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  • Resoconto teleriunione  26 settembre 2017

Superare i vecchi standard

La teleconferenza di martedì sera, connessi 12 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo i temi sviluppati durante il 67° incontro redazionale.

La relazione di sabato mattina, dal titolo "Invarianza e trasformazione", ha analizzato lo standard che si è affermato con la Rivoluzione d'Ottobre. E' stato specificato che se il paradigma è la configurazione di una rivoluzione, lo standard riguarda il canone, lo stile e il linguaggio dopo che essa si è imposta. In Europa la socialdemocrazia del primo '900 aveva un programma riformista; i comunisti russi producevano invece testi come Stato e rivoluzione e Che fare? che contribuirono a far emergere uno schema anti-formista. Nelle passate rivoluzioni si è sempre sentita la necessità di fissare un canone basato sul nuovo paradigma; così è successo, ad esempio, per i cristiani quando Costantino, dopo la battaglia di ponte Milvio del 312 e il primo concilio ecumenico di Nicea del 325, ordinò al Papa di fissare una regola a cui tutti dovevano sottostare. Anche la borghesia di metà '700 si diede un canone ricavato da un paradigma, che trovava la sua massima espressione nell'opera gigantesca de l'Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri.

Oggi è assurdo fissarsi sul vecchio standardterzinternazionalista, soprattutto dopo la lucida analisi che ne ha fatto la Sinistra Comunista "italiana". I rivoluzionari di oggi, pur facendo proprie le lezioni delle controrivoluzioni, pensano e agiscono secondo paradigmi nuovi.

La seconda relazione, "Tra capitolazioni ideologiche e anticipazioni di futuro", ha affrontato il tema della (nazional)socializzazione che ha preceduto e accompagnato l'avvento del fascismo. Tra le due guerre mondiali si è manifestata l'esigenza di controllare maggiormente il fatto economico e moderne forme di corporativismo statale hanno cominciato a diffondersi. Come sostiene Marx ne Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, di fronte ad un pericolo sociale la borghesia si difende consolidando e isolando l'esecutivo dal resto della società. In Germania, negli anni 20', Walther Rathenau vagheggia uno stato integrato in tutte le sue componenti, una nazione senza classi e compartecipe dei destini dell'economia. Nel 1932 Werner Sombart, ne L'avvenire del capitalismo, afferma che per far fronte al giganteggiare dell'industria, dei trust e dei sindacati industriali è necessaria un'"economia a programma" che persegua una logica razionale, scientifica e totalitaria. Per il sociologo tedesco, "l'economia non è il nostro destino" ma solo con la "volontà" si può stabilire un nuovo ordine sociale. L'anno dopo andrà al potere Adolf Hitler.

Oggi che il capitalismo si è globalizzato, gli stati faticano a controllare l'economia e si fa sentire sempre più forte, seppur contradditoriamente, la necessità di un governo unico mondiale. Il Rapporto sui limiti dello sviluppo, lo studio commissionato al MIT dal Club di Roma nel 1972, avanzava già al tempo soluzioni che andavano in questa direzione. Il Rapporto delineava uno scenario in cui l'umanità si trova ad affrontare una serie di problemi interconnessi, sostenibili solo con un coordinamento a livello mondiale. Aurelio Peccei, tra i fondatori del Club, sosteneva che bisognava superare le antistoriche barriere nazionali e dar vita a una comunità planetaria.

Il consumo di risorse, la dissipazione di energia, ecc., dimostrano che non può esserci crescita infinita in un mondo finito. La borghesia critica sè stessa, ma è inconseguente. Gli unici ad esserlo furono forse i tecnocratici americani, che negli anni 20' arrivarono a mettere in discussione la legge del valore, teorizzando il bisogno di quantificare la produzione non in termini di valore-denaro, ma in termini fisici di energia tramite la formazione di "soviet di tecnici" (Thorstein Veblen).

