Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  3 marzo 2015

Dissipazione e anticipazioni

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 17 compagni, è iniziata dal commento di una notizia dal settore energetico.

Il presidente Obama ha posto il veto sull'oleodotto Keystone, 1900 km di tubazioni per trasportare bitume canadese fino alle raffinerie del Golfo del Messico. Il Canada possiede grossi giacimenti a cielo aperto di sabbie bituminose; il petrolio (pesante) che ne viene estratto è lavorato attraverso speciali e costosi processi che richiedono elevati quantitativi di acqua e energia, alzandone perciò il prezzo. E' plausibile che l'opposizione di Obama al progetto nasca dal ritenere poco conveniente, visto il trend petrolifero in corso, la costruzione di un impianto di trasporto per una risorsa che non rende. Comunque, se in futuro il prezzo del greggio dovesse risalire, c'è da scommettere che le lobbies del petrolio avranno la meglio e il Keystone si farà.

Intanto negli USA continua l'estrazione dello shale oil, il petrolio di buona qualità che si ricava dal fracking. Anche questa variante però comporta l'impiego di molta energia.

Al di là del discorso puramente economico, è da considerare l'aspetto termodinamico della questione: man mano che passa il tempo si utilizzano risorse che presentano un rapporto tra l'energia ricavata e quella usata per l'estrazione (il cosiddetto indice EROEI) sempre più basso. Se questo rapporto tende all'unità, per quanti capitali possano essere investiti, la risorsa non è più sfruttabile.

Nei giorni scorsi questi temi sono stati affrontati durante una trasmissione della Rai, condotta dal meteorologo Luca Mercalli e con la partecipazione del professor Ugo Bardi che da anni studia il problema dell'esaurimento delle risorse naturali (interessante il suo testo La terra svuotata). Se da un lato il programma ha avuto il merito di far conoscere ad un vasto pubblico concetti come i limiti fisici che il pianeta oppone ad un crescita che si pretende essere infinita, dall'altro le conclusioni a cui si è giunti non si discostano molto dalle solite prediche dei riformisti, che vorrebbero aggiustare il sistema dall'interno con utopistiche e irrilevanti buone azioni locali, senza metterlo in discussione alla radice. E' l'intera organizzazione della produzione e distribuzione dei beni che va cambiata, a livello globale, partendo dal grado di maturazione delle forze produttive raggiunto e sviluppandolo ancor di più; non per continuare l'insensato meccanismo di accumulazione capitalistica che distrugge le risorse non rinnovabili, ma per soddisfare i bisogni umani.

Alcuni minerali sono molto rari e, per come sono progettate le merci, sono difficilmente riciclabili. In generale i minerali non sono distribuiti in modo uniforme sulla crosta terrestre: esauriti i giacimenti migliori sarebbe necessario, per continuare a ricavare gli elementi che servono in particolar modo nell'industria elettronica, andare ad estrarli da rocce indifferenziate, che richiederebbe immense quantità di energia. Sul controllo dello sfruttamento delle terre rare si scateneranno lotte feroci tra le potenze imperialiste.

Lo sfruttamento delle risorse naturali ha aperto la discussione ad alcune considerazioni sul famigerato trattato di Kyoto: nel capitalismo prima si inquina, poi si cerca di monetizzare il problema, irrisolvibile dall'interno di questa società. Il commercio delle emissioni non è servito a diminuire a livello globale le emissioni di gas climalteranti e a volte ha anzi innescato meccanismi distorsivi controproducenti. Mentre da un punto di vista teorico lavori come quelli degli stessi borghesi del MIT hanno tentato uno studio sistemico del pianeta, individuando una dinamica dei processi fisici attraverso dati del passato-presente-futuro (procedimento che è proprio dei lavori scientifici), da un punto di vista pratico abbiamo la creazione di un sistema-mercato rivelatosi fallimentare. Il Protocollo di Kyoto adopera gli stessi mezzi del problema per ovviare agli inconvenienti che esso genera, e invece di sradicare la dinamica sottostante si immerge nel sistema, lo aiuta. Non si può risolvere un problema adoperando il problema stesso: utilizzare elementi del sistema capitalistico per risolvere "problemi" è l'escamotage riformista classico e non fa altro che spostare su un livello superiore le contraddizioni.

Il capitalismo registra nuovi allarmi anche sul versante finanziario, si teme per la nuova bolla del Nasdaq. Una massa enorme di capitale fittizio cerca disperatamente settori produttivi dove collocarsi senza riuscire a trovarli. Secondo alcuni analisti, il capitale alla ricerca di valorizzazione ammonterebbe a circa 48 milioni di miliardi di dollari. E siccome si vocifera di ripresa economica, una parte di questo capitale si aggira vorticosamente nelle borse. In questa situazione anche piccoli movimenti di valore possono provocare macro-conseguenze a livello globale e portare allo scoppio dell'ennesima bolla finanziaria.

La teleconferenza si è conclusa con le notizie provenienti dal fronte iracheno e con un accenno al quadro politico italiano.

L'annunciata offensiva su Tikrit delle forze di Baghdad, appoggiate da volontari delle milizie sciite, in tutto circa 30-40 mila unità, ha l'obiettivo di riprendere l'importantissima città di Mosul e tagliare la via dei rifornimenti a Falluja. Il lato orientale viene invece lasciato sotto la difesa dei kurdi. Sembrerebbe iniziata la controffensiva di terra con gli insostituibili fantaccini: mentre è probabile che questi riescano a conquistare la parte sud ovest del paese (desertica e controllabile con i droni), risulterà invece più problematico incidere nella fascia collinare e boschiva verso la Siria e l'Iran.

La situazione politica italiana diviene sempre più instabile. Con la manifestazione di Roma, Salvini cerca di salvare il salvabile: la Lega si è liquefatta e non ha più la tenuta di qualche anno fa. L'unico spazio che può occupare è quello a destra. Di fronte al nullismo del governo Renzi, non mancano spinte verso nuovi esperimenti "tecnici" (magari sotto l'etichetta di Italia Unica). La borghesia italiana spinge verso questa direzione, verso una nuova prova di governo non politico alla Peccei-Visentini. Sarebbe un ulteriore passo avanti rispetto a Monti e Renzi: la tendenza ormai è quella all'esautorazione del parlamento.

Articoli correlati (da tag)

  • Lo spreco più grande è quello che non si vede

    La teleriunione di martedì sera è iniziata con alcune considerazioni tratte dalla lettura dell'articolo "Capitale e teoria dello sciupìo" (n+1, n. 41).

    La borghesia lancia periodicamente campagne moralistiche contro lo spreco delle risorse - si scandalizza, per esempio, per il miliardo di tonnellate di cibo gettate ogni anno nel mondo - ma si guarda bene dall'andare alla radice del problema. Lo spreco, difatti, non nasce da una negligenza individuale o collettiva, ma dal modo stesso in cui funziona il modo di produzione capitalista.

    Come abbiamo scritto in "Capitale e teoria dello sciupìo", lo sciupìo più grande è quello che non si vede, quello del lavoro non pagato:

    "Lo sciupìo nascosto sta proprio lì: se siamo arrivati a un così alto rapporto fra lavoro e pluslavoro significa che la dissipazione di energia umana nel solo ciclo produttivo è pari almeno a quel rapporto."

  • Uno spettro si aggira per il mondo

    La teleriunione di martedì sera si è concentrata sull'analisi della situazione economica e sociale di Cina e Stati Uniti, ricercando le invarianze che accomunano i due Paesi.

    Cai Fang, già Vice Presidente dell'Accademia Cinese delle Scienze Sociali, Presidente dell'Associazione Cinese di Economia del Lavoro e membro del Consiglio Consultivo di Alto Livello della Banca Mondiale del Lavoro, nel suo recente libro New Trends in China's Employment: How Artificial Intelligence Is Reshaping the Labour Market esamina l'impatto potenzialmente dirompente dell'Intelligenza Artificiale (IA) sul mercato del lavoro cinese, teorizzando lo sganciamento del salario dalla prestazione lavorativa. In altri suoi interventi pubblici ha inoltre proposto l'introduzione di un "salario vitale", il reddito di base e la pensione non contributiva.

    Choramedia, podcast company, ha dedicato una puntata all'argomento ("La Cina vuole il salario vitale: cosa sta cambiando davvero"), sottolineandone l'importanza. Quando decine di milioni di lavoratori devono scaricare un'app per lavorare e sperare di essere contattati da una piattaforma, significa che anche il gigante asiatico è alle prese con i problemi di senescenza capitalistica affrontati dai paesi occidentali. La situazione non è migliore in India, dove migliaia di giovani si sono radunati a Nuova Delhi per protestare contro il governo di Narendra Modi. La mobilitazione è stata organizzata dal "Cockroach Janata Party" (Partito degli Scarafaggi), un movimento satirico nato sul Web che denuncia l'elevata disoccupazione giovanile e la corruzione dilagante, e chiede una riforma del sistema educativo.

  • Quale futuro per il capitalismo?

    Durante la teleriunione di martedì sera abbiamo ripreso l'articolo "Il grande collasso", pubblicato sulla rivista n. 41 (2017), utilizzandolo come chiave di lettura per inquadrare quanto accade nello scenario mondiale.

    Il fenomeno della disgregazione degli Stati si manifesta in diversi forme: dai casi più evidenti di collasso delle amministrazioni politiche (Libia, Siria, Somalia, Sudan, Haiti, ecc.) fino a quelli meno visibili di disfunzione dei servizi pubblici. In un breve video presente su YouTube, intitolato "Il problema dell'Italia è lo Stato che non funziona", Lucio Caracciolo, direttore di Limes, afferma che il problema è l'incapacità non tanto del governo-guidatore, quanto dello Stato-macchina.

    Nel secondo dopoguerra, in Italia, lo stato ha realizzato piani di edilizia popolare, ampiamente criticati dalla Sinistra. La corrente a cui facciamo riferimento ha scritto numerosi articoli sulla questione abitativa; tra questi, "Il problema edilizio in Italia" (1950) analizza come la Democrazia Cristiana di Fanfani, in combutta con socialisti e "comunisti", abbia continuato, in versione democratica, la politica d'intervento nell'economia nazionale iniziata con il fascismo. Il capitalismo costruiva alloggi popolari, ma anche grandi impianti industriali, per dare lavoro a masse di operai che affluivano dal sud Italia. Era l'epoca dell'occupazione di massa, a tutti era garantita una vita di sfruttamento. Ora, quel modello non funziona più e gli stati devono fare i conti con la crescita della miseria e della disoccupazione. Le metropoli globali sono bombe ad orologeria: alcune sono abitate da 15 o 20 milioni di persone e, senza un adeguato rifornimento di cibo ed energia, rischiano il collasso.

Rivista n. 58, dicembre 2025

copertina n° 57

Avvertenza al lettore / Editoriale: Terra incognita / Articoli: Le determinazioni materiali e l'ambiente - Il retroterra storico di n+1 / Recensione: Non lanciate quel missile / Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter