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  • Resoconto teleriunione  11 novembre 2025

Reti di interessi e poli di attrazione

La teleriunione di martedì sera si è aperta riprendendo il tema delle reti e delle loro strutture.

Nel testo The Structure and Dynamics of Networks, scritto dagli scienziati Albert-László Barabasi, Mark Newman and Duncan J. Watts, vengono analizzati i modelli di rete e le dinamiche di sistema: dalla fisica all'informatica, dalla biologia alle scienze sociali, i ricercatori hanno scoperto che un'ampia gamma di sistemi può essere rappresentata sotto forma di reti che, a livelli diversi, presentano aspetti auto-somiglianti. Il loro sviluppo (fitness) segue leggi di potenza, per cui i nodi con il maggior numero di connessioni hanno una probabilità più elevata di accrescersi ulteriormente. Elementi fondamentali sono il tipo di rete, il grado di connettività e la distribuzione dei nodi. Nel volume vengono presi in esame diversi modelli, tra cui le reti "a piccolo mondo", che mostrano come epidemie a bassa infettività possano comunque diffondersi rapidamente quando la rete globale è particolarmente connessa. In relazione al cosiddetto effetto rete, si è ricordato il modello di vulnerabilità collettiva, nel quale un piccolo shock locale può generare un collasso molto più ampio, come nel caso di una rissa nata in un pub che finisce per coinvolgere un intero quartiere.

L'individuo esiste solo come individuo-sociale, inserito in una rete altamente dinamica che determina le sue scelte. Quando gli "atomi sociali" si polarizzano danno vita a nuove strutture, si pensi alle recenti ondate di manifestazioni in Madagascar, Perù, Indonesia, Nepal, Marocco, ecc. Le nuove generazioni subiscono maggiormente gli effetti della "vita senza senso", la patologia dell'uomo capitalistico: la separazione da sé stesso (separazione dell'individuo dalla specie) si è aggravata a dismisura.

La rottura rivoluzionaria è da intendersi come una transizione di fase, un brusco cambiamento di forma, preparato da un accumulo di contraddizioni. Marx afferma che già nella società così com'è si possono scorgere elementi e dinamiche che corrispondono ad una società senza classi (trasformazione topologica).

Negli ultimi anni, determinati processi sono maturati manifestando tutte le loro potenzialità: Internet, ad esempio, ha drasticamente rivoluzionato i rapporti di produzione, dimostrando cosa vuol dire un cervello sociale all'opera. Il capitalismo ha una enorme problema: gruppi anonimi muovono una quantità enorme di capitale senza possibilità di essere controllati. L'attuale modo di produzione affonda le sue radici nelle borghesie nazionali, ma al tempo stesso si autonomizza dai suoi possessori.

Nella lettera annuale agli investitori, l'amministratore delegato di BlackRock, Larry Flink, ha messo in guardia circa le prospettive future: "Il dollaro potrebbe non essere più la moneta di riserva mondiale. E a sostituirlo potrebbe essere il bitcoin". E ancora: "L'idea di fondo inespressa è che il capitalismo non stia funzionando e bisogna provare qualcosa di nuovo". Secondo Flink, l'enorme debito federale americano e la gestione degli interessi crescenti rappresentano una sfida decisiva per la sopravvivenza dell'economia USA. Alcuni paesi che storicamente detenevano titoli del tesoro americani in gran quantità stanno riducendo le loro riserve, mentre altri si stanno orientando verso l'oro (di qui l'impennata del suo valore in Borsa). Il bitcoin non è legato ad uno stato ma è una moneta privata basata su reti peer to peer (blockchain). Esso potrebbe benissimo svolgere il ruolo di valuta di riserva globale, ma ciò affonderebbe l'attuale sistema fondato sul dollaro.

Secondo alcuni analisti, le dichiarazioni di Flink sarebbero mosse da interessi divergenti rispetto a quelli dell'amministrazione Trump. Di certo si sta combattendo una guerra interna agli USA. Questo capitale, che scorrazza libero per il pianeta, produce fenomeni incontrollabili, vedi la richiesta di "sovranità" da parte di alcune frange della borghesia. I trilioni di dollari mossi dai grandi fondi d'investimento sono bit, segni di valore intangibili, ma generano effetti materiali. Reti di interessi fungono da poli di attrazione del valore, che non sono più semplicemente raggruppamenti di capitali privati tendenti ad organizzarsi per agire di concerto entro il sistema del credito, bensì anonimi fondi speculativi così potenti da produrre effetti concreti pur non esistendo materialmente.

