Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  18 ottobre 2022

"Pericolose tempeste" in arrivo

La teleriunione di martedì sera, a cui si sono collegati 18 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo al XX congresso del PCC che si è aperto domenica 16 ottobre nella Grande sala del popolo di Pechino con il discorso del presidente Xi Jinping.

I punti salienti della relazione, che è durata un'ora e mezza contro le quattro attese, sono stati: la conferma di quella che è stata definita la "guerra popolare" a tutto campo contro la Covid-19, e cioè la politica "zero contagi" che ha "privilegiato la vita umana"; e la preoccupazione per l'arrivo di "pericolose tempeste", a cui il paese deve prepararsi investendo sulla "sicurezza", parola citata 50 volte. Durante il congresso, che rinnoverà il mandato a Xi Jinping per la terza volta, anche il termine nazione è stato ripetuto in innumerevoli occasioni, ed è stata ribadita con forza la necessità di mantenere unito il popolo al suo partito ("unità ideologica").

L'economia cinese sta rallentando, a causa degli esordi della recessione globale ma anche per la linea zero Covid, che ha imposto blocchi e limitazioni agli scambi e agli spostamenti. A ciò si sono aggiunti, negli ultimi tempi, i problemi del mercato immobiliare (vedi caso Evergrande), settore verso cui sono confluiti i risparmi di molti cinesi.

Durante il discorso, Xi ha dato una valutazione positiva dell'operato cinese ad Hong Kong, che ha portato "dal caos all'ordine"; e riguardo Taiwan, ne ha riaffermato l'appartenenza: la vicenda legata all'isola è da considerarsi come una questione interna da cui l'Occidente deve stare alla larga, ancor di più nell'ottica di una Cina la cui immagine, in un mondo che sta passando da unipolare a multipolare, deve essere quella di un polo autonomo rispetto alle altre potenze, slegato da qualunque forma di subalternità. Infine, non sono mancati riferimenti alla lotta alla corruzione, alla transizione energetica e alla "prosperità comune" attraverso cui, secondo Xi Jinping, si fermerà l'"espansione disordinata del capitale". La Cina d'oggi è il secondo paese dopo gli USA per numero di miliardari, e la nazione con i più alti livelli di disuguaglianza di reddito. Il richiamo alla prosperità condivisa evoca quanto fatto dalla Germania, dove è stato messo in opera un abbassamento artificiale della composizione organica del capitale, che è passato sottotraccia.

Insomma, tutto si gioca su questo binomio: controllo capillare e centralizzato del partito-stato sulla società in cambio dell'assicurazione che la crescita e la prosperità avute negli ultimi anni non si fermeranno. Sappiamo invece che l'economia del Dragone non corre più allo stesso ritmo e che le disuguaglianze crescono; se il reddito di ampie fasce di popolazione verrà intaccato, questo controllo diffuso e asfissiante potrebbe non essere più tollerato come è stato fino ad ora.

Da segnalare anche il vertice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO) che si è tenuto a settembre scorso a Samarcanda. Fanno parte dell'organizzazione Russia, Cina, India, Pakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kazakhistan e Kirghizistan, che insieme rappresentano oltre metà della popolazione e un terzo della ricchezza del mondo. Recentemente si è aggiunto l'Iran, e sono candidate ad entrarvi anche Bielorussia e Turchia, la quale ha tutto l'interesse ad ampliare la propria influenza verso Oriente. Il paese di Erdogan, che negli ultimi mesi ha assunto le vesti di mediatore tra Alleanza Atlantica e Russia, confermandosi player globale, ha il piede in due scarpe: se da una parte è membro della NATO, dall'altra tesse la sua tela con le potenze orientali. La SCO è nata per risolvere divergenze regionali ma ora, alla luce della guerra in Ucraina, si sta configurando come un possibile polo alternativo a quello statunitense. È vero che la Russia sta subendo le conseguenze delle sanzioni imposte dall'Occidente, ma è altrettanto vero che esiste un altro mondo a cui può rivolgersi. Detto questo, va tenuto conto del fatto che le potenze imperialiste emergenti, a differenza delle precedenti, non hanno davanti a sé decenni di progresso e sviluppo ma, al contrario, fanno già i conti con i problemi del capitalismo senile, e cioè con la finanziarizzazione dell'economia, la crisi del settore immobiliare, l'automazione dei processi produttivi, ecc.

Sul mercato internazionale il dollaro sta rafforzando la propria posizione e sembra non subire le conseguenze dell'inflazione che invece colpiscono gli altri paesi, in ulteriore difficoltà per la pressione esercitata dalla valuta americana. Alcuni osservatori affermano che un dollaro troppo forte mette a rischio la stabilità finanziaria globale. L'economia mondiale vede il rallentamento della Cina, le difficoltà dell'Europa, la sofferenza dei paesi in via di sviluppo, ecc., un insieme di elementi che incidono, al pari della guerra in Ucraina, sui rapporti intermperialistici.

La teleriunione è proseguita con alcuni commenti riguardo la situazione in Francia, alle prese con scioperi e penuria di carburante. Per il momento il livello dello scontro è ancora basso, ma sta montando qualcosa che fa pensare ad un autunno caldo. Da segnalare inoltre quanto accade in Tunisia, dove ci sono state manifestazioni di massa contro il carovita, e in Iran, dove le proteste non accennano a placarsi.

In Europa, l'ondata di scioperi ha colpito prima l'Inghilterra e ora è il turno della Francia. Prima o poi toccherà anche all'Italia. D'altronde, più la crisi si approfondisce, più cresce la rabbia sociale. I sindacati d'oggi svolgono un ruolo di controllo e di contenimento delle lotte, ma per far ciò devono cavalcarle quando esse si manifestano. Durante il recente congresso della UIL il segretario dell'organizzazione ha parlato della necessità di ridurre la giornata lavorativa a parità di salario; gli ha fatto subito eco Landini della CGIL affermando che, dati i tanti lavoratori senza lavoro e i pochi che invece fanno orari lunghi, non deve più essere un tabù parlare di riduzione dell'orario di lavoro. A parte il fatto che questo tema è ormai all'ordine del giorno un po' in tutto il mondo insieme a quello del reddito di base, vediamo che, come al solito, anche le strutture conservatrici, quelle che difendono lo status quo, devono fare i conti con le istanze della classe sfruttata (la Sinistra Comunista diceva il fascismo è stato il realizzatore dialettico delle istanze riformiste del socialismo). Anche in assenza di manifestazioni antiformiste o di piazze riempite da bandiere rosse, la borghesia si muove preventivamente, a dimostrazione che la lotta di classe c'è sempre.

In conclusione, si è fatto riferimento alle prossime manifestazioni in Italia, a cominciare da quella organizzata dal movimentismo gruppettaro per sabato 22 ottobre a Bologna. Parole d'ordine interclassiste e tanta confusione politica accompagnano questi appuntamenti di piazza. Nonostante ciò, non siamo indifferenti rispetto a queste lotte, alle cause che le producono. Resta valido quanto diceva Marx a Ruge nel settembre del 1843: "Noi non ci presentiamo al mondo come dottrinari con un nuovo principio: ecco la verità, in ginocchio di fronte ad essa! Noi mostriamo al mondo dei principii che il mondo stesso ha sviluppato entro di sé. Noi non gli gridiamo: lascia le tue lotte, sono delle sciocchezze, le vere parole d'ordine sono quelle che ti diciamo noi. Noi mostriamo semplicemente ed esattamente al mondo il perché della sua lotta, e la sua coscienza sarà un risultato che dovrà acquisire, che lo voglia o no."

Articoli correlati (da tag)

  • Uno spettro si aggira per il mondo

    La teleriunione di martedì sera si è concentrata sull'analisi della situazione economica e sociale di Cina e Stati Uniti, ricercando le invarianze che accomunano i due Paesi.

    Cai Fang, già Vice Presidente dell'Accademia Cinese delle Scienze Sociali, Presidente dell'Associazione Cinese di Economia del Lavoro e membro del Consiglio Consultivo di Alto Livello della Banca Mondiale del Lavoro, nel suo recente libro New Trends in China's Employment: How Artificial Intelligence Is Reshaping the Labour Market esamina l'impatto potenzialmente dirompente dell'Intelligenza Artificiale (IA) sul mercato del lavoro cinese, teorizzando lo sganciamento del salario dalla prestazione lavorativa. In altri suoi interventi pubblici ha inoltre proposto l'introduzione di un "salario vitale", il reddito di base e la pensione non contributiva.

    Choramedia, podcast company, ha dedicato una puntata all'argomento ("La Cina vuole il salario vitale: cosa sta cambiando davvero"), sottolineandone l'importanza. Quando decine di milioni di lavoratori devono scaricare un'app per lavorare e sperare di essere contattati da una piattaforma, significa che anche il gigante asiatico è alle prese con i problemi di senescenza capitalistica affrontati dai paesi occidentali. La situazione non è migliore in India, dove migliaia di giovani si sono radunati a Nuova Delhi per protestare contro il governo di Narendra Modi. La mobilitazione è stata organizzata dal "Cockroach Janata Party" (Partito degli Scarafaggi), un movimento satirico nato sul Web che denuncia l'elevata disoccupazione giovanile e la corruzione dilagante, e chiede una riforma del sistema educativo.

  • Apocalitticismo borghese

    La teleriunione si è aperta con la segnalazione di alcune notizie relative alla situazione della finanza internazionale. In particolare, ci si è soffermati sull'andamento dei titoli di Stato americani, sempre meno richiesti dagli investitori, e sulla situazione economica del Giappone.

    Il Giappone sta portando avanti un'operazione di "rimpatrio" dei propri capitali per far fronte ad una spesa interna che sta diventando critica. Le condizioni dell'economia giapponese sono infatti peggiorate sensibilmente e i tassi di interesse bassi, o addirittura negativi, appartengono ormai al passato. Grazie a quella politica monetaria, Tokio era diventata il principale creditore globale, accumulando al contempo un debito pubblico pari a circa il 250% del PIL, e un debito privato al 48% del totale complessivo. Tale montagna di debiti è stata a lungo considerata "sostenibile" poichè detenuta per il 90% all'interno dei confini nazionali, da banche e investitori locali, una caratteristica che l'ha resa, apparentemente, immune alla speculazione straniera. Tuttavia, nessun artificio finanziario può annullare le leggi che regolano il modo di produzione capitalistico: la legge del valore presenta inevitabilmente il conto.

    I problemi del Giappone affondano le loro radici nella crescita economica degli anni '80, quando il paese era considerato il vero competitor degli USA, ben prima dell'ascesa della Cina. L'economia giapponese raggiunse quindi un punto di flesso: l'automazione e la robotizzazione dei processi produttivi determinarono una sovrapproduzione di merci e capitali, che portò a fenomeni di esuberanza finanziaria e rendita parassitaria. Di fronte alle difficoltà di valorizzazione del capitale sul mercato interno, una parte crescente di esso ha cercato sbocchi all'estero, trasformando il Giappone in uno dei maggiori creditori mondiali attraverso l'acquisto di titoli di debito americano e altro.

  • Sovrapposizioni di stati

    La teleconferenza di martedì è iniziata con alcune considerazioni in merito alla manifestazione a Torino del 31 gennaio scorso contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna.

    Secondo gli organizzatori, sono scesi in strada circa 50mila manifestanti, mentre per le forze dell'ordine solo 20mila. Da notare la continuità, in termini di partecipazione, con le manifestazioni Pro-Pal dell'anno scorso (gli scioperi generali per la Palestina del 2025 hanno portato in piazza milioni di persone costringendo i sindacati a cavalcare il malessere esistente), l'evidente scollamento tra la massa dei manifestanti e gli slogan lanciati dai megafoni ("Torino è Partigiana"), la composizione eterogenea del corteo.

    Nel progetto originario, tre cortei in partenza da altrettante piazze avrebbero dovuto ricongiungersi nella centrale Piazza Castello, per poi dirigersi verso corso Regio Parco, dove erano parcheggiati gli autobus per i manifestanti arrivati da fuori Torino. Nei giorni precedenti la protesta, la Prefettura ha cercato un accordo con gli organizzatori per evitare il passaggio nelle vie centrali della città. Il corteo ha quindi percorso le strade stabilite dalla Questura, che ha concesso ai manifestanti di arrivare nei pressi del centro sociale Askatasuna, dove si sono verificati scontri con le forze dell'ordine.

Rivista n. 58, dicembre 2025

copertina n° 57

Avvertenza al lettore / Editoriale: Terra incognita / Articoli: Le determinazioni materiali e l'ambiente - Il retroterra storico di n+1 / Recensione: Non lanciate quel missile / Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter