Il numero 41 di n+1 è in tipografia

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n+1 rivista n°40

Editoriale: Non possiamo ingannare la natura

Articoli: Assalto al pianeta rosso - Il secondo principio - Il grande collasso - Capitale e teoria dello sciupio

Rassegna: Ancora Trump - Fuga nel sub mondo

Terra di confine: Buoni di non lavoro

Recensione: Che cosa c'è dopo il capitalismo?

Doppia direzione: Neoluddismo

Spaccio al bestione trionfante: Dieci punti per demolire Trump

 

Appuntamenti

9/11

Giu

66° incontro redazionale
L'incontro si terrà presso la sede di n+1 di Torino.
Temi da definire.

1

Mag

Torino, tradizionale incontro in piazza intorno alla bacheca della nostra stampa. Pranzo e pomeriggio conviviale.
Padova, riunione pubblica. Leggi la locandina >

10/12

Mar

65° incontro redazionale, Torino
Temi: Teoria della conoscenza. La realtà e i suoi modelli, La Frazione all'estero e la Guerra di Spagna, Sincronia, Prospettiva di lavoro

16/18

Dic

64° incontro redazionale, Torino
Temi: Assalto al pianeta rosso, Ancora sulla crisi dello stato nazionale, Il Capitale e la teoria dello sciupìo, Prospettiva di lavoro.

Venerdì, 21 Aprile 2017

Il ballo del mattone

I temi affrontati durante la teleriunione di martedì, a cui hanno partecipato 14 compagni, sono stati i seguenti: le città fantasma cinesi e la "legge della bicicletta"; debito globale: la Cina nel mirino; Bretton Woods: note sul numero 41 della rivista.

Ne avevamo parlato qualche anno fa in una newsletter in cui raccontavamo di Ordos, una città nel nord della Cina costruita dal nulla nel deserto mongolo per un milione di persone ma con appena 28.000 residenti. Oggi il fenomeno delle città fantasma cinesi ha raggiunto cifre impressionanti: sono 50 milioni le unità abitative non occupate e 6 miliardi i metri quadrati lasciati vuoti, a cui nel futuro si aggiungeranno quelli previsti dalle decine di piani di sviluppo edilizio locali per la costruzione di 3500 nuovi complessi abitativi per una capienza totale di 3,4 miliardi di persone, la metà della popolazione mondiale.

La spiegazione di tale irragionevolezza è presto data: gli investimenti nel settore non possono fermarsi perché, come scrive l'autore dell' articolo da cui abbiamo preso i dati, vale la cosiddetta legge della bicicletta: "se la macchina produttiva smette di pedalare cade e l'industria immobiliare, che coinvolge acciaio, cemento, vetro e carbone rappresenta con l'indotto almeno il 15% del Prodotto interno lordo". Ma, aggiungiamo noi, prima o poi a fermarsi sarà il sistema stesso, come si è visto negli Stati Uniti con la crisi dei mutui subprime.

La casa riassume in sé due stadi del capitale: è una merce che richiede altre merci per la sua produzione e perciò fa da stimolo all'economia (tra il 2011 e il 2013 la Cina ha consumato una quantità di cemento pari a quella utilizzata dagli Stati Uniti nel XX sec.), e successivamente, quando il costruttore e il proprietario hanno già intascato il suo valore lungo il periodo necessario a ricostituire il capitale anticipato più il profitto, diventa rendita, continuando nel tempo a portare denaro (sovraprofitto) nelle tasche di chi l'affitta. L'investimento nel mattone è stato fonte di sicurezza per il Capitale, ma un tale meccanismo a lungo andare può diventare pericoloso. La progettazione di centri abitati intorno a poli di sviluppo è tipica del capitalismo cinese; ma se l'urbanizzazione non avviene e le abitazioni rimangono vuote, allora sono problemi. Se la bolla immobiliare cinese scoppiasse, le conseguenze sarebbero catastrofiche. Non solo perché si brucerebbero in un sol colpo tutti i capitali che si sono riversati in questi anni nel settore, ma soprattutto perché la Cina è il maggior possessore del debito americano: la crisi diverrebbe immediatamente mondiale.

Venerdì, 14 Aprile 2017

Passaggi di stato

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 12 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sulle guerre in corso.

Per affrontare il tema è necessario considerare non solo i conflitti in essere fra le nazioni, ma anche tutte quelle situazioni di scontro armato interne agli stati, che coinvolgono i civili, prevedono operazioni di polizia con mezzi da guerra e spesso mostrano strutture di sicurezza fuori controllo. Aggiungendo tutti i pezzi, il quadro che si compone è quello di una guerra civile diffusa con un impiego intensivo delle partigianerie (vedi Ucraina, Siria, Libia, Yemen). Non a caso la Chiesa, che alle spalle ha una lunga tradizione bellica, ha più volte definito questo momento storico come una guerra mondiale combattuta a pezzi.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°41, aprile 2017

copertina n°41f6Editoriale: Non possiamo ingannare la natura
f6Articoli: Assalto al pianeta rosso - Il secondo principio - Il grande collasso - Capitale e teoria dello sciupio
f6Rassegna: Ancora Trump - Fuga nel sub mondo
f6Terra di confine: Buoni di non lavoro
f6Recensione: Che cosa c'è dopo il capitalismo?
f6Doppia direzione: Neoluddismo
f6Spaccio al bestione trionfante: Dieci punti per demolire Trump

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 222, 18 aprile 2017

f6Riunione pubblica a Padova
f6Pasticcio alla Brexit
f6La madre di tutte le bombe (convenzionali)
f659 Tomahawk col resto di 36
f6Guerra in Corea?
f6Se è programmabile è hackerabile
f6La curva della disperazione
f6Paradossi
f6Robot e cavalli

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