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  • Venerdì, 12 Febbraio 2016

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  • Resoconto teleriunione  9 febbraio 2016

Il collasso è epocale

Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, abbiamo parlato dei dati che secondo alcuni giornalisti rappresentano i segnali di una tempesta perfetta che presto si abbatterà sui mercati finanziari.

Secondo il presidente della BCE Draghi, "ci sono forze nell'economia globale di oggi che cospirano per tenere bassa l'inflazione". Non è da scartare l'ipotesi che esistano cospirazioni in corso che spingono verso determinate direzioni, ma è da escludere che siano queste a provocare la crisi economica attuale.

Dal 2016 la Borsa Italiana ha perso il 17%, a causa di crolli borsistici e anche della mancata crescita (ad oggi la produzione industriale non è neppure al livello del 2007).

Con le crisi il mercato si incarica di far fuori quel capitale che non viene reinvestito nella produzione. Dall'inizio della crisi (non congiunturale) del 2007 le banche centrali hanno fatto di tutto per contrastare l'esplosione di bolle finanziarie, emettendo provvedimenti affinché l'enorme massa di capitale fittizio accumulata negli anni non venisse cancellata. Nessuno vuole scatenare il disastro, ma così facendo i problemi permangono e si ingigantiscono. E' solo questione di tempo: i capitali in eccesso si auto-cancelleranno.

Come ammettono alcuni analisti borghesi, la grande depressione degli anni '30 è stata superata con l'"espediente" della guerra mondiale. Oggi la guerra strisciante e continua permea la società. Tutto andrà avanti fino alla prossima catastrofe finanziaria.

Per capire il capitalismo attuale è perfetto l'esempio della Foxconn. Solo in un paese come la Cina la fase di concentrazione del capitale poteva trasformarsi in centralizzazione senza perdere le vecchie caratteristiche.

Il colosso cinese ha annunciato che acquisterà un milione di robot per sostituire la manodopera nei propri stabilimenti e, pur mantenendo buona parte dei dipendenti in carne e ossa impiegati nell'impianto di Shenzhen, si sta trasformando. Producendo il 40% dell'elettronica del mondo, un ciclo industriale come quello della Foxconn spazza via qualunque concorrenza.

Questo è il capitalismo contemporaneo: Foxconn, Walmart, General Electric, pochi giganti economici che comandano il mondo intero. Amazon, partendo dalla vendita di libri, è diventata un punto di riferimento per l'acquisto di qualsiasi prodotto. Lo stesso vale per eBay, nato come luogo di interscambio e diventato rapidamente un rivenditore di merce altrui.

I moderni colossi multinazionali hanno la necessità di controllare i flussi di informazione, le materie prime e i semilavorati che collegano i processi produttivi al mercato mondiale. E' un sistema per cui la holding assorbe energia dal suo intorno e la sfrutta per ingrandirsi a scapito di altri. Da questo punto di vista le sedi delle grandi imprese centralizzate sono un attrattore di popolazione: da anni è osservabile un movimento verso le aree ad elevata concentrazione di capitale. Questo flusso di uomini non si può fermare.

La teleconferenza è proseguita con alcune considerazioni sulla situazione del mercato petrolifero, prendendo spunto da un articolo tratto dal blog di Ugo Bardi.

Con il calo del prezzo del greggio alcuni hanno colto l'occasione per affermare che di petrolio ce n'é in abbondanza. Non bisogna guardare l'istantanea ma la dinamica degli ultimi anni: a partire dal 2004 la forte crescita dei prezzi petroliferi dovuta alla fame di risorse energetiche soprattutto di Cina e India, si è arrestata solo nel 2007-2008. La caduta nel periodo della crisi è stata passeggera, dopodiché il prezzo è risalito fino a stabilizzarsi per anni intorno ai 100 dollari al barile, il che ha innescato investimenti enormi verso le sabbie bituminose del Canada o il petrolio che si ricava dal fracking.

Il concetto di riserve di petrolio è legato alla classica teoria marxista della rendita, che stabilisce che sia il campo peggiore a fare il prezzo. Il prezzo basso non dimostra un'abbondanza del petrolio, ma un'oscillazione dovuta al fatto che il petrolio è un bene finito e per anni si è raschiato il fondo del barile. Si è inondato troppo un mercato non più in grado di assorbire la produzione: la situazione perdurerà fino a quando i giacimenti peggiori saranno abbandonati e la produzione calerà, molto difficilmente tornando ai livelli di questi anni. Sono diverse le aziende americane operanti nel settore in grossa difficoltà, le quali finiranno inevitabilmente per affossare anche le banche che hanno in "pancia" grossi crediti concessi per le attività estrattive non più remunerative. Un grafico riportato dall'Economist mostra come, con un livello di prezzo intorno ai 40 dollari al barile, solo i paesi del Golfo Persico riescano a produrre petrolio con profitto. Stati Uniti, Canada, Russia e Venezuela invece vedono a questi livelli di prezzo le proprie riserve svanire.

La borghesia, comprendendo che l'era del petrolio è al tramonto, cerca nuove alternative. Anche se dovesse ricavare energie dalle fonti rinnovabili resta il problema delle batterie per conservare tale energia, con successiva tensione dei prezzi sul litio, elemento presente in pochi paesi del mondo. La follia del capitalismo non è data tanto da una minoranza che si appropria delle ricchezze sociali, quanto da un sistema che vive grazie alla dissipazione di energia sociale per la produzione di cose totalmente inutili se non a fini di valorizzare il capitale. Solo la produzione secondo un piano di specie pensato per soddisfare i bisogni umani potrà rimettere in equilibrio l'uomo con la biosfera.

In chiusura di riunione si è accennato a quanto accaduto ad Hong Kong: in seguito ad alcuni arresti di venditori ambulanti di polpette di pesce, si sono verificati pesanti scontri con la polizia e su Twitter è circolato l'hashtag #fishballrevolution. Quando in uno Stato non si riesce più a controllare il fatto economico e crescono le tensioni sociali, può essere solo contemplata la repressione di coloro che danno fastidio (vedi violenza statale in Egitto contro le lotte sindacali). Mancando la normale dialettica politica tra le classi, si passa all'eliminazione fisica dell'avversario.

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