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  • Resoconto teleriunione  30 giugno 2015

Grecia: stiamo entrando in terra incognita?

Abbiamo iniziato la teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, parlando degli sviluppi della situazione politica in Grecia.

La novità di questi giorni è il referendum promosso dal governo greco: "Il no al referendum non significa la rottura con l'Europa, ma un ritorno ad una Europa di valori", ha detto Tsipras nel suo discorso ai greci, chiedendo di aiutarlo "a dire no alle formule del memorandum che stanno distruggendo l'Europa". Dietro i tatticismi di Tsipras e della Troika, si profila una situazione pericolosa per l'intera economia europea: un default di Atene porterebbe l'Europa "in terra incognita" (Mario Draghi). C'è insomma una grande confusione sotto il cielo e il governo greco potrebbe trovarsi spiazzato dall'esito del referendum: la vittoria del "No" non è per nulla scontata. Un governo più serio avrebbe rifiutato di pagare il debito e non avrebbe perso tempo con insulse consultazioni democratiche.

I sinistri nostrani, da buoni partigiani, hanno trovato nella Grecia la nuova Stalingrado da difendere. Per la nostra corrente "Partigiano è chi, per fede, per dovere o per soldo, combatte per un altro. Militante del partito rivoluzionario è chi combatte per sé e per la sua classe. La ripresa rivoluzionaria dipende dal poter elevare una barriera tra il metodo demoborghese della lotta partigiana e quello dell'azione classista di partito." (Marxismo o partigianesimo, 1949)

Con il fallimento di Atene, la Grecia potrebbe uscire dall'euro e ritornare alla dracma procedendo a una svalutazione competitiva, la quale darebbe una spinta alle esportazioni e avrebbe effetti benefici sul turismo. Non è da escludere però l'avvio di un micidiale effetto domino: altri paesi potrebbero seguire l'esempio greco e sganciarsi dalla moneta comune. Le forze politiche anti-euro di destra e di sinistra si stanno rafforzando. A parte l'oggettivo fronte politico tra Alba dorata e Syriza, entrambe a favore del "No", è da segnalare l'arrivo di Vendola, Fassina e Grillo ad Atene. Tutti contro la Troika, ma non contro il capitalismo tout court.

Il caos greco è il portato di profonde contraddizioni a livello strutturale, non è certo una questione di malgoverno o di malvagità di banche e finanza. E' la crisi di valorizzazione del Capitale che produce incapacità di governo dei processi economici e politici.

In chiusura di teleconferenza abbiamo ripreso i temi dell'ultimo incontro redazionale, soprattutto la relazione Può il capitalismo uccidere sé stesso? Per un materialista conseguente solo mediante la categoria di "rivoluzione in permanenza" e le affini "stabilità strutturale" e "morfogenesi" si può risolvere l'antinomia del "crollo del capitalismo". Volendo rintracciare dei postulati nelle teorie "volontariste" del crollo, alla stregua della teoria degli insiemi, si può osservare che queste risolvono "il paradosso" non portando alle estreme conseguenze gli assiomi iniziali (il capitalismo che sopprimendosi ammette in potenza l'esistenza della sua antiforma - che equivale all'insieme di tutti gli insiemi che per un assioma porta a partorire un insieme che non gli appartiene) ma ribaltando uno degli assiomi stessi.

Siccome il risultato futuro muove l'azione che vuole raggiungerlo, è solo proiettandosi in n+1 che si può comprendere l'insieme n. Questo importante concetto è presente in molti scritti di Amadeo Bordiga. Citiamo quanto è detto nell'ultimo capitolo di Proprietà e capitale (Utopia, scienza, azione):

"Ognuno che forma e possiede piani lavora su dati del futuro. [...] Profetizzare un futuro, o voler realizzare un futuro, sono posizioni entrambe inadeguate per i comunisti. A tutto ciò si sostituisce la storia della lotta di una classe considerata come un corso unitario, di cui ad ogni momento contingente solo un tratto è stato già svolto, e l'altro si attende. I dati del corso ulteriore sono ugualmente fondamentali e indispensabili quanto quelli del corso passato. Del resto gli errori e gli sviamenti sono egualmente possibili nella valutazione del movimento precedente, e in quella del movimento successivo: e tutte le polemiche di partiti e di partito stanno a provarlo. Per conseguenza il problema della prassi del partito non è di sapere il futuro, che sarebbe poco, né di volere il futuro, che sarebbe troppo, ma di conservare la linea del futuro della propria classe."

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    La teleriunione di martedì sera è iniziata con alcune considerazioni riguardo l'emergenza nei Campi Flegrei, a ovest della città di Napoli, dove da giorni si susseguono scosse di terremoto.

    L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) nota che l'area flegrea è soggetta a bradisismo (movimento lento del suolo), e non si possono escludere altri eventi sismici di energia analoga o superiore a quanto già registrato durante lo sciame sismico in corso. I Campi Flegrei sono una vasta area vulcanica attiva con una struttura detta "caldera", cioè un'area ribassata di forma quasi circolare che si è formata per effetto di eruzioni esplosive del passato. Secondo un articolo pubblicato sulla rivista Nature, si prefigurano tre possibili scenari: 1) un fenomeno di equilibrio in cui il sollevamento del suolo rallenta fino ad assestarsi, 2) un fenomeno di oscillazione per cui il suolo sale e scende, 3) un sollevamento continuo che porta la crosta superiore a rompersi completamente. La situazione è dunque rischiosa per tutta l'area, soprattutto perché si tratta di una delle zone più densamente abitate d'Italia. Un vulcano su dieci, tra quelli storicamente attivi sul pianeta, è una grande caldera di oltre 5 km di diametro. Spesso si verificano diversi episodi sismici nel corso di decenni prima che questo tipo di vulcano esploda; tali episodi appartengono ad un'unica sequenza evolutiva, per cui il comportamento di ciascun evento dipende dall'effetto cumulativo dei suoi predecessori.

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    In Medioriente, la situazione sta evolvendo in una direzione opposta a quella dell'ordine. Israele deve gestire anche il fronte interno: oltre 100mila persone sono scese per le strade del paese dando luogo a quelle che sono state definite le più grandi manifestazioni antigovernative dal 7 ottobre. Le mobilitazioni più partecipate sono state a Tel Aviv, Haifa, e a Gerusalemme davanti alla sede del parlamento israeliano.

Rivista n°54, dicembre 2023

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Editoriale: Reset

Articoli: La rivoluzione anti-entropica
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Rassegna: Polarizzazione sociale in Francia
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