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  • Sabato, 02 Gennaio 2016

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  • Resoconto teleriunione  29 dicembre 2015

Macchine per conoscere

Alla teleconferenza di martedì sera, presenti 10 compagni, dopo un breve accenno ai fatti della settimana, dal salvataggio delle banche italiane al problema delle polveri sottili, siamo passati a parlare di teoria della conoscenza in riferimento al n. 38 della rivista.

Da fine novembre Il Sole 24 Ore ha cominciato a pubblicare una raccolta di opuscoli (Lezioni di futuro) dedicati ai temi dell'automazione, della sharing economy, dei big data, dell'internet delle cose, dell'intelligenza artificiale, ecc. Nel primo numero della serie intitolato Arrivano i robot. Come funzionano gli automi e cosa possiamo fare, si sostiene che nei laboratori stanno nascendo centinaia di nuove macchine capaci di svolgere in autonomia funzioni tipiche degli esseri viventi. Nel complesso emerge un'idea del processo evolutivo secondo cui l'uomo ad un certo punto si sdoppia (evoluzione biologica ed evoluzione tecnico-sociale) e demanda alcune delle sue capacità agli automi. Il giornale di Confindustria chiama a raccolta studiosi e tecnici specializzati in vari campi per capire dove sta andando la società: pur trattandosi ancora di un procedere multidisciplinare, comincia a fare capolino, magari non espressamente, la teoria (unificante) della conoscenza.

Come dice Leroi-Gourhan ne Il gesto e la parola siamo di fronte a singolarità evolutive, passaggi cruciali per ulteriori salti di specie. Alcuni studiosi considerano tali accelerazioni pericolose. Ad esempio Stephen Hawking, che ritiene l'intelligenza artificiale capace di rivoltarsi contro la specie che l'ha prodotta. Per noi la scienza è la soluzione, non certo il problema:

"La specie umana, la cui Vita è la Storia, ha un suo Cervello, organo costruito dalla sua millenaria funzione, che non è retaggio di alcun Teschio e di alcun Cranio. Il Sapere della specie, la Scienza, ben più che l'Oro, non sono per noi privati retaggi, ed in Potenza appartengono integri all'Uomo sociale."
(Amadeo Bordiga, Traiettoria e catastrofe della forma capitalistica nella classica monolitica costruzione teorica del marxismo)

L'automazione dimostra che passando dalla produzione di plusvalore assoluto a quella di plusvalore relativo viene eliminato tempo di lavoro e di conseguenza vengono liberate facoltà umane un tempo non disponibili. In questa società il sistema di macchine e la conseguente automazione dei processi produttivi producono disastri sociali ma, allo stesso tempo, rendono possibile il passaggio dal regno della necessità a quello della libertà.

Dai loro giornali gli economisti spargono ottimismo a piene mani dimostrando l'impegno dell'industria italiana nella costruzione di aggeggi automatici: il profondo desiderio della borghesia nostrana è quello di risollevare le sorti del Belpaese e "ripartire" grazie alla cosiddetta innovazione sociale. Nei fatti viviamo in una società che sviluppa piattaforme aperte, peer to peer, dove cresce esponenzialmente la sharing economy (vedi editoriale di Luca De Biase sul n. 4 di Lezioni di futuro) e sono sempre più estesi i fenomeni di condivisione basati su reti di comunicazione che fanno il giro del mondo. Un mondo che non sa più che farsene di una società obsoleta fondata sulla produzione di valore.

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    Musk torna a parlare di Intelligenza Artificiale (IA), sostenendo che entro i prossimi dieci anni robot e sistemi di IA sostituiranno gran parte del lavoro umano. Si aprirebbe così un'epoca di "abbondanza" in cui il lavoro diventerà opzionale, mentre il denaro, legato per sua natura alla scarsità delle risorse, perderà di senso.

    Si tratta di posizioni già affrontate nell'articolo "Ideologie di un capitalismo che nega sé stesso" (n+1, n. 57), nel quale avevamo passato in rassegna le diverse correnti - accelerazionista, lungotermista, transumanista, ecc. - per lo più legate, se non geograficamente almeno culturalmente, all'ambiente della Silicon Valley. Nell'intervista Musk fa esplicito riferimento al Ciclo della Cultura, una serie di romanzi fantascientifici di Iain Banks, che immagina una società spaziale post-scarsità in cui uomini e robot convivono senza lavoro né denaro. Non è un riferimento casuale: è lo stesso percorso culturale ricostruito da Fabio Chiusi nel saggio L'uomo che vuole risolvere il futuro. Critica ideologica di Elon Musk (2023), legata all'eredità del nonno materno, membro negli anni Trenta della sezione canadese del Technocracy Incorporated - il movimento che voleva sostituire la politica democratica con un governo di ingegneri, unici capaci di amministrare "scientificamente" produzione e distribuzione dei beni. Altri individuano in alcune dichiarazioni di Musk dei riferimenti al cosmismo russo di fine Ottocento, corrente mistico-scientifica che vedeva nella conquista dello Spazio e nel superamento della morte il compimento dell'evoluzione umana, e da cui discende per altre vie il transumanesimo oggi diffuso nella Silicon Valley, e non solo. Di qui il "soluzionismo tecnologico" di Musk, l'idea cioè che problemi storici e sociali - il lavoro, la scarsità, la morte stessa - siano problemi tecnici, risolvibili con l'ingegneria aggirando la politica come mediazione tra interessi contrapposti. Coerentemente con questa impostazione, Musk ha proposto un istituto che chiama "universal high income", una sorta di reddito universale destinato a distribuire la ricchezza.

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