62° incontro redazionale - Resoconto

Il 62° incontro redazionale si è tenuto a Torino nella nuova sede di n+1 nei giorni 24-25-26 giugno. La riunione era aperta alla rete di lavoro e dei cablati e vi hanno partecipato circa 40 compagni provenienti da diverse località italiane ed estere. Il clima in cui i lavori si sono svolti è stato sereno e conviviale e ha permesso l'approfondimento "per argomenti concatenati". Il sabato mattina la riunione è iniziata con una breve panoramica sull'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea (Brexit), sull'instabilità politica in Spagna, sugli sviluppi della lotta in Francia contro la Loi Travail, sulla disgregazione degli Stati e sull'incapacità della borghesia di controllare i processi sociali, politici ed economici (autonomizzazione del Capitale).

Di seguito i link alle tracce e agli appunti utilizzati per le relazioni:

- Determinismo e "rovesciamento della prassi"
- L'uomo è ciò che trasforma
- Una società non più comunistica ma non ancora proprietaria e classista: Ebla

La domenica mattina è stata dedicata alle domande e risposte sui temi trattati e al resoconto dei lavori in corso.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata analizzando la situazione sociale interna agli Stati Uniti, il paese capitalisticamente più maturo per nuovi esperimenti politici.

Da tempo riscontriamo segnali di interesse da parte di giovani americani che, stanchi dell'omologazione imperante, stanno scoprendo testi della Sinistra Comunista "italiana" e in particolare gli scritti di Amadeo Bordiga.

Occupy Wall Street si è rifatto vivo contestando Hillary Clinton durante la convention democratica di Philadelphia, dove ha piantato le tende (Franklin Delano Roosevelt Park). In questa vigilia di elezioni presidenziali si manifesta uno scontro latente: Wikileaks ha pubblicato 20 mila email scambiate durante la campagna elettorale dai funzionari del partito democratico. Dai messaggi emerge una chiara volontà di penalizzare Bernard Sanders, il quale si è comunque schierato con la Clinton beccando i fischi dei suoi elettori. Da tutto questo ribollire, Donald Trump potrebbe uscirne avvantaggiato.

Anche il Movimento Black Lives Matter (BLM), nato nel 2013, si fa sentire con continue manifestazioni. Ha mandato una delegazione in Brasile ed è inoltre sbarcato a Londra (#BLMLondon) e recentemente anche a Parigi (#BLMFrance e #BLMParis). BLM non rivendica qualcosa in particolare, più che altro si scaglia contro la violenza della polizia e contro il sistema carcerario, una vera e propria industria che foraggia il sistema dell'1%.

Per noi la "razza" non esiste, è un fattore ideologico. Esistono però delle differenze biologiche all'interno della nostra specie che l'attuale società utilizza per motivi politici e per seminare divisione tra i senza riserve. Ne I fattori di razza e nazione nella teoria marxista si affronta il tema in modo chiaro e da un punto di vista materialistico:

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando le news della settimana.

Per comprendere la fase di transizione che stiamo vivendo è necessario utilizzare dati quantitativi, come ad esempio il consumo mondiale di grano. Rispetto ad un anno fa il prezzo del cereale è dimezzato e la motivazione è da ricercare nella drastica diminuzione del suo impiego. Se il calo dei consumi arriva ad intaccare l'acquisto di grano, bene di prima necessità per eccellenza, significa che la crisi del capitalismo ha raggiunto livelli avanzati e ovviamente questo ha riflessi anche in ambito militare.

In Turchia sono arrivati a 50 mila gli arresti tra militari, professori, prefetti, giornalisti e attivisti, in una serie di provvedimenti molto drastici che sembrano dar ragione a coloro che ipotizzano si sia trattato di un golpe fasullo per permettere al governo e al suo presidente di fare piazza pulita degli oppositori. L'Economist ha pubblicato un significativo diagramma sul parallelo tra Pil e colpi di stato nel Paese: quando l'indicatore economico scende ecco porsi l'esigenza di un golpe per stabilizzare la società.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°38, dicembre 2015

38f6Editoriale: L'uomo come progettista di sé stesso
f6Articoli: Fare, dire, pensare, sapere - Dalla necessità alla libertà
f6Rassegna: Da Yarmuk a Parigi
f6Terra di confine: A nostra immagine e somiglianza
f6Spaccio al bestione trionfante: Follia disumana
f6Recensione: L'avvento della libertà
f6Doppia direzione: Centralismo, astensionismo e logica

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 220, 6 agosto 2016

Guerra civile diffusa

Il fallito colpo di stato in Turchia ha sollevato molti interrogativi. Se all'inizio sembrava lecito pensare a un pronunciamento dell'ala kemalista dell'esercito, storicamente a favore di uno stato laico e repubblicano e quindi contraria all'islamizzazione dello stato da parte dell'attuale governo, è stato presto chiaro che di ciò non si trattava.

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