15M: Qualcosa di simile ad una "costituente" sta arrivando

di Raúl Sánchez Cedillo

15m

Qualsiasi tentativo di comprendere ciò che viene chiamato 15M, mentre ancora possiamo sentire la puzza e udire lo scoppiettio delle sue braci, il suo mormorio o le sue promesse, rischia di cadere vittima delle stravaganze di tutte le interpretazioni retrospettive degli ultimi accadimenti. Simili interpretazioni tentano di afferrare qualcosa che non è stato ancora pronunciato sino in fondo, qualcosa che può ancora vendicarsi dei giudizi e delle definizioni che provano - deliberatamente o meno - a racchiudere il movimento in un comodo passato, all'interno delle categorie del già accaduto e del già assimilato. Questo tentativo di interpretazione del movimento ha inizio con i paragoni, continua attraverso i modelli e si conclude con un giudizio storico. Forse il tentativo di essere giusto e fedele ad un evento avviene - nella necessità dell'analisi - sia attraverso l'adozione di un principio di indeterminazione tanto radicale quanto quello della fisica quantistica sia attraverso l'adozione di un osservatore intrinseco che condiziona ed è condizionato da ciò che lei o lui racconta.

Questi sono i fatti principali: il 15 maggio del 2011 in più di sessanta città della Spagna veniva indetta una manifestazione per protestare contro la cattiva gestione governativa delle finanze e della crisi economica, la corruzione dei partiti politici e l'impunità delle aristocrazie finanziarie. Uno degli slogan originari era: "Non siamo merci nelle mani dei politici e dei banchieri". La protesta veniva lanciata sulla base di una piattaforma emergente "Real Democracy Now!" (conosciuta con l'acronimo spagnolo DRY) - che si era originata nelle settimane precedenti, inizialmente attraverso comunicazioni via Internet e attraverso i gruppi facebook. In molti casi si erano formate assemblee locali e nodi. DRY si ispirava direttamente alle rivolte arabe della primavera 2011 ma anche al successo delle proteste dei cosiddetti Geraçao à rasca ("generazione disperata") del 12 Marzo 2011 in Portogallo. Attraverso i social network centinaia di migliaia di persone si riunivano nelle maggiori città portoghesi contro le politiche di austerità del governo e contro i partiti politici che non solo erano incapaci di opporsi a quelle politiche ma gli erano persino complici. Nel caso spagnolo la protesta del 15 maggio veniva indetta una settimana prima delle elezioni municipali e delle elezioni per le regioni federali autonome. La protesta fu inaspettatamente vasta con decine di migliaia di persone per le strade. Dopo la dimostrazione non era programmato nulla ma un piccolissimo gruppo di persone decise di accamparsi quella notte a Puerta del Sol, una grande piazza nel centro storico di Madrid, riprendendo ciò che stava accadendo per diffonderlo sul web. La seconda notte, senza alcun preavviso né possibilità di negoziazione, la polizia sgomberò la piazza. Quella stessa notte per una sorta di "Streisand effect" migliaia di persone raggiunsero Puerta del Sol, molte delle quali decisero di accamparsi lì per la notte. Nacque così nacque #spanishrevolution.

Ciò che possiamo ragionevolmente definire la sollevazione che cominciò il 15 maggio 2011 fu l'evento più importante dal punto di vista politico e sociale per la Spagna sin dai tempi della fine della dittatura e l'inizio della transizione democratica codificata dalla costituzione del 1978. Nessun altro evento, movimento o processo socio-politico può essere paragonato in termini di radicalismo democratico e mobilitazione di un così vasto spettro della società. Alcuni hanno giustamente affermato che una "seconda transizione" era cominciata, questa volta liberata dalla paura inscritta nei corpi dopo quaranta anni di sanguinolenta dittatura. La lotta contro la dittatura di Franco, fondamentale per il processo di transizione lanciato dopo la morte del dittatore - consisteva nel lavoro di minoranze specifiche, per la maggior parte lavoratori e studenti (e non dovremmo dimenticare il prezzo pagato in termini di vite, arresti e torture). Di contro 15M è stato, a diversi livelli di intensità, la prima grande esperienza di politicizzazione di milioni di persone qualunque. Ciò non significa che la composizione della società e della forza lavoro (e, all'interno di essa, quella che potremmo chiamare composizione tecnica) non ebbe importanza o fu irrilevante ai fini di una comprensione minima del movimento. Infatti vedremo come essi furono decisivi per apprendere come un fenomeno del genere fosse possibile.

