Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  21 luglio 2015

Uno scricchiolio inquietante

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando un articolo del Guardian, "The end of capitalism has begun", dove il giornalista Paul Mason presenta il suo libro "Post capitalism. A guide to the future". A parte un curioso riferimento ai Grundrisse e al general intellect di Marx, l'articolo ha un taglio pragmatico e progettuale molto simile a quello del Venus Project o di Red Plenty, la sintonia tra i sintomi della società futura è sempre più marcata. Tutti si interrogano sul decorso di questa società, sempre più importanza viene data al crollo del capitalismo, l'Economist in un articolo dedicato al futuro dell'Europa trasmette paura e incapacità storica, nel senso di impossibilità di reagire e trovare vie d'uscita.

Mentre tutti si chiedono se e come la Grecia dovrà onorare il suo debito (315 mld), quello mondiale raggiunge i 200 mila mld, tre volte il Pil. Scrive il Sole24Ore: "La Cina da sola poggia su 28.000 miliardi di dollari di soldi presi a prestito da Governo e privati. E gli Usa sono indebitati complessivamente tra debito pubblico e privato per 2,7 volte il Pil che ogni anno viene generato." E ancora: "Un mondo che cresce piano rispetto al passato ma che ha più debiti di prima, dato che il fardello è aumentato di ben 57mila miliardi, l'intero Pil mondiale dell'anno scorso".

In situazioni normali il debito può essere visto come un'emissione di moneta in cambio di un servizio. Il debito di per sè non fa spavento, anzi il capitale da credito serve a rilanciare i meccanismi capitalistici. Esiste però un effetto soglia per cui se tutta la società funziona in deficit spending emettendo titoli di stato in cambio di merci e servizi reali, a lungo andare il meccanismo si inceppa. Cosa succederà quando oltre ai vecchi paesi putrefatti si aggiungeranno i giganti come Cina e India che invecchiando precocemente si indebitano e hanno una popolazione complessiva di circa 2,5 miliardi di persone? Si prospettano scenari da incubo.

Quando non si comprende una realtà la si formalizza al massimo per ricavarne un modello, ma così facendo si semplifica un mondo che invece è complesso e ha delle differenze al suo interno. L'economia politica (con tutte le sue scuole) ormai rinuncia alla funzione di stabilizzazione del capitalismo, non è in grado di comprenderne il divenire, anche perché la realtà estremamente fuzzy è difficile da trattare con criteri di separatezza. In un articolo dedicato all'Internet delle cose l'Economist conferma le previsioni di Rifkin, ma lancia un grido d'allarme: la Rete non è controllabile, non è vendibile, non ha mercato e spinge migliaia di anonimi hacker a mettere i bastoni tra le ruote ai grossi gruppi economici. La Rete da un lato è essenziale per il funzionamento del capitalismo, dall'altro alimenta truppe di spioni; se una delle più grosse aziende produttrici di sistemi di sicurezza viene hackerata vuol dire che non c'è difesa possibile di fronte alla fame di informazione. Microsoft regalando Windows 10 sta facendo un'operazione di hackeraggio mondiale, ma legale, per cui un miliardo di computer saranno asserviti al colosso imperialistico. Una guerra totale condotta con altri mezzi rispetto al passato, di importanza epocale.

Dissoluzioni dei vecchi equilibri si notano nella politica dei paesi imperialistici. Basta vedere gli ultimi accordi tra America e Iran. Da anni scriviamo che, nonostante folklore e proclami, non si tratta di paesi nemici. Una guerra mondiale "a pezzetti" come direbbe Papa Francesco produce schieramenti che diventano funzionali alle proxy war. Il sistema delle guerre per procura funziona perché nessuno stato è in grado di intervenire ai quattro angoli del pianeta in scenari di guerra generalizzata. L'Iran con le sue milizie ha avuto un ruolo cruciale nel riprendere Tikrit e cercare di difendere Ramadi, come conseguenza gli americani spingono per una "svolta" che gli israeliani fanno finta di non capire. Gli americani permettono lo sviluppo di una potenza regionale perché sono in declino, non più in grado di schierare 12 milioni di soldati come in passato sfruttano la forza di inerzia dei persiani per risolvere problemi pratici.

A proposito di mondo che non risponde più al passato paradigma si è portato l'esempio di Facebook che ha raggiunto un valore di 250 miliardi di dollari e di Google che ha aumentato il suo valore di 67 miliardi in un solo giorno arrivando a toccare i 700 dollari ad azione. Assistiamo a processi che avvengono senza tener conto della legge del valore. Crisi periodiche si sono registrate nel 1987 con il crollo delle borse, nel 1997 quando ad essere interessate furono le Tigri Asiatiche e ancora nel 2000 si era assistito all'enorme valore raggiunto da Aol o da Tiscali che "valeva" più della Fiat. Adesso non si tratta più di singoli episodi isolati, c'è uno scollamento totale tra il processo produttivo, la produzione di plusvalore, l'applicazione di lavoro vivo e la finanziarizzazione dell'economia ovvero la massa di titoli e derivati che faticano a trovare uno sbocco che apporti nuovo profitto.

Dopo lo scoppio della bolla dei mutui subprime americani, è nato il movimento Occupy Wall Street e poi Occupy Sandy che è stata capace di mettere in piedi una struttura di auto-aiuto per contrastare gli effetti dell'uragano. Adesso che sta per scoppiare la bolla finanziaria cinese, cosa dobbiamo aspettarci? Occupy the World together? Le rivoluzioni non avvengono perché qualcuno decide di darsi da fare armato di buona volontà come sostengono gli attivisti, al contrario siamo già nella fase di transizione che prepara ad uno scontro durissimo, non ci sarà un passaggio di modo di produzione indolore.

Articoli correlati (da tag)

  • Disastri sincronizzati

    La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 30 compagni, è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie sulla situazione economica e sociale globale.

    Negli Usa il tasso di disoccupazione potrebbe salire dall'attuale 14,7%, il livello più elevato mai visto dal secondo dopoguerra, ad oltre il 20%, pari ad una quota di disoccupati registrata soltanto durante la Grande Depressione seguita alla crisi del 1929. In Italia, l'Istat segnala un crollo senza precedenti della produzione industriale, solo a marzo il calo ha raggiunto il 28,4%. La maggior parte degli enti di ricerca impegnati nello studio dell'andamento del Pil italiano, prospetta scenari da incubo per il Belpaese: Confindustria ha calcolato un -6%, la Commissione Europea -9,5, e Standard & Poor's -9. Ma queste previsioni non tengono conto della possibilità dello scoppio di rivolte sociali, di nuovi lockdown oppure di crisi finanziarie. Governanti ed economisti sperano in una crisi a forma di V nella quale al crollo seguirebbe la risalita; ciò che li terrorizza è invece quella a L: crollo e nessuna ripresa.

  • Modelli di catastrofe

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 33 compagni, è iniziata prendendo spunto dalle ultime notizie sulla diffusione del nuovo coronavirus.

    A pochi giorni dall'inizio in Italia della cosiddetta Fase 2, i dati sulla diffusione del Covid-19 in arrivo dalla Germania hanno destato una certa preoccupazione nel governo Conte: sembra infatti che nei länder tedeschi, in seguito alla riapertura, l'indice di contagio (R0) abbia ricominciato a salire. Il Comitato tecnico-scientifico italiano ha suggerito al governo una ripresa, prevista per il prossimo 4 maggio, soft, dato che "lo spazio di manovra sulle riaperture non è molto". Esiste, insomma, il rischio che l'allentamento delle misure di lockdown e il riavvio delle attività possano far ripartire la curva dei contagi, costringendo a nuove chiusure e peggiorando la situazione economica, che di fronte a continui stop and go, di aperture che seguono a chiusure, rischierebbe di andare fuori controllo, più di quanto non lo sia già.

    Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità la pandemia in corso rappresenta ancora una grave minaccia: oltre all'ampia diffusione nei paesi occidentali, preoccupa l'impatto della malattia in Africa, Medioriente e Sud America, paesi in cui i sistemi sanitari non sono in grado di rispondere ad una crescita dei casi. I morti potrebbero essere milioni.

  • Capitale che domina su tutto

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 29 compagni, è iniziata con il commento delle ultime notizie sul crollo del prezzo del petrolio.

    L'accordo tra OPEC e Russia per tagliare la produzione di greggio e farne così risalire il prezzo non ha funzionato. Tra i primi a risentirne, i produttori americani di shale oil che vedono sempre più vicina la bancarotta. In generale, la vertiginosa caduta del costo dell'oro nero potrebbe generare una reazione a catena provocando, oltre al collasso delle economie dei paesi che vivono di rendita petrolifera, una serie di crack bancari, fino ad arrivare ad un tracollo di natura finanziaria. La crisi in corso, aggravatasi in seguito alla diffusione del virus, è sistemica e mondiale, e riguarda quasi tutti i settori, a cominciare da quello energetico, che ha visto una drastica riduzione dei consumi, fino a quello del tessile, con milioni di lavoratori che in Bangladesh, Pakistan e India sono rimasti senza lavoro. Quando alcune materie prime sono offerte a costo zero, anzi, negativo, significa che la situazione per la borghesia è davvero preoccupante.

    Negli Stati Uniti la crisi peggiora, e non è da escludere il verificarsi di uno scenario di disgregazione statale simile a quello rappresentato dal film La seconda guerra civile americana. Negli ultimi giorni ci sono state in tutto il paese diverse manifestazioni anti-lockdown, organizzate da gruppi di estrema destra. In Michigan alcuni attivisti hanno partecipato alle iniziative armati.

Rivista n°47, aprile 2020

copertina n°47f6Editoriale: Ingegnerizzazione sociale
f6Articolo: La grande socializzazione. Dal cooperativismo socialdemocratico al corporativismo fascista, dal comunismo di fabbrica alla fabbrica-comunità del padrone illuminista
f6Articolo: Prove di estinzione (la dottrina del rimedio)

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 240, 4 giugno 2020

f6Un virus opinabile

f6Riprendono i contagi

f6Ecologia ed ecologismo

f6Necessità del rivolgimento sociale

f6Fine pandemia?

f6Feroce equilibrio darwiniano

f6Rimanere sul mercato

f6Ricchi e poveri

f6Effetti pandemici sull'economia dei maggiori paesi d'Europa

f6Scialuppe di salvataggio

f6Tutto a posto, quindi?

Leggi la newsletter 240 - Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email