Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  16 aprile 2013

Patto di fabbrica tra Sindacati e Industriali e ruolo storico della Germania

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 13 compagni.

La discussione è cominciata analizzando la proposta di Confindustria ai sindacati di "un patto in fabbrica" per ricostruire il Paese. La segreteria della CGIL, e prima ancora la Cisl, si sono dichiarate disponibili a mettere da parte gli interessi particolari e ad aprire le trattative per un non meglio definito tentativo di risollevare le sorti dell'economia nazionale. "Possiamo fare tanto ma da soli non ce la faremo", hanno spiegato gli industriali all'appuntamento biennale della Piccola Industria. "Dobbiamo salvare il Paese, occorre una assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori in gioco". Un patto dei produttori, sottolinea il leader della Piccola Industria, è "un dovere e una responsabilità" nel momento "più difficile della storia della nostra Repubblica".

Niente di nuovo. Anzi, non si capisce quale tipo di intesa innovativa possa darsi tra le parti sociali dopo il famigerato protocollo del '93 e dopo tutti gli accordi firmati in questi ultimi anni. Nel luglio del '93 le parti predisposero un quadro di principi e di regole per rendere coerenti i processi ed i contenuti contrattuali con le scelte di politica di bilancio e dei redditi, in particolare per realizzare il controllo dell'inflazione e il risanamento della finanza pubblica. L'accordo tra Confindustria, sindacati e governo rappresentò un momento importante nel consolidamento del modello corporativo demo-fascista e fu uno spartiacque dal punto di vista dei rapporti tra le varie componenti della società. Ma il corporativismo non fu una novità degli anni Novanta, il fenomeno si affermò col fascismo ed, come diciamo sempre, è irreversibile: le organizzazioni sindacali sono inserite nei meccanismi dello Stato borghese da quando è avvenuto il passaggio dalla proibizione violenta, passando attraverso la fase intermedia della tolleranza controllata, all'inglobamento legale delle stesse. La forma sindacale può diventare altro o sparire solo di fronte a fatti catastrofici nei rapporti fra le classi e compito dei comunisti è tenere vive questa esigenza e questa certezza, non illudere i proletari che si possa conquistare o cambiare il sindacato moderno, forma corporativa che è andata oltre quella classica del fascismo con la formula tutta italiana del "sindacato di tutti i cittadini". Cosa possa proporre oggi Confindustria al momento non è chiaro, soprattutto su quali basi materiali possa esserci un nuovo "patto in fabbrica". Sulla contrattazione di secondo livello? Ci sembra poca cosa rispetto a quanto necessario per risollevare l'economia comatosa del paese.

Probabilmente dietro a questo "patto" c'è un riposizionamento politico in atto da parte di imprese e sindacati rispetto alla rinegoziazione del famigerato fiscal compact. Importanti settori industriali e sindacali potrebbero fare fronte unico per opporre una certa resistenza ai diktat provenienti dalla Troika BCE-UE-FMI, chiamando, ancora una volta, i proletari a schierarsi al fianco della "propria" borghesia per difendere il "proprio" posto di lavoro. Se non vuole venir relegato al ruolo di elemento superfluo della società, il lavoratore non può che ribellarsi.

Sul fronte del peggioramento delle materiali condizioni di vita, è cresciuto il numero degli sfratti e delle morosità; inoltre la cassa integrazione in deroga per 520 mila lavoratori è in scadenza e al momento sembra manchi qualche miliardo di euro al conteggio per il suo rinnovo.

Sembra che la strada dell'austerity, dei tagli a man bassa per risanare i conti pubblici, non abbia risanato un bel niente, ma al contrario abbia peggiorato la situazione. Il New York Times afferma che la medicina dell'austerità sta ammazzando il paziente europeo: i tagli "lacrime e sangue" non solo non hanno portato ai risultati sperati (per non dire che sono stati inefficaci), ma hanno anche bloccato la crescita economica dei paesi in cui sono stati effettuati. Scrivendo del Portogallo, il quotidiano americano segnala la decisione della Corte Costituzionale portoghese di bloccare i tagli alle pensioni e agli stipendi dei lavoratori statali. La stessa situazione di disagio colpisce anche la Spagna, dove l'ampio movimento degli sfrattati, morosi e disoccupati sta arrecando parecchio fastidio alle istituzioni.

