Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  6 ottobre 2015

Il capitalismo muove guerra al futuro

La teleconferenza di martedì, presenti 17 compagni, è iniziata dalle news provenienti dalla Siria dilaniata dalla guerra.

I bombardