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  • Resoconto teleriunione  29 giugno 2021

Cyber-caos, wargame e autorganizzazione

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 15 compagni. La discussione è iniziata prendendo spunto dall'articolo dell'Economist "Broadbandits: The surging cyberthreat from spies and crooks", un'indagine sui recenti attacchi informatici ad aziende, scuole, eserciti e infrastrutture, ad opera di gruppi criminali e altri soggetti non meglio definiti, anche a carattere statale.

Lo scorso maggio un gruppo hacker ha bloccato per cinque giorni l'oleodotto che fornisce quasi la metà del petrolio destinato alla costa orientale degli Stati Uniti; per riprendere l'attività, gli aggressori hanno chiesto alla proprietà, la Colonial Pipeline Company, un riscatto di 4,3 milioni di dollari. Pochi giorni dopo, un altro attacco "ransomware" ha paralizzato la maggior parte degli ospedali dell'Irlanda.

Il rischio informatico è più che quadruplicato dal 2002 e triplicato dal 2013. Gli attacchi si sono estesi globalmente e hanno interessato una gamma sempre più ampia di settori. L'aumento del numero di lavoratori in smart-working durante la pandemia ha fatto lievitare il rischio per la sicurezza delle aziende, che l'anno scorso sono state colpite ad un livello mai visto prima. Di fronte a questo quadro inquietante, le agenzie di intelligence private e statali sono in allarme. Tutti i paesi hanno hub fisici vulnerabili, come oleodotti, centrali elettriche e porti, il cui sabotaggio potrebbe bloccare molte attività economiche. Il settore finanziario è un obiettivo del cosiddetto crimine informatico: come dice The Economist, di questi tempi i rapinatori di banche preferiscono i laptop ai passamontagna. Chi di dovere è preoccupato della possibilità che un attacco hacker provochi il collasso di una banca.

Affrontare l'insicurezza informatica è difficile perché offusca i confini tra attori statali e privati e tra geopolitica e criminalità. Il più delle volte i riscatti vengono pagati in criptovalute e quindi sono difficilmente tracciabili. Luciano Carta, presidente di Leonardo (azienda italiana attiva nei settori della difesa e della sicurezza), ed ex direttore dell'Aise, afferma: "Esiste il pericolo di un attacco cibernetico su vasta scala contro le infrastrutture chiave." Secondo Carta dalla guerra fredda siamo passati a quella ibrida: "se infatti nel sistema bipolare Usa-Urss i rapporti di forza e gli equilibri erano misurati dal numero delle testate nucleari, oggi dobbiamo fare i conti con un nuovo concetto di 'hybrid warfare' che supera l'ambito puramente militare e che combina la manipolazione dell'informazione con la guerra economica e con quella informatica" (vedi nostro articolo "Dall'equilibrio del terrore al terrore dell'equilibrio").

Il precursore di questa tendenza fu il governo degli Stati Uniti, che tra il 2009 e il 2010 diffuse, nel tentativo di sabotare la centrale nucleare iraniana di Natanz, il virus informatico Stuxnet. Da allora questi strumenti si sono evoluti, così come l'ambito in cui vengono sviluppati. Recentemente (dicembre 2020), una delle più imponenti azioni di cyberspionaggio a scala globale, denominata SolarWinds, è riuscita ad infiltrare importanti dipartimenti e agenzie federali del governo americano, colpendo allo stesso tempo migliaia di organizzazioni e aziende in tutto il mondo, e utilizzando un sofisticato metodo di attacco (supply-chain) che, secondo alcuni esperti, può essere messo in atto solo con il sostegno di potenti apparati statali.

Come scritto nell'articolo "Informazione e potere", nessuno è in grado di sapere che cosa realmente ci sia nel ciberspazio e tantomeno è in grado di controllarne anche solo una minima parte: "La CIA, che è solo la più nota delle agenzie di intelligence americane, in un rapporto del 2015 lancia l'allarme a proposito della pericolosità della situazione: noi (noi specie umana) non siamo semplicemente in grado di tenere sotto controllo ciò che abbiamo realizzato."

Anche Israele, al pari degli Usa, ha una struttura di intelligence elefantiaca volta a recuperare e processare informazione. In guerra bisogna sapere prima come si muoverà il nemico, perciò si lavora con i big data: inizialmente vengono raccolti dati in maniera random immagazzinandoli in server giganti, e successivamente questi miliardi di gigabyte vengono analizzati con l'ausilio di potenti computer per ricavarne informazioni utili. I sistemi informatici arrivano a simulare il comportamento degli organismi biologici, e il confine tra il mondo del nato e quello del prodotto si assottiglia sempre più (da decenni letteratura e cinema fantascientifici si sbizzarriscono sul tema).

