Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  25 ottobre 2022

Guerra integrata

La teleconferenza di martedì sera, presenti 17 compagni, è iniziata commentando le ultime notizie riguardo alla guerra in Ucraina.

Trenta deputati del partito democratico americano hanno inviato una lettera al presidente Joe Biden con la richiesta di "raddoppiare gli sforzi per cercare un quadro realistico per un cessate il fuoco". I dem invitano l'amministrazione in carica a cambiare radicalmente la strategia sulla guerra in Ucraina, e sollecitano negoziati diretti con la Russia. I redattori della missiva sono una minoranza, ma questa iniziativa potrebbe determinare una spaccatura all'interno del partito proprio a ridosso delle delicate elezioni di midterm, quando è probabile che la maggioranza del Congresso passi ai repubblicani e che perciò l'approccio americano verso il conflitto in corso cambi. Una settimana fa il leader del Grand Old Party alla Camera, Kevin McCarthy, ha detto che in caso di vittoria del suo partito alle elezioni di medio termine "non ci saranno più assegni in bianco per Kiev".

Il fronte esterno di guerra influenza quello interno, e viceversa. Tutto va inquadrato alla luce della tensione sociale crescente negli Stati Uniti, anche per l'affare Trump. Sono infatti passate in sordina le perquisizioni dell'FBI nella casa dell'ex presidente, accusato di aver "volontariamente sottratto carte relative alla sicurezza nazionale Usa... nascosto o sottratto documenti pubblici" e "ostruito un'indagine federale". Gli apparati statali americani, che non sono così unitari come sembra, temono probabilmente che un'eventuale incriminazione di Trump per i fatti del 6 gennaio a Capitol Hill potrebbe scatenare movimenti di piazza da parte dei suoi sostenitori, i quali il più delle volte sono armati. Sui media americani si registra una certa apprensione verso certi eventi, come appunto le elezioni di midterm, che possono fare da catalizzatori per una resa dei conti tra gli opposti schieramenti.

È stato annunciato che il prossimo numero di Limes riguarderà la situazione molto complessa in cui si trovano gli Stati Uniti. Secondo la rivista di geopolitica, "la priorità americana non è far vincere Kiev ma controllare l'Europa... Washington cerca di evitare lo scontro diretto con Mosca. Vuole dissanguare la Russia e renderla inservibile per la Cina, non farsi strumento degli ucraini. Lo scontro vero è con Pechino."

Gli USA sono riusciti a compattare l'Europa in funzione antirussa, ma allo stesso tempo hanno lasciato i vassalli europei alle prese con gravi problemi energetici ed economici e, prossimamente, anche sociali. L'America, uscita vittoriosa dalla Seconda guerra mondiale, ha impiantato in giro per il mondo 800 basi militari, necessarie per il controllo dei flussi di valore internazionali; ha plasmato il mondo a sua immagine e somiglianza, vendendogli merci anche di carattere ideologico (cinema, musica, ecc.), esportando capitali in esubero, ma soprattutto instradando verso Washington il plusvalore prodotto altrove. Ora, la forza di obbligare il resto del pianeta a sostenere l'american style of life si sta incrinando. Il mondo non può permettersi che gli USA si facciano da parte, ma non può nemmeno accettare che essi continuino a vivere al di sopra dei propri mezzi. La coperta è diventata corta.

Andare oltre l'automatizzazione dei processi produttivi non è possibile, se non colonizzando altri pianeti (che poi è quello che sta provando a fare Elon Musk con la sua SpaceX). I robot installati nelle industrie non si riposano, non acquistano merce e, soprattutto, non producono plusvalore. Il capitalismo non ha più futuro, è un morto che ancora cammina.

La guerra moderna, tecnologica e automatica porta ad un salto di fase rispetto alle vecchie dottrine militari. I missili ipersonici, ad esempio, sono in grado di mantenere velocità superiori a cinque volte la velocità del suono, non possono essere intercettati dai sistemi radar, e una volta lanciati nessuna difesa è possibile. Rispetto a questo tipo di risorse belliche, i Russi sono più avanzati degli Americani (sembra che i missili russi Avangard possano raggiungere la velocità di 27 volte quella del suono); ma oltre alla qualità degli armamenti, ciò che conta è il loro utilizzo da un punto di vista sistemico. Al pari della produzione, le armi sono sociali e non individuali: un carro armato da solo è inutile, come parte di un'unità di combattimento è funzionale. Ogni paese fa la guerra con le armi che ha a disposizione, ma di fronte ad una escalation bellica chiunque schieri una portaerei individuabile dai sistemi d'arma moderni ha perso in partenza.

