Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  15 luglio 2025

Il capo e l'ambiente

La teleriunione di martedì sera si è aperta riprendendo il tema affrontato al termine dell'incontro precedente: la funzione del capo. La discussione è partita dalla conferenza di Amadeo Bordiga, "Lenin nel cammino della rivoluzione", tenuta alla Casa del Popolo di Roma il 24 febbraio 1924.

Alla sua fondazione il PCd'I contava circa 40 mila militanti, non aveva nessun apparato ma un comitato esecutivo composto da non più di cinque compagni. Pochi elementi erano in grado di garantire una continuità organizzativa e politica. Nel partito c'erano anche forze non organiche al programma, come ad esempio la corrente di "destra" rappresentata da Graziadei e Tasca, che tuttavia venivano neutralizzate dall'indirizzo generale.

I capi non sono entità isolate o avulse dalla massa, dato che la loro funzione dipende dal rapporto con la collettività di cui sono il prodotto. È la rivoluzione che li seleziona: Marx, Lenin e Bordiga non sono stati dei superuomini, ma militanti in aderenza con il "movimento reale".

Bordiga, nella conferenza su Lenin, anticipa di trent'anni la cibernetica di Norbert Wiener: il capo è un elemento di un sistema autoregolante, le cui direttive non sono unilaterali bensì il prodotto dell'elaborazione di un programma e dei segnali provenienti dall'ambiente; egli, infatti, agisce sulla base di feedback continui che arrivano dal resto del sistema. L'autorità non è personale ma funzionale, ed è l'ambiente a scegliere il "nodo" più adatto: "Il capo, più che inventare, rivela la massa a sé stessa" (Bordiga) equivale a dire che "gli hub emergono perché la rete ha bisogno di loro" (Barabasi). I "tradimenti" dei capi si verificano quando i nodi diventano estranei all'ambiente rivoluzionario, ovvero perdono le connessioni con la rete. Il modello evolutivo di una rete mostra che la dinamica dei collegamenti tra i nodi cambia nel tempo a seconda della loro idoneità, nel nostro caso in base all'aderenza alla teoria rivoluzionaria.

Ciò che conta è la rete ("In senso lato ed in senso stretto"), di cui il nodo è solo una delle tante espressioni. Il capo è un prodotto della polarizzazione sociale, esattamente come gli hub emergono da dinamiche reticolari, e la loro efficienza dipende dalla topologia della rete. Il capo ha un alto numero di connessioni e ne attrae altre proprio perché ne possiede già molte. Esistono cervelli "privilegiati" e meglio esercitati, capaci di tradurre esperienze che sono il prodotto della collettività. Il motore è la rivoluzione che, in quanto movimento generale della società, seleziona i propri operatori umani, i quali in un determinato momento storico possono essere tribuni o in un altro influencer. Il capo "Lenin" è, quindi, un nodo ad altissima connessione, ma ciò dipende dalla possibilità di recepire e veicolare un segnale antiforma. L'individuo esiste solo come individuo-sociale:

"La vita è una cosa in rete - un essere distribuito, un organismo esteso nello spazio e nel tempo. Non c'è una vita individuale. Da nessuna parte troviamo un organismo che vive da solo. La vita è sempre plurale (e fino a che non diventa plurale riproducendo sé stessa, non può essere chiamata vita). La vita comporta interconnessioni, anelli multipli condivisi." (Kevin Kelly, Out of control)

Il nostro schema di rovesciamento della prassi evidenzia spinte fisiologiche che partono dagli atomi sociali, i quali ad un certo punto iniziano a fibrillare; l'urto tra le classi sociali porta ad uno scontro più evidente (interesse economico). I nodi non possono essere analizzati senza tener presente la dinamica sociale in cui sono inseriti. È un movimento generale della società che produce forme e legami, e l'avanzare della rivoluzione irrobustisce questo tipo di strutture (teorie delle reti, autocatalisi, complessità).

Nella lettera ai compagni n. 37, "Utopia, scienza, azione", abbiamo ripreso la corrispondenza di Marx diciannovenne con il padre, nella quale emerge la necessità di un metodo di indagine scientifico della società, considerata parte della natura, mettendo in soffitta la filosofia, soprattutto quella hegeliana. Il giovane Marx intuisce che le questioni ideali, cioè quelle riguardanti la testa degli uomini, sono trattabili secondo i metodi della scienza della natura.

Engels, nel saggio Dell'autorità del 1872, in polemica con gli anarchici, descrive lo sviluppo nell'industria moderna dell'attività in comune di masse composte da migliaia di operai. L'operaio professionale, che nella manifattura aveva un certo grado di libertà individuale perché agiva perlopiù isolatamente, con l'industria moderna diviene un operaio parziale, sottoposto ad un piano di produzione centralizzato che detta i ritmi del lavoro. Tale piano, attualmente capitalistico, si dota di strumenti umani, che possono essere rappresentati dai responsabili di produzione. Engels afferma che la rivoluzione è l'atto più autoritario che esiste, perché si imprime la volontà di una parte della società sull'altra.

