[…] A volte ho grosse difficoltà a seguire le vostre argomentazioni. Addebito questo problema ai temi da voi trattati - sicuramente controcorrente – e non certo alla maggiore o minore abilità nello scrivere su di una qualsiasi questione. D'altra parte, basta ascoltare certi "intellettuali" alla televisione, o leggere certi articoli "culturali" che appaiono giornalmente sui quotidiani e riviste varie, per rendersi conto che il problema non è mai del come ma del cosa si scrive e, di conseguenza, del cosa si vuol leggere.
Ciò che particolarmente mi colpisce è il tentativo di vedere in un'angolazione assai poco comune le cose di sempre; lo sforzo di cogliere gli invarianti (mi sforzo di ripetere a braccio quanto da voi ripetuto molto spesso sulla vostra stampa) nelle loro trasformazioni. Indubbiamente non poco dovrà essere il lavoro da parte vostra, per fare in modo che questa affermazione non risulti una frase vuota. Trovo molto positivo, in ogni caso, lo sforzo di riaffermare i principi del comunismo rivoluzionario, che da un secolo e mezzo conservano la loro vitalità, in modo tale da risultare utili strumenti per la lettura del contingente periodo storico in cui viviamo e non soltanto, dunque, come sterili proclamazioni di fede.
Avvertenza al lettore / Editoriale: Terra incognita / Articoli: Le determinazioni materiali e l'ambiente - Il retroterra storico di n+1 / Recensione: Non lanciate quel missile / Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione
Libertà
Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.
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