Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  18 dicembre 2012

Piccolo bilancio e programma di lavoro

Parliamo spesso di doppia direzione, ma si fatica a comprendere che sia le riunioni locali che le teleconferenze sono dei semilavorati e hanno bisogno dell'apporto della rete di lavoro per passare ad un livello superiore. Il tutto è maggiore della somma delle parti. Il patrimonio teorico della rivoluzione che matura è dato e si pone alla base di ogni nostra attività, la nostra corrente precisava nelle "Tesi di Napoli":

"Non avrebbe alcun senso la obiezione che si tratti di testi perfetti irrevocabili e immodificabili, perché lungo tutti questi anni si è sempre dichiarato nel nostro seno che si trattava di materiali in continua elaborazione e destinati a pervenire ad una forma sempre migliore e più completa; tanto che da tutte le file del partito, ed anche da elementi giovanissimi, si è sempre verificato con frequenza crescente l'apporto di contributi ammirevoli e perfettamente intonati alle linee classiche proprie della Sinistra. È solo nello sviluppo in questa direzione del lavoro, che abbiamo tratteggiato, che noi attendiamo il dilatarsi quantitativo delle nostre file e delle spontanee adesioni che al partito pervengono e che ne faranno un giorno una forza sociale più grande".

Se in passato, "quando c'era il partito", gli argomenti trattati erano bene o male sempre gli stessi, adesso ci ritroviamo con molti semilavorati che affrontano molteplici argomenti e l'unica difficoltà è renderli pubblicabili. Il primo volume della Storia della Sinistra Comunista Italiana è stato pubblicato nel 1964 e fu l'unico che Amadeo Bordiga scrisse e vide stampato; copre gli anni 1912-1919. Il secondo (1972), il terzo (1986) e il quarto (1997) furono scritti da Bruno Maffi e si riferiscono rispettivamente ai periodi dal 1919 al 1920, dal 1920 al 1921 e dal 1921 al 1922. Abbiamo documenti per proseguire con il quinto volume che sarebbe dunque sulla liquidazione della Sinistra, sul suo commissariamento da parte dell'Internazionale e andrebbe fino al 1924. Nel 1996 è stato pubblicato quello che si può considerare il sesto, interamente dedicato alle motivazioni che, nel 1924-25, portarono alla costituzione e poi alla dissoluzione del Comitato d'Intesa. Al Congresso di Lione, la sua preparazione e i risultati, e al settimo congresso dell'Internazionale del 1928, a cui partecipano Togliatti e i rappresentanti del centrismo, andrebbe dedicato il settimo volume. Infine l'ottavo e ultimo volume dovrebbe trattare, nel dopoguerra, della tormentata esperienza della Frazione all'estero. Si tratta di volumi da 500/700 pagine l'uno. Un bel pezzo della nostra Storia da diffondere in Rete.

OWS ha pubblicato una lettera aperta dei giovani sloveni in lotta. Partite inizialmente come manifestazioni antigovernative, le mobilitazioni in Slovenia sono presto arrivate ad una critica del capitalismo. Si segnalano 54 manifestazioni in 28 città, non male per una nazione che conta non più di tre milioni di abitanti. Sul sito "Occupy Lubiana" si vedono parecchie foto di manifestazioni in stile OWS. Forse il vento americano comincia a soffiare anche nel Vecchio continente. La piattaforma "Occupy Togheter Meetup Everywhere" risulta ancora attiva e potrebbe fungere da coordinamento per una mobilitazione anticapitalista in Europa.

Il movimento Occupy, la teoria della conoscenza e la psicanalisi

La relazione pesarese su Popper ci ha dato modo di ribattere alcuni chiodi teorici. Per quanto riguarda la psicanalisi, tema affrontato recentemente, la questione non è mai solo legata al metodo che si usa, ovvero se sia scientifico o meno. La cosa più importante è da dove si parte per affrontare la tematica, e cioè da un orizzonte che trascende questa società o dall'interno di essa. La nostra teoria della conoscenza arriva dal futuro. Ci interessiamo di OWS perché da lì incominciamo a sentire voci che sembrano aver superato questa società ("siamo alieni che vengono dal futuro"). Occupy Wall Street usa per adesso il linguaggio che trova, cioè quello che si può rilevare dai cartelli, dai discorsi, dai siti sul Web. Ma il linguaggio del processo reale in corso è già di un altro mondo, come se stesse nascendo una nuova forma di vita. Del resto più di uno scienziato ha studiato il fenomeno: la nostra specie negli ultimi millenni ha dato luogo a un'evoluzione extracorporea, cioè tecnica e sociale, che procede in modo infinitamente più veloce di quella biologica. Solo ponendoci al di fuori di questa forma sociale possiamo capire perché e come sono nati questi movimenti, al contrario di Popper che cercava miglioramenti e soluzioni per ri-formare questa società. Insomma, per ripetere quella frase cristiana che ci capita di citare spesso, siamo in questo mondo ma non di questo mondo. Molto spesso la psicoanalisi viene liquidata perché non utilizza il metodo scientifico, ma anche di essa bisognerebbe fare l'anatomia: scavare la materia e capire perché in un dato svolto storico nasce e si diffonde.

Il partito prefigura la società futura

Noi vogliamo parlare all'universo e lasciamo volentieri ad altri la langue de bois del luogocomunismo. Forse un giorno constateremo l'esistenza di qualcosa di diverso, qualcosa che non conosciamo ancora, ma fin da ora dobbiamo abituarci a scrivere come se ne fossimo già a conoscenza, come se l'interlocutore che cerchiamo esistesse davvero, numeroso e attento.

Rifacendoci allo schema della conoscenza di Einstein, traiamo la conclusione per cui per passare ad una forma di conoscenza superiore dobbiamo rompere con quella attuale. Proprio perché abbiamo individuato una dinamica possiamo anticipare il futuro. In "Dottrina dei modi di produzione" la Sinistra utilizza il principio di induzione completa di Poincaré. Noi siamo comunisti perché scriviamo N per tutte le società del passato compresa questa. Bordiga scrive: "Se le forme o modi sociali col capitalismo sono state n, in tutto esse sono n+1. La nostra rivoluzione non è una delle tante, ma è quella di domani; la nostra forma è la prossima forma". Dopo n può esserci solo n+1, oppure una degenerazione totale dell'umanità, ipotesi non assurda ma piuttosto improbabile, dato che ogni sistema contiene in sé gli elementi necessari al nuovo ordine. D'altronde, "non può accampare pretesa a chiamarsi dialettico e marxista chi non sa leggere, ogni qualvolta si discute del passaggio da precapitalismo a capitalismo, i taglienti enunciati del passaggio da capitalismo a comunismo, che sono tutti capiti e addotti a rovescio non solo dagli opportunisti delle varie storiche ondate (per i quali il comunismo trae la maggioranza dei suoi connotati da "immarcescibili conquiste" del tempo capitalista) ma anche dai gruppetti delle sinistre eterodosse che nelle loro storture svelano ad ogni tratto la loro soggezione reverenziale per i "valori" capitalistici di libertà, civiltà, tecnica, scienza, potenza produttiva - termini tutti che noi, con Marx originario e uscito dal getto incandescente della fornace rivoluzionaria, non vogliamo ereditare, ma spazzare via con odio e disprezzo inesausti."

Noi stiamo facendo un lavoro molto preciso sull'eredità della Sinistra Comunista "italiana", bisogna seguire il lavoro che questa corrente ha lasciato senza deviare. Abbiamo un programma di lavoro, abbiamo un lascito e un patrimonio da rispettare (archivio storico). Facciamo parte di una corrente che ha come cavalli di battaglia temi quali l'organicità e l'ambiente ferocemente anticapitalista; guarda caso sono proprio i super-ortodossi i primi a lasciarsi alle spalle le chiare impostazioni programmatiche. Per il comunista che si trova allineato con il movimento reale che distrugge lo stato di cose presente, il risultato effettivo è quello di essere coerente con questo movimento, non di ottenere a tavolino più organizzazione e omogeneità, secondo uno studio e l'applicazione di determinati espedienti. La forza di un lavoro politico è la sua coerenza, la sua compatibilità con il cambiamento che è in corso.

