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  • Venerdì, 24 Marzo 2023

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  • Resoconto teleriunione  21 marzo 2023

Un mondo inospitale

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 18 compagni, è iniziata con il commento di alcune note di un compagno sul libro di Nouriel Roubini La grande catastrofe: dieci minacce per il nostro futuro e le strategie per sopravvivere.

Il libro è forse il primo in cui nella parte conclusiva non si fa cenno a miracoli per salvare la società capitalistica da sé stessa. Già questo è un tratto interessante. Infatti, l'autore propone solo due scenari a cui deterministicamente faremo fronte: uno "distopico" e uno "utopico". Ancora una volta l'economia politica si dimostra incapace, attraverso i suoi modelli e strumenti interpretativi, di compiere un salto, a noi già noto, "dall'utopia alla scienza". Se non si riconosce il comunismo come " movimento reale che abolisce lo stato di cose presente", non si possono che raffigurare distopie e utopie rinascimentali (altro spartiacque storico). I due termini sono raffrontati senza far riferimento a un qualsiasi parametro di specie: Utopia rispetto a cosa? Distopia dovuta a? Roubini ci spiega solo che siamo in una tempesta "perfetta", perché le megaminacce ormai incombenti sono date come "strutturali"; diremo noi, connaturate all'attuale modo di produzione. Sono strutturali ma non si dà una spiegazione di questo aggettivo. Si dice, correttamente, che la complessità delle megaminacce sta nella loro sincronia e nell'interagire tra loro, difficilmente prevedibile e computabile. L'ideologia dominante comincia a proporre la sua visione cieca: è molto più facile pensare la fine del mondo che la fine del capitalismo.

Per l'economista statunitense è sicuro che una bolla finanziaria scoppierà, l'incognita riguardo solo il quando e quanto in termini di danni provocati. Dice inoltre che bisogna tenere d'occhio l'eurozona e i suoi anelli più deboli, come Italia e Grecia, i primi che a causa di una crisi del debito potrebbero saltare, provocando un effetto domino.

A questo proposito, l'Economist nota che l'Europa sta assistendo alla sua più sanguinosa guerra dal 1945, quella in Ucraina, ma in Asia si rischia qualcosa di peggiore: il conflitto tra America e Cina per Taiwan, che se scoppiasse vedrebbe impiegata, più che trincee e cannonate come sul campo ucraino, una nuova generazione di armamenti, missili ipersonici e armi antisatellite, con distruzioni indicibili e ritorsioni imprevedibili ("How to avoid war over Taiwan"). La contesa sino-americana determina nuove alleanze, come quella tra India e Giappone in funzione anticinese o quella tra Russia e Cina in funzione antiamericana. Da segnalare l'importanza dell'accordo tra Arabia Saudita e Iran mediato dalla Cina ("Fear of China is pushing India and Japan into each other's arms"). Sempre The Economist dà notizia delle esercitazioni militari congiunte tra Cina e Russia avvenute nei mesi scorsi: a novembre bombardieri strategici cinesi e russi hanno sorvolato il Mar del Giappone e il Mar Cinese Orientale. Nel primo anniversario dell'invasione russa dell'Ucraina, a febbraio 2023, navi da guerra russe, cinesi e sudafricane si sono esercitare insieme nell'Oceano Indiano. E lo scorso 15 marzo Russia, Cina e Iran hanno iniziato esercitazioni navali congiunte nel Golfo di Oman ("What does Xi Jinping want from Vladimir Putin?").

Prevedendo quanto poi effettivamente successo con la crisi di Silicon Valley Bank, Roubini aveva avvisato che il rialzo dei tassi d'interesse, volto a raffreddare prestiti e inflazione, avrebbe scatenato uno tsunami di default e un crollo del mercato finanziario. All'orizzonte ora si profila l'arrivo di una grande crisi stagflazionista del debito. Nel complesso – scrive l'autore - stiamo pensando ciò che era un tempo impensabile, ovvero una catastrofe sistemica.

Per i comunisti non è motivo di sorpresa o stupore il crollo dell'attuale modo di produzione, essi sanno che all'interno del capitalismo aumentano i saggi di organizzazione sociale comunista: i rapporti di economia e di proprietà privata formano un involucro che non corrisponde più al suo contenuto (Lenin, L'imperialismo). Nell'analisi di Roubini, invece, dopo il capitalismo c'è solo il baratro. Altri critici borghesi, come ad esempio Paul Mason (Postcapitalismo), prospettano un futuro oltre il capitale, ma non fanno altro che proiettare nel domani le categorie dell'oggi. Nelle librerie compaiono titoli "forti", vedi il Capitalismo cannibale. Come il sistema sta divorando la democrazia, il nostro senso di comunità e il pianeta di Nancy Fraser; e anche sui giornali della classe dominante, vedi "Los hijos monstruosos de la hidra policrisis" di Andrea Rizzi (El País, 18 marzo 2023). Questi scritti testimoniano le paure della borghesia di fronte ad un modo di produzione che sta crollando.