Giunti a questo punto, abbiamo ribadito che senza il partito rivoluzionario, non è possibile nessuna rivoluzione. Il partito non è un semplice organismo politico, ma un'anticipazione della società futura, un metabolismo sociale in grado di rovesciare la prassi. Nelle società pre-capitalistiche, senza stato né classi, si sono avute forme elevate di gestione della produzione, dell'ammasso e della distribuzione di beni, tramite l'utilizzo del sistema di cretule. Un sistema di segni mnemonici è documentato in Mesopotamia, ad Ebla, nell'Antico Egitto, nella Cina Antica, nella Valle dell'Indo. La registrazione dei movimenti in peso e quantità fisiche permetteva di sapere cosa era successo nel passato e di conseguenza di fare delle previsioni. Le società antiche, a differenza di quella attuale, avevano raggiunto l'apice della civiltà in quanto conoscevano perfettamente se stesse e potevano programmare la produzione/distribuzione dei prodotti necessari alla comunità.

Nella società futura si ritornerà a un metabolismo sociale come quello delle società comunistiche originarie, arricchito dalle potenzialità tecniche raggiunte. A tal proposito, si è menzionato il libro di J. Rifkin, La società a costo marginale zero. L'Internet delle cose, l'ascesa del Commons Collaborativo e l'eclissi del capitalismo, dove si parla apertamente della superiorità di un nuovo sistema produttivo imbrigliato nelle maglie di un capitalismo che va eclissandosi. Noi sappiamo che le forze produttive non possono crescere senza entrare, raggiunta una certa soglia, in collisione con la vecchia sovrastruttura politica. Allora subentra un'epoca di rivoluzione.

In chiusura di teleconferenza, si è parlato di quello che sta succedendo nel magazzino SDA di Carpiano (MI). SDA, azienda del Gruppo Poste Italiane, ha circa 1.500 dipendenti diretti e 7.000 dipendenti indiretti sparsi in vari magazzini, gestiti da cooperative e società in appalto. L'utilizzo di cooperative per la gestione della forza lavoro è parte integrante di quel processo che abbiamo chiamato outsourcing globale. Nel magazzino di Carpiano, dopo un cambio d'appalto e il licenziamento di 43 operai, sono iniziati picchetti e blocchi ai cancelli da parte di una sigla sindacale (SOL Cobas), che poi ha raggiunto un accordo con la controparte. A questo punto, un'altra sigla del sindacalismo di base (SI Cobas), valutando negativa l'intesa perchè annullerebbe gli accordi di secondo livello siglati dal gestore precedente, ha continuato la mobilitazione inceppando il funzionamento dell'importante hub logistico milanese e coinvolgendo nella lotta altri magazzini.

Per quanto riguarda le lotte operaie, abbiamo sempre sostenuto, in linea con Marx, che quello che conta non sono tanto le conquiste immediate ma l'organizzazione sempre più estesa dei lavoratori. Le "conquiste" sono momentanee e lo erano già agli albori del capitalismo, e infatti gli operai hanno sentito presto la necessità di darsi organizzazioni di mutuo soccorso per sostenersi nei momenti di inoccupazione o di sciopero. Le sigle sindacali presenti nel settore della logistica, pur di mantenere il controllo della propria porzione di forza lavoro, alimentano la divisione tra i lavoratori. La logica corporativa impera in tutti i sindacati ed è il portato storico dell'inglobamento della forma sindacale all'interno della macchina statale borghese. I sindacatini, oltre a litigare tra di loro spingendo i lavoratori alla guerra tra poveri, promuovono scioperi generali per... la libertà di sciopero. Prima i proletari si libereranno di queste sovrastrutture parassitarie, prima potranno intraprendere un percorso unitario di coordinamento dal basso. Nel settore della "gig-economy", dove i sindacati sono poco presenti, i lavoratori sono costretti ad autorganizzarsi cercando il coordinamento a livello internazionale. Per il 27 settembre è stata lanciata una giornata di mobilitazione europea (#27EuroRidersStrike), mentre il 29 settembre, in concomitanza con le mobilitazioni contro il G7 di Torino, è prevista un'assemblea dei rider provenienti da tutta Europa.

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