Il conflitto in Ucraina è la punta di un iceberg, il segnale di un qualcosa di grosso che sta montando a livello mondiale e che riguarda cambiamenti molto profondi nella struttura del capitalismo. In un articolo dal sito il sussidario.net ("Quello che i media non hanno raccontato del discorso di Xi Jinping", Mauro Bottarelli), si riportano due grafici piuttosto significativi sulla crescente egemonia del Dragone. Nel primo sono rappresentati i rapporti economici tra Cina e Germania (import/export), in cui si nota una Pechino quale primo partner commerciale di Berlino ma in "una dinamica che, a causa della crisi energetica e dell'inflazione, nell'ultimo periodo ha patito una biforcazione epocale: esportazioni tedesche verso la Cina stagnanti, esplosione dell'export cinese verso Berlino". Il secondo grafico è dedicato al rapporto economico tra Pechino e Mosca e mostra che il 52% delle importazioni totali russe è garantito dalla sola Cina. In questi ultimi anni il gigante asiatico ha intrecciato importanti rapporti economici con vari paesi africani, ha costruito una base militare a Gibuti e ha progettato di costruire una nuova Via della Seta, andando a mettere in discussione equilibri delicati a livello inter-imperialistico. Inoltre, "non è un caso che persino un alleato storico degli Stati Uniti come l'Arabia Saudita si sia stufata dell'atteggiamento rapace di Washington e abbia deciso di fare fronte comune con Mosca in sede Opec+, tagliando la produzione di petrolio e facendo infuriare la Casa Bianca." A ciò si aggiunge l'importanza che sta assumendo l'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (SCO), che vede aumentare il numero di paesi membri (essa riunisce il 44% della popolazione globale e il 24% del Pil del mondo).

Nel discorso introduttivo tenuto al XX Congresso del PCC, il presidente Xi Jinping ha chiarito che non saranno ammesse interferenze esterne su Taiwan dato che si tratta di una questione interna alla Cina, la quale è pronta anche all'uso della forza per arrivare alla riunificazione. Il rapporto America/Cina è schizofrenico, entrambi i paesi hanno bisogno l'uno dell'altro ma, essendo il pianeta piccolo, non possono non pestarsi i piedi. Lo si è visto con le nuove restrizioni volute da Biden sulle esportazioni di chip in Cina: è proprio il Dragone a possedere buona parte delle "terre rare", le materie prime fondamentali per la produzione di apparecchiatura tecnologica. Il modo di produzione capitalistico è per sua natura contraddittorio, socializza al massimo la produzione ma concentra in sempre meno mani i profitti, in questo gli Stati Uniti sono maestri. L'ultimo colonialismo, quello a stelle e strisce, dopo aver colonizzato il mondo ha colonizzato la propria popolazione, che però ora comincia a percepire lo stato centrale come qualcosa di alieno. La classe media, che era il fiore all'occhiello del capitalismo americano, si sta ristringendo fino a scomparire, mentre la working class non ha più fiducia nel sistema e, schiacciata com'è da debiti e precarietà, sciopera in massa e rifiuta il lavoro (Great Resignation).

Per concludere, l'esito di questa guerra è aperto: tutti sono coinvolti, ma nessuno ha deciso chiaramente cosa fare. Sin dal tempo di Marx sappiamo che la Russia è rivoluzionaria quando si rivolge ad Est, e controrivoluzionaria se punta ad Ovest. Se il contenimento americano dovesse funzionare, la Russia sarebbe costretta a puntare verso l'Asia Centrale e questo sarebbe interessante per le possibili conseguenze, visto che lì si trova il cuore della Terra (Heartland), come diceva Mackinder, uno dei padri della geopolitica.

Articoli correlati (da tag)

  • L'intelligenza agentica nella transizione di fase

    La teleriunione di martedì sera è iniziata prendendo spunto dall'articolo "What if AGI is already here, and it's made of... children?'", pubblicato su X da @IAmPascio.

    Secondo l'autore vi sono forti analogie tra l'intelligenza biologica e quella artificiale: la prima si è sviluppata lungo circa quattro miliardi di anni senza che nessuno l'abbia progettata, e anche la seconda è un fenomeno emergente. Nessun neurone, preso a sé, è intelligente: lo è il cervello, dove decine di miliardi di neuroni con oltre centomila miliardi di connessioni producono quel fenomeno che chiamiamo "intelligenza". Riguardo allo sviluppo dell'IA generale (AGI), molti immaginano l'avvento di HAL 9000 o Skynet, ovvero qualcosa di "singolare", ma per l'autore ciò che sta emergendo potrebbe essere un sistema composto da milioni di pezzi minuscoli, in connessione tra loro, distribuiti in rete. Un sistema di IA può, infatti, produrre agenti che coordinano sub-agenti e così via, una struttura che ricorda le reti autorganizzate, o gli sciami, dove ogni elemento è concatenato agli altri e, per mezzo di regole semplici, si coordina con essi dando luogo a un'architettura che produce soluzioni capaci di sorprendere gli stessi ricercatori.

    L'evoluzione dei sistemi complessi, dalla vita organica all'IA, è stata possibile grazie a mutazioni. Nel caso dell'intelligenza a base carbonio questo processo è durato miliardi di anni, mentre la velocità con cui evolve l'IA si conta in anni, se non in mesi. Dalla replicazione degli algoritmi alla loro selezione, fino alla retro-propagazione, abbiamo una struttura evolutiva che produce conseguenze che l'attuale società non sa gestire. Abituati a una concezione gerarchica dei processi sociali, facciamo fatica ad accettare l'organicità come modo di essere della natura. L'autore porta l'esempio delle formiche: una formica ha circa 250.000 neuroni, ma non è in grado di risolvere alcun problema significativo. Un'intera colonia di formiche è invece un sistema complesso in grado di risolvere una lunga serie di problemi: ricerca del cibo, cura delle larve, difesa del nido e sua manutenzione. Nessuno è responsabile del formicaio, non c'è un dirigente. L'intelligenza della colonia emerge dalle relazioni tra le formiche. L'architettura dei sistemi di IA più avanzati assomiglia più a una colonia di formiche che a un singolo individuo. Un neurone isolato non è solo poco intelligente: semplicemente non può esistere. Esiste invece una rete di neuroni, che interagiscono tra loro e con altre parti del corpo, il quale è in feedback costante con il mondo "là fuori". E' proprio questa retroazione ad aver reso possibile l'evoluzione della nostra specie (Engels e poi Leroi-Gourhan, sulla dialettica mano-lavoro-cervello).

  • Intelligenza artificiale e catastrofe sociale

    La teleriunione di martedì sera è iniziata prendendo spunto dalle ultime dichiarazioni riguardanti le perplessità e i timori per lo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale (IA).

    Eric Schmidt, ex CEO di Google, ha lanciato un allarme sulla possibilità che l'IA sfugga al controllo degli esseri umani. Schmidt ha dichiarato di "preoccuparsi dell'IA più di ogni altra cosa", dati i pericoli legati all'interazione autonoma tra agenti (agent-to-agent) e ai rischi di conflitti cibernetici avanzati. Schmidt non è stato l'unico a rilasciare questo tipo di dichiarazioni. La Chiesa, con l'enciclica Magnifica Humanitas, ha posto il problema della gestione di una simile tecnologia, e recentemente anche Dario Amodei, cofondatore di Anthropic (Claude), ha scritto un saggio incentrato sulla necessità di rallentare lo sviluppo dell'IA ("We Must Pace the Frontier"). Ci sono poi ex sviluppatori come Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic, che ha deciso di dimettersi, sostenendo che "le persone che sviluppano l'IA credono fermamente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio". Rischi esistenziali che, secondo il ricercatore, dipendono dal fatto che le aziende sono più impegnate a competere che a garantire la sicurezza di questi sistemi.

    Le dichiarazioni di Coxon hanno avuto una forte eco sulla stampa. Sia Donald Trump sia il ministero degli Esteri cinese hanno respinto le richieste di rallentamento, ribadendo l'importanza di proseguire nello sviluppo dell'IA, e soprattutto la volontà politica di non lasciarsi sopraffare d'allarmismo. D'altronde, un coordinamento globale in una forma sociale basata sulla guerra di tutti contro tutti (concorrenza) è impossibile.

  • Il problema del controllo

    La teleriunione di martedì sera è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie riguardanti le tecnologie impiegate nelle guerre moderne.

    Secondo le stime più recenti, l'Ucraina produce circa quattro milioni di droni l'anno, ma nel 2026 punta quasi a raddoppiarne la produzione; la Russia procede in modo simmetrico, aumentando a sua volta i propri ritmi produttivi. Se Kiev mantiene un vantaggio negli attacchi con droni a lungo raggio, sta però esaurendo i missili intercettori, e in alcuni casi il tasso di intercettazione dei missili balistici russi è sceso fino quasi allo zero.

    Da anni producono droni a scala industriale anche l'Iran e la Turchia, che si sono candidati a offrirli sul mercato: si tratta di vettori di vario tipo e natura, sempre più difficili da intercettare. Negli ultimi anni, con l'avvento di sensori e attuatori autonomi, di velivoli senza pilota e di missili ipersonici, sta cambiando il modo di fare la guerra. Come in fabbrica, gli uomini sono divenuti appendici delle macchine.

Rivista n. 58, dicembre 2025

copertina n° 57

Avvertenza al lettore / Editoriale: Terra incognita / Articoli: Le determinazioni materiali e l'ambiente - Il retroterra storico di n+1 / Recensione: Non lanciate quel missile / Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter