Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  12 marzo 2013

Il movimento grillino e gli scioperi della logistica

Non passa giorno senza che il Movimento 5 Stelle non sia sotto i riflettori della pressa mediatica e istituzionale con dichiarazioni e consigli politici impraticabili (come l'abolizione della legge Biagi o un sussidio di disoccupazione garantito di 1000 euro) per chi accetta le categorie della forma sociale vigente. Ma tolto il folklore degli accadimenti, i grillini per adesso tengono duro e se riusciranno a restare compatti metteranno in seria difficoltà le componenti politiche tradizionali impedendo la formazione di un governo.

In questi giorni intensi di consultazioni istituzionali in cui si alternano varie proposte da parte del Pd e del Pdl, sembra farsi strada con sempre maggior insistenza l'eventualità di un governo tecnico affidato a personaggi illustri, cui i grillini potrebbero, forse,dare un appoggio condizionato. Secondo le formalità parlamentari, Napolitano darà al Pd la possibilità di verificare la presenza della maggioranza per formare il governo che però, dati i numeri attuali, sembra impossibile da realizzare, soprattutto con un Grillo che continua a ripetere che non appoggerà il Pd. E un governissimo tra Pd e Pdl sembra proprio da escludere, viste anche le ultime vicende giudiziarie di Berlusconi e la sua cricca.

Quanto accaduto dentro e fuori il Tribunale di Milano dimostra lo sfaldarsi rovinoso dell'impalcatura statale. Se la manifestazione dei fedeli del Cavaliere è più che altro un atto di disperazione politica, è molto più indicativo il silenzio o le poche parole espresse a tal riguardo dal Capo stesso della Magistratura, il presidente della Repubblica, che si è ben guardato dal difendere la "neutralità" delle indagini giudiziarie dagli attacchi del centrodestra. Vanno così a farsi benedire i principi fondamentali dello stato di diritto, ovvero la divisione dei poteri tra esecutivo, legislativo e giudiziario.

A questo punto pur di uscire dall'impasse un'ipotesi possibile, forse la più estrema, potrebbe essere quella di incastrare i grillini lasciandoli fare un governo. Non c'è solo il modello Sicilia nei pensieri dei neoparlamentari del Movimento 5 Stelle: "Il Parlamento c'è, le commissioni si possono insediare, si può legiferare.", ha spiegato il capogruppo designato di M5S Vito Crimi. Siamo di fronte a un'ipotesi di tipo belga dove c'è voluto più di un anno e mezzo per fare il nuovo Governo? "Sì, perché no", è stata la replica di Crimi. "Non sta a noi la soluzione, la palla è al presidente Napolitano. La nostra proposta - ha concluso - è un Governo 5 stelle e i 20 punti di programma".
Il movimento grillino, nonostante tutto, è qualcosa di nuovo e fa girare la testa a giornalisti e politici che non san più che pesci pigliare. E fa di nuovo breccia, pestando ancora una volta i piedi ai partiti, aprendo la questione dell’abolizione del rimborso elettorale. Sul blog di Beppe Grillo leggiamo: "Il mio auspicio è che tutte le forze politiche seguano il nostro esempio, in particolare il pdmenoelle al quale spetta la quota più rilevante: oltre 45 milioni di euro (al pdl "solo" 38). Non è necessaria una legge, è sufficiente che Bersani dichiari su carta intestata, come ha fatto il M5S, la volontà di rifiutare i rimborsi elettorali con una firma." Il Movimento 5 Stelle ha la forza di quasi 9 milioni di voti, per questo motivo viene demonizzato da tutto il barnum parlamentare e oltre. I finti alternativi del gruppo Wu Ming scomodano addirittura l'artiglieria pesante per attaccare, accusando i grillini di essere "criptofascisti".

In un'Italia senza governo, in un quadro come quello appena descritto, non è da escludere il colpo di stato, un golpe di primavera che possa convivere con il rispetto delle regole democratiche. In fondo, se gli eletti dal popolo sono d’accordo che così succeda, come accadeva nell'Antichità o nel Medioevo, tutto può procedere per il meglio e coloro che temono per la Santa Democrazia possono mettersi il cuore in pace.

