante, ai fini della maturazione rivoluzionaria, di quanto riescano a dire i borghesi. È un assioma deterministico: è impossibile che una rivoluzione rinunci a diffondere i suoi risultati teorici solo perché la controrivoluzione tenta di impedirglielo."

La rivoluzione è una forza materiale, una talpa che scava le fondamenta del vecchio modo di produzione. Lo sviluppo dei fatti reali obbliga i meno ottusi tra i borghesi a scendere sul terreno delle "capitolazioni ideologiche". Consideriamo il nostro lavoro come una sonda, un detector, uno scandaglio immesso nella società per misurare la maturità della rivoluzione.

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