Sono almeno quattro gli scienziati le cui teorie sono utili per sviluppare un lavoro sul wargame, argomento che abbiamo trattato nell'ultimo incontro redazionale: John von Neumann (studi sulle capacità delle macchine di riprodurre sé stesse); Marvin Minsky (studi sulla possibilità di replicare artificialmente le reti neurali); Claude Shannon (studio dei sistemi di codificazione e trasmissione dell'informazione); Norbert Wiener (studi sulla cibernetica e i sistemi di controllo).

Internet è come una ragnatela dove nugoli di ragni (spider) cercano informazione e la raccolgono. L'informazione produce altra informazione, generando un processo autopoietico che si allontana sempre più dalle capacità di comprensione dei singoli e dei gruppi. Ci sono programmi che funzionano autonomamente, anche se non hanno ancora un'intelligenza pari a quella a cui è arrivata la nostra specie; ma nemmeno i nostri lontani antenati, le amebe, avevano un'intelligenza paragonabile alla nostra, eppure noi siamo il risultato di un processo elementare, basato su di un codice binario (pieno/vuoto, scritto/cancellato, 1/0), come scritto nell'articolo "Fare, dire, pensare, sapere. Corollari alla teoria rivoluzionaria della conoscenza".

Ci stiamo avvicinando ad una rivoluzione di specie, che alcuni hanno chiamato singolarità tecnologica (Raymond Kurzweil). L'ordine emerge dalle strutture caotiche, si impongono processi di auto-organizzazione tanto della materia quanto dei sistemi viventi, sociali o... tecnologici. Sono fenomeni che devono essere studiati con attenzione perché riguardano nientemeno che il futuro dell'umanità.

Processi auto-catalitici li abbiamo visti all'opera con il movimento Anonymous (swarm intelligence), con la sua forma di organizzazione a rete decentrata. Anche qui si determina una simmetria: competenze che una volta erano esclusivamente nelle mani degli Stati, e di quelli più potenti, oggi sono potenzialmente in mano a tutti.

Siamo poi passati a parlare brevemente della Chiesa di Roma, partendo dall'omelia di papa Francesco in occasione della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, incentrata sul tema della liberazione (teologia della liberazione?), "dal peccato, dalla morte, dalla rassegnazione, dal senso dell'ingiustizia, dalla perdita della speranza che abbruttisce la vita delle donne e degli uomini del nostro tempo. Chiediamoci oggi, in questa celebrazione e dopo, chiediamoci: le nostre città, le nostre società, il nostro mondo, quanto hanno bisogno di liberazione? Quante catene vanno spezzate e quante porte sbarrate devono essere aperte!"

La Chiesa, dotata di una sua dottrina sociale, si prepara ai futuri sconvolgimenti cercando di non rimanere tagliata fuori. Essa ha una tradizione millenaria alle spalle, che nessun altro organismo politico e sociale oggi in circolazione può vantare, e quindi non va sottovalutata, ma nemmeno sopravvalutata, in quanto sta attraversando anch'essa, al pari degli altri apparati di controllo sociale, una crisi storica che ne mina l'esistenza (Andrea Riccardi, La Chiesa brucia, 2021).

Abbiamo concluso la teleconferenza commentando l'articolo "Conciliare rinnovabili e paesaggio, una relazione che va governata", che fotografa quello che sta accadendo in Italia nel campo energetico: il calo dei costi della tecnologia fotovoltaica ha portato ad una corsa all'accaparramento dei terreni e alle richieste di connessione alla rete elettrica, tanto che si è arrivati solo per l'alta tensione, gestita da Terna, e quindi senza contare gli impianti da allacciarsi alla media tensione, all'incredibile cifra di 250 GW, cioè circa 5 volte la massima potenza che in un giorno di elevati consumi si raggiunge in Italia. Chiaramente tutti questi progetti sono un prodotto finanziario, che gli sviluppatori sperano di piazzare a qualcuno prima che si scopra il bluff. Appena si inizierà ad immettere qualche MW in rete, il prezzo dell'energia elettrica (oggi in forte rialzo) calerà e quindi una gran parte dei progetti sarà irrealizzabile. Ed in ogni caso, anche prevedendo sistemi di accumulo e di produzione di idrogeno "verde", nuove reti di trasmissione e nuove stazioni elettriche, si avrebbe una sovrapproduzione di energia.

Insomma, un altro grande caos che servirà a far arricchire un po' di imprese, mentre altri si spaccheranno la schiena a montare pannelli sotto al sole, e mentre il pianeta continuerà a surriscaldarsi fregandosene di questa inutile agitazione.

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