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  • Resoconto teleriunione  19 aprile 2016

Senza riserve e senza futuro (capitalistico)

La teleconferenza di martedì scorso, presenti 18 compagni, è iniziata con la segnalazione di un documento fittissimo di spunti dal titolo: "L'emergenza dei movimenti in rete e la moltiplicazione delle pratiche tecnopolitiche".

Nel documento il gruppo che si definisce di tecnopolitica, cerca di analizzare i "fatti sociali" con delle modellizzazioni, seguendo l'evoluzione dei movimenti da Seattle (1999) fino ai giorni nostri. Viene tracciata un'interessante analogia tra il funzionamento del cervello umano e quello del cervello sociale emerso dai movimenti, nelle differenti esperienze si colgono delle invarianti, da Occupy Wall Street alle proteste in Brasile, dal movimento spagnolo 15M ad OccupyGezi fino alle mobilitazioni di Hong Kong.

Da Occupy Wall Street del 2011 in poi si è costretti a fare i conti con quanto, di nuovo, è stato messo in moto dal movimento americano. La cosa più interessante ormai non è neanche soffermarsi sull'infrastruttura tecnologica, i social network, le wiki, i siti e la possibilità di interagire tra continenti tramite flash mob internazionali, ma il contenuto politico: l'anticapitalismo feroce con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista dell'agire pratico.

Il movimento francese delle NuitDebout sta cercando di allargare la mobilitazione in altri paesi, gli osservatori mettono l'accento sulla mancanza di rivendicazioni piuttosto che sul motivo della protesta. Per il 28 aprile prossimo è stato lanciato un nuovo sciopero generale e c'è da dire che l'utilizzo del meme 99% vs 1% lascia sprazzi di ottimismo.

Mentre la guerra civile generalizzata coinvolge tutta la società compreso Internet e i social network, Chossudovsky pubblica un articolo dove si sostiene che i movimenti sono creati a tavolino dai soliti servizi segreti americani. Questi dietrologi non si rendono conto che per aizzare un movimento bisogna che questo esista, non ci si può infiltrare in qualcosa che non c'è.

Si è passati quindi a commentare alcune notizie economiche. Un compagno ha segnalato un articolo pubblicato su ZeroHedge: da sette mesi la produzione industriale americana sarebbe in calo costante, nel cuore del sistema capitalistico sta per arrivare un altra ondata di crisi acuta. Curiosa anche la presa di posizione del Il Sole 24 Ore dopo il fallimento del vertice di Doha sul petrolio, dal titolo mai più azzeccato: "Un sistema fuori controllo". Persino il giornale degli industriali ormai utilizza un linguaggio catastrofico: "L'ordine mondiale fondato sugli alti prezzi del greggio sembra al tramonto, così come l'onnipotenza del Cartello Opec. Una cosa è certa: anche l'oro nero a buon mercato provoca degli shock e saranno forse imprevedibili. Il crollo dei prezzi è il simbolo di un sistema fuori controllo dove l'irrazionalità e la destabilizzazione possono prevalere persino sugli interessi economici."

A conferma di un sistema fuori controllo si è accennato alle news sul Fondo Atlante. Quando il capitale è in difficoltà classicamente interviene lo Stato accompagnato dalle maggiori banche. Su Lavoce.info si afferma che il Fondo non ha credibilità perché i soggetti che lo sostengono sono impelagati nel mercato e non ci sono risorse sufficienti, si chiede quindi un maggiore intervento dell'ormai dissanguato Pantalone. La situazione in realtà rasenta l'assurdo, consegnare alle fondazioni bancarie e alle più grandi banche d'Italia il salvataggio delle banche stesse è come dare alla volpe le chiavi del pollaio. Le maggiori banche ritirano titoli in sofferenza, ma non possono far altro che rimetterli in circolazione, magari impacchettati per bene in strumenti finanziari ad alto interesse. Siamo daccapo: finché c'è la fiducia tutto gira ma quando questa manca crolla l'intero assetto, viene smascherata quella che Galbraith chiama l'economia della truffa.

Anche distribuire soldi con gli elicotteri sarà difficile perché snaturerebbe il sistema capitalistico basato sullo sfruttamento, non si può regalare denaro, questo come dice la Bibbia, deve venire fuori dal sudore degli operai. Friedman per primo aveva lanciato la proposta già negli anni '70. La crisi attuale però è di sovrapproduzione: eccesso di capitali vuol dire eccesso di merci, la produzione teoricamente infinita si scontra con un mondo fisicamente finito. Se si inondasse il mondo di moneta, come già succede aumenterebbe il risparmio, a cui gli economisti attribuiscono una spiegazione di carattere psicologico.

Il presidente dell'Inps Boeri mette in guardia circa la tenuta sociale e afferma, sinceramente, che i giovani nati negli anni '80 non hanno futuro e saranno costretti alla miseria nera: "c'é una penalizzazione molto forte dei giovani e dato il livello della disoccupazione giovanile c'é il rischio di avere intere generazioni perdute all'interno del nostro Paese".

Nel 2005 ci occupammo dell'incendio nelle banlieue, a cui seguì l'anno dopo l'enorme mobilitazione contro il CPE (Contrat Première Embauche, contratto di primo impiego). Erano due mondi opposti in collisione. Le banlieues esplodevano perché a un proletariato disoccupato, escluso, anche per fattori etnici, bastava una piccola scintilla per far emergere la propria rabbia, invece i milioni in lotta contro il CPE protestavano non tanto per le loro condizioni di vita quanto per l'incertezza riservata dal futuro. Mentre i banlieusards avevano obbligato persino il ministro di polizia a invocare di fronte al parlamento la costruzione di una nuova società, gli studenti e i lavoratori avevano rivendicato la conservazione dell'esistente contro una minaccia futura, incanalando la rabbia in una forma istituzionale.

Di fronte alla fibrillazione sociale e al marasma bisogna sempre tenere salda la bussola. In Proprietà e Capitale si afferma che il partito in quanto organismo del futuro deve aver chiari i compiti storici: "Il problema della prassi del partito non è di sapere il futuro, che sarebbe poco, né di volere il futuro, che sarebbe troppo, ma di conservare la linea del futuro della propria classe".

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Rivista n°45, aprile 2019

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