Dal punto di vista economico per ora i mercati sembrano tranquilli. Anzi, pare che gli indici borsistici abbiano superato in meglio quelli del 2008. L'ultima trovata per gli investimenti è il fracking, un modo "non convenzionale" di estrarre gas da roccia porosa di origine argillosa le cui vacuità ospitano in prevalenza metano.
Il Capitale autonomizzato, e cioè incapace di valorizzarsi nella sfera della produzione, se non viene diminuito con crisi e bolle varie, deve trovare sfogo da qualche altra parte e questo avviene nella sfera finanziaria. Un grafico che confrontasse la crisi attuale con quella del 1929 metterebbe in evidenza quanto le oscillazioni della prima non siano comparabili a quelle verificatesi all’inizio del 1900 e difatti oggi, in quanto a capitale fittizio, siamo ai multipli del PIL mondiale. Fatto inevitabile poiché la produzione industriale ai nostri giorni si muove in un ambito finanziario immensamente più grande.

Nell'articolo Un modello dinamico di crisi abbiamo scritto:

"Man mano che il Capitale accumula, l'economia si finanziarizza, sale la capitalizzazione di borsa, aumentano le oscillazioni dei prezzi azionari. L'andamento dell'indice Dow Jones offre una chiara visualizzazione del suddetto processo: la più grande catastrofe finanziaria, quella del 1929, è quasi impercettibile nel diagramma storico. Si nota appena un po' di più quella del 1987, quando in un sol giorno Wall Street crollò di quasi un terzo del suo valore. Ma a partire dalla metà degli anni '90 si nota una ripidissima ascesa dei prezzi, giustificata con l'esplosione delle nuove tecnologie, in realtà un mero sfogo del Capitale su di un ramo della produzione che non poteva mettere in moto l'economia come invece i rami classici, i quali richiedevano investimenti in fabbriche, infrastrutture, forza-lavoro, tecnologie, metodi. Infatti lo stesso diagramma mostra la fibrillazione del 1997-2000 con il precipizio dei prezzi in misura mai riscontrata prima. Senza però le ripercussioni sulla società che si ebbero con le oscillazioni del passato, specie nella Grande Crisi del 1929."

Sul piano sindacale, continuano le mobilitazioni nel settore della logistica. Dopo l'assemblea in cui si sono messi in contatto, in videoconferenza, centinaia di lavoratori da 7 città d'Italia, è stata lanciata una nuova iniziativa. Questo settore è in forte movimento, condizioni schiavistiche e paghe da fame sono la molla che ha fatto scattare la rabbia dei lavoratori. Stanchi di subire si organizzano e lottano con picchetti e scioperi senza preavviso. Da Milano a Piacenza, è stato indetto uno sciopero del settore logistico a livello nazionale per il 22 marzo. Il 25 marzo invece è stata promossa a Torino una manifestazione davanti al municipio per lanciare una campagna per il salario garantito a disoccupati e precari.

E' molto importante che comincino a far capolino parole d'ordine come il salario garantito. Parola d'ordine a cui affianchiamo un'altra rivendicazione assolutamente complementare e cioè quella della riduzione della giornata lavorativa. E le due rivendicazioni non possono essere separate. In Europa, dalla Slovenia al Portogallo passando per il Belgio, continuano le iniziative di protesta e le manifestazioni contro il peggioramento delle condizioni di vita. E' circolato su Facebook e Twitter un appello per organizzare azioni diffuse, scioperi e dimostrazioni che sfocino in una grande manifestazione di massa a Bruxelles. L'obiettivo degli attivisti è lo Spring Summit, quando i capi di governo dei paesi dell'Unione si riuniranno (il 14 e 15 Marzo) per rafforzare la cosiddetta risposta alla crisi da parte del Consiglio Europeo. Secondo gli organizzatori con queste mobilitazioni "mostreremo ai detentori del potere che un movimento crescente sarà presto forte abbastanza da invertire la tendenza delle politiche europee nell'interesse di tutte e tutti."

Articoli correlati (da tag)

  • Rivolte, marasma sociale e guerra

    La teleriunione di martedì sera, presenti 17 compagni, è iniziata con una breve presentazione del saggio Riot. Sciopero. Riot. Una nuova epoca di rivolte, scritto nel 2019 da Joshua Clover.

    Secondo lo scrittore e professore di inglese e letteratura comparata all'Università della California "Davis", a partire dal Medioevo si può ravvisare una dinamica storica che vede prima la rivolta, poi lo sciopero ed infine di nuovo la rivolta, ma in forma diversa rispetto alla fase iniziale.