Il fascismo-keynesismo è stata una modalità di intervento dello stato nell'economia, un dispotico tentativo di dirigere i flussi di valore per riequilibrare il sistema. Oggi, la governabilità della società si fa sempre più difficile perché i tagli a scuola, assistenza sanitaria e servizi pubblici producono rabbia e disagio sociale. Questo sistema sta saltando (vedi Estinzione del Welfare State) sotto i colpi della globalizzazione del Capitale. Le manovre economico-politiche portate avanti dalle borghesie negli anni Trenta fanno parte del passato perché, se non c'è plusvalore da distribuire, questo modo di produzione non può che implodere, e qualcos'altro farsi avanti.

"La crisi economica ha influito, ma anch'essa è un fenomeno così grave proprio perché sono esauriti gli espedienti degli Stati per risollevare l'economia. Non è un caso che dal basso salga, contemporaneamente al richiamo per le manifestazioni di piazza, anche un marcato disgusto per la "politica", e che si incomincino a sentire discorsi anticapitalistici anche all'infuori degli ambienti tradizionali dei gruppi che si collegano al marxismo o alla tradizione anarchica." (Lo Stato nell'era della globalizzazione).

Ulrich Beck mette in guardia la Germania dal continuare ad imporre la politica del rigore ai paesi del sud Europa. Cosa succederà quando sarà necessario applicarla in Francia e, presto, pure nel nord Europa? Il Welfare della stessa Germania comincia a scricchiolare, così pure quello di Danimarca e Olanda; i falchi dell'Euro sono costretti ad adottare al loro interno le stesse misure imposte agli altri. Per Beck non è accettabile una Germania che decide la politica economica degli altri paesi, così facendo si avvia ad essere di nuovo il capro espiatorio delle crisi capitalistiche. Il sociologo tedesco si appella perciò ai governanti di buona volontà ed invita l'Unione Europea a diventare tale mettendo al primo posto la solidarietà, al fine di costruire una governance internazionale in grado di gestire un'economia sempre più integrata. Assistiamo a fenomeni sempre più contraddittori, che rispondono da un lato alla necessità del Capitale di un governo unico mondiale, dall'altro al tentativo di difesa da parte della borghesie delle economie nazionali minacciate dalla globalizzazione.

La teleriunione è continuata con la discussione sulle lotte immediate del proletariato, in particolare sulle notizie arrivate qualche ora prima dal San Raffaele di Milano dove alcuni lavoratori, intenti a bloccare gli uffici di accettazione dell'ospedale, si sono scontrati con le forze dell'ordine. La violenza di padroni e polizia sui lavoratori in lotta non è più un fatto eccezionale, sta invece diventando la normalità. Nell'articolo della rivista 1919-1926: rivoluzione e controrivoluzione in Europa, abbiamo scritto che la rivoluzione è possibile quando la borghesia entra in campo usando la forza e costringe il proletariato a misurarsi con questo tipo di realtà. La nostra corrente, negli anni '20, sostenne sempre che l'unico terreno su cui rispondere ai fascisti era quello dello scontro, non certo quello demo-parlamentare degli aventini.

"Le rivoluzioni esplodono quando alla classe dominante non resta altro che l'opzione militare. La guerra di classe la dichiarano loro. Quando capiscono che non possono fare altro cercano di prevenirci. Hanno tutto l'interesse a sfruttare i vantaggi dell'attacco preventivo e in questo hanno l'appoggio della macchina statale."

Quando viene meno l'aspetto del controllo politico-parlamentare, ovvero quello della corruzione delle classi dominate, la borghesia è costretta a dichiarare guerra aperta al proletariato.

