Schemi dimostrativi dell'assunto di Marx sul comunismo come anti-utopia

Qui sono possibili diversi schemi oltre a quello topologico su cui Venezia si diffonde e da cui si può trarre spunto. E' possibile uno schema basato sul secondo principio della termodinamica; uno tratto dai diagrammi di Bucharin ed esteso alle osservazioni insiemistiche sui "contorni" e sugli insiemi "fuzzy", che escludono isole pure e indipendenti dall'ambiente (e viceversa); un altro basato sull'estensione dello schema marxiano della centralizzazione (che oltre ad essere una contraddizione con l'accumulazione è anche un bell'esempio di estrema socializzazione del processo produttivo, il quale si spinge all'esterno della fabbrica).

TOPOLOGIA

Il comunismo per noi non è un atto di fede; meglio: non è soltanto un atto di fede, dato che diamo grandissima importanza all'istinto ed alla passione interni ai processi rivoluzionari.

Il comunismo per noi è anche conoscenza scientifica del movimento reale della società che abolisce lo stato di cose esistenti e che, al di là di ciò che pensa di sè stesso questo o quel proletario oppure questa o quella generazione di proletari, determinerà le spinte soggettive (volontarie) degli schiavi salariati verso il superamento del vecchio modo di produzione capitalistico, liberando gli elementi del nuovo modo di produzione comunista di cui è gravida la vecchia società.

Il comunismo, dunque, non è solamente necessario: termine, quest'ultimo, che lascia spazio a considerazioni di carattere umanitario, moralistico, filantropico. Il comunismo per noi è ineluttabile e solo in questa accezione possiamo usare il termine "necessario"; dunque, deterministicamente necessario.

La futura forma comunista di organizzazione della società è deterministicamente necessaria ed ineluttabile, in quanto dettata, non da intelligibili e, all'occhio ed all'orecchio, più o meno piacevoli piani utopistici studiati a tavolino, bensì dalle determinazioni, dalle condizioni materiali nella società precedente e collocantesi sulla traiettoria del succedersi di tutte le forme sociali presenti nella storia della specie umana (comunismo primitivo, schiavismo, feudalesimo, capitalismo).

Se, dunque, nello studio del succedersi dei modi o forme di produzione e, particolarmente, del succedersi della nostra forma (comunismo) dal capitalismo, utilizziamo il principio di induzione matematica è per sbarazzare il campo da ogni possibilità di poter affrontare un simile problema ricorrendo, sia pur vagamente, al principio di indeterminatezza o di probabilità.

"Con l'induzione matematica abbiamo la possibilità di stabilire la "verità" di un teorema in una successione infinita di casi escludendo ogni gradazione di certezza dovuta al numero delle osservazioni." ("La dottrina dei modi di produzione", "Quaderni Internazionalisti", p. 18).

Se n, continua il testo, è l'insieme dei modi di produzione fino all'odierno capitalismo, il principio di induzione matematica ci permette di affermare che ad esso succederà n+1, ossia il modo di produzione comunista. Non dice che la storia dell'umanità si fermerà a questo livello; dice che il futuro prossimo sarà dato dal passaggio dal capitalismo al comunismo.

Escludiamo, dunque, che si possa dire: è probabile che al capitalismo succeda il comunismo; ed escludiamo pure: è pressoché impossibile che al capitalismo non succeda il comunismo. Ambedue le formule - la seconda in maniera più ambigua ed insidiosa della prima - fanno proprio il principio di indeterminatezza e di probabilità.

Questi ultimi principi possono essere applicati allo studio dei cigni (per capire se veramente "il" cigno è bianco) o allo studio dell'alba (per capire cosa significa "il sole nasce ad Est").

