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  • Resoconto teleriunione  22 ottobre 2013

Potenziali di sviluppo

La teleriunione di martedì sera, connessi 17 compagni, è iniziata con una relazione sulla manifestazione del 19 ottobre a Roma, pubblicizzata con lo slogan "Una sola grande opera: casa e reddito per tutti". La capillare organizzazione poliziesca e l'azione preventiva svolta nei giorni precedenti sono il primo elemento su cui riflettere: già due giorni prima le auto parcheggiate nelle strade che sarebbero state percorse dal corteo sono state rimosse, i tombini sigillati e i cestini dei rifiuti chiusi. Il giorno della manifestazione, la polizia, presente in modo massiccio sia in divisa che in borghese, ha perquisito i pullman dei manifestanti in arrivo dalle altre città. La paura di eventuali danni ha portato alla chiusura di tutti i negozi per diversi chilometri intorno al perimetro del corteo. La manifestazione è stata aperta dal nutrito spezzone degli occupanti delle case, pieno di immigrati, bambini e famiglie. I No Tav, presenti con una delegazione di una cinquantina di militanti, hanno sfilato insieme ai No Muos siciliani. C'era anche lo striscione della logistica con una delegazione di facchini da Bologna e una ventina di lavoratori di Roma.

Sindacati di base, centri sociali, una buona presenza da Napoli e hinterland, parecchie maschere di Anonymous, molti giovani, vecchi e nuovi leader del movimento romano completavano il quadro. Alla fine del corteo sono state piantate le tende di fronte al Ministero delle Infrastrutture e su Twitter è comparso l'hashtag #OccupyPortaPia. La mattina dopo si è tenuta un'assemblea e tra i vari interventi c'è stato quello di un lavoratore della logistica che ha rilanciato con forza la mobilitazione.

Da segnalare l'assenza pressoché totale dei grillini che, pur avendo tra i loro punti programmatici il reddito di cittadinanza, non hanno ritenuto opportuno partecipare. Evidentemente, una volta entrati nei palazzi, hanno dimenticato per strada i proclami di lotta.

Dal corteo si sono alzati slogan anticapitalisti e vaghi richiami alla rivoluzione, grande risonanza ha avuto il tema della casa. Sia nelle assemblee cittadine che in Rete la necessità di avere un tetto sopra la testa si fa sentire e, da Roma a Milano, da Firenze a Torino, i movimenti contro gli sfratti vedono aumentare i loro effettivi. L'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, ha lanciato l'allarme: "So che tanti sono gli affittuari che non pagano il canone di affitto ogni anno e magari anche per più anni e pertanto seguendo le leggi in vigore sono soggetti al provvedimento di decadenza. Ebbene chiedo ai responsabili di sospendere la procedura almeno fin dopo l'inverno per trovare soluzioni adeguate a chi non ha potuto pagare per motivo della perdita del lavoro (una moratoria)." Secondo l'arcivescovo "non si può fare pagare un prezzo altissimo a chi è moroso per un motivo così grave e incolpevole come è la mancanza di lavoro". Migliaia di precari e disoccupati senza soldi vengono sfrattati, aumentano così le occupazioni e con esse le reti di mutuo soccorso. A Roma il fenomeno ha assunto dimensioni di massa e, rispetto agli anni passati, vengono occupate ex caserme, alberghi e fabbriche in disuso. Siccome le amministrazioni pubbliche non sono più in grado di garantire un minimo di welfare, nascono strutture di mutua assistenza dal basso. E in questi ambienti comincia a fare capolino la parola d'ordine del salario ai disoccupati. D'altronde, non si può disperdere la forza in mille rivoli rivendicativi, casa, sanità, pensioni, tariffe, fisco ecc., bisogna rivendicare il potere d'acquisto del salario in quanto tale.

In un articolo dell'Ansa, La rivolta corre sul web, si menzionano gli attacchi ai siti governativi sferrati da Anonymous: "Quattro siti governativi 'oscurati', centinaia di foto, decine di video e migliaia di tweet. La protesta contro il 'potere' corre anche sui social network, che oggi si sono trasformati in cassa di risonanza del corteo che ha attraversato le strade della Capitale, portando con sé scontri e azioni in particolare davanti alla sede del ministero dell'Economia, delle Infrastrutture e nelle strade limitrofe." Quel giorno oltre alla presenza di migliaia di persone nelle strade, c'è stata una notevole attività sul Web, e chi non è riuscito a raggiungere Roma ha supportato la manifestazione riverberando informazioni sui social network, fornendo resoconti in tempo reale e seguendo le dirette via streaming. Durante il corteo sono stati distribuiti manuali di "autodifesa digitale" su come schermare il proprio smartphone per comunicare liberamente e un vademecum per come comportarsi in caso di uso di lacrimogeni e idranti. Si invitavano inoltre i romani ad aprire i propri wi-fi per il timore di un blocco di Internet da parte della polizia ("Spegni il blackout, apri il tuo wifi"). Gli organizzatori hanno distribuito un volantino con il percorso dettagliato del corteo, alcuni numeri di cellulare per l'assistenza legale e altri numeri utili. A parte le dirette su Repubblica.it e dalle radio di movimento, si potevano seguire i canali Twitter #assedio, #sollevazione e #19o, dai quali gli stessi media ufficiali hanno attinto informazioni. Non si torna più indietro dal livello di organizzazione raggiunto e, di qui in avanti, le manifestazioni saranno sempre più bio-cibernetiche. L'hashtag #19o, divenuto un trending topic, ha funzionato da hub per le notizie provenienti da Portogallo e Spagna dove ci sono state manifestazioni analoghe. Denominatore comune della giornata di mobilitazione europea la lotta all'austerità, la politica di bilancio fatta di tagli al fine di ridurre il deficit pubblico attraverso la riduzione dei servizi pubblici e l'aumento delle imposte.