    Nel testo si descrive come, fino al XIX secolo, lo scontro avviene principalmente nell'ambito della circolazione, dato che lì si trovano i beni necessari alla riproduzione. Successivamente, soprattutto con l'entrata in scena del proletariato, si rafforzano le forme di lotta più organizzate, le rivolte combaciano con gli scioperi, e il conflitto si manifesta per la maggior parte con l'interruzione organizzata del lavoro. A partire dalla fine degli anni 60' del secolo scorso, le forme di scontro si fanno sempre più incontrollabili (vedi riot negli USA): finita l'epoca di crescita industriale del capitalismo, l'accumulazione avverrebbe nella sfera della finanza, almeno nei paesi a capitalismo avanzato, dando così inizio ad una fase di espulsione della forza lavoro dalla produzione. Con lo scoppio della crisi industriale, gli afroamericani sono i primi a trovarsi alle prese con seri problemi di sopravvivenza e le rivolte, che assumono apparentemente una connotazione razziale, riguardano in realtà le condizioni di milioni di proletari. La seconda fase della rivolta, o rivolta prime, come la chiama Clover, si pone quindi direttamente in conflitto con lo Stato, poiché esso dispone di strumenti di repressione e controllo che le società precedenti non avevano, raggiungendo livelli di sofisticazione mai visti prima. Gli scioperi moderni toccano la circolazione di uomini e soprattutto di merci, dal trasporto aereo ai treni, dalla logistica ai petroliferi. I gilet jaunes, ad esempio, a partire dal 2018 hanno occupato le principali vie di comunicazione bloccando autostrade e rotatorie. La logistica connette il tessuto produttivo ed è fondamentale nell'epoca del just in time e della produzione senza magazzino.

  • Disordine crescente

    La teleriunione di martedì sera, a cui hanno partecipato 17 compagni, è iniziata affrontando il fenomeno delle "grandi dimissioni".

    È uscito Le grandi dimissioni. Il nuovo rifiuto del lavoro e il tempo di riprenderci la vita (Einaudi, 2023), un'analisi sociologica di Francesca Coin sul cambiamento del mondo del lavoro e della società. Sulla rivista abbiamo già avuto modo di recensire testi sulla fine del lavoro, sull'automazione e sulla "disoccupazione tecnologica"; il libro di Coin ha il merito di affrontare la nuova tendenza che si sta sviluppando in diversi paesi del mondo e che si risolve in una disaffezione crescente verso il lavoro salariato. Il fenomeno è esploso in concomitanza con la pandemia: nel 2021 negli Stati Uniti 48 milioni di lavoratori hanno deciso di licenziarsi, e nello stesso anno in Italia sono stati in 2 milioni a lasciare il posto di lavoro. Anche in Cina i lockdown hanno rappresentato un giro di boa, portando all'emersione dei fenomeni "Tang ping" ("sdraiarsi") e "Let it rot" (bailan, "lascialo marcire"): siccome il sistema si è rotto, i giovani cinesi pensano che tanto vale sdraiarsi e lasciare che esso marcisca. Come nota Coin, "in India come in Cina, da mesi si è diffusa una controcultura che mette in discussione l'etica del lavoro e l'obbligo al lavoro salariato."

  • La fragilità delle catene logistiche

    La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 18 compagni, è iniziata parlando degli scioperi negli Stati Uniti.

    A fine luglio scade il contratto dei teamsters della UPS. Le trattive per il rinnovo si sono rotte e c'è la possibilità che dal primo agosto incrocino le braccia i 340mila lavoratori del gigante della logistica. Lo sciopero verrebbe organizzato dall'International Brotherhood of Teamsters (IBT), lo storico sindacato dei camionisti che, pur avendo avuto in passato dirigenze colluse con la mafia (Jimmy Hoffa), ha espresso in più occasioni una base militante pronta allo scontro con i datori di lavoro ("I sedici giorni più belli"). Il 97% degli iscritti all'IBT ha votato a favore dello "strike" qualora le loro richieste non vengano accettate (aumenti salariali, sicurezza, ecc.), e ciò potrebbe portare a una interruzione della catena di approvvigionamento con un effetto domino sull'intera economia del paese. Come nota USA Today, l'ultima volta che i lavoratori della UPS hanno scioperato, nel 1997, meno dell'1% delle vendite totali del commercio al dettaglio proveniva dagli acquisti online. Si stima che negli USA siano più di un milione i lavoratori impiegati nel settore della logistica, più del doppio rispetto ad allora.

Rivista n°55, luglio 2024

copertina n° 55

Editoriale: Non potete fermarvi

Articoli: Evoluzione extra biologica - Transizione di fase. Prove generali di guerra

Rassegna: Presa d'atto - Il capitalismo è morto

Recensione: Dallo sciopero, alla rivolta, alla Comune - Guerra civile negli USA, ma non quella vera

Doppia direzione: Il programma immediato non ammette mediazioni

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email