All'interno della critica della economia politica, useremo il principio di induzione matematica contro il principio di probabilità, per affermare: è deterministicamente dato che al capitalismo succederà il comunismo, qualunque sia il contesto all'interno del quale venga posto il problema (a meno che non si voglia parlare dell'esplosione della costellazione di Orione, della sua onda d'urto, o di un calcio di Shiva alla pallina chiamata Terra: in tal caso non vi saranno uomini vivi e, dunque, non si parlerà nè di capitalismo, nè di comunismo e nè di barbarie); al contrario, non è deterministicamente dato che il sole sorga ad Est, qualunque sia il contesto all'interno del quale venga posto il problema.

Il principio di induzione matematica sembrerebbe escludere ogni sforzo o volontà soggettiva, a causa del suo ferreo determinismo.

Apriamo una piccola parentesi: non bisogna scendere al livello della stupida polemica da gallinacei e quantificare le medaglie da dare ai "teorici ed astratti" ed ai "concreti e pratici", come non ci interessa quantificare lo sforzo e la volontà necessari alla produzione di un volantino inneggiante alla "lotta dura", alla produzione di una pagina di giornale che condanna il governo in carica, o alla produzione di una pagina di "astratta teoria".

Il nostro determinismo marxista, in questo caso, nella sua accezione più vasta, non invita a "scegliere" o il volantino, o la pagina di giornale o la pagina di "astratta teoria"; il nostro determinismo colloca e l'uno e gli altri all'interno di linee di forza date, e dall'intensità di tali linee di forza legge la tensione esistente nel campo sociale nonchè i suoi possibili sviluppi.

Per noi rimane sempre attuale quanto scritto nel "Rovesciamento della prassi nella teoria marxista":

"Mentre il determinismo esclude per il singolo possibilità di volontà e coscienza premesse all'azione, il rovesciamento della prassi le ammette unicamente nel partito come il risultato di una generale elaborazione storica. Se dunque vanno attribuite al partito volontà e coscienza, deve negarsi che esso si formi dal concorso di coscienza e volontà di individui di un gruppo, e che tale gruppo possa minimamente considerarsi al di fuori delle determinanti fisiche, economiche e sociali in tutta l'estensione di classe" (1951, riunione di Roma del P.C.Internazionale).

La negazione del principio di induzione matematica deve lasciare il posto al pirncipio di indeterminatezza e di probabilità. La negazione dell'"ineluttabilità del comunismo" deve per forza portare all'affermazione della "probabilità del comunismo".

Si vanno così a formare due schieramenti che solo apparentemente sono vicini.

Il primo può parlare di ineluttabilità del comunismo in quanto vede la società futura - sia pure in forma fetale - già all'interno della presente società borghese e, particolarmente, all'interno della stessa produzione di ogni singola merce; da ciò ricava gli elementi portanti del suo programma e della sua strategia, i quali permettono di canalizzare gli sforzi e la volontà su elementi ed obiettivi reali ed invarianti rispetto al cambiamento (o deformazione topologica), nonchè rispetto alla rottura rivoluzionaria (o trasformazione topologica) della/nella presente società.

Il secondo, nella sua critica al primo, affermerà la probabilità del comunismo, ponendo l'accento sulla necessità di elaborazione tattica utile al legame con la massa del proletariato. Questo secondo schieramento è portato a negare la realtà fetale del comunismo nella presente società, quindi canalizzerà i propri sforzi e la propria volontà su obiettivi di volta in volta reali e varianti (che stanno cioè alla superficie dei fenomeni sociali).

La rivendicazione della società comunista - che apparentemente accomuna ambedue gli schieramenti - sembrerà nei primi una "frase", in quanto questi non sanno e non vogliono porre obiettivi intermedi fra la realtà fetale del comunismo oggi esistente ed il comunismo di domani; è nei secondi una frase, in quanto questi sanno e vogliono porre obiettivi reali ed intermedi fra la realtà del capitalismo oggi esistente ed il comunismo ... di domani.

I primi si pongono il problema fin da oggi di contribuire a liberare il comunismo; i secondi si pongono il problema di costruire il comunismo, a partire da domani.

Nello studio della matematica ci siamo imbattuti nel principio di induzione e l'abbiamo fatto nostro (come usiamo, in un contesto appropriato, anche il principio di probabilità). Ci sono altri strumenti che utilmente possiamo prendere ed usare all'interno della nostra critica alla società borghese: gli invarianti e la topologia.

