Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  16 maggio 2017

Wannacry

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata commentando la diffusione del virus informatico Wannacry.

La vicenda ha inizio nell'agosto 2016, quando il gruppo hacker Shadow Brokers (dal gioco Mass Effect) mette in vendita online al miglior offerente potenti software di incursione sviluppati dall'agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Ma l'asta va male e allora il gruppo decide di rilasciare pubblicamente i file, svelando al mondo le tecniche informatiche utilizzate dagli spioni americani e dimostrando che chi si è infiltrato nei sistemi dell'NSA è riuscito a penetrarne il cuore. Le congetture sul "chi" sono diverse ma senza conferme; le due più diffuse ipotizzano l'una lo zampino di altre intelligence, in primis quella russa, l'altra l'esistenza di una talpa interna (sul tema interessante il film Snowden di Oliver Stone). Il resto della storia si è visto in questi giorni: la diffusione di un ransomware basato sui codici trafugati all'NSA ha raggiunto livelli mai visti prima.

Da un punto di vista tecnico, Wannacry e le sue varianti sfruttano due vulnerabilità presenti nei sistemi operativi Windows, conosciute e sfruttate dall'NSA e "riparate" da Microsoft con l'aggiornamento di marzo scorso. Il virus è stato rilasciato dagli Shadow Brokers dopo che la patch per la falla era già disponibile e pertanto le migliaia di computer coinvolti montavano sistemi sprovvisti dell'ultima versione del programma. Ciò che colpisce è l'elevata viralità dell'infezione, che grazie ad un bug nel protocollo di collegamento di Windows si propaga in tutti i computer collegati alla rete locale.

Wannacry ha provocato parecchi problemi, soprattutto nel Regno Unito dove decine di ospedali sono rimasti paralizzati a seguito della diffusione del virus. Danni si sono registrati anche in Indonesia, Sud Corea, Cina, Stati Uniti, Spagna, Portogallo, Russia. Coinvolte anche le ferrovie tedesche, con le biglietterie automatiche in tilt, e le case automobilistiche Renault e Nissan, che hanno dovuto sospendere alcune linee di produzione. In totale sono un centinaio i paesi colpiti e decine di migliaia i dispositivi "infettati" o meglio "sotto ricatto": Wannacry chiede tra i 300 e i 600 dollari in bitcoin per "rilasciare" i file criptati.

Nell'epoca del capitalismo senile non è più possibile operare una distinzione netta tra la guerra combattuta con i missili (Siria, Iraq, Yemen, ecc.) e quella combattuta on-line, dato che la prima si ripercuote nella seconda, e viceversa. Il marasma sociale e le dinamiche di conflitto si riverberano nella e attraverso la Rete. L'infrastruttura globale che assomma tutto, dalle transazioni commerciali al flusso continuo di informazioni, non può quindi sottrarsi alla guerra diffusa ed esattamente come accade con la guerra guerreggiata, nessuno riesce ad avere il controllo delle dinamiche che si mettono in atto.

Quando parliamo di dissoluzione del capitalismo può tornarci utile introdurre la logica fuzzy, e cioè tener conto che nell'analisi del succedersi dei modi di produzione si tende ad adoperare una logica di tipo lineare (o bivalente) nonostante la realtà sia estremamente sfumata (polivalente). Nella storia della specie ci sono dei momenti (giorni, mesi o anni) che rappresentano delle discontinuità, ma all'interno di questo processo punteggiato troviamo lunghi periodi di sovrapposizione in cui abbiamo la presenza contemporanea di forme sopravvissute, ma in via di estinzione e di forme anticipate che annunciano la società nuova. Lo studio della prima grande transizione, ovvero del passaggio dal comunismo originario alle prime società di classe, ci serve per capire la transizione attuale, che vede emergere elementi avanzati di comunismo all'interno del capitalismo (Jeremy Rifkin, La società a costo marginale zero. L'internet delle cose, l'ascesa del "commons" collaborativo e l'eclissi del capitalismo). Nel passato abbiamo esempi di società comunistiche già urbane (Harappa, Mohenjo Daro, ecc.) dove le abitazioni non sono differenziate, non sono stati trovati segni di stratificazione sociale e vi sono tracce di magazzini comuni.