Qualche mese fa ho azzardato l'ipotesi che il movimento 15M esprimesse in nuce il prototipo per la formazione di un potere costituente, ed ora credo che tale ipotesi trovi ulteriore supporto nella fenomenologia del movimento. Tenete a mente che abbiamo a che fare con un potere costituente e cioè non con "un movimento sociale" o una "società civile", "opinione pubblica", "azione collettiva", e così via - piuttosto con una moltitudine che si è comportata e si è organizzata da sé allo scopo della formazione di un nuovo ordine politico che invalidasse e rimuovesse quello corrente. Possiamo perciò sostenere che 15M sia un prototipo di potere costituente adeguato alla moltitudine contemporanea. Senza ombra di dubbio stiamo parlando di un lavoro in divenire, di un'invenzione radicale e di un processo aperto, intermittente - ed in larga misura solo all'inizio.

Perché io dico appropriato alla moltitudine contemporanea? Penso, infatti, che rispetto ad una buona parte delle aporie che minacciano l'autocostituzione di una moltitudine capace di autogovernarsi, l'emergenza di 15M ha messo in pratica determinate problematizzazioni e radicali linee guida. Mi vengono in mente diversi argomenti: le relazioni tra l'unità politica e le differenze; il problema del processo decisionale (chi? come? dove?); la costruzione di un consenso tra multiple singolarità; le relazioni tra l'alterità e l'identità, entrambe intese nella definizione di amici e nemici politici, come anche la funzione di controllo che l'identità svolge in questo processo; il problema della forza e della legalità; e il problema di decidere a che punto smettere di obbedire alla legge e alla costituzione.

Sin dalla rivoluzione tunisina contro Zine el-Abidine Ben Ali al più recente movimento Occupy, è emersa la nozione di una nuova modalità di sollevamento o di rivoluzione - senza un capo o una leadership identificabile (dal momento che il riferimento tecnologico si fonda su un'architettura peer-to-peer) basato sull'uso di Internet e dei social network e sulle tecnologie del web in generale - è diventato argomento di discussione molto frequentato nei mass media e nei dibattiti accademici e politici. Tuttavia sia in favore o contro di esso, sia dal punto di vista dell'oggettività accademica o di quello dell'impegno politico, la discussione e l'analisi delle cosiddette rivoluzioni 2.0 hanno enfatizzato solo uno o l'altro aspetto.

Tornando al 15M, è difficile descrivere che cosa improvvisamente ha preso piede, senza essere capaci di dire con estrema precisione che ciò è "ancora lì", prestando attenzione a ciò che risulta essenziale dalla nostra prospettiva - vale a dire la "coming into existence", la costituente come motivo ricorrente del 15M. Comunque, non dobbiamo rispondere alle spiegazioni parziali in nome di un'aperta totalità senza giustamente considerare ciascuno degli elementi che si uniscono in questa totalità o sistema, né misconoscere le caratteristiche più rilevanti della sua formazione - con l'obiettivo di enfatizzare l'eccesso, la contingenza e il valore aggiunto del manifestarsi di questo evento.

Partendo dall'ipotesi che 15M segue una modalità événementiel, vale a dire che nasce da un evento improbabile ed imprevedibile attraverso questi sistemi di network capaci di auto-organizazzione, consideriamo insieme brevemente e separatamente i suoi aspetti fondamentali.

Un Processo Emergente, senza un "Soggetto", Policentrico, Autopoietico

A giudicare dalle sue esigenze, 15M ha sempre ruotato intorno alle politiche di austerità, alla dittatura finanziaria, al sistema dei partiti, alla corruzione, e al dirottamento della democrazia. Tuttavia, le sue esigenze sono innumerevoli come le liste successive elaborate dai vari gruppi, le commissioni, i comitati, e così via. L'esplosione e il crescendo di partecipazione di centinaia di migliaia di persone alle assemblee, alle commissioni ed ai forum avrebbe reso difficile raccogliere la proliferazione di richieste in liste e manifesti. Eppure questo problema, come vedremo, ha fatto tanto parlare dell'inefficienza del programma del 15M come d'altronde il suo aspetto caratteristico irriducibile ad ogni schema convenzionale per la costruzione del programma o per l'unificazione della volontà politica. Per quanto riguarda la composizione sociale del 15M, vari e parziali studi hanno frettolosamente dimostrato che non si trattava di una mobilitazione di uno specifico strato o settore sociale e nemmeno di un "movimento giovanile", ma piuttosto di una mobilitazione trasversale di tutte le età, i generi, le classi, e di vari gruppi collegati ad attività lavorative. Esiste una sicura base statistica per un'affermazione del genere ma l'osservazione partecipante di migliaia di persone negli accampamenti, nelle assemblee e nelle dimostrazioni dovrebbe supportarla. Diviene così importante tenere a mente una questione interessante: quella di quantificare o contare un fenomeno come il 15M che è costituito da differenti modalità di partecipazione e che in larga misura è equipollente ed interconnesso sino al punto di formare network-system (sistemi di lavoro a rete). Il nome 15M ha funzionato per molte delle persone coinvolte come la coscienza di un corpo comune, un "cursore" di riconoscimento, capace di attraversare strati eterogenei, spazi, e tempi alla velocità dei network. E' stato così sia per gli accampamenti che per le dimostrazioni; tanto per gli sciami dei network quanto per le assemblee di quartiere; tanto per i gruppi di facebook, quanto per la marca indignada. E' importante comprendere il carattere trasversale di 15M prima di indirizzarlo alle proporzioni del singolo gruppo. Riguardo il sistema di rete di lavoro, 15M ha funzionato come una totalità aperta e come un indiscriminato mezzo di coinvolgimento. Ciò detto, gli studi hanno mostrato che 15M è composto per la maggior parte da giovani, una simmetria tra generi ed una predominanza quantitativa di impoveriti (indebitati, iperipotecati) le cosiddette nuove classi medie della bolla immobiliare spagnola e di ciò che noi potremmo chiamare il precariato dei servizi e del lavoro cognitivo. Allo stesso modo una fondamentale differenza rispetto ai precedenti periodi ad alto grado di mobilitazione che si aggiunge al suo carattere trasversale, è la sua ampia portata geografica. La dimostrazione del 15M, come detto prima, si è realizzata con successo in sessanta città e paesi coprendo quasi tutta la Spagna. Indirizziamoci ora brevemente verso il processo che ha portato alla formazione del 15M.

Nel contesto spagnolo, il fatto che la mobilitazione del 15M partisse originariamente dal web, costituisce una reminiscenza di un precedente evento che si era affidato alla mobilitazione via web: il 13 Marzo del 2004 le rivolte contro il governo Aznar che falsamente aveva indicato l' ETA quale responsabile dell'attacco terroristico alla stazione dei treni di Atocha a Madrid.

Sebbene tale evento abbia sicuramente nutrito la paranoia del regime costituzionale spagnolo, si tratta anche di un momento fondamentale nella storia dei network e delle mobilitazioni via web. Ma laddove 13M si manifestò solo come flashmob, come una evanescente e singolare moltitudine, con 15M, noi siamo testimoni di una dinamica emergente che ha generato un processo di auto-fiducia e di auto-costituzione e un movimento - per quanto fosse senza confini e regolato da soglie piuttosto che da limiti - che non ha cessato di essere riconoscibile ed assolutamente presente. La crescita dei social network ha preparato il terreno a questa mobilitazione. E certamente la Primavera Araba ha contagiato i "neuroni specchio" di molte minoranze spagnole.

Come ha funzionato 15M? Qual era il suo metodo?

Inizialmente 15M presentava le caratteristiche di un processo emergente: sorpresa, imprevedibilità, novità, ed un nuovo modo di mettere in ordine ciò che precedentemente esisteva con l'emergere di nuove strutture, comportamenti, proprietà, e norme all'interno di un sistema complesso.

Assieme a Félix Guattari, potremmo dire che ciò corrisponde all'eterogenesis - una dislocazione che ha reso possibile la diffusione di una molteplicità di elementi a priori che improvvisamente in una nuova composizione trova forme di auto-ordinamento. Come detto prima, il 15 maggio alla fine di una delle molte dimostrazioni spagnole, un'insignificante minoranza decise di restare e di campeggiare nella più grande piazza di Madrid, Puerta del Sol. Così si è verificata l'eterogenesis.

