Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  9 ottobre 2018

Transizione di fase

Abbiamo cominciato la teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, parlando della campagna di Amnesty International "Ferma il lavoro minorile nelle miniere di cobalto in Congo", secondo cui sono almeno 40 mila i bambini impiegati nelle cave nel sud del paese per l'estrazione del "prezioso minerale utilizzato per la produzione di batterie ricaricabili utilizzate per i nostri cellulari, tablet, computer e altri dispositivi elettronici."

In alcune aree del Pianeta il capitalismo sta tornando ad una forma di schiavismo generalizzato. Ad esempio in Nigeria, dove milioni di persone sono preda della miseria più assoluta, o in Niger dove lo Stato non esiste più e le milizie si contendono le risorse del territorio; in generale tale condizione riguarda vaste zone del Nord Africa e del Medioriente. Il processo, che ha preso piede nelle periferie del mondo, ora arriva a lambire anche i paesi di vecchia industrializzazione, dove sono sempre più numerosi i casi di esseri umani ridotti in schiavitù.

I media mainstream, intanto, puntano i riflettori su altro, spesso su notizie secondarie. Uno su tutti lo spread. Quando scattano determinate pressioni politiche, eccolo tornare sulle prime pagine dei giornali come una sorta di segnale lanciato ai governi affinché eseguano gli ordini dei mercati. In realtà, il dato più interessante non è tanto la differenza di rendimento tra due titoli di Stato - lo spread appunto -, ma quella che si realizza tra Buoni del tesoro a 2 e 10 anni: se i primi si vendono più dei secondi, allora significa che la fiducia a lungo termine nel paese non c'è più e che i capitali se ne stanno andando altrove.

Il sistema bancario italiano è pieno di titoli di Stato e questa è la vera mina pronta ad esplodere. Quando il tasso di interesse aumenta, diminuisce il prezzo dei titoli di riferimento e con ciò entrano in crisi i bilanci dei maggiori istituiti bancari e delle assicurazioni, come sta accadendo in questi giorni. Anche le industrie sono piene di titoli tossici, iscritti in attivo nei bilanci. L'Argentina per salvarsi ha emesso buoni a 100 anni raccogliendo una certa quantità di capitali, ma al costo di cari interessi. Per uscire da questa crisi l'unica soluzione potrebbe essere quella di azzerare, cancellandoli, i capitali in esubero; il problema è che gli esiti di un'operazione del genere sono imprevedibili.

La carenza di teoria e quindi di comprensione del sistema da parte degli addetti ai lavori (economisti, governanti, banchieri, ecc.) è dovuta al fatto che essi pensano in termini ragionieristici, e ciò produce una prassi che mira a risolvere i problemi via via che si presentano, senza nessuna progettualità a medio e lungo termine. Anche gli economisti "critici" che teniamo d'occhio, tipo P. Krugman, J. Stiglitz e N. Roubini, non si fanno più sentire, sembrano quasi annichiliti di fronte ad una situazione che non presenta vie d'uscita.

Noi non siamo indifferenti rispetto a nessuna manifestazione sociale e cerchiamo sempre di indagarne le cause economiche. La promessa del reddito di cittadinanza spiega, per esempio, il successo del Movimento 5 Stelle nell'ultima tornata elettorale. Evidentemente, il cervello sociale ha punito quello che restava della sinistra di governo (PD e affini), individuata non come soluzione ma come parte del problema, puntando su chi sembrava rappresentare il "cambiamento". Ora, sul tema del sussidio di sostegno per disoccupati si è aperto uno scontro sia all'interno delle varie componenti della borghesia italiana che tra questa e il resto dell'UE. A gettare altra benzina sul fuoco, c'è la questione, tanto cara ai leghisti, dell'abolizione della legge Fornero, che non va proprio giù alla Banca d'Italia e al FMI. Quest'ultimo ha dichiarato che "le passate riforme pensionistiche e del mercato del lavoro dovrebbero essere preservate e ulteriori misure andrebbero perseguite, come una decentralizzazione della contrattazione salariale per allineare i salari con la produttività del lavoro a livello aziendale."

A tal proposito, quanto succede in Cgil si inserisce a pieno titolo nel caos sociale e politico dominante. L'attuale segretaria Susanna Camusso ha ufficializzato la candidatura di Maurizio Landini come suo successore, ma all'interno del sindacato si è determinata una spaccatura politica dato che Vincenzo Colla, ex segretario dell'Emilia Romagna, forte del sostegno di varie categorie, non ha abbandonato la corsa per conquistare la poltrona di Corso d'Italia. Il tutto mentre cala il numero dei tesserati e aumenta l'indifferenza dei lavoratori verso le beghe interne al gruppo dirigente cigiellino.

Per fortuna che lo scoppio della lotta di classe non è dovuto alla presa di coscienza del proletariato (altrimenti, diceva Bordiga, dovremo aspettare vari secoli ancora per "prepararlo"), quanto al superamento di determinate soglie di sopportazione. Si tratta di qualcosa di fisico, nel senso di "fisica della storia" (L'atomo sociale di Mark Buchanan). Ed è importante essere precisi con il linguaggio: molto spesso capita, erroneamente, di parlare di rottura rivoluzionaria come di una fase di transizione, che evoca un periodo di passaggio breve o lungo e tira in ballo un certo gradualismo. E' invece più corretto, riferendosi al passaggio rivoluzionario, parlare di transizione di fase, ovvero di un allineamento repentino delle molecole sociali, come quando l'acqua diventa ghiaccio o quando l'asse di legno si rompe dopo aver subito una serie di sollecitazioni. Il passaggio da uno stato della materia all'altro è discontinuo e avviene attraverso dei processi di trasformazione rapidi.

Nella società, anche se i più non se ne accorgono, stanno maturando fenomeni di rilevanza epocale, come il buono di non-lavoro lanciato dal governo giallo-verde. La proposta di fornire a chi ne ha i requisiti una tessera elettronica per fare la spesa fa pensare a quanto la società sia matura per un salto rivoluzionario. Come al solito, l'Italietta è il brodo di coltura di qualcosa che maturerà nei prossimi anni, magari a livello mondiale. Processi come la smaterializzazione del denaro sono irreversibili e stanno producendo già adesso degli effetti dirompenti; si è infatti arrivati ad elaborare la proposta di una moneta elettronica non cumulabile con la quale si possono acquistare dei beni, mentre il denaro lo vede solo il commerciante quando incassa direttamente dallo Stato.

La discussione intorno al reddito di base, va ricordato, è partita negli anni '80 in Belgio da parte del Collettivo Charles Fourier che ha istituito la Rete europea del reddito di base (Basic Income European Network), che poi è diventa un network mondiale (Basic Income Earth Network) con svariate decine di reti nazionali e regionali. Per un paio di decenni il "basic income" è rimasto appannaggio degli addetti ai lavori e di alcuni movimenti di sinistra, ma da qualche anno la questione è esplosa a livello globale: ne parlano i democratici Usa, i sindacati sudafricani, americani, inglesi e olandesi, i movimenti dei precari europei, ecc.; e molti sono i paesi che stanno sperimentando forme di reddito di base (Alaska, Finlandia, Olanda, Danimarca e singole città come Stockton in California). Il tutto va di pari passo con l'incalzare del fenomeno dell'automazione e dell'intelligenza artificiale. Siccome la produttività è altissima e bastano pochi operai a produrre tutto il plusvalore necessario alla società, questa deve provvedere in qualche modo alla sua sovrappopolazione relativa e assoluta, con lavori fasulli o con ammortizzatori sociali, in modo che non scoppino rivolte. Ma guai a quella società, si dice nel Manifesto del 1848, che invece di sfruttare i suoi schiavi dovesse giungere a mantenerli soltanto.

La forza produttiva sociale trova negli attuali rapporti di produzione delle insopportabili catene, e quindi le farà saltare. Se ne accorgono anche teorici delle reti come Michel Bawens, che nel 2012 ha scritto l'articolo "Occupy as a business model: The emerging open-source civilisation"; o come Kevin Kelly in "The New Socialism: Global Collectivist Society Is Coming Online". A questi articoli si può aggiungere il saggio di Jacob Rigi La produzione peer to peer come alternativa al capitalismo: un nuovo orizzonte comunista, di cui riportiamo un passo significativo:

"La centralizzazione della informazione/conoscenza e la struttura a rete contraddicono, intrinsecamente, i rapporti di produzione capitalistici. La logica di rete richiede che la conoscenza prodotta in ciascun nodo di una rete integrata a livello globale debba fluire liberamente e in orizzontale in tutte le direzioni per tutti gli altri nodi".

Viene in mente quanto diceva Bordiga in Struttura economica e sociale della Russia d'oggi (1955) a proposito dell'elettrificazione:

"L'accumulazione capitalistica classica poté sorgere da impianti isolati e controllabili da privati, e anche la macchina a vapore che edificò il capitalismo dell'ottocento poteva essere controllata localmente e in modo autonomo. Ma la rete delle centrali che producono energia elettrica per migliaia di macchine motrici-operatrici su un territorio immenso non può... che sorgere con una progettazione centrale... L'energia termica è locale, autonoma, degna della democrazia filosofica e dell'anarchia economica del piccolo borghese. L'elettricità è unitaria, centralista, organica."

Articoli correlati (da tag)

  • Eliminare la dissipazione, cioè il capitalismo

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata con la segnalazione dell'articolo "Le navi si svuotano. Giù il Baltic Index, primo allarme di crisi economica", pubblicato il 12 febbraio nella sezione economia di Repubblica.

    Nato nel 1985, il Baltic Dry Index raccoglie i prezzi dei trasporti e dei noli marittimi, misurando la frequenza annuale delle principali rotte. Esso non tiene conto del trasporto del petrolio ma solo delle merci secche come derrate agricole, carbone e ferro, misurando lo stato di salute del commercio mondiale. Gli analisti hanno notato una netta flessione dell'indice: "nel giro delle ultime cinque settimane ha perso il 50 per cento del suo valore, allontanandosi ancora di più dai massimi raggiunti circa una anno fa: dal marzo del 2018, la discesa supera addirittura il 70 per cento". Tra le cause di questo tonfo, vi sarebbero la guerra dei dazi tra Usa e Cina, il rallentamento dell'economia nella zona Euro, il caos Brexit e la contrazione della crescita cinese. Il Nobel per l'economia Paul Krugman intervistato da Bloomberg ha dichiarato che "la Cina entrerà in crisi a causa dei consumi inadeguati".

    Si è poi passati a commentare le proteste dei pastori in Sardegna. La sovracapacità produttiva industriale e agricola è dovuta al fatto che il mercato non riesce ad assorbire quanto viene prodotto ("Vulcano della produzione o palude del mercato?", 1954). Da anni una parte considerevole delle spese dello Stato va a sostenere il settore agricolo che ormai, a rigor di logica, non si può più definire capitalista, essendo uscito completamente dalle leggi di mercato. È come se esistesse un Ministero dell'Alimentazione che permette all'agricoltura di fornire alla popolazione cibo a prezzo politico ("L'uomo e il lavoro del Sole", 2001). Eppure, a quanto pare, nemmeno questo basta a mantenere in equilibrio la domanda e l'offerta. Rivendicare maggiori sovvenzioni, meno tasse, oppure la difesa di un posto di lavoro che non c'è più, è il portato di decenni di controrivoluzione, mentre sarebbe il caso di pretendere il salario ai disoccupati e la riduzione dell'orario di lavoro, senza perder tempo ad invocare l'impossibile inversione delle leggi del capitalismo ("Chiudete agli uomini quelle dannate miniere!", 2002).

  • Tutto il mondo è polarizzato

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 16 compagni, è iniziata con il commento dell'articolo "Tutto il mondo è polarizzato", di Moisés Naím, pubblicato su La Repubblica lo scorso 4 febbraio. Il giornalista, che dal 1989 al 1990 è stato ministro del Commercio e dell'Industria del Venezuela, descrive quasi con le nostre parole la paludosa situazione in cui versa il mondo:

    "Il governo della superpotenza mondiale è in stallo, mentre il governo di un'ex superpotenza — il Regno Unito — è in preda alla paralisi, dopo una raffica di ferite autoinflitte. Angela Merkel, che fino a poco tempo fa era la leader più influente d'Europa, si avvia al ritiro. Il suo collega francese deve far fronte a una sorprendente rivolta, i famosi Gilet gialli. L'Italia, il Paese con la settima economia mondiale, attualmente è governato da una fragile coalizione, con leader così diametralmente opposti e dichiarazioni così sconcertanti che non si sa se ridere o piangere; sembra che gli italiani abbiano deciso di vedere com'è quando il malgoverno viene spinto ai limiti più estremi. In Spagna, il capo del governo non è nemmeno stato eletto da una maggioranza parlamentare, ma è arrivato al potere grazie a un tortuoso processo legislativo."

  • Polarizzazioni passate, presenti e future

    La teleconferenza di martedì, connessi 15 compagni, è iniziata dal breve resoconto di un'assemblea sindacale in una grande azienda a cui ha partecipato un compagno. All'incontro, indetto dai confederali per discutere il rinnovo del CCNL di categoria, erano presenti su circa 250 lavoratori solo una trentina di persone, tra cui una decina di sindacalisti. Gli interventi dei bonzi sindacali sono stati tutti imperniati sul rispetto delle cosiddette compatibilità e sulla necessità di far funzionare al meglio gli organismi paritetici, in modo che delegati e azienda abbiano più occasioni di confronto partecipativo.

    E' proprio vero: dal tipo di impostazione corporativa inaugurata dal fascismo nel corso degli anni '20 (patto di Palazzo Vidoni del 1925) non si è più tornati indietro. Anzi, lo stato borghese ha rafforzato questo tipo di struttura burocratizzando in misura sempre maggiore i rapporti tra capitale e lavoro. Nell'articolo "La socializzazione fascista e il comunismo" (n+1, n. 42), abbiamo citato Il Sole 24 Ore che così definisce la natura degli enti bilaterali: essi "esprimono una concreta ed efficace forma di collaborazione tra capitale e lavoro, indicativa della tendenza al superamento del modello esasperatamente conflittuale. Hanno diversi scopi: mutualizzazione di obblighi retributivi (per esempio, mensilità aggiuntive, ferie) per lavoratori che cambiano spesso datore di lavoro (per esempio, nell'edilizia); formazione professionale; sicurezza del lavoro; prestazioni assistenziali. Da qualche anno la legge ha iniziato a promuovere il ruolo degli enti bilaterali, riconoscendogli compiti relativamente al mercato del lavoro, alla formazione professionale, all'assistenza della volontà delle parti nella stipulazione dei contratti e nella disposizione dei diritti."

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 232, 12 febbraio 2019

f6Per qualche dollaro in meno
f6La lunga notte della sonda cinese
f6Le nuove armi di Pechino
f6Shutdown
f6Venezuela
f6La valle della morte
f6Italia
f6Gilet gialli

Leggi la newsletter 232
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email