Dobbiamo imparare ad utilizzare questi strumenti e, se è possibile ironizzare sulla persona o gruppo che maldestramente li utilizza, è perlomeno stupido ironizzare sulla volontà e possibilità del loro utilizzo.

Bordiga è stato assai caustico contro quei "pellandroni che vorrebbero un marxismo senza matematica e perfino senza numeretti". Egli ha usato spesso il concetto di invarianza e perfino in Marx (vedi Grundrisse) troviamo il concetto di invarianti, espresso nella forma di determinazioni comuni.

Ma cerchiamo di vedere più da vicino cosa sono la topologia e gli invarianti, per capire poi come possiamo utilizzarli nel nostro lavoro.

Se prendiamo "Che cos'è la matematica?" di Courant e Robbins (Ed. Boringhieri), possiamo leggere che la "topologia ha come oggetto lo studio delle proprietà delle figure geometriche che persistono anche quando le figure sono sottoposte a deformazioni così profonde da perdere tutte le loro proprietà metriche e proiettive" (p. 253).

Nell'esempio della ciambella A che si deforma in una tazzina A'

A A'

(chiunque può giocare con il pongo, pur non mettendo in dubbio che qualcuno preferisce giocare con la rivoluzione), possiamo parlare di proprietà topologica di A in quanto vi è "una corrispondenza p -- p' tra i punti p di A e i punti p' di A', che gode delle seguenti due proprietà: 1) la corrispondenza è biunivoca. Questo significa che ad ogni punto p di A corrisponde uno ed un solo punto p' di A', e viceversa. 2) La corrispondenza è continua nei due versi. Questo significa che se si prendono due punti p e q di A e si fa muovere p in modo che la sua distanza da q tenda a zero, la distanza fra i punti corrispondenti p' e q' di A' tende anche a zero, e viceversa" (op.cit., pp 361-362).

Esempio: dati i nostri due insiemi A e A', due punti si definiscono in corrispondenza biunivoca quando -

A A'

- a(A) si può unire ad a'(A') e b(A) si può unire con b'(A').

Come dunque una ciambella può deformarsi in una tazzina ed un triangolo in un cerchio - rispettando le due proprietà appena esposte -, così una ciambella non potrà mai deformarsi in una sfera (i punti dei due insiemi interni alla ciambella non potrebbero porsi contemporaneamente in corrispondenza biunivoca con i punti interni alla sfera; es.:

A A' ).

La topologia ci insegna ad andare oltre l'aspetto apparente, superficiale dei cambiamenti, delle "deformazioni"; essa ci insegna a cercare le "proprietà fondamentali e più profonde ... (che) ... persistono anche dopo i più radicali cambiamenti" (op. cit., p. 263).

E' certo che, se concepiamo i fenomeni unicamente nei termini di "o questo, o quello!", escludendo totalmente la possibilità di "e questo, e quello!", siamo costretti a concepire "o un triangolo, o un cerchio!", "o una ciambella, o una tazzina!", rifiutando la possibilità di afferrare la proprietà topologica che permette il cambiamento dell'uno nell'altro.

Per definizione, siamo comunisti non in quanto sappiamo definire "in sè" un modo di produzione dato; non in quanto sappiamo definire "in sè" il capitalismo o il comunismo; siamo comunisti in quanto sappiamo cogliere la relazione fra i due modi di produzione i quali, benchè antitetici, nascono l'uno dall'altro; siamo comunisti in quanto sappiamo cogliere la legge di movimento dell'uno nell'altro, che rende possibile il confronto dell'uno con l'altro, grazie alla corrispondenza biunivoca di elementi presenti e nell'uno e nell'altro.

