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  • Resoconto teleriunione  19 maggio 2026

Apocalitticismo borghese

La teleriunione si è aperta con la segnalazione di alcune notizie relative alla situazione della finanza internazionale. In particolare, ci si è soffermati sull'andamento dei titoli di Stato americani, sempre meno richiesti dagli investitori, e sulla situazione economica del Giappone.

Il Giappone sta portando avanti un'operazione di "rimpatrio" dei propri capitali per far fronte ad una spesa interna che sta diventando critica. Le condizioni dell'economia giapponese sono infatti peggiorate sensibilmente e i tassi di interesse bassi, o addirittura negativi, appartengono ormai al passato. Grazie a quella politica monetaria, Tokio era diventata il principale creditore globale, accumulando al contempo un debito pubblico pari a circa il 250% del PIL, e un debito privato al 48% del totale complessivo. Tale montagna di debiti è stata a lungo considerata "sostenibile" poichè detenuta per il 90% all'interno dei confini nazionali, da banche e investitori locali, una caratteristica che l'ha resa, apparentemente, immune alla speculazione straniera. Tuttavia, nessun artificio finanziario può annullare le leggi che regolano il modo di produzione capitalistico: la legge del valore presenta inevitabilmente il conto.

I problemi del Giappone affondano le loro radici nella crescita economica degli anni '80, quando il paese era considerato il vero competitor degli USA, ben prima dell'ascesa della Cina. L'economia giapponese raggiunse quindi un punto di flesso: l'automazione e la robotizzazione dei processi produttivi determinarono una sovrapproduzione di merci e capitali, che portò a fenomeni di esuberanza finanziaria e rendita parassitaria. Di fronte alle difficoltà di valorizzazione del capitale sul mercato interno, una parte crescente di esso ha cercato sbocchi all'estero, trasformando il Giappone in uno dei maggiori creditori mondiali attraverso l'acquisto di titoli di debito americano e altro.

Oggi, a un debito pubblico ormai fuori controllo si aggiunge una profonda crisi demografica (come in gran parte dei paesi capitalistici avanzati). L'invecchiamento della popolazione comporta un aumento della spesa sociale e sanitaria, in una spirale da cui non si vede uscita. In questo contesto la Bank of Japan ha deciso di aumentare i tassi d'interesse, dopo anni di denaro a costo quasi nullo. Secondo alcuni analisti finanziari, le conseguenze di questo cambiamento potrebbero estendersi ben oltre i confini del paese.

Negli ultimi mesi, episodi come l'attacco americano al Venezuela, la guerra in Iran e le tensioni legate al blocco dello Stretto di Hormuz hanno spostato l'attenzione pubblica su questi scenari. Tuttavia, il problema giapponese potrebbe assumere ben presto una dimensione globale. La sovrapproduzione di merci e capitali, a Tokyo come a New York e Pechino, impone la ricerca di forme di valorizzazione fittizia, che però non possono protrarsi all'infinito. L'esuberanza finanziaria tende così a tradursi nella formazione di bolle di varia natura, che a loro volta condizionano le politiche economiche degli Stati, spinti a intervenire per evitarne lo scoppio, finendo per diventare sempre più sudditi del Capitale autonomizzato.

Alla base degli eventi bellici degli ultimi mesi c'è la gigantesca questione della rendita, del controllo di flussi di valore prodotti da un proletariato internazionale. I nostri testi di riferimento per approfondire l'argomento sono "Mai la merce sfamerà l'uomo" (1953) e "La crisi del capitalismo senile" (1984).

Così come gli USA sono costretti ad appropriarsi delle riserve di valore (sotto forma di petrolio, ma non solo) del Venezuela e del Medioriente, allo stesso modo l'Iran tenta di imporre un pedaggio alle navi che attraversano lo stretto di Hormuz. L'attuale politiguerra, come abbiamo scritto nel volantino "Imperialismo con l'acqua alla gola" (1° Maggio 2026), "non si manifesta tanto attraverso la conquista di territori, ma per mezzo della sottrazione di flussi di valore ai concorrenti, che per gli USA, paese rentier per eccellenza, sono il mondo intero".