Dal fronte americano, l'attentato a Boston dimostra che gli Usa sono una colonia di se stessi. Nelle immagini post-esplosione si vede l'intervento militare dello Stato, centinaia di poliziotti in assetto da guerra che pattugliano la città in uno stato di emergenza che ormai è la normalità. All'interno degli Stati Uniti potrebbero innescarsi processi autodistruttivi e/o disgregativi. L'estrema destra americana non ha nulla a che fare con quella europea: è anti-sistema e digerisce male la presenza dello stato federale, percepito come dispotico e dittatoriale anche a causa dell'aumento delle tasse e del tentativo di limitare il possesso delle armi.

Sempre a proposito di America e di tumulti, segnaliamo che in seguito alle elezioni venezuelane vinte da Maduro gli oppositori sono scesi in piazzaa Caracas, dando luogo a violenti scontri con diversi morti e centinaia di feriti. Questa situazione di ingovernabilità, diversa da paese a paese, sta diventando endemica e sta assumendo un carattere generale.

In conclusione, abbiamo ribattuto alcuni passaggi chiave della relazione sulla Germania presentata all'incontro redazionale dello scorso marzo. Non è possibile analizzare il ruolo storico svolto dalla Germania partendo dalla Germania stessa, ma bisogna incentrare l'analisi sul contesto geostorico in cui si è sviluppato questo paese. Leggendo l'Introduzione a Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, si capisce bene che la rivoluzione borghese era già avvenuta in Inghilterra sotto forma economica, e in Francia sotto forma politica ("Quando siano adempite tutte le condizioni interne, il giorno della resurrezione tedesca verrà annunziato dal canto del gallo francese."). Il proletariato tedesco avrebbe dovuto compiere una rivoluzione radicale che superasse le categorie del capitalismo, o altrimenti avrebbe seguito, come fu, la scia di Francia e Inghilterra. Ma la Germania non poteva superare il proprio limite politico (età geostorica, sviluppo qualitativo della forza produttiva sociale) proprio quando ne aveva più bisogno e cioè nel momento in cui esplodeva il suo vantaggio materiale sul resto dell'Europa in termini di un enorme sviluppo quantitativo della produzione.

Come prevedeva Marx prima del 1848, la Germania sarà costretta a spezzare i vincoli dell'arretratezza "ontogenetica" (sviluppo in quanto organismo, da embrionale ad adulto) e unirsi al percorso "filogenetico" dell'ambiente in cui si trova (maturazione del processo rivoluzionario europeo); sarà costretta a passare dall'isolamento politico tradizionale, che ne fa il capro espiatorio della controrivoluzione, a elemento catalizzatore intorno al quale s'impernia la rivoluzione.

Articoli correlati (da tag)

  • Un'ipotesi estrema contro la recessione

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata con l'analisi della situazione politica italiana in relazione alla probabile formazione di un governo PD-M5S. Abbiamo ribadito che qualsiasi governo si formerà di qui ai prossimi giorni non potrà che adoperarsi per il controllo centralizzato dell'economia, il sostegno al sistema produttivo interno e la gestione degli effetti sociali dell'andamento economico. Totalitaria è la forma di dominio fascista, con lo Stato che passa sotto il controllo del Capitale come strumento indispensabile per intervenire nella società, sia come ammortizzatore sociale (carota) che come repressione (bastone). In "Tracciato di impostazione" (1946) è scritto che:

    "Lo svolgimento politico dei partiti della classe borghese in questa fase contemporanea, conduce a forme di più stretta oppressione, e le sue manifestazioni si sono avute nell'avvento dei regimi che sono definiti totalitari e fascisti. Questi regimi costituiscono il tipo politico più moderno della società borghese e vanno diffondendosi attraverso un processo che diverrà sempre più chiaro in tutto il mondo."

    Quindi, al di là delle alchimie politiche di cui l'Italia è maestra, il prossimo governo avrà dei margini di manovra ridotti, dato il livello di (non) crescita del Pil combinato con un debito pubblico che tocca i 2.386 miliardi di euro. E' abbastanza chiaro che il sostegno di molti sinistri all'alleanza PD-M5S in funzione antifascista, non è che il solito partigianesimo risorgente e tenace che preferisce una parte della borghesia rispetto all'altra. Ma il fascismo non è il prodotto del Salvini di turno che fa i decreti sicurezza, bensì dell'esperienza statale fascista sperimentata durante il Ventennio e da cui non si è più tornati indietro. Tant'è vero che alcuni enti istituiti negli anni Trenta non sono stati soppressi dai successori post-fascisti (IMI, IRI, ecc.).

  • Pancia e gambe si muovono prima del cervello

    La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 7 compagni, è cominciata dal tema del "lavoro", o meglio del lavoro alienato che, come dice Marx, fa sì che l'uomo si senta tale solo quando mangia, beve e si accoppia (attività che condivide con le bestie), e si senta bestia quando lavora (attività che gli sarebbe peculiare).

    Un compagno ha fatto notare che il "lavoro" è un'attività umana invariante, incessante nei millenni (l'arco millenario che lega l'ancestrale uomo tribale lottatore con le belve al membro della comunità futura) nonostante il variare storico dei paesaggi epigenetici innumerevoli volte rivoluzionati. Perciò possiamo indicare la forma, che esprime il "lavoro" della natura sulla materia sia organica che inorganica, come il movimento in quanto tale.

    Ora, il "prodotto" di questo incessante movimento-lavoro della materia per miliardi di anni altro non è che lo stato attuale delle cose. L'uomo è nella fase della sua storia in cui quel primordiale movimento-lavoro ha assunto la modalità capitalistica, alienandosi. Il prossimo balzo evolutivo della specie verso il regno della libertà la emanciperà dal lavoro come cieco movimento della materia sociale. Rovesciata la prassi, per la prima volta l'umanità non sarà solo "cosciente" ma anche "dirigente" il suo proprio lavoro, ossia il suo proprio movimento-lavoro, ad un gradino evolutivo superiore. Scienza dell'uomo e della natura si integreranno e allora non ci sarà che una sola scienza.

  • Anniversari

    La teleconferenza di martedì 9 luglio, a cui hanno partecipato 11 compagni, ha avuto come tema principale il ricorso di alcuni anniversari.

    Tra il 7 e il 9 luglio del 1962, in Piazza Statuto a Torino, si verificano violenti scontri tra forze dell'ordine e operai in seguito alla firma di un accordo sindacale separato tra Uil e Fiat. La mattina del 7 luglio i maggiori stabilimenti industriali della città si fermano e gli operai incolleriti si concentrano di fronte alla sede della Uil in Piazza Statuto; ne nascono degli scontri con la polizia che durano per tre giorni con il risultato di più di un migliaio di fermi, quasi un centinaio di arrestati e svariate centinaia di feriti da entrambe le parti.

    Dalle fila del PCI ai sinistri dei Quaderni Rossi, si alza un coro unanime di condanna dei fatti di piazza Statuto, giudicati una "squallida degenerazione" di una manifestazione di protesta operaia. L'Unità del 9 luglio definisce la rivolta come "tentativi teppistici e provocatori", ed i manifestanti "elementi incontrollati ed esasperati", "piccoli gruppi di irresponsabili", "giovani scalmanati", "anarchici, internazionalisti". Al contrario, il programma comunista n. 14 del 17 luglio 1962, esce con un potente articolo intitolato "Evviva i teppisti della guerra di classe! Abbasso gli adoratori dell'ordine costituito!", in cui si afferma che ha poco senso essere non violenti quando quotidianamente si subisce la violenza del lavoro salariato.

Rivista n°46, novembre 2019

copertina n°46f6Editoriale: Rapporto diretto
f6Articoli: Che fine ha fatto il futuro?, Rivoluzione e cibernetica
f6Rassegna: La bicicletta di Leonardo
f6Terra di confine: Apprendisti stregoni
f6Spaccio al bestione trionfante: Inflazione cercasi
f6Recensione: Intelligenza artificiale, evoluzione naturale
f6Doppia direzione: Centralismo democratico e centralismo organico

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 236, 18 novembre 2019

f6La sussunzione della società al capitale
f6Economia e Big Data
f6Di che colore è Hong Kong?
f6Iraq. Verso la guerra civile?
f6Bistecca vegana senz'osso
f6Olocrazia
f6Bisognava pensarci prima

Leggi la newsletter 236
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email