Quanti punti biunivocamente corrispondenti possono esistere fra il capitalismo ed il comunismo? Molti! Ne citiamo alcuni che sono fondamentali, anche se possono sembrare banali (ricordando che lo strumento matematico non dà nulla per scontato, ed inoltre, ricordando che la rivoluzione usa tutti gli strumenti utili al proprio fine: compreso il pongo!): 1) esistenza di esseri umani vivi, 2) necessità che essi producano le condizioni della propria esistenza, 3) necessità che essi riproducano sè stessi, 4) piano di produzione, 5) rapporti non mercantili.

Abbiamo detto poco? Siamo stati generici? Chi vuole continui e ci metta pure lo spirito, l'alcool ed i fagioli, o quanto più gli aggrada.

Per noi, la cosa importante è capire che tali corrispondenze biunivoche non sono altro che invarianti senza i quali non vi sarà mai passaggio (deformazione o trasformazione topologica - o rottura rivoluzionaria, se si teme che il linguaggio matematico sia "poco rivoluzionario") da una vecchia ad una nuova forma.

Scrive Marx, nei "Grundrisse":

"All'interno della società borghese fondata sul valore di scambio si generano rapporti di traffico e di produzione che sono altrettante mine per farla saltare. (Una massa di forme antitetiche dell'unità sociale, il cui carattere antitetico tuttavia non può mai essere fatto esplodere mediante una quieta metamorfosi. D'altro canto, se nella società così com'è non trovassimo già nascoste le condizioni materiali di produzione ed i rapporti di traffico ad esse corrispondenti, adeguati ad una società senza classi, tutti i tentativi di farla saltare sarebbero donchisciotteschi)." (ed. Einaudi, p. 91).

E' necessario spendere qualche parola per mostrare la differenza fra "deformazione" e "trasformazione" topologica.

Abbiamo dato l'esempio di deformazione parlando della ciambella A che si deforma nella tazzina A'. E' evidente che il processo può essere inverso, ossia, dalla tazzina A' possiamo passare alla ciambella A.

Ora, poniamoci la seguente domanda: è possibile una deformazione continua che, a partire dalla tazzina A', ci permetta di arrivare al nodo a tre foglie B, passando per la ciambella A? La risposta è un deciso no, pur godendo i punti in A', A e B delle due proprietà di corrispondenza sopra enunciate.

Non è dunque possibile la deformazione di A' in B, a meno di ricorrere ad un artificio (la natura ne è piena) consistente nel tagliare in un punto x la ciambella A, in modo da ottenere un segmento x-x' i cui estremi saranno ricuciti dopo aver formato il nodo a tre foglie. Solo in questo modo possiamo ottenere la trasformazione topologica di A' in B.

Es.: A' --- A --- x A --- x x' --- B.

Abbiamo voluto fare questo esempio per tranquillizzare quanti erano sul punto di credere che la topologia fosse uno strumento utilizzabile solo all'interno di una concezione riformista.

E' vero che la deformazione continua da A' a B non è possibile, ma nella trasformazione, possibile da A' a B, la continuità è data dalla rottura di A nel punto x.

Allora, trasportando questi concetti topologici dal terreno strettamente matematico a quello nostro della critica dell'attuale società borghese, potremo dire:

dato A'=capitalismo, dato B=comunismo e dato x(A)=rottura rivoluzionaria, diremo che è possibile il movimento da A' a B, passando per x(A), solo se vengono soddisfatte le seguenti due condizioni:

1) si condensino, all'interno della deformazione continua A' -- A, tante e tali tensioni sociali da portare alla rottura rivoluzionaria x(A);

2) siano già presenti, all'interno della deformazione continua A' -- A, quegli elementi caratterizzanti la forma B, quindi invarianti lungo tutto il processo di trasformazione A' -- B.

Attenzione: se la parola "trasformazione" può essere inequivocabile nel linguaggio topologico, non lo é altrettanto nel linguaggio politico (sopratutto in quest'epoca di trasformismi continui).