Un condominio dei giorni nostri, come esposto nella riunione pubblica su La dimora dell'uomo (diecimila anni di abitare collettivo), non è altro che una coabitazione forzata dove decine o centinaia di persone vivono fianco a fianco separatamente. Quello che manca è un cambio di paradigma, la rottura degli spazi privati e quindi dei relativi rapporti sociali. Questa società offre già delle strutture per risolvere i problemi del vivere sociale, pensiamo ad esempio agli alberghi oppure ai villaggi vacanze: oltre ad avere spazi "privati", hanno ampi spazi comuni (sala da pranzo, sala relax, ecc.) e possono essere riadattati per altro uso. Per quanto riguarda l'attuale "insardinamento" della popolazione urbana, il nostro grido di battaglia non può che essere quello della Sinistra: spazio contro cemento!

Si è poi passati a commentare quanto accade nel settore energetico, dove il crollo dei prezzi del fotovoltaico ha "suggerito" al governo indiano di fermare la costruzione di nuove centrali a carbone e di lanciare un piano che prevede, per il 2030, la messa al bando delle autovetture alimentate a diesel e benzina. Nel frattempo Solar City, l'azienda di Elon Musk che si occupa di pannelli fotovoltaici, ha annunciato che il costo di un tetto solare ad accumulo (perfetto per le villette a schiera americane) è sceso al di sotto del costo di un tetto normale e questo produrrà degli effetti nel mercato dei combustibili fossili.

In chiusura di teleconferenza, si è accennato alla dissoluzione delle vecchie forme di lotta: per milioni e milioni di proletari senza riserve la logica rivendicativa ha sempre meno senso. Nelle lotte dei fattorini di Foodora a Torino o di Deliveroo a Londra e ultimamente anche a Marsiglia, Brighton e Berlino, i giovani si coalizzano per ottenere dei miglioramenti salariali, ma toccano con mano che è l'intero sistema che va cambiato. Si sta parlando di lavoratori non assunti, senza posto di lavoro né contratto, mobilitati tramite un'app. Nel saggio Il futuro senza lavoro. Accelerazione tecnologica e macchine intelligenti, uscito recentemente in Italia, l'imprenditore della Silicon Valley Martin Ford afferma, dati alla mano, che con l'accelerazione del progresso tecnico sono stati creati meno posti di lavoro di quelli distrutti dalle macchine ("E così, oltre al lavoro in fabbrica, sono a rischio anche gli impieghi più qualificati: se un tempo l'istruzione e l'impegno garantivano il successo, oggi non bastano più per accedere a una fonte di reddito adeguata"). Marx direbbe: ben scavato, vecchia talpa!

Articoli correlati (da tag)

  • Non si torna indietro

    La teleriunione di martedì sera, presenti 19 compagni, è iniziata con il commento del risultato delle recenti elezioni politiche in Italia.

    In Europa, ma anche oltreoceano, stanno riscuotendo successo i raggruppamenti populisti riconducibili alla galassia di destra. Ciò dipende dal crescente livello di instabilità sociale dovuta a crisi, miseria, pandemia e guerra. L'Italia, al solito, fa da laboratorio per il resto del mondo. Analizzando la tornata elettorale, il dato su cui soffermarsi è quello che riguarda la rinuncia al voto: quasi il 40% degli aventi diritto non si è recato alle urne, mentre il 26% dei votanti ha dato fiducia ad una forza che stando all'opposizione ha cavalcato il malessere sociale. In un articolo di domenica 25 settembre l'Avvenire riporta un grafico significativo sulla disaffezione dei cittadini verso la politica a partire dal secondo dopoguerra, che mostra una progressione sempre più marcata dell'astensionismo. Le vecchie strutture politiche, i partiti e persino i sindacati perdono iscritti. La volatilità del voto, che tende a premiare i partiti populisti, con le fiammate prima della Lega, poi del Movimento 5 Stelle, e adesso di Fratelli d'Italia, è la logica conseguenza del mancato radicamento dei partiti nella società e della fluidità della situazione.

    In mancanza di briciole da distribuire, in pochi continuano a credere alle promesse dei partiti. Il riformismo storico va dissolvendosi, come dimostra la parabola percorsa dal Partito Democratico. Chiunque andrà al governo dovrà fare i conti con una crisi di natura non congiunturale, e sappiamo che nessuna forza politica è in grado di far tornare indietro la ruota della storia. Nella lettera ai compagni "Il 18 brumaio del partito che non c'è" (1992) abbiamo messo in evidenza, parlando della situazione italiana, alcuni temi generali che la Sinistra Comunista ha elaborato a proposito del capitalismo giunto alla sua fase suprema, e quindi senile. In uno di questi si afferma che la sovrastruttura politica più adatta sarebbe quella di una democrazia "snella", cioè un esecutivo non troppo intralciato da chiacchiere parlamentari e "disfunzioni" varie. Recentemente The Economist è uscito con un articolo ("How afraid should Europe be of Giorgia Meloni?") in cui si chiede se l'Europa dovrebbe preoccuparsi per la vittoria di Giorgia Meloni: il problema, per il settimanale inglese, non è l'avvento dei nuovi fascisti, ma la loro incompetenza.

  • La guerra vera non è quella che ci raccontano

    La teleriunione di martedì sera, connessi 16 compagni, è iniziata commentando gli ultimi sviluppi del conflitto in Ucraina.

    La propaganda, da sempre un'arma fondamentale nella guerra, nell'epoca dell'informazione diviene ancor più importante. Le notizie che abbiamo a disposizione per capire quanto accade in Ucraina sono quelle prodotte dagli apparati di imbonimento ideologico, i quali spiegano poco o nulla di quanto sta succedendo sul campo. Esistono siti militari, come Analisi Difesa o Rivista Italiana Difesa, oppure riviste di geopolitica, come Limes, ma bisogna prendere con le pinze quanto scrivono. L'offensiva delle forze ucraine nella provincia nordorientale di Kharkiv sembra essere vittoriosa e secondo l'Economist ha portato alla riconquista di 1000 kmq quadrati di territorio e di decine di insediamenti. I media mainstream occidentali esultano per quella che sarebbe la prima vittoria significativa dell'Ucraina contro la Russia, perchè dimostra che l'esito del conflitto potrebbe cambiare di segno.

  • Tendenza globale al disordine

    Durante la teleriunione di martedì sera, presenti 15 compagni, abbiamo discusso della condizione di crescente instabilità in cui versa il mondo.

    Dal 31 agosto scorso il gasdotto Nord Stream 1, il più importante canale europeo per il rifornimento di gas naturale, è chiuso per un guasto ad una turbina; il portavoce del governo russo ha dichiarato che la riapertura, inizialmente prevista per il 2 settembre, non avverrà fino a quando non saranno revocate le sanzioni imposte al suo paese per la guerra in Ucraina, poiché esse impediscono che le operazioni di manutenzione delle unità si svolgano in sicurezza. Il blocco dei flussi di gas a tempo indefinito ha causato un'ulteriore impennata del prezzo della materia prima, la chiusura in forte calo delle borse europee, l'indebolimento dell'euro sul dollaro; e appare come una chiara risposta del Cremlino alla decisione dei paesi del G7 di introdurre un tetto massimo al costo del petrolio russo, e dell'Unione Europea di fare lo stesso per il prezzo del gas.

    La crisi europea dell'approvvigionamento di gas sta provocando significative ripercussioni anche a livello sociale, e ha portato alla nascita di movimenti contro il caro energia e il carovita in diversi paesi dell'Unione. Il Civil Unrest Index (CUI), l'indice dei disordini civili stilato dalla società britannica di consulenza strategica Verisk Maplecroft, ha rilevato un aumento inedito del rischio di proteste e rivolte nel secondo e terzo trimestre dell'anno in corso. I dati, raccolti negli ultimi sette anni, individuano più della metà dei paesi presenti nella CUI, 101 su 198, come ad alto o estremo rischio, indicando per i prossimi sei mesi un ulteriore deterioramento dovuto all'impatto dell'inflazione, superiore al 6% nell'80% dei paesi di tutto il mondo, sul prezzo degli alimenti di base e dell'energia. I fari sono puntati sull'Algeria, dove inflazione e siccità hanno colpito duramente la popolazione, ma nell'elenco vengono associati anche paesi che a prima vista hanno poco in comune: Bosnia ed Erzegovina, Svizzera, Paesi Bassi, Germania e Ucraina sono tra gli stati con il maggiore aumento di rischio previsto. Inoltre, tra gli stati maggiormente esposti ad un'ondata di proteste ci sono quelli a reddito medio, che durante la pandemia sono riusciti ad approntare misure di protezione sociale e ora stanno tentando di mantenere alti i livelli di spesa: Bolivia, Egitto, Filippine, Suriname, Serbia, Georgia, Zimbabwe e Bosnia ed Erzegovina.

Rivista n°51, giugno 2022

copertina n°51

Editoriale: La guerra che viene

Articoli: Guerra in Europa
Appendice 1. La Quarta Guerra Mondiale
Appendice 2. La sindrome di Yamamoto
Guerra di macchine
Wargame - parte seconda

Doppia direzione: Considerazioni sulla pandemia

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email