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  • Resoconto teleriunione  29 ottobre 2019

Un sistema che non conosce sé stesso

Città del MessicoLa teleconferenza di martedì sera, collegati 14 compagni, è iniziata dal commento di una mappa pubblicata dalla CNN, in cui vengono evidenziati i paesi che nel 2019 sono stati interessati da proteste e rivolte.

Rispetto alla cartina che avevamo utilizzato nel 2011 per l'articolo "Marasma sociale e guerra", si sono aggiunti alle aree coinvolte dai disordini Spagna, Russia, Sudan, Libano, Hong Kong, Indonesia e quasi tutto il Sud America. Quando a scendere in strada sono milioni di atomi sociali che si sincronizzano a livello mondiale, vuol dire che stiamo vivendo una transizione di fase, la quale parte quantomeno dalla rivolta parigina nel 2005 e arriva fino ai giorni nostri. Il dialogo fra le classi sta venendo meno, e con esso la presa sulla società del modello sindacale corporativo: è morto il "tavolo delle trattative", e il pacifismo sta scomparendo dalle piazze sotto il peso dei mezzi blindati, dei candelotti lacrimogeni e dei proiettili - non sempre di gomma - della polizia.

In Iraq, dagli inizi di ottobre si contano oltre 240 morti tra i manifestanti, e migliaia di feriti e arrestati tra giovani e giovanissimi, che scompaiono nelle carceri o vengono torturati. Lo stesso discorso vale per il Cile dove, nonostante la marcia indietro del governo che ha ritirato la proposta per l'aumento del prezzo del biglietto della metro, proseguono gli scioperi e gli scontri. In Libano la situazione economica è talmente disastrosa che le banche che prestano denaro allo Stato si rifiutano di pagare i salari ai dipendenti pubblici, comprese forze di polizia e militari. I governi tornano sui loro passi pur di calmare le piazze ma le manifestazioni non si fermano, anzi sembrano acquisire ancora più vigore, occupando le piazze in pianta stabile.

Si è poi ripreso il tema del saggio di plusvalore, partendo da quanto detto durante la scorsa teleconferenza. Se in una fabbrica non ci sono operai, non si produce plusvalore. "Non si può cavare tanto plusvalore da pochi operai quanto se ne può cavare da molti", dice Marx nel Capitale nel capitolo sulle cause antagonistiche alla caduta del saggio di profitto. Una fabbrica completamente robotizzata e senza neppure un operaio può effettivamente incamerare del plusvalore prodotto da altri ma, ad una scala diversa, e cioè nel caso di molte fabbriche completamente robotizzate, la cosa si fa più difficile, dato che esse ad un certo punto diventano un fattore determinante per il prezzo di produzione stesso, accelerando il fenomeno della caduta del saggio del profitto. Infine, con una totale robotizzazione della produzione in tutte le fabbriche, non si ricaverebbe più plusvalore, ma semplicemente una produzione fisica di oggetti, perché non esisterebbe più una classe operaia, diventata del tutto superflua (assurdo capitalistico: o completamente mantenuta o fisicamente eliminata). L'andamento storico è ben sintetizzato dalla parabola del plusvalore, pubblicata nel 1992 sul Quaderno Dinamica dei processi storici - Teoria dell'accumulazione e ripresa nell'articolo "Non è una crisi congiunturale" del 2009.

Le merci del capitalista hanno un prezzo di costo che si confronta con il prezzo di produzione generale determinato dai concorrenti, soprattutto quelli macchinizzati. Egli potrebbe accontentarsi della massa di plusvalore prodotta e non pensare più al saggio, ma non tutti i capitalisti lo possono fare: ecco che diventa necessaria la corsa al differenziale di valore. La maturazione del capitalismo porta all'invalidamento della legge del valore.