Per certi versi l'iniziativa denominata Occupy Porta Pia è stata un'imitazione non riuscita delle acampadas spagnole, però il collegamento ideale con le piazze globali c'è stato e rimane. Al di là di quello che dicono gli attivisti, il movimento italiano è stato costretto a fare i conti con modalità organizzative sperimentate all'estero. La parola d'ordine dell'assedio è stata mutuata da spagnoli e portoghesi che da mesi manifestano rumorosamente sotto i palazzi del potere.

Al contrario di Occupy Wall Street, che ha sempre rifiutato il dialogo con le istituzioni, una delegazione di attivisti ha incontrato il Ministro delle Infrastrutture. Il blocco immediato degli sfratti e l'utilizzo delle risorse per un piano di edilizia residenziale pubblica sono alcuni dei temi portati al tavolo: "Smettere di finanziare le grandi opere inutili, come ad esempio Tav ed Expo, era parte delle richieste dei responsabili dei movimenti. La risposta di Lupi è stata che il suo dicastero potrà investire nell'immediato 40 milioni di euro per tutelare le famiglie colpite da sfratti per morosità. Non basta. Il provvedimento arriverà troppo tardi per le 260.000 famiglie colpite da sfratto", dice uno dei coordinatori dell'accampamento di Porta Pia.

I tavoli delle trattative lasciano il tempo che trovano, e quelli che pensano di dirigere il movimento saranno diretti dallo stesso. Zuccotti Park è stato il serbatoio di nuova informazione. Dopo averne prelevata da una società in rivolta ed averla elaborata, adesso ne immette in modo che altri occupiers possano prelevarla. A questo punto la dislocazione del luogo fisico non ha più importanza, esso si è diffuso nel mondo, vive sulla Rete, è fisicamente ubiquo. La rivoluzione d'oggi non ha più bisogno di leader. E, come afferma John Brockman in Digerati, il cervello sociale ha preso il sopravvento su quello dei singoli: "Il valore sta nell'attività. Contenuto non è più un sostantivo. Contenuto è contesto. Contenuto è attività. Contenuto è rapporto, comunità. Contenuto non è testo o immagini distinti dalle componenti interattive che forniscono loro accesso. Contenuto è la qualità interattiva. Contenuto è un verbo, un processo in divenire".

Conclusa la parte dedicata alla manifestazione, siamo passati a discutere del recente ritrovamento nel sito archeologico di Dmanisi, in Georgia, dei resti di un ominide di 1,8 milioni di anni fa. Il fossile si aggiunge ai resti di altri ominidi tutti rinvenuti nello stesso sito e vissuti nello stesso periodo: un anziano maschio senza denti, un maschio adulto, una giovane femmina e un adolescente di sesso sconosciuto, che rendono il sito unico perché sono i fossili umani più antichi scoperti fuori dall'Africa. Nella stessa località sono stati scoperti anche resti di animali e alcuni strumenti di pietra, probabilmente usati per macellare gli animali, associati allo stesso periodo. Secondo Giorgio Manzi dell'Università La Sapienza di Roma, "i fossili di Dmanisi portano con sé eredità del passato e caratteri di forme che si sarebbero evolute nel futuro. Quel sito è una specie di 'ombelico del mondo' del Pleistocene. E la loro eccezionale variabilità rappresenta una specie di instabilità morfologica." Siamo passati da una fase in cui i cambiamenti più evidenti riguardavano la postura bipede a una in cui riguardano il cervello, e le notevoli differenze dei crani di Dmanisi testimoniano una transizione. L'antropologo Christoph Zollikofer, dell'Università di Zurigo, sostiene che "gli individui Dmanisi appartengono tutti ad una singola specie di Homo" e, dalle analisi statistiche, si evince "che i cinque individui Dmanisi sono vistosamente diversi tra loro, ma non lo sono più di cinque diversi esseri umani moderni o di cinque esemplari di scimpanzé di un determinato gruppo."