E' necessario precisare, allora, che non é la ciambella che si trasforma nel nodo a tre foglie, bensì é il "pongo" che perde la precedente forma di ciambella ed acquista - dopo la rottura in x(A) - la forma di nodo a tre foglie. Così, non é il capitalismo che si trasforma in comunismo, bensì é la specie umana che perde, supera, la forma capitalistica di organizzazione sociale ed acquista, raggiunge - non mediante una "quieta metamorfosi", ma con la rottura rivoluzionaria - la forma di organizzazione comunista.

Se, dunque, riteniamo di poter usare la topologia, non é per trasportare la parola "trasformazione" all'interno del nostro linguaggio, bensì per trasportare il concetto matematico di trasformazione topologica e, conseguentemente, il concetto di invarianza all'interno della nostra critica dell'odierna società.

Per quanto vogliamo dire, non ci poniamo il problema di cambiare una parola ("trasformazione") all'interno del linguaggio matematico: ci penserà il corso della rivoluzione.Noi usiamo quanto possiamo, e nei limiti in cui lo possiamo, lo strumento matematico, non dimenticando, a titolo d'esempio, che la geometria reimaniana - uno degli elementi portanti della successiva relatività di Einstein - é il prodotto interno ad un processo rivoluzionario (sia pur borghese) e che continuerà ad essere usato nel nuovo processo rivoluzionario (comunista). Questo, anche se, in una improbabile "Storia dei politicamente fessi", Reimann avrà ben pochi avversari - superando di molte lunghezze lo stesso Einstein - nella corsa al ruolo di "fesso n. 1".

Proviamo ora a dare una definizione sintetica del concetto di invarianza.

Sempre da "Che cos'è la matematica?", leggiamo che l'invarianza è quella "proprietà che persiste anche dopo un cambiamento piuttosto profondo nelle dimensioni della figura originale. (...) ... proprietà delle figure geometriche ancora più profonde che non si lasciano distruggere da trasformazioni ancora più radicali" (p. 260). Sono infine quelle "proprietà che rimangono immutate <invarianti>, rispetto ad una particolare classe di trasformazioni ... (che ne) ... rendono possibile l'identificazione" (p. 262).

E' evidente che quando si parla di corrispondenza biunivoca fra due punti, come quando si parla di elementi invarianti, all'interno di una deformazione o trasformazione topologica, non si sottolinea l'aspetto quantitativo, bensì il loro aspetto qualitativo. E' chiaro che l'estensione e la forza delle braccia in un feto d'uomo non possono avere l'estensione e la forza delle braccia di un uomo maturo: fra i due vi è una differenza quantitativa (ed a sua volta qualitativa, sicuro: non abbiamo dimenticato che, all'interno di un processo, una data quantità avente una particolare qualità, si trasforma in una qualità nuova), ma in questo caso è importante capire che vi sarà differenza quantitativa solo in quanto fra i due permane una corrispondenza biunivoca, un elemento invariante: la qualità "due braccia" presenti sia nel feto quanto nell'uomo maturo.

Che il feto del comunismo sia interno al grembo materno e "dominato" (lo sarà fino ad un certo punto!) dalla madre capitalistica, non altera la sua qualità di essere il fondamentale elemento invariante che si pone in corrispondenza biunivoca con il comunismo di domani.

Se ciò non fosse, sarebbe giusto negare la condizione n.2 di cui abbiamo parlato e, quindi, dire che gli elementi dominanti in B possono non essere presenti in A', come ... non è detto che se un uomo maturo ha due braccia, si debba automaticamente pensare che 30 o 40 anni prima, nella sua fase fetale, potesse avere due braccia (magari aveva due forchette!).

Qualcuno potrebbe obbiettare che se il ragionamento è valido per le forme geometriche, non lo è più per le forme di organizzazione umana, sociale: in questa - si dice - vige il caos, l'indeterminatezza, lo spirito divino e quello di ... vino.

Proviamo a vedere.