La scuola è un fondamentale apparato ideologico della società borghese, non a caso i programmi di studio sono di pertinenza della Stato ("L'estinzione della scuola e la formazione dell'uomo sociale"). E' l'ambiente a formare individuo e collettività: non è vero che gli operai non fanno la rivoluzione perché sono ignoranti, non la fanno perché sono saturi di cultura borghese (democrazia, parlamentarismo, ecc.). Il nuovo ambiente sociale, teso al futuro, dovrà superare i dualismi di questa società aliena a sé stessa, che vede, ad esempio, una dicotomia tra il lavoro manuale e quello teorico. La rivoluzione avanza quando cadono le barriere.

Oggi ogni attività è svolta all'interno di un complesso sistema di relazioni: dalla produzione al consumo, dai trasporti alle comunicazioni, si tratta di processi altamente socializzati. Il cervello, è utile ricordarlo, è co-evoluto con lo sviluppo tecno-sociale della nostra specie (mano-lavoro-cervello).

BeiDu è una tecnologia di posizionamento sviluppata dalla Cina, basata su una rete di satelliti capaci di guidare ogni tipo di attività, compresa la guerra. Il Pentagono, naturalmente, è preoccupato per la crescita di questo sistema integrato che connette ambiti civili, militari, logistici e comunicativi. Lo sviluppo della Rete comporta l'unificazione di uomini e cose. L'attuale modo di produzione si sta avvicinando alla "singolarità". Il filosofo Nick Bostrom, non certo un marxista, parla di "Singleton", un aggregato unitario: dai piccoli gruppi umani alle tribù, dalle prime città alle moderne metropoli, secondo Bostrom il processo porta ad un aggregato unico mondiale. Il fatto è che di mezzo ci sono gli interessi contrastanti tra stati, aziende e individui capitalisticamente intesi, e quindi tale passaggio ad una struttura unica mondiale non sarà graduale ed indolore.

L'ONU e le altre strutture sovranazionali dimostrano come siano possibili aggregati che si muovono su scala mondiale. Oltre all'esistenza di sovrastrutture borghesi che escono dai confini nazionali, è importante notare che la struttura materiale della società sta prendendo il sopravvento sulla sovrastruttura. Tutto il sistema di satelliti, reti, logistica, sensori ed attuatori sparsi ovunque, guida gli uomini nella vita di tutti i giorni. Il cuore decisionale dei grandi fondi d'investimento non sono tanto i manager lautamente pagati quanto gli algoritmi che hanno tempi di elaborazione nettamente più veloci. Ciò riguarda i processi logistici, così come quelli finanziari e militari; si pensi, per fare alcuni nomi significativi, ad Amazon, BlackRock e Palantir Technologies.

Dai primi magazzini delle antiche società urbane, collettive e senza stato ("Contributo per una teoria comunista dello Stato"), si è arrivati ad una società in cui il flusso di prodotti e dati fa il giro del mondo; il prossimo salto sarà una forma sociale non più capitalistica dove il magazzino diviene qualcosa di organico alla società.

Per la Sinistra Comunista la successione non è fascismo, democrazia, comunismo; ma democrazia, fascismo e comunismo. Il capitale autonomizzato domina lo Stato, non può farne a meno, ma allo stesso tempo lo vede come un intralcio alle sue scorribande sui mercati. La struttura produttiva tende a rompere con gli attuali rapporti di produzione. Musk, che a capo del Dipartimento per l'efficienza governativa (DOGE) pare abbia fatto ben poco, oltre a possedere una gigantesca Gigafactory a Shanghai dove vengono prodotte la Tesla Model 3 e Tesla Model Y, ha firmato un accordo con il governo cinese per la costruzione di un altro stabilimento che si occuperà della produzione di Megapack, batterie di accumulo. Il giga-capitalista sudafricano punta da sempre alla formazione di un ecosistema aziendale: batterie per automobili elettriche collegate a satelliti utili nel campo civile e militare, pubblicizzati da social media indispensabili per veicolare determinate informazioni. Una rete di interessi enorme che va oltre gli interessi nazionali americani (di qui anche il recente scontro con Trump e la minaccia di fondare un nuovo partito).

Articoli correlati (da tag)

  • L'intelligenza agentica nella transizione di fase

    La teleriunione di martedì sera è iniziata prendendo spunto dall'articolo "What if AGI is already here, and it's made of... children?'", pubblicato su X da @IAmPascio.

    Secondo l'autore vi sono forti analogie tra l'intelligenza biologica e quella artificiale: la prima si è sviluppata lungo circa quattro miliardi di anni senza che nessuno l'abbia progettata, e anche la seconda è un fenomeno emergente. Nessun neurone, preso a sé, è intelligente: lo è il cervello, dove decine di miliardi di neuroni con oltre centomila miliardi di connessioni producono quel fenomeno che chiamiamo "intelligenza". Riguardo allo sviluppo dell'IA generale (AGI), molti immaginano l'avvento di HAL 9000 o Skynet, ovvero qualcosa di "singolare", ma per l'autore ciò che sta emergendo potrebbe essere un sistema composto da milioni di pezzi minuscoli, in connessione tra loro, distribuiti in rete. Un sistema di IA può, infatti, produrre agenti che coordinano sub-agenti e così via, una struttura che ricorda le reti autorganizzate, o gli sciami, dove ogni elemento è concatenato agli altri e, per mezzo di regole semplici, si coordina con essi dando luogo a un'architettura che produce soluzioni capaci di sorprendere gli stessi ricercatori.

    L'evoluzione dei sistemi complessi, dalla vita organica all'IA, è stata possibile grazie a mutazioni. Nel caso dell'intelligenza a base carbonio questo processo è durato miliardi di anni, mentre la velocità con cui evolve l'IA si conta in anni, se non in mesi. Dalla replicazione degli algoritmi alla loro selezione, fino alla retro-propagazione, abbiamo una struttura evolutiva che produce conseguenze che l'attuale società non sa gestire. Abituati a una concezione gerarchica dei processi sociali, facciamo fatica ad accettare l'organicità come modo di essere della natura. L'autore porta l'esempio delle formiche: una formica ha circa 250.000 neuroni, ma non è in grado di risolvere alcun problema significativo. Un'intera colonia di formiche è invece un sistema complesso in grado di risolvere una lunga serie di problemi: ricerca del cibo, cura delle larve, difesa del nido e sua manutenzione. Nessuno è responsabile del formicaio, non c'è un dirigente. L'intelligenza della colonia emerge dalle relazioni tra le formiche. L'architettura dei sistemi di IA più avanzati assomiglia più a una colonia di formiche che a un singolo individuo. Un neurone isolato non è solo poco intelligente: semplicemente non può esistere. Esiste invece una rete di neuroni, che interagiscono tra loro e con altre parti del corpo, il quale è in feedback costante con il mondo "là fuori". E' proprio questa retroazione ad aver reso possibile l'evoluzione della nostra specie (Engels e poi Leroi-Gourhan, sulla dialettica mano-lavoro-cervello).

  • "Il pianeta si trova in acque inesplorate"

    Durante la teleriunione di martedì sera abbiamo ripreso alcuni testi significativi prodotti dal mondo accademico, che rappresentano capitolazioni ideologiche della borghesia di fronte al marxismo.

    Il fisico e premio Nobel Giorgio Parisi, nel saggio In un volo di storni. Le meraviglie dei sistemi complessi, introduce il lettore al vasto tema della complessità; nel successivo Le simmetrie nascoste. Perché la fisica è alle radici dell'intelligenza artificiale di oggi e di domani, racconta il percorso che dalla fisica statistica ottocentesca porta alla teoria dei sistemi complessi e da lì all'intelligenza artificiale. Il filo conduttore è la possibilità di descrivere i fenomeni collettivi emergenti — proprietà che compaiono solo quando un numero enorme di agenti interagisce — con gli stessi strumenti matematici, sia che gli "agenti" siano molecole, spin magnetici o neuroni.

    Alcuni aspetti affrontati da Parisi sono già stati trattati dalla "nostra" corrente, la quale, ben prima dello sviluppo dei sistemi di Intelligenza Artificiale, sosteneva la necessità di una scienza unificata, di una teoria unitaria della conoscenza. Negli ultimi anni ci sono state migliaia di pubblicazioni sul tema e tra gli autori che abbiamo preso in considerazione ci sono Nello Cristianini (tetralogia dedicata all'intelligenza artificiale), Raymond Kurzweil (La singolarità è vicina), Marvin Minsky (La società della mente), Alan Turing (Macchine calcolatrici e intelligenza).

  • Sviluppo dell'uomo-industria

    La teleriunione di martedì sera è iniziata commentando alcuni passaggi tratti dall'enciclica di papa Leone XIV, Magnifica Humanitas.

    Se al tempo della Rerum Novarum (1891) la Chiesa prendeva atto dell'emergere del proletariato, una nuova classe portatrice di rivendicazioni proprie, e della diffusione nella società delle idee del comunismo proponendosi come alternativa ad esse, oggi lancia l'allarme di fronte a un'altra grande minaccia che potrebbe scuoterla alle fondamenta: l'Intelligenza Artificiale (IA). Secondo il Papa, essa va disarmata, poichè esiste il pericolo che sfugga al controllo degli uomini e produca conseguenze catastrofiche. Alcuni passaggi dell'enciclica dedicati al binomio guerra e IA hanno attirato la nostra attenzione:

    "La Santa Sede ha recentemente osservato che la crescente facilità con cui sistemi d'arma ad autonomia operativa possono essere impiegati rende la guerra più 'praticabile' e meno soggetta al controllo umano, contraddicendo il principio che il ricorso alla forza armata debba avvenire come ultima risorsa in caso di legittima difesa. Per questo lo sviluppo e l'uso dell'IA in campo bellico devono essere sottoposti ai più rigorosi vincoli etici, nel rispetto della dignità umana e della sacralità della vita, evitando una corsa agli armamenti."

    Ed ancora:

Rivista n. 58, dicembre 2025

copertina n° 57

Avvertenza al lettore / Editoriale: Terra incognita / Articoli: Le determinazioni materiali e l'ambiente - Il retroterra storico di n+1 / Recensione: Non lanciate quel missile / Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter