63° incontro redazionale - Resoconto

Fra il 23 e il 25 settembre si è svolto il 63° incontro redazionale nella nuova sede di "n+1". L'incontro è stato aperto a tutti i lettori. Domenica mattina, in chiusura, c'è stato un momento conviviale per l'inaugurazione dei locali, proseguito fino al tardo pomeriggio. L'intera giornata di sabato è stata dedicata alle quattro relazioni previste dal programma, precedute da alcune considerazioni sullo stato di salute del sistema capitalistico, cioè da un lavoro di monitoraggio iniziato dalla nostra corrente negli anni '50 del secolo scorso e da noi continuato con la stessa metodologia. All'incontro hanno partecipato complessivamente 61 persone.

Di seguito i link alle tracce e agli appunti utilizzati per le relazioni:

- Capitalismo putrefatto
- Il "Biennio rosso" o della controrivoluzione
- C’è stato un unico New Deal
- Il Capitale e la sua potenziale non-esistenza

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Black-out

Pubblicato in Teleriunioni settembre 2016 Mercoledì, 28 Settembre 2016

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando alcune notizie provenienti dagli Usa, in particolare riguardo agli attentati a New York e in New Jersey.

Gli States, nonostante vedano traballare il loro dominio planetario, restano dei vampirizzatori del valore altrui obbligando il resto del mondo a mantenerli in vita. La cosiddetta globalizzazione (che noi preferiamo chiamare imperialismo) ha integrato il capitale mondiale rendendolo sempre più autonomo rispetto alle decisioni dei governi, ridotti a semplici esecutori di decisioni prese altrove.

In Siria, mentre gli Usa colpiscono le postazioni del governo e i russi bombardano i convogli "umanitari", assistiamo ad una "interazione continua, a fatti che accadono 'in funzione di' sullo scenario del mondo intero, dove nessuno Stato o gruppo d'interessi può immaginare di essere al di fuori della mischia". Le forze statali in campo non sono però paragonabili a quelle della Seconda guerra mondiale; in questo scenario complesso lo scontro simmetrico prevede il lancio di missili teleguidati da Tampa e come risposta un'esplosione nel bel mezzo della folla a Nizza. Che sia un attentato compiuto da un "pazzo" o da cellule dormienti ben addestrate, si tratta comunque di fenomeni assolutamente incontrollabili e che tendono a generalizzarsi al mondo intero.

Roberto Vacca, nel libro Medioevo prossimo venturo, afferma che la cosiddetta guerra contro il terrorismo non fa che generare terrorismo, così come il tentativo di controllo computerizzato del traffico può generare un ingorgo, e quello di una rete elettrica momenti critici sui quali s'innesca il meccanismo a cascata dei black-out. Ed è facile immaginare cosa potrebbe scatenare un black-out nelle moderne metropoli globali.

"Agli albori di una nuova era"

Pubblicato in Teleriunioni settembre 2016 Venerdì, 16 Settembre 2016

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata commentando la notizia dell'accordo tra Russia e Stati Uniti per un cessate il fuoco in Siria.

Nella guerra moderna l'armistizio serve ai diversi schieramenti a rafforzare le posizioni, ed è, a tutti gli effetti, un proseguimento del conflitto. I bombardamenti in territorio siriano hanno causato migliaia di morti e raso al suolo intere città, compresi ospedali e scuole; se a prima vista sembra che le potenze in campo vogliano distruggere Daesh, in realtà in Siria è in corso una guerra di tutti contro tutti.

In Libia, proprio mentre sembrava conquistata la roccaforte islamica di Sirte, la situazione si è ulteriormente aggrovigliata. Il generale Haftar, che guida le milizie che sostengono il governo di Tobruk, ha lanciato un'offensiva per conquistare i pozzi petroliferi di Ras Lanuf e Sidra, controllati da milizie armate fedeli al governo di Tripoli riconosciuto dall'Onu.

Se alla fine della seconda guerra mondiale i maggiori paesi capitalistici riuscivano a controllare la situazione sociale interna e a centralizzare il fatto economico, oggi questa possibilità viene meno.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°38, dicembre 2015

38f6Editoriale: L'uomo come progettista di sé stesso
f6Articoli: Fare, dire, pensare, sapere - Dalla necessità alla libertà
f6Rassegna: Da Yarmuk a Parigi
f6Terra di confine: A nostra immagine e somiglianza
f6Spaccio al bestione trionfante: Follia disumana
f6Recensione: L'avvento della libertà
f6Doppia direzione: Centralismo, astensionismo e logica

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 220, 6 agosto 2016

Guerra civile diffusa

Il fallito colpo di stato in Turchia ha sollevato molti interrogativi. Se all'inizio sembrava lecito pensare a un pronunciamento dell'ala kemalista dell'esercito, storicamente a favore di uno stato laico e repubblicano e quindi contraria all'islamizzazione dello stato da parte dell'attuale governo, è stato presto chiaro che di ciò non si trattava.

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