Se ci è concesso porre topologicamente in relazione una ciambella con una tazzina ed un triangolo con un cerchio, sicuramente una simile relazione ci sarà concessa fra, ad es., due montagne. E perchè no, allora, fra due caverne presenti sulle montagne? Una sarà grande ed occupata, poniamo, da dieci coppie di lupi, mentre l'altra piccola ed occupata da tre coppie di lupi; pur essendo le due caverne differenti per forma e per ampiezza, parleremo di corrispondenza biunivoca fra elementi invarianti presenti in ambedue: 1) l'essere fatte di pietra, 2) un ingresso, 3) la possibilità di essere abitate, 4) ecc..

Se questo è vero, pur non essendoci dubbi che gli uomini non sono lupi, è possibile porsi sul terreno di una trsformazione topologica e vedere se vi è una qualche corrispondenza invariante frala caverna dei lupi e la casa di un uomo? Sì, perchè biunivocamente corrispondenti in: 1) essere fatte di pietra, 2) un ingresso, 3) la possibilità di essere abitate, 4) ecc..

Ma allora vi è corrispondenza biunivoca - quindi possibilità di trasformazione topologica - anche fra tutti i diversi tipi di case abitate dagli uomini.

Si dirà che stiamo parlando sempre di applicazioni della topologia a forme geometriche statiche, mentre le forme umane, sociali, sono dinamiche. Concediamolo pure, anche se si deve ammettere che abbiamo parlato di esseri viventi (i lupi) con una loro precisa gerarchia ed organizzazione di branco. Ma proseguiamo e se si avrà un po' di pazienza, si vedrà che stiamo entrando nel cuore del problema.

Che cos'è la casa dell'uomo, se non un elemento fondamentale della vita dell'uomo stesso, cioè una sua estensione fisica?

Ora, se vogliamo fare un passo avanti nel nostro ragionamento, non possiamo parlare della "casa" e dell'"uomo", in generale. Dobbiamo parlare di case diverse appartenenti ad esseri umani, famiglie diverse: la casa della famiglia Rossi, composta da otto componenti, sarà diversa dalla casa della famiglia Bianchi, di tre persone. E come fra le due case vi sono corrispondenze biunivoche (ingresso, finestre, tetto, sedie, ecc.), così fra le famiglie Rossi e Bianchi vi sono analoghe possibilità di corrispondenza (padre, madre, figlio).

Ci si può rendere conto, a questo punto, che abbiamo trasportato i concetti topologici, quasi senza accorgercene e senza forzature, da una dimensione statica ad una dinamica e sociale.

Che cos'è la famiglia (Rossi, Bianchi, ecc.) se non un elemento della società umana?

Poniamo che la famiglia Rossi sia composta da proletari e la Bianchi, da borghesi: ciò non impedisce in alcun modo che, topologicamente parlando, non vi possa essere corrispondenza biunivoca e deformazione dell'una nell'altra.

Ed ora, facile constatazione, osserviamo che i Rossi (proletari) ed i Bianchi (borghesi) appartengono rispettivamente alla classe proletaria ed alla classe borghese, le quali si manifestano in quanto classi distinte e contrapposte non in base alle opinioni contingenti in questo o quel momento, bensì in base al legame materiale, di fatto, che le lega o al superamento oppure alla conservazione delle condizioni capitalistiche esistenti: al superamento di una società fondata sulla legge del valore e di un mercato ormai soprassaturo e paludoso, oppure alla sua conservazione.

Dovrebbe essere abbastanza chiaro, a questo punto che, come è applicabile alla trasformazione dalla tazzina A' al nodo a tre foglie B, allo stesso modo i concetti matematici della topologia e degli invarianti sono applicabili allo studio delle deformazioni e trasformazioni sociali e dunque, per quanto ci riguarda in particolare, allo studio della trasformazione dal capitalismo al comunismo.

L' invarianza del marxismo di cui parlava Bordiga - che tanto fa sorridere molti nostri critici e che tanto a sproposito viene invocata anche da certi "invariantisti" - non è la riproduzione tipografica delle opere di Marx, di Lenin o di Bordiga. La nostra invarianza - sempre quella di cui parla Bordiga è la ricerca costante di quegli elementi invarianti all'interno della costante deformazione topologica del capitalismo, fino alla sua trasformazione topologica (in altre sedi sono stati affrontati - e lo saranno ancora - i concetti di Partito e Stato) nella nuova forma comunista.