Struttura Policentrica, Componenti del Network-System-Movement, e la costituzione di una sfera pubblica post media

15M ha cominciato come un virus del coinvolgimento il cui veicolo linguistico può essere sintetizzato nello slogan di quel giorno: " Non siamo merci nelle mani dei politici e dei banchieri". E così il contagio si diffondeva, in modo simmetrico e opposto a come il panico e l'euforia si diffondevano nei mercati finanziari causando - quando nessuno se le aspettava - dimostrazioni di massa. Contagio e sciame.

La rete ha fornito la struttura essenziale, la più ricca e profonda delle eterogenesis del 15M. Non stiamo parlando soltanto di Internet e dei social network, ma anche della cooperazione sociale generale della rete e della comunicazione all'interno della quale 15M ha cominciato a funzionare. E lo ha fatto in una tale connessione con la struttura fondamentale della rete, rispondendo ai modelli di network ad alto grado di connessione, all'interno del quale, tutti i nodi erano capaci di connettersi a tutti gli atri. Oppure come già menzionato, esso rispondeva all'architettura del peer-to-peer: egalitaria, orizzontale, equipollente.

E' interessante notare che questa forma del web sussumeva o subordinava network asimmetrici cioè quelli dominati da centri produttori di slogan (come i partiti, i sindacati, le ONG, organizzazioni di estrema sinistra, e i media mainstream). Ciò introduceva una radicale rottura nel regime dei media produttori della realtà. Il network 15M è diventato dall'inizio del suo manifestarsi, il produttore di livelli crescenti di realtà, ciò detto quando il network diventa l'agente fondamentale dell'enunciazione - e non il singolo responsabile, né il portavoce o l'organizzazione - la capacità di controllare il comportamento attraverso queste operazioni di enunciazione rispetto alle azioni prevedibili dei soggetti, entra in una zona di radicale indeterminazione e di disputa. Da un simile punto di vista l'accampamento esisteva come spazializzazione del 15M e allo stesso tempo come pretesa della sua rappresentazione. Loro hanno messo sul palco i propri corpi e le proprie parole ridando vita alla parola. Loro hanno inventato e favoleggiato di una sovranità e di una assemblea dei molti per le strade, nella potente nudità della moltitudine non autorizzata.

Hanno replicato il contagio nell'indiscriminato erotismo del contatto, nella composizione di tutti i corpi e nella complicità anonima.

Dagli accampamenti sono nate le assemblee. Queste sono diventate delle strutture auto-organizzanti (self-managing) della vita politica - e della diffusione, estensione, e realizzazione del movimento nel territorio e nelle sue problematiche. Ma anche, tendenzialmente, come spazi di identità e neutralizzazione del divenire.

Così abbiamo ottenuto una struttura policentrica senza un centro principale, senza un quartier generale. La tradizione politica sia reazionaria sia rivoluzionaria diffida radicalmente della capacità strategica di una simile struttura; sembra che la sua unità non possa che essere effimera. La sua capacità di prendere decisioni è piuttosto nulla, la sua auto-organizzazione potrebbe subito finire in un' inintelligibile entropia. E' davvero un peccato che una montagna di fatti dimostri proprio il contrario.

Ma la vocazione di questo testo non è quella di un'apologia, nemmeno in senso lato.

Perciò come è possibile che in una struttura del genere l'effettiva cooperazione è divenuta un fatto reale - almeno per determinati periodi? Non siamo nell'ideale terreno di riflessione Arendtiano o Habermasiano in cui le azioni politiche avvengono in concerto.Un approccio del genere spiega solo una parte del 15M, la più appariscente e la meno chiara.

In termini di capacità offensiva, 15M ha perfezionato le dinamiche di sciame della cyber-guerra attraverso dimostrazioni di concentramenti inattesi e non autorizzati, nonché attraverso i blocchi e i picchetti contro gli sfratti, o in forme di squatting.

E' noto che solo disattivando l'infrastruttura fisica della rete si possono disattivare questi sciami; il controllo effettivo è possibile solo sotto la forma di una dittatura di pura antiproduzione (che tra l'altro è la dimostrazione evidente dell'austerità). Poiché è nella rete stessa, nei suoi codici, protocolli e segnaletiche che risiede il meccanismo dell'attivazione e modulazione dello sciame.

Lo sciame qui non è da intendersi metaforicamente. E' completamente giustificato parlare di una cooperazione distribuita di un tipo di stigmergia tra agenti separati nel tempo e nello spazio. La cooperazione stigmergica si riferisce a tutti i tipi di tracce e segni che permettono alle persone con facoltà di espressione di non dovere deliberare o posporre nel tempo e nell'incertezza la loro attività collaborativa. Piuttosto loro possono condividere come agenti intelligenti e non deliberativi che rispondono però ai segnali rilevanti, attivando sé stessi mentre replicano il segnale. Questa dimensione stigmergica spiega l'andamento della contromobilitazione nei mesi trascorsi a partire dal 15 maggio. Ma è importante notare come la dimensione antagonista suggerita dal prefisso contro, porti in sé anche una dimensione di auto-mobilitazione. Quindi che cos'é questa auto-mobilitazione?

15M come rete di lavoro aperta autopoietica

Le principali strutture e situazioni che il 15M ha presentato contenevano innumerevoli elementi e singolarità. Non stavamo semplicemente testimoniando distinte tipologie di comunicazione o di cooperazione tra individui. Dal punto di vista dello spazio, da Puerta del Sol, per esempio, essa non era più solo la grande storica piazza di Madrid, ma era anche un posto con una storia minore - ai margini dell'ufficialità di rivolta ed insurrezione: il dipinto di Goya la Carica dei Mamelucchi era ambientato a Puerta del Sol e dipingeva la protesta che ebbe luogo il pomeriggio del 14 aprile 1931, quando fu dichiarata la seconda repubblica spagnola. Questa immagine è servita da illustrazione in molti libri di testo ed in molti documenti formativi. In un altro ambito, la forza mitopoietica degli interventi di Anonymus ha mobilitato universi di valori che erano gravidi di quegli effetti collaterali la cui capacità di contagio non si sarebbe adeguata a quelle scatole analitiche di valori e di credenze circa la partecipazione individuale ad azioni collettive (in una protesta attraverso Twitter, per esempio).

A riguardo, sarebbe giusto dire che la cooperazione stigmergica sul web e la comparsa di universi di valore affettivo (etico, estetico) capaci di fornire compattezza (e transistance, la capacità di contagio, traduzione, ricombinazione, ibridazione) agli agglomerati degli elementi, delle singolarità e delle strutture del 15M. Ciò equivale ad un processo autopoietico. Ciò che è proprio dell'autopoiesi, al di là di tutte le approssimazioni metaforiche, è sia la capacità endogena di produzione di nuove strutture e di relazioni intese come riproduzione di una collezione di singolarità nelle loro singolarità - in altre parole una capacità di metamorfosi che non distrugge l'unità nel suo insieme. Benché possiamo aver accettato la sua esistenza solo per qualche settimana o per pochi giorni, possiamo affermare che 15M era l'esito di questo processo autopoietico.

Quindi, come spieghiamo la forza dell'auto percezione, il riconoscimento del sé tra gli anonimi, singolarità individualizzate, separate da un network che é rappresentazione del panico e dell'immunità, in altre parole, lo scenario dominante di "crisi" e "austerità" in Europa?

Sappiamo che c'era una dominante affettiva, l'indignazione (forse l'odio), che ha unito le persone con una passione civile. Tutte le lotte sociali cominciano con una forma d'odio. La determinazione del transindividuale del corpo indignato produce una potenza superiore, una gioia comune e perciò la speranza che fa perdere la paura. Perciò diciamo pure che abbiamo una causa efficiente dell'unità del sistema autopoietico del 15M ma non abbiamo una spiegazione convincente per la sua ampiezza ed intensità o per la sua straordinaria resistenza alla normalizzazione, banalizzazione e neutralizzazione politica. In un certo senso potremmo dire che il 15M è andato contro tutto il senso politico comune, perché ha riscoperto o reinventato una politica comune dei sensi.

A dispetto dell'irrilevanza del problema della coscienza nel discorso politico (come tutto ciò che concerne la "coscienza di classe") 15M ha rinnovato l'interesse ed il valore della questione, nel senso che ha moltiplicato le sue dimensioni e le ha radicalmente deindividualizzate. La nostra idea di un sistema di lavoro a rete è quella in cui viene data priorità al processo di autoproduzione del sistema intensivo transindividuale ed autopoietico rispetto a tutta l'assimilazione di nozioni subdole di coscienza ideologica o morale.

Per rimuovere radicalmente il problema della coscienza in argomenti del genere, possiamo usare - per mezzo di un'estrapolazione che non consideriamo irragionevole - la teoria sperimentale della coscienza di Antonio Damasio, "la sensazione di ciò che accade", come parte di un organismo metastabile (in questo caso un organismo collettivo ibrido e composto).

Pertanto, questo tentativo di generare un agglomerato esistenziale di elementi eterogenei ha permesso di raggiungere un'unità se non la caratteristica di apertura propria di un network-system che influenzar e viene influenzato da ciò che é esterno ad esso, vale a dire dal campo sociale, e per dirla con Damasio, potremmo chiamarlo un proto-sé (fatto di segni ed emozioni che riconducono ad un corpo comune emergente).

Al di là del generico termine “indignazione” e delle sue scale cromatiche, espresse in migliaia di dichiarazioni e di immagini sul web, il 15M è stato in grado di operare sulla base di ciò che Guattari ha definito un coinvolgimento problematico, una tensione affettiva e cognitiva che ha sospeso il regime normale di vita-lavoro rendendole funzioni soggiogate alla mobilitazione totale,
rendendole passibili di arricchimento, cambiamento e mutazione.

Riprendendo le parole di Damasio, a partire dalla protosoggettività transindividuale dovuta al coinvolgimento dell’indignazione, si avrebbe così una "coscienza principale" (che corrisponde ad un "sé centrale") cioè la comparsa
di una mappa neurale delle relazioni nel sistema 15M che emerge dagli incontri e dalle interazioni con altri corpi ed oggetti.

Dobbiamo fare riferimento anche ad un secondo ordine di mappa che ha attivato un’intelligenza collettiva in una dinamica di appropriazione-trasformazione del campo sociale.

(Questo corrisponderebbe, per dirla con Damasio, ad una "coscienza estesa", che consentirebbe di
"considerare la mente dell'altro, la capacità di percepire le menti del collettivo, la capacità di soffrire con il dolore invece di sentire solo dolore e di reagire ad esso, la capacità di percepire la possibilità di morte per sé e per gli altri, l’abilità di dare valore alla vita, la capacità di costruire un senso di bene e di male distinti dal piacere e dal dolore, la capacità di prendere in considerazione gli interessi degli altri e della collettività").

Struttura paradossale del processo decisionale e di rappresentanza:

Tra il popolo e la moltitudine:
Le Maschere e processo di auto-costituzione

E 'interessante considerare, alla luce di quanto sopra descritto, le difficoltà incontrate negli accampamenti durante le assemblee a Madrid, quando è arrivato il momento di prendere decisioni, di funzionare attraverso il consenso, pur senza l'unanimità, per collegare il dissenso senza cristallizzarsi in blocchi o in identità.

Nel frattempo, la funzione di spazializzazione, così come quella dell'espressione del corpo, dell'occupazione e della riappropriazione fisica del territorio urbano attraverso accampamenti, assemblee, dimostrazioni non autorizzate, hanno costituito uno dei punti di forza del compattezza degli accampamenti, e li hanno resi uno dei centri della rete del sistema 15M.
Tuttavia è da notare che la dipendenza o sovrapposizione delle "funzioni dell’agorà", di "individui nessuno", ed in un certo senso, della "assemblee costituenti popolari" hanno depotenziato la loro funzionalità nonché la loro dimensione sociale da "macchina da guerra" nel territorio metropolitano.

In ogni caso, la costante immersione del sottosistema di occupazioni e assemblee in una rete-di lavoro sistemica ha risolto una buona parte di queste situazioni che avrebbero potuto forse far presagire la paralisi e l'inizio della disintegrazione.

Qui entra in gioco il processo in base al quale proposte e decisioni vengono convalidate attraverso la "ricorsività"; con esso si intende un meccanismo per cui la densità e il peso specifico degli interventi successivi relativi a problemi o suggerimenti e alternative circolati sul web, rendevano possibile una riformulazione degli stessi attraverso ondate di partecipazione, ed in una certa misura, questo permetteva che emergessero degli "attrattori" i quali - nel mezzo di una sistema di lavoro a rete (network-system) emergente, attivo e dominato dalla gioiosa passione cooperativa - tendevano a trovare le soluzioni più adeguate per il problema in esame (sia dal punto di vista tattico che organizzativo ecc…).

Sarebbe però un errore dissociare la "saggezza delle folle" dalle eccezionali condizioni di fragilità del network-system nutrito dalla indignazione (odio) e dalla mancanza di paura (la gioia contagiosa). Affermiamo ciò onde evitare qualsiasi apologia dello spontaneismo legato a sistemi emergenti, che finirebbe per ridurre il movimento 15M ad un'altra delle sue illustrazioni.

In questo modo siamo in grado di capire meglio lo slogan "Vamos lento, vamos lejos" ("Andiamo lentamente, andiamo lontano") che è servito da risposta a tutti i "risultati" o le "soluzioni" immediate.

All'interno di questo slogan si può riconoscere la coscienza intermittente della non-rappresentabilità di una moltitudine, e quindi la necessità di ricorrere all’uso di maschere e ad un intrinseco prospettivismo da parte del movimento 15M. La condizione era che il processo veniva sviluppato in modo stigmergico, consentendo la dissoluzione di difficoltà che si verificavano in certe situazioni e spazi. In questo senso si trattava di un sistema di appropriazione di prospettiva; in altre parole esso si appropriava e costituiva la vera via tra una miriade di atti singolari e di enunciazioni arricchendo la complessità mentre la rendeva leggibile e praticabile nella dimensione stigmergica. Quindi, al di là di ogni questione relativa alla "presa del potere", il movimento 15M ha presentato un'ambivalenza tra il riconoscimento, la rigenerazione democratica, e l’esodo.

E' facile comprendere come la valenza antagonista dell’odio era subordinata al processo del sistema autopoietico, alla propria formazione. L'odio era necessario ma subordinato alla costituzione delle nozioni comuni del sistema di lavoro a rete. Da ciò è facile comprendere la funzione delle maschere - migliaia di facce partecipanti al movimento 15M e migliaia di programmi - intese come una modalità di sabotaggio delle funzioni dell'identità che si sposa all'antagonismo tra due sistemi asimmetrici, quello costituzionale e quello basato sul network del 15M. All'interno delle condizioni di uno spazio politico nazionale, un confronto simmetrico tra il 15M ed il sistema costituzionale può portare solo a determinati risultati: la dissoluzione del 15M nel solito pantano della trascendente e sacrosanta unità o in quello delle "patologie" della rimozione; nella rappresentazione parlamentare; o alla rinuncia della disobbedienza civile non violenta dinanzi al peggioramento della repressione politica e giudiziaria. Tra gli elementi chiave dell'attuale crisi del movimento 15M in seguito all'ultimo picco di intensità vissuto il 15 ottobre 2011, vi sono la denazionalizzazione dello spazio politico europeo, l'immersione del network-system all'interno di uno schema di sfruttamento ed espropriazione creato dalle politiche di austerità adottate in oggi città e paese, e la formazione della costituente attraverso lo stesso processo di appropriazione e trasformazione della realtà per mezzo di questi network-system in formazione (la qual cosa ha a che fare con la creazione di istituzioni e con il contrasto esistente tra la scrittura di una costituente e l'attuazione di una costituente in una norma costituzionale che protegga la soppressione delle condizioni materiali o biopolitiche di democrazia da parte dell'impero del sistema dei partiti).

Spero che queste considerazioni possano contribuire a comprendere il movimento 15M senza bisogno di riferirsi ad interpretazioni che ne annullino il so splendore ed il suo potenziale, rendendolo banale o riducendolo a schemi sociologici convenzionali o di scienza politica. 15M si dispiega e si esprime prima di rappresentarsi e anche coloro che intendono spiegarlo, devono essere spiegati.

(Fonte: www.universidadnomada.net)

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