Il cranio scoperto più di recente, indicato come Skull 5, è un teschio fossile appartenuto a un uomo adulto alto fra 1,50 e 1,60 metri e in esso si combinano caratteristiche diverse mai osservate tutte insieme in un ominide: una piccola scatola cranica, faccia allungata e grandi denti. Per questi diversi tratti fisici, il fossile di Dmanisi può essere paragonato a vari fossili di Homo, scoperti in Africa e risalenti a circa 2,4 milioni di anni fa, e altri scoperti in Asia e in Europa, datati nel periodo compreso fra 1,8 e 1,2 milioni di anni fa. Se finora si pensava che dopo la divergenza dall'Australopithecus e la comparsa del genere Homo (circa 2,5 milioni di anni fa), si fossero succedute tante specie diverse, tutte estinte tranne Homo Sapiens, oggi si ipotizza che la documentazione fossile debba essere letta diversamente: vi sarebbe stata una sola specie nelle prime fasi del percorso evolutivo dell'uomo.

Come abbiamo scritto in Genesi dell'uomo-industria, l'evoluzione è un processo discontinuo, caratterizzato da periodi di conservazione delle specie e da periodi, spesso catastrofici (improvvisi) di mutamenti fondamentali che, secondo la "legge di Dollo" sull'irreversibilità dell'evoluzione, portano le specie da un livello evolutivo all'altro. Il genere Homo ha percorso la sua strada fino al livello attuale, fatto di forma fisica e capacità di adattarsi all'ambiente e di adattarlo a sé; livello che è determinato, perché la linea evolutiva non innesta retromarce.

Sempre sul tema dell'evoluzione umana, un compagno ha fatto un breve riassunto del libro La conquista sociale della Terra di Edward O. Wilson. Particolarmente attratto dalla mirmecologia (la branca dell'entomologia che studia le formiche), l'autore compie uno studio sulle invarianze e le differenze tra specie eusociali (di buona socialità): da una parte api, formiche e termiti, dall'altra la specie umana. Questo per dimostrare come l'evoluzione della nostra specie e la conquista della Terra ad opera di questo bipede indifeso sia un fatto sociale, dovuto innanzitutto alla formazione di piccoli gruppi che si sono aiutati condividendo cibo e habitat:

"L'uso dei fuochi di bivacco, di abitazioni chiuse e di un abbigliamento caldo consentì agli umani di sopravvivere e di riprodursi in parti del mondo dove altrimenti sarebbe stato impossibile superare l'inverno. Di più: tecniche progredite di caccia e l'agricoltura permisero alle persone di radicarsi in habitat dove di solito avrebbero patito la fame. Cosa innescò il cambiamento? Tutti i preadattamenti per l'eusocialità, il livello più avanzato di organizzazione sociale, erano stati messi in cantiere, ma questo valeva anche per le molteplici specie di australopitecine che erano esistite fino a quel momento, nessuna delle quali aveva imboccato la strada verso una rapida crescita del cervello. Credo che la chiave del progresso verso Homo sapiens sia stata il preadattamento critico che ha trascinato le poche altre specie animali che nella storia della vita sono riuscite a superare la soglia dell'eusocialità".

Il preadattamento negli umani ha avuto luogo per migliaia d'anni e, una volta raggiunta una determinata soglia di eusocialità, è esploso dando vita a una sorta di general intellect. Siamo diventati abilissimi nel cooperare e nel progettare e, "non soltanto interagiamo intensamente gli uni con gli altri, come gli altri animali con organizzazioni sociali avanzate, ma a questo abbiamo aggiunto il bisogno impellente di collaborare a un livello mai esistito. Manifestiamo le nostre intenzioni nel momento opportuno e interpretiamo intelligentemente quelle altrui, cooperando fattivamente e in modo competente per costruire utensili e ricoveri, addestrare i giovani, pianificare spedizioni di approvvigionamento, fare gioco di squadra, realizzare tutto quello che è necessario per sopravvivere come esseri umani. In quanto esseri naturali umani siamo invischiati in reti sociali. Fin dall'infanzia siamo portati a leggere le intenzioni altrui e pronti a cooperare se c'è un barlume di interesse comune in vista. Cooperando attraverso la comunicazione e la lettura delle intenzioni altrui, i gruppi ottengono migliori risultati rispetto allo sforzo di ogni singola persona isolata."

Jack London, nel romanzo Il tallone di ferro, sostiene che "la lotta dell'organizzazione contro la concorrenza data da un migliaio di secoli, e sempre ha trionfato l'organizzazione. Coloro che si arruolano nel campo della concorrenza sono destinati a perire". Proprio così, il guaio è che la maggior parte delle persone immaginano che il contrario della concorrenza sia il collettivismo democratico da partito congressuale. Qualcuno arriva ad immaginare la cooperazione, ma questa è ancora al di sotto del sistema di relazioni complesse esistente in un organismo vivente, dove non c'è affatto collettivismo o cooperazione ma azione differenziata secondo un programma unico.

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