Il numero del 16 maggio dell'Economist riporta in copertina il titolo "The jobs apocalypse". Nell'articolo principale vengono analizzate le conseguenze di quella che viene comunemente definita "disoccupazione tecnologica", e si mettono in guardia i governi sul fatto che, se non si agirà per tempo costruendo una rete di sicurezza sociale (ad esempio con un reddito di base universale), emergeranno seri problemi di tenuta degli Stati, fino a scenari di disordini diffusi e persino allo scoppio di una rivoluzione. I sistemi di Intelligenza Artificiale (IA) si stanno diffondendo in tutti i settori della società, determinando una trasformazione profonda dei rapporti di produzione e, di conseguenza, dei rapporti sociali.

Nella recente visita di Donald Trump a Pechino, oltre ai dazi, alla questione iraniana e agli accordi commerciali, si è sicuramente discusso anche dello sviluppo dell'IA e della sua applicazione in ambito bellico. Ogni paese cerca di essere all'avanguardia sia nell'industria civile sia in quella militare, ma tutti si rendono conto che la guerra delle macchine, dei sensori e dell'IA potrebbe sfuggire ad ogni controllo, diventando un pericolo per la specie umana.

Lunedì 25 maggio sarà pubblicata la prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas. Sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale. La Chiesa afferma che l'IA rappresenta un cambio di paradigma nel rapporto tra uomo e macchina e suggerisce ai governi di intervenire prima che sia troppo tardi: i sistemi di IA usano i dati per noi, fanno le guerre, muovono merci e capitali. Se l'enciclica Rerum Novarum (pilastro della Dottrina sociale della Chiesa) scritta da Leone XIII aveva come obiettivo il contrastare la presenza del marxismo nelle fila della classe operaia proponendo una via cristiana alla "giustizia sociale", Magnigica Humanitas prende atto che ci troviamo di fronte ad un nuovo passaggio epocale.

Come abbiamo detto, la borghesia non può fare a meno di rivoluzionare continuamente i mezzi di produzione: più robot significa meno lavoro umano. Il chip è parte di un sistema, lavora all'interno di una macchina che è a sua volta parte di un sistema di macchine, collegato ad altri sistemi per mezzo della logistica. Tutto, in prospettiva, è tenuto insieme da processi automatici, dove l'intervento umano è sempre più ridotto.

Nel filo del tempo "Precisazioni su 'Marxismo e miseria' e 'lotta di classe e offensive padronali'" (1949) si conferma la validità della teoria marxista, descrivendo la parabola storica del capitalismo:

"In fase ascendente, di espansione, di prosperità: - aumenta il numero dei salariati occupati nell'industria; - aumenta anche il saggio dei salari; - aumenta anche la produttività del lavoro. In fase discendente, di contrazione, di crisi alternata: - aumenta, ma troppo lentamente, o staziona il capitale-salari totale; - seguita a crescere il numero dei proletari; - diminuisce quello degli operai occupati; - si forma e si allarga l'eccesso relativo di popolazione operaia o esercito di riserva."

L'antagonismo tra le classi, quello tra il 99% e il sistema dell'1%, è un prodotto dei meccanismi di funzionamento del capitalismo. Maggiore accumulazione vuol dire maggior numero di operai disoccupati e sottooccupati, maggiore precarietà e miseria. Non a caso, in seguito alla crisi dei mutui subprime, è nato proprio negli USA un movimento come Occupy Wall Street, che non rivendicava qualcosa di particolare ma l'abbattimento del capitalismo ("L'unica soluzione è la rivoluzione mondiale", conclusione dello statement nella home page del sito OWS).

Nella fase di espansione capitalistica era più facile illudere i proletari con la favola del progresso, di cui tutti avrebbero beneficiato. Nella fase di crisi strutturale i nodi vengono al pettine: milioni di senza-riserve non entreranno mai nel mondo del lavoro e le stesse sovrastrutture ideologiche del Capitale vanno in crisi. Siamo molto attenti alle "capitolazioni ideologiche della borghesia di fronte al marxismo", perché dimostrano che l'intera società è costretta a scendere sul piano della rivoluzione e a fare i conti con essa. Ma solo chi è in possesso di una teoria delle transizioni sociali ha gli strumenti utili per orientarsi nel marasma sociale in corso.

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