Il sistema è andato da tempo in cortocircuito: secondo il nuovo piano di remunerazione approvato dagli azionisti del gruppo Tesla, Elon Musk riceverà uno stipendio da 1.000 miliardi di dollari. Al tempo stesso, il miliardario perora la causa del salario universale, sostenendo che il lavoro umano verrà progressivamente sostituito dalle macchine. Siamo di fronte ad uno scontro tra modi di produzione, come già avvenuto in altri frangenti storici, quando vecchie società si dissolvevano e al loro interno emergevano nuove forme sociali. La crisi del 2008 è stata devastante, ma quella che si profila sarà ancora più grave dato che negli ultimi anni è cresciuto a dismisura il debito mondiale e i margini di manovra degli Stati si sono ridotti. Nel 2008 la garanzia era data dalle abitazioni, dai mutui accesi dai cittadini su di esse che, invece di stabilizzare il sistema, diventarono il fattore di collasso dell'economia. Quando una bolla scoppia una parte del capitale fittizio viene cancellato e così ricomincia un nuovo ciclo finanziario; ma ad ogni nuovo giro le contraddizioni aumentano.

La bolla del settore dell'IA sembra pronta ad esplodere, lo dicono con preoccupazione stuoli di analisti finanziari. L'azienda tecnologica Nvidia ha superato i 5mila miliardi di capitalizzazione (la somma del PIL di Italia e Francia), ma senza corrispettivo in termini di profitti. L'IA richiede data center di grandi dimensioni e molto costosi. Come notano il Fondo Monetario Internazionale e la Banca d'Inghilterra, vi è una "disconnessione" tra le valutazioni di borsa e i ricavi effettivi generati dalle applicazioni di IA.

Nell'editoriale dell'ultimo numero di Limes (10/25), "Tutti contro tutti", si dà per assodato il crollo dell'impero USA:

"Gli imperi declinano, poi crollano. L'impero americano è crollato prima di finir di declinare. Giacché nessun impero esiste per moto proprio ma a due condizioni: se può volerlo e se è riconosciuto tale dagli altri imperi e dalle potenze che contano. Oggi l'egemone che si ostentava globale, garante degli amici e nemesi per i nemici, non si vuole più tale perché stanco di mondo e nostalgico di nazione."

Tra le fila della borghesia americana c'è anche chi vorrebbe tirare i remi in barca e focalizzarsi su Nord e Sud America; altri, invece, sostengono che è ancora fondamentale la presenza militare nel mondo. E poi c'è chi, come Trump, cerca di fare una sintesi tra le due visioni. Interessi divergenti si manifestano anche nella scelta del segno politico da imprimere allo sviluppo tecnologico: Peter Thiel (Palantir) e Palmer Luckey (Anduril) vogliono uno sviluppo dell'IA piegato agli interessi della difesa, Elon Musk (Tesla) e Jen-Hsun Huang (Nvidia) pensano che l'America debba mantenere i rapporti commerciali con la Cina, continuando ad esportare tecnologie avanzate.

Per difendere la nazione gli Stati Uniti dovrebbero dismettere l'impero ma, facendolo, metterebbero a rischio la stessa nazione. Limes auspica un accordo tra i grandi attori geopolitici, USA, Russia e Cina, poiché l'altra opzione sarebbe la Terza Guerra Mondiale. Insomma: o la civiltà borghese oppure la fine del mondo, un'alternativa per loro non esiste. Nell'editoriale della rivista scrivono:

"Lo sfascio americano sta ridisegnando il planisfero geopolitico. E siamo solo all'alba della rivoluzione. Acuti lettori suggeriscono di ammettere gli Stati Uniti in Caoslandia. Quindi restringere Ordolandia."

In effetti non ha più senso parlare di Caoslandia e Ordolandia, da diversi anni tutto il mondo è interessato dal marasma sociale e dalla guerra, a diversi gradi di intensità. Il generale Fabio Mini, in un recente articolo sul Fatto Quotidiano, ha definito la guerra condotta in Ucraina dalla Russia come una "operazione diplomatica speciale": è l'azione diplomatica a modulare l'azione militare e non viceversa: finchè la prima appariva possibile, le truppe russe frenavano; quando invece iniziava a perdere di efficacia, la seconda aumentava d'intensità.

L'esercito russo avanza, bloccando le forniture energetiche e bombardando costantemente basi ed infrastrutture dell'Ucraina. Il paese è allo stremo ed è chiaro che la Russia ha vinto. Ma c'è un altro livello di conflitto, che va oltre l'Ucraina, ed è quello che riguarda la ridefinizione delle regole del gioco a livello globale. Scartata l'ipotesi della formazione di un super-imperialismo, resta solo quella della guerra di tutti contro tutti, della disgregazione degli attuali rapporti di produzione, del collasso del capitalismo.

La città di New York, centro finanziario americano, ma con una valenza cruciale anche dal punto di vista internazionale (Wall Street), ha visto la vittoria alle elezioni per il sindaco di Zohran Mamdani, mussulmano, "socialista", figlio di immigrati ugandesi di origini sud-asiatiche. Il suo motto è "giustizia sociale", ovvero trasporti gratuiti e risorse pubbliche a scuole e asili. Una parte del capitalismo americano sembra rendersi conto che senza una politica redistributiva calano i consumi e scoppiano le rivolte. Il vento neokeynesiano pare coinvolgere altre città, come ad esempio Detroit, Atlanta e Seattle.

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