La morte del capitalismo è sancita, a livello accademico, dall'inesistenza di teorie e previsioni borghesi su quanto accade al sistema economico. Nella sua fase rivoluzionaria la borghesia ha sfornato teorie potenti, come quelle di Ricardo, Malthus, Smith, utilizzate e criticate dallo stesso Marx. Il passo successivo è stato lo schema di Keynes, per cui un certo investimento, un certo risparmio, e soprattutto le politiche in deficit spending hanno dato risultati sul breve e medio termine; ma drogato a quel modo, dopo un decennio, il Sistema ha smesso di reagire agli stimoli ed è andato in overdose. La classe dominante ha quindi cercato una teoria dell'equilibrio, tentando di formalizzare il sistema grazie a formule matematiche, e notando al tempo stesso come la "nasometria" funzionasse benissimo (Siro Lombardini). Poi sono arrivati Milton Friedman e la scuola dei Chicago Boys con la shock economy, un tipo di monetarismo spinto con una schiera di critici che, anch'essi senza alcuna teoria (ad es. Naomi Klein), non sono riusciti a proporre alternative valide. L'ultima generazione di economisti, a noi contemporanea, afferma: abbiamo un sacco di dati, facciamoli frullare nei computer e vediamo cosa succede. Si tratta di un approccio empirico, senza alcuna valenza scientifica. Gli unici che sono riusciti a mettere in piedi qualcosa di efficace sono stati gli scienziati del Massachusetts Institute of Technology (MIT) con lo studio sui limiti dello sviluppo commissionato dal Club di Roma. Grazie a Mondo3, questo il nome del modello, erano riusciti a fare proiezioni plausibili ma assolutamente catastrofiche sul futuro dell'economia, tali che la borghesia è andata nel panico, rifiutando anche solo di prenderle in considerazione.

Da ricordare la storia del fondo LCTM (Long-Term Capital Management), che si basò sui modelli matematici creati dai premi Nobel Robert C. Merton e Myron Scholes: utilizzando i dati raccolti come si fa in meteorologia, tenendo in considerazione le variazioni caotiche, per un certo periodo il fondo riuscì a racimolare denaro dal pubblico e dal privato, ma poi fallì miseramente.

Gli Stati Uniti hanno avuto a capo della FED Greenspan, Bernanke, Yellen e in ultimo Powell; tutti non hanno potuto fare altro che recepire i segnali provenienti dal mercato e adeguare le politiche economiche ad essi. Draghi voleva aumentare l'inflazione perché è un segnale di ripresa economica, ma l'inflazione non si può certo creare, tanto più quando la crescita economica tende allo zero.

In Europa, l'Italia si trova nella situazione peggiore poiché non è riuscita nemmeno a ristabilire i livelli della produzione industriale del 2007. Il mondo intero si sta "giapponesizzando": negli anni '80 il Giappone incuteva timore agli altri paesi inondando i mercati di aggeggi tecnologici e autovetture e attestandosi al secondo posto nella classifica del PIL mondiale dopo gli Usa; nei successivi trent'anni, il paese si è avvitato su se stesso in un mix letale fatto di invecchiamento della popolazione, fabbriche cantieristiche passate in disuso, e grossi conglomerati che, invece di basarsi sulla produzione di plusvalore, facevano cassa comprando buoni del tesoro e titoli di stato. In effetti, anche colossi come Fiat o Volkswagen guadagnano più dal campo delle assicurazioni, dai prestiti e dalle speculazioni finanziarie, che dalla vendita delle automobili.

Quando abbiamo scritto gli articoli sulla crisi strutturale del Capitale, in tanti sottolineavano la capacità infinita del capitalismo di mettere delle toppe, di rigenerarsi grazie alla sua resilienza. Eppure la stessa borghesia offre i dati che mettono in luce la difficoltà di ripresa dell'economia, in certi casi il suo blocco totale. Sull'ultimo numero di Repubblica è stata pubblicata una foto aerea di Città del Messico: se salta una metropoli con 25 milioni di abitanti, non bastano l'esercito e la polizia per controllare la situazione. Nella teoria delle catastrofi, più un evento tarda a verificarsi e più sarà violento ed esplosivo il suo manifestarsi, e ciò vale per terremoti, il crollo delle borse o l'economia intera.

L'OCSE annuncia che mentre la maggior parte dei paesi perde posti di lavoro, la Cina ne guadagna. Il capitalismo è un modo di produzione che funziona per nazioni: se qualcuno produce di più, qualcun altro produce di meno. La coperta è sempre più corta.

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