Se individualmente non ci si sente legati all'arco storico che lega l'uomo ancestrale lottatore con le belve all'uomo della società futura, si resta immersi nella forma sociale vigente riproducendo le sue categorie. Per questo ci sentiamo maggiormente in sintonia con movimenti tipo Occupy piuttosto che con i residuati bellici del marxismo-leninismo-bordighismo. C'è bisogno di un approccio nuovo ai testi di Marx e della Sinistra, un approccio scevro da incrostazioni di carattere ideologico. Bordiga in "Tavole immutabili della teoria comunista del partito" dimostra che mentre tutta l'umanità rimane ancorata a questa società, il partito fa il salto in un'altra. La tesi si può scrivere così: una sola pratica umana è immediatamente teoria: la rivoluzione. La conoscenza umana avanza per rivoluzioni sociali, gli sconvolgimenti sociali fanno emergere nuove teorie e di lì nuovi problemi e nuovi metodi per risolverli. Non si tratta di trovare un metodo unico perfetto (Popper) per risolvere i problemi della società, bisogna rompere con l'autoreferenzialità perché la teoria della rivoluzione non riguarda "tesi di dettaglio" (tattica, sindacati, organizzazione, ecc.) ma il completo trapasso dal capitalismo al comunismo; essa è fondata su un programma che anticipa una nuova concezione del mondo e della sua conoscenza.

La corrente americana della "Terza Cultura" ha pubblicato un libro dal titolo "Non è vero ma ci credo. Intuizioni non provate, future verità". Se pure i borghesi scendono sul nostro terreno allora sta succedendo qualcosa a livello sociale. Come dice la nostra corrente, "l'intelligenza, la scienza, la conoscenza hanno origine nel movimento avanzante – abbandoniamo l'ignobile termine di "progressivo". Nella parte decisiva della sua dinamica la conoscenza prende le sue mosse sotto forma di una intuizione, di una conoscenza affettiva, non dimostrativa; verrà dopo l'intelligenza coi suoi calcoli, le sue contabilità, le sue dimostrazioni, le sue prove. La novità, la nuova conquista, la nuova conoscenza non ha bisogno di prove, ha bisogno di fede! Non ha bisogno di dubbio, ha bisogno di lotta! Non ha bisogno di ragione, ha bisogno di forza! Il suo contenuto non si chiama Arte o Scienza, si chiama Rivoluzione!".

Articoli correlati (da tag)

  • Grandi conferme

    Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 16 compagni, abbiamo affrontato i grandi fatti della settimana appena trascorsa, ovvero le manifestazioni e le rivolte scoppiate in Sri Lanka, Albania, Kenya, Panama, Corea del Sud, Ghana, Bosnia, Argentina e India, sull'onda degli aumenti dei prezzi dei generi di prima necessità e del carburante.

    Le conferme alle nostre previsioni arrivano sia dalla prassi, con la diffusione a livello globale di quello che qualche anno fa abbiamo definito "marasma sociale e guerra", sia a livello teorico, e qui ci riferiamo all'editoriale dell'ultimo numero di Limes ("La guerra russo-americana", 6/22) in cui si afferma che comunque vada a finire questa guerra, il mondo non sarà più quello di prima:

    "Da questo conflitto nascerà un nuovo disordine mondiale. Non un ordine, perché chiunque vinca, o sopravviva, non sarà in grado di riprodurre la Pax Americana. Nemmeno l'America. Washington resterà il Numero Uno per carenza di alternative. Ma il capoclassifica non potrà ostentarsi egemone globale, né forse lo vorrà. Ridurre ad unum questa Babele d'otto miliardi di anime e diverse centinaia di attori o comparse geopolitiche è affare di Dio, non di Cesare. Per quanto intuiamo, Dio non è interessato all'impresa. Preghiamo."

