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  • Sabato, 23 Luglio 2022

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  • Resoconto teleriunione  19 luglio 2022

Rendita, dissipazione e rivolte

La teleriunione di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata partendo con alcune precisazioni sulla questione energetica.

Sui media mainstream si parla con apprensione della possibile chiusura dei gasdotti che dalla Russia portano il gas in Occidente. Secondo The Economist ("Europe's winter of discontent"), l'Europa rischia un inverno al freddo e già adesso la situazione risulta estremamente critica. La domanda di gas è stagionale, quindi è fondamentale accumulare riserve in primavera e in estate. Solitamente, in Europa i serbatoi di gas a giugno sono pieni per metà e a novembre raggiungono l'80%, il necessario per superare l'inverno. Complessivamente l'Unione Europea importa il 60% degli idrocarburi dalla Russia. L'Italia consuma circa 70 miliardi di metri cubi di gas all'anno e ne produce circa il 5%. Coloro che parlano di autarchia per l'approvvigionamento energetico, lo fanno senza aver chiaro di cosa si tratta.

A causa del conflitto in corso in Ucraina sono mancati gli approvvigionamenti che normalmente avvengono nella stagione estiva, e questo allarma le borghesie europee. Il settimanale liberista inglese mette in guardia dalla possibilità di uno shock economico tra pochi mesi. Secondo la banca UBS, uno stop ai flussi di gas russo nell'intera zona euro potrebbe abbassare la crescita del PIL di 3,4 punti percentuali, e aumentare l'inflazione di 2,7. In Germania, data la grande dipendenza dal gas russo, il danno sarebbe ancora peggiore (gli Usa attraverso le sanzioni alla Russia hanno in realtà colpito l'Europa, che è il loro maggior concorrente). I debiti dei governi sono più alti che mai, e il default di un paese europeo come l'Italia minaccerebbe l'intera zona euro. Ci sono investitori che scommettono sul fallimento di alcune grandi aziende, magari per accaparrarsele a prezzi stracciati, mettendo a repentaglio la stabilità del sistema. Guerra, pandemia, siccità, carenza energetica sono fattori di accelerazione della crisi storica del capitale.

Il capitalismo è il sistema più energivoro mai esistito nella storia. Cibo per le macchine, fame per gli esseri umani, affermava la nostra corrente. Non è pensabile un capitalismo green: o si abbassa la temperatura del sistema produttivo o si alza quella del pianeta Terra. Nell'articolo "La grande dissipazione energetica come transizione di fase" abbiamo approfondito i temi della sciupio energetico quale elemento distruttore dei vecchi rapporti sociali. Difatti, è lo stesso capitalismo, per le sue leggi interne, a preparare una grande rottura rivoluzionaria. Si può uscire da questa "crisi" energetica solo superando le barriere nazionali, gli interessi particolari, privati. Ci arriva pure The Economist, che sostiene che più il sistema è integrato, più è resiliente. Sarebbe quindi necessario un meccanismo di sicurezza energetica coerente a livello continentale. Ma, evidentemente, l'anarchia del mercato impedisce una vera Unione Europea.

L'attuale crisi della produzione di valore è cominciata quantomeno negli anni '70 del secolo scorso. Il capitale non riesce a far leva sulla struttura della rendita, al massimo agisce sulla distribuzione della stessa. Chi deve produrre ha bisogno di energia a basso costo, ma il prezzo di petrolio e gas (come quello del grano) viene stabilito nei centri finanziari di poche metropoli, è deciso dai meccanismi impersonali del mercato. Data la difficoltà crescente a produrre nuovo plusvalore, il sovrapprofitto da dirigere verso la rendita crea grossi problemi agli industriali. Nell'attuale modo di produzione l'energia è una merce particolare legata alla proprietà del sottosuolo. Anche la rendita è una forma, immane, di sciupio capitalistico. A tal proposito è stato segnalato il filo del tempo "L'imperatrice delle acque purgative": la legge della rendita vale anche nell'utilizzo da parte delle grandi imprese delle concessioni statali.

Non si possono analizzare i fatti contingenti, particolari, senza inquadrarli all'interno di una teoria in grado di spiegare lo sviluppo dell'attuale modo di produzione. Entropia e dissipazione energetica condannano scientificamente l'attuale società e mostrano la necessità di una forma sociale con un rendimento sociale superiore.

Per mantenere la loro supremazia a livello mondiale gli Usa hanno bisogno di sfruttare i proletari di altri paesi, ma anche i propri, e difatti la nostra corrente afferma che nell'ultimo colonialismo i bianchi colonizzano i bianchi ("Imprese economiche di Pantalone"). La working class americana negli ultimi decenni è stata pesantemente sfruttata ed impoverita, e lo stato è dovuto intervenire per distribuire valore. Negli Usa milioni di persone sono state gettate sul lastrico e non è un caso che sia nato un movimento che diceva di rappresentare il "99%". Il Campidoglio non è stato occupato da un qualche pazzo, ma da un malessere profondo che va accumulandosi.

Nella newsletter "Rivolta contro la legge del valore" (2019), abbiamo visto che la miseria crescente, l'aumento del prezzo dei beni alimentari ed energetici, producevano e produrranno sommosse nel mondo. Previsione corretta alla luce di quanto sta succedendo. Invece, gli analisti della borghesia ragionano come se la catastrofe fosse un'opzione tra le tante, mentre non si accorgono che è già in atto. Nei fatti è in corso una rivolta mondiale, che varia da paese a paese per intensità e tipologia. Non c'è paese che non sia interessato da marasma sociale e instabilità politica.

L'eclissi della società capitalistica porta con sé una serie di dissoluzioni a catena, dall'illusione democratica a quella parlamentare ("Necessarie dissoluzioni"). Anche i vecchi linguaggi non spiegano più niente. Questa dissoluzione sarà un banco di prova per le forze che si orientano verso il futuro: chi non è adatto si estingue. Le campagne di denuncia di leniniana memoria sui misfatti del sistema le fanno gli stessi borghesi, ciò che fa la differenza oggi è una teoria del cambiamento, un collegamento al futuro di specie ("Proprietà e Capitale").

Il domino del lavoro morto sul lavoro vivo fa crescere il numero dei proletari, ma diminuisce quello degli occupati ed aumenta a dismisura l'esercito dei senza riserve, coloro che non saranno mai impiegati nella produzione, una parte consistente della popolazione che risulta inoccupabile. Si tratta di un processo irreversibile. La stessa borghesia si sta dissolvendo perché oggi esistono capitale senza capitalisti e capitalisti senza capitale. Da una parte vi è un capitale autonomizzato e dall'altra una stragrande maggioranza di esseri umani superflui (la piccola borghesia e le mezze classi rovinate tendono a sprofondare nel girone infernale dei senza riserve). Come diceva la Sinistra, nella fase discendente del capitalismo aumenta, ma troppo lentamente, o staziona il capitale-salari totale; seguita a crescere il numero dei proletari; diminuisce quello degli operai occupati; si forma e si allarga l'eccesso relativo di popolazione operaia o esercito di riserva ("Precisazioni su marxismo e miseria e lotta di classe e offensive padronali").

Da questo punto di vista la lotta di classe è più viva che mai e tende a semplificarsi. Le masse di senza riserve sono costrette a ribellarsi contro lo stato di cose presenti, mettendo da parte la dimensione rivendicativa tanto cara a politici e sindacalisti, e assumendo un profilo sempre più chiaramente anticapitalistico.

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