Scrive Bordiga in "Relatività e determinismo" (Programma Comunista, maggio 1955): "L'istanza borghese che la scienza non sia possibile che entro le pastoie di una limitatezza costituzionale; il borghese atteggiamento di concederle (e pur questo con sempre maggior scetticismo) la descrizione sola del passato, rispondono alla pretesa che non sia possibile una costruzione del fututo storico della società, esprimono il terrore del marxismo e della profezia rivoluzionaria".

Attenzione: "costruzione" sta qui per pre-visione e la "profezia rivoluzionaria" non ha nulla a che vedere con gli "abbracadabbra" del maghetto di turno.

Così seguita Amadeo: "Il determinismo storico può presentarsi come l'indagine delle leggi proprie di una particolare traiettoria, che è la Linea d'universo delle forme sociali di produzione".

Il determinismo marxista permette, dunque, la possibilità di prevedere, cioè vedere prima, non perchè si è in possesso di una fantasia particolarmente fervida, ma perchè, grazie ad esso, vi è la possibilità di abbracciare con un solo sguardo questa traiettoria, questa "Linea d'universo delle forme sociali di produzione", all'interno della quale permette di cogliere tutte le deformazioni e trasformazioni topologiche - cioè tutti i cambiamenti interni ai vari modi o forme di produzione e, sopratutto, tutti i necessari passaggi da una forma all'altra -, grazie alla possibilità di individuare i fondamentali invarianti presenti nelle diverse forme, i quali, soli, danno la possibilità di porre in relazione una forma con l'altra.

Si può accusare di idealismo (confondendo i concetti di rivoluzione e di insurrezione) chi vive e vede oggi e la rivoluzione comunista ed il comunismo.

Da parte nostra, continuiamo a ribadire che non abbiamo alcuna ideologia e che la stessa "idea del comunismo" non ci fa nè caldo, nè freddo; l' "idea del comunismo" può essere al massimo utile per fare profondi buchi nell'acqua.

Abbiamo un programma comunista di lavoro che ci è dettato non da una fumosa ideologia comunista, bensì dalla materialità invariante del comunismo che viviamo e vediamo fin da oggi.

Il non saper cogliere questo invariante impedisce di legarsi alla materialità della trasformazione dal capitalismo al comunismo, relegando i propri sforzi e la propria volontà di azione sul piano dell' "idea del comunismo", dell' "idealismo comunista" che è, a sua volta, lo si voglia o meno, una forma di materialismo all'interno del quale l' "idea" necessariamente sfuma sempre più, per lasciare spazio ad un lavoro indubbiamente pratico e materiale, il quale, per essere tale, dovrà legarsi ad un certo punto ad una qualsivoglia materialità considerata "invariante": così, l'inconsistente "idealismo comunista" dovrà assoggettarsi alla ben più consistente e dominante - oggi - "idea" della pretesa "invariante" materialità della legge del valore.

Contro ogni forma di idealismo e di esistenzialismo (compreso quello politico!) restiamo, dunque, ancorati al nostro determinismo ed a tutti quegli strumenti che meglio possono farci e far comprendere la realtà della rivoluzione e del comunismo.

Vogliamo concludere il discorso con questo passo finale di "Relatività e determinismo":

"Abbiamo tante volte gridato agli assetati del palpabile successo politico di congiuntura, che siamo rivoluzionari non perchè ci bisogni vivere e vedere, contemporanei, la rivoluzione, ma perchè la viviamo e vediamo oggi, come "evento", per i vari paesi, per i "campi" ed "aree" di evoluzione sociale in cui si classifica dal marxismo la Terra abitata, già suscettibile di scientifica dimostrazione. Le sicure coordinate della rivoluzione comunista sono scritte, come soluzioni valide delle leggi dimostrate, nello spazio-tempo della Storia".

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

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