Meritano un'analisi approfondita le manifestazioni in Francia contro la riforma delle pensioni (quella demografica è una delle megaminacce individuate da Roubini), ma anche quelle dei mesi scorsi in Inghilterra (c'entra la Brexit), Grecia (a causa di un incidente ferroviario) e Israele (11/mo sabato di manifestazioni contro Netanyahu). Si tratta di movimenti generalizzati con o senza rivendicazioni, reazioni di massa ad una forma sociale che non funziona più.

Un altro tema da studiare è quello dell'intelligenza artificiale, che ha ricadute in molteplici campi: guerra, economia, finanza (vedi trading algoritmico ad alta frequenza). Scrive Roubini in La grande catastrofe:

"Il licenziamento permanente degli operai e dei colletti bianchi propiziato dalla tecnologia allungherà le file all'ufficio di collocamento, aumentando la pressione sulla già logora rete di protezione sociale. Aggiungendo la beffa al danno, i robot stanno già gestendo le risorse umane e tra poco gestiranno anche gli uffici di collocamento. Chi controlla l'IA ne trarrà un enorme potere economico, finanziario e geopolitico. Ecco perché Stati Uniti e Cina si battono per dominare i settori del futuro. E se entreranno mai in guerra, quella vera, le loro rispettive tecnologie IA potrebbero decidere tra la vittoria e la sconfitta."

Tutto si muove velocemente ed è difficile rimanere aggiornati: è stato presentato durante l'evento "The Future of Work with AI" Microsoft 365 Copilot, un modello generativo per applicazioni e servizi Microsoft (Word, Excel, Powerpoint, ecc.) in grado, tra le altre cose, di scrivere documenti e fare sintesi delle riunioni Teams. Il Ceo dell'azienda, Satya Nadella, ha illustrato così le novità che riguardano il popolare pacchetto di software: "Oggi iniziamo una nuova era, un ulteriore passo di avvicinamento verso una simbiosi ancora più profonda tra uomo e macchina".

È in corso un cambiamento epocale, e non si tratta solo della cosiddetta disoccupazione tecnologia: in ballo c'è la possibilità del ricongiungimento dell'uomo con sè stesso, con il proprio corpo inorganico, com'era prima dell'avvento delle società divise in classi. Nell'articolo "Verso la singolarità storica" abbiamo scritto: "La sostituzione degli uomini con macchine intelligenti e l'interazione di nuovo tipo fra uomo e macchina, producono effetti in campo ideologico e scientifico. L'umanità incomincia a porsi domande inedite sul proprio futuro. Ciò significa che il futuro agisce più che mai sul presente."

Con il grandeggiare del dominio del lavoro morto su quello vivo, i capitalisti cominciano a temere gli effetti dell'intelligenza artificiale. Elon Musk, che nel settore dell'IA ha investito molto, è arrivato a considerarla una "minaccia per l'umanità". Certo, in mano al capitale queste tecnologie possono diventare molto pericolose. Di qui ai prossimi anni ci giochiamo tutto come umanità e come Pianeta: lo stanno avvertendo i giovani, che cominciano a dire che in assenza di un cambiamento reale rischiano di essere l'ultima generazione. Purtroppo, non sono conseguenti con le premesse e continuano a muoversi in ambito riformista, praticando la disobbedienza civile e rincorrendo i media, non uscendo dalle categorie del sistema che criticano. I giovani sono sempre più alle prese con il male di vivere, e si diffondono atteggiamenti individuali e collettivi di rifiuto dell'esistente, anche se il più delle volte sono difficili da decifrare. Per comprenderli, più che la psicologia o la sociologia, torna utile la fantascienza; in particolare, ci piace sempre ricordare il racconto di Robert A. Heinlein L'anno del diagramma (uno scienziato raccoglie dati insoliti sul comportamento umano e li organizza in un grafico che indica deterministicamente un esito sociale catastrofico).

Il sistema fibrilla, aumentano le manifestazioni e le rivolte, manca però un'unificazione internazionale delle stesse, una direzione. Ma non dobbiamo pensare alla riproposizione di vecchi schemi, sconfitti dalla storia, bensì all'emergere di qualcosa di nuovo, com'è stato Occupy Wall Street. Dovrà necessariamente nascere un movimento che vede nel mezzo il fine: occupare piazze e luoghi fisici diventa l'obiettivo, emerge una contro-società che non rivendica nulla ma lotta per la sua realizzazione.

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    "Ciò significa soltanto che lo stesso numero di operai e la stessa quantità di forza-lavoro, divenuti disponibili per mezzo di un capitale variabile di una data entità, in conseguenza dei particolari metodi di produzione che si sviluppano nella produzione capitalistica, mettono in movimento, impiegano, consumano produttivamente, durante il medesimo periodo di tempo, una massa sempre crescente di mezzi di lavoro, di macchinario e capitale fisso di ogni genere, di materie prime e ausiliarie e, per conseguenza, un capitale costante di sempre maggiore valore."

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