    Gli esperti di geopolitica si affidano al buon Dio per uscire dal caos, noi invece riteniamo che siano i processi di auto-organizzazione sociale a rompere gli equilibri precedenti facendo fare un balzo in avanti all'umanità. Superata una certa soglia, si determina una "polarizzazione" o "ionizzazione" delle molecole sociali, che precede all'esplosione del grande antagonismo di classe.

  • Catastrofe alimentare ma non solo

    La teleriunione di martedì sera, presenti 21 compagni, è iniziata affrontando il tema della crisi alimentare in corso.

    L'Economist titola l'edizione del 21 maggio "The coming food catastrophe", accompagnandola con un'immagine di copertina piuttosto macabra nella quale sono raffigurate tre spighe di grano composte da chicchi a forma di teschi. L'immagine, diventata virale sui social network, vuole rappresentare un problema reale che sta catalizzando l'attenzione a livello mondiale. L'articolo del settimanale inglese, sebbene parta da premesse che non solo le nostre (ad esempio dando la colpa di tutto al battilocchio di turno, in questo caso Putin), dimostra che la guerra sta conducendo un mondo già fragile alla rottura.

    La difficoltà negli approvvigionamenti delle materie prime e la congestione dei processi logistici (colli di bottiglia) manifestatesi con la pandemia si sono aggravati con la guerra in Europa. Russia e Ucraina forniscono il 28% del grano commercializzato a livello mondiale, il 29% dell'orzo, il 15% del mais e il 75% dell'olio di girasole. Queste forniture sono fondamentali per sfamare Libia, Egitto, Tunisia, diversi paesi africani e in generale tutta quell'area che va dal Sudafrica all'est asiatico. Le prime rivolte per la fame sono già scoppiate in Sri Lanka e Iran. L'Inghilterra si è fatta avanti proponendo la formazione di una "coalizione di volenterosi" per scortare con navi da guerra i mercantili che nel Mar Nero trasportano il grano ucraino.

  • Sciupio irreversibile

    La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 20 compagni, è iniziata prendendo spunto da alcune notizie sulla questione energetica, in particolare riguardo la tecnologia nucleare.

    Nella bozza presentata dalla Commissione europea agli stati membri circa le misure necessarie per mettere in pratica la green economy si fa riferimento, oltre al gas, anche al nucleare. Sul tema i pareri sono discordanti dato che alcuni non credono sia corretto definire questa tecnologia una fonte di energia pulita. Il nuovo nucleare, sostengono invece i favorevoli, è più sicuro delle centrali di vecchia generazione, soprattutto inquina meno di carbone e combustibili fossili e perciò porterà ad un'Europa ad emissioni zero. Sarà anche vero, ma è difficile credere che si possa risolvere a livello tecnico il crescente bisogno di energia dell'attuale modo di produzione: il vagheggiato capitalismo a basso consumo energetico non esiste. Così come non esiste un capitalismo pacifico. Si pensi agli interventi militari della Francia prima in Mali e poi in Niger, ufficialmente motivati dal contrasto al terrorismo jihadista, ma in realtà volti a garantire la fornitura di uranio alle centrali nucleari del paese.

    La fusione nucleare di cui in questi giorni si parla speranzosamente non è una soluzione nel breve periodo: nella migliore delle ipotesi l'applicazione finale di questa tecnologia si prospetta per il 2040. In generale, le centrali nucleari necessitano di tempi di progettazione e costruzione di almeno dieci anni e, al di là delle opinioni favorevoli o contrarie, quelle esistenti sono state abbandonate un po' ovunque perché costose (vedi problema dello smaltimento delle scorie radioattive).

Rivista n°51, giugno 2022

copertina n°51

Editoriale: La guerra che viene

Articoli: Guerra in Europa
Appendice 1, La Quarta Guerra Mondiale
Appendice 2, La sindrome di Yamamoto
Guerra di macchine
Wargame, parte seconda

Doppia direzione: Considerazioni sulla pandemia

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email