Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  4 aprile 2017

Sindacati, proletariato diffuso e reti mesh

La teleconferenza di martedì sera, connessi 15 compagni, è stata incentrata sul rapporto tra sindacati e lotte di classe.

Partendo dalla battaglia della Sinistra Comunista all'interno del PSI durante il Biennio Rosso, abbiamo innanzitutto rimarcato la differenza tra sindacati e soviet. Se i primi nascono e si sviluppano per difendere le condizioni economiche dei lavoratori, i secondi possono diventare espressione di un contropotere; in un periodo post-rivoluzionario, afferma Bordiga in Per la costituzione dei consigli operai in Italia, i soviet possono diventare organismi esecutivi capillari:

"Ciò che importa stabilire è che la rivoluzione comunista viene condotta e diretta da una rappresentanza politica della classe operaia, la quale, prima dell'abbattimento del potere borghese è un partito politico; dopo, è la rete del sistema dei Soviet politici, eletti direttamente dalle masse col proposito di designare rappresentanti che abbiano un dato programma generale politico, e non siano già esponenti degli interessi limitati di una categoria o di una azienda."

Abbiamo sempre combattuto contro quelle correnti politiche che pensano che si possa attivare la lotta di classe fondando nuovi sindacati, magari più ideologizzati. Qualunque organizzazione per la difesa degli interessi economici dei proletari ha come fine quello di raccogliere il maggior numero di lavoratori, di diverso credo religioso e politico, e perciò non deve avere rigide connotazioni ideologiche. Nel contesto attuale, in una situazione storica di dominio dell'opportunismo, per i comunisti valgono le indicazioni di Lenin sull'importanza di lavorare nelle organizzazioni sindacali (mettendo sempre in primo piano gli interessi generali del proletariato) per tenersi in "allenamento" e non lasciar cadere la tensione nei confronti dell'avversario.

Solo una polarizzazione capace di provocare uno stravolgimento sociale può cambiare l'attuale assetto corporativo dei sindacati, di certo non i proclami battaglieri dei bonzi di turno. Sindacatini e sindacatoni puntano al riconoscimento da parte dello Stato e alla trattativa con i capitalisti. Detto questo, dobbiamo tener presente che il sindacato ha bisogno di iscritti e ogni tanto è costretto a portare a casa dei risultati scendendo in piazza e organizzando scioperi. Attualmente la CGIL ha circa 5,5 milioni di iscritti, ma più della metà sono pensionati. Questi, per ragioni anagrafiche, non possono rappresentare il futuro dell'organizzazione mentre, significativamente, i giovani precari e i disoccupati non si iscrivono.

Il nuovo sindacato sarà forse - come ha scritto qualcuno - un'app da scaricare sullo smartphone?

Negli Usa, alla fine degli anni '90, i lavoratori dell'UPS hanno utilizzato le apparecchiature satellitari montate sugli automezzi per coordinare uno sciopero che fu importantissimo, non tanto per le rivendicazioni, quanto per la dimostrazione delle potenzialità dell'organizzazione a rete. Occupy Wall Street ha rappresentato un salto avanti: il movimento è riuscito a coinvolgere vasti strati della classe operaia americana mettendo in piedi scioperi simultanei in tutti i porti della West Coast e trascinando i sindacati ufficiali nella lotta. OWS si è organizzato sul piano territoriale, fuori dalle aziende, sulle piazze, da dove è partito all'attacco del simbolico 1%. Dalla fine del 2011 e per tutto il 2012 sul territorio americano si sono formate decine di "acampadas" che hanno saputo risolvere problemi reali: cibo, accoglienza, assistenza medica e comunicazione con il resto del mondo.

Il proletariato diffuso (precario, intermittente e senza riserve) non può che organizzarsi sul territorio, dotandosi di una rete di "luoghi fisici". In Turchia durante le rivolte del 2013 si è formata "Solidarity Taksim", un'aggregazione frontista formata da 116 organismi diversi che andavano dai partiti tradizionali d'opposizione ai gruppi calcistici di ultras normalmente nemici, dai sindacati ai gruppi anarchici o "marxisti". Queste forze sociali, per quanto eterogenee, hanno fornito non solo coordinamento ma anche centralizzazione tramite l'ormai consueta rete dei social network. In Egitto durante le manifestazioni anti-Mubarak i giovani smanettoni hanno messo in piedi reti mesh per collegarsi tra loro, bypassando le reti di comunicazione ufficiali; la stessa cosa hanno fatto i dimostranti di Occupy Central a Hong Kong che per comunicare usavano FireChat, una chat pubblica basata sui mesh network (sfruttando la prossimità dei dispositivi, l'app implementa una rete a maglie in cui ogni apparecchio funge da nodo per la trasmissione del segnale).

Va ribadito che l'unico punto di riferimento è il partito, inteso come organismo che anticipa la società futura, con i suoi legami forti e deboli all'interno dell'attuale forma sociale. La prossima rivoluzione sconvolgerà il mondo e interesserà tutta l'umanità, tutte le classi, nessuna esclusa. Gli schemi utilizzati per la rivoluzione di Ottobre e la fondazione della Terza internazionale, quelli della "doppia rivoluzione" (borghese e proletaria), sono superati. I rapporti tra le classi si sono semplificati: è sparito il peso dello stalinismo sulla classe operaia, la società è collegata in rete e organizzata in modo completamente diverso rispetto agli anni 20', le fabbriche moderne funzionano grazie ai robot e il sistema finanziario globale ha sincronizzato tutto. Il capitalismo "puro" non esiste, esiste invece una larga fetta di popolazione che non produce plusvalore e lavora non capitalisticamente, erogando gratuitamente milioni di ore di lavoro.

Parlando delle trasformazioni in corso nel profondo della struttura produttiva capitalistica, un compagno ha commentato l'articolo Se il lavoro va ai robot: un automa vale sei operai, di Rampini (Repubblica, 30.3.17):

"L'industria americana ha introdotto in media un nuovo robot industriale ogni mille operai, tra il 1993 e il 2007. (In Europa l'automazione è ancora più spinta: 1,6 robot ogni mille operai). Ogni robot nuovo che viene installato per ogni mille operai, distrugge 6,2 posti di lavoro e fa calare dello 0,7 per cento il salario. Tra il 1990 e il 2007 l'automazione ha distrutto 670.000 posti. E stiamo parlando solo di fabbriche manifatturiere negli Usa. Ma l'intelligenza artificiale avanza implacabile nella finanza dove elimina bancari, nel settore ospedaliero dove elimina tecnici delle analisi, nelle prenotazioni di aerei o di spettacoli, un giorno forse sarà alla guida di taxi e camion."

Le fabbriche sono automatizzate e quasi la metà del PIL americano è costituito da rendite su "diritti", brevetti e royalty su cinema, tv e musica; una situazione insostenibile per il maggior paese capitalistico. Il motto con cui Trump ha vinto le elezioni, "Faremo di nuovo l'America grande", non è altro che la confessione che gli Usa stanno diventando piccoli, una condizione pericolosa, non solo per gli americani.

Articoli correlati (da tag)

  • La metropoli è il campo di battaglia del futuro

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata commentando il report speciale dell'Economist sulla guerra ("The Next War", "Why nuclear stability is under threat"), uscito lo scorso 27 gennaio. Il settimanale inglese analizza l'argomento con ben 10 articoli che spaziano dall'uso dei robot alle nuove tattiche contro-insurrezionali. Quella di domani sarà una guerra che verrà combattuta in ambienti metropolitani e che vedrà i soldati combattere casa per casa.

    "Sempre più spesso [i conflitti bellici] saranno combattuti in ambienti urbani, se non altro perché entro il 2040 i due terzi della popolazione mondiale vivranno nelle città. Il numero di megalopoli con una popolazione di oltre 10 milioni è raddoppiato a 29 negli ultimi 20 anni e ogni anno circa 80 milioni di persone si spostano dalle aree rurali a quelle urbane. L'intensa guerra urbana, come dimostrano le recenti battaglie per Aleppo e Mosul, continua a essere dura e indiscriminata e continuerà a presentare problemi difficili per le forze di intervento occidentali. La tecnologia cambierà la guerra nelle città tanto quanto altri tipi di guerra, ma dovrà ancora essere combattuta da vicino, un isolato alla volta".

  • Schiavitù 2.0 e guerra moderna

    La teleconferenza di martedì sera (presenti 14 compagni), dopo un breve accenno allo scandalo che ha coinvolto alcuni colossi del settore automobilistico sull'utilizzo di cavie umane e animali per testare la nocività dei gas di emissione, ha preso le mosse dalla vertenza che l'IG Metall, il più grosso sindacato dei metalmeccanici della Germania, ha aperto per ottenere l'aumento dei salari e la riduzione della giornata lavorativa.

    Le trattative con gli industriali tedeschi si sono presto interrotte, dato che quest'ultimi hanno respinto la richiesta di una settimana lavorativa a 28 ore settimanali, su richiesta del lavoratore, anche perché la compensazione della decurtazione del salario graverebbe sulle loro tasche. La dirigenza del sindacato ha annunciato un blocco generale della produzione di 24 ore nei prossimi giorni, minacciando lo sciopero illimitato nel caso in cui gli imprenditori non accettassero di sedersi ad un tavolo di trattativa. IG Metall, con i suoi 2,3 milioni di iscritti, dispone di un fondo di più di 560 milioni di euro per sostenere gli scioperanti e sembra che anche i sindacati dei servizi e del settore pubblico siano in agitazione. Curiosamente, sul sito della Cisl Conquiste del Lavoro, si saluta questa mobilitazione come giusta e non ideologica "perché la battaglia dell'IG Metall su orario e salario ci riguarda". Nell'epoca del corporativismo, che vede legati governo, sindacati e padroni, è molto probabile che il grande sindacato tedesco si sia già accordato con la controparte, la quale si muove come da copione, prima rifiutando l'accordo e poi facendo finta di cedere alle pressioni. Da notare che il tutto avviene mentre è in ballo l'appoggio dell'SPD al nuovo governo di Grosse Koalition.

  • Riduzione dell'orario di lavoro

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata commentando le news in arrivo dal Venezuela, dove in seguito agli assalti a supermercati e negozi da parte della popolazione, ormai ridotta alla fame, il governo Maduro ha costretto gli esercenti ad abbassare i costi dei beni di prima necessità. Nel paese i prezzi delle merci sono arrivati alle stelle a causa di un'inflazione a livelli da record, mentre il Bolivar, la moneta locale, non viene più accettata nelle transazioni.

    La situazione economica in cui versa il paese è molto simile a quella di altre aree del mondo dove storicamente vengono attuate misure per calmierare i beni di prima necessità. Quando le condizioni economiche peggiorano e tali misure non possono più essere mantenute, quando i governi non riescono più a sfamare le popolazioni, scattano le rivolte, i saccheggi e le manifestazioni.

Navigazione per Tag

accumulazione ambiente amore anonymous anticipazioni attivismo austerity autonomizzazione del Capitale autorganizzazione bolla finanziaria Bordiga borghesia Brasile capitale capitale finanziario capitalismo capitolazioni catastrofe centralismo organico centralizzazione cervello sociale cgil chiesa cibernetica ciclo coloniale Cina Cipro commons comunismo conoscenza controrivoluzione crisi debito decrescita democrazia determinismo disoccupazione dissipazione dissoluzione dono doppia rivoluzione economia politica Egitto Einstein energia evoluzione expo fascismo feedback finanza forza produttiva francia geostoria Germania Giappone governo governo tecnico gramsci grecia Grillo guerra guerre mondiali Hegel ideologia immediatismo imperialismo indignados informazione internazionale comunista invarianza isis israele Italia Latouche lavoro lavoro di partito lenin linguaggio logistica lotta di classe lotte immediate luogocomunismo macchine manifestazioni manoscritti '44 marasma sociale Marx materialismo medio oriente memi mezze classi militanti minerali miseria crescente moneta movimento operaio mutuo soccorso neotenia no tav occupy sandy ordinovismo OWS palestina partito partito formale partito storico peer to peer piano di produzione polarizzazione popolazione Popper precari preistoria previsione primavera araba produttività produzione sociale programma questione nazionale rabbia sociale rapporti di forza reddito rendita rete rifkin riformismo rinascimento riunioni rivolta rivoluzione rivoluzione borghese rivoluzione proletaria russia salario SCi scienza sciopero sessualità sincronia sindacato social network soviet Stato stato islamico teoria rivoluzionaria Tunisia Turchia uranio usa valore valorizzazione wikipedia

Rivista n°41, aprile 2017

copertina n°41f6Editoriale: Non possiamo ingannare la natura
f6Articoli: Assalto al pianeta rosso - Il secondo principio - Il grande collasso - Capitale e teoria dello sciupio
f6Rassegna: Ancora Trump - Fuga nel sub mondo
f6Terra di confine: Buoni di non lavoro
f6Recensione: Che cosa c'è dopo il capitalismo?
f6Doppia direzione: Neoluddismo
f6Spaccio al bestione trionfante: Dieci punti per demolire Trump

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 227, 31 gennaio 2018

f6La scintilla
f6Accendere neuroni
f6Animal spirits
f6Reddito di base
f6Giganti scomodi
f6Mi chiamo Sophia
f6Bisogno di guerra
f6Ramoscello d'ulivo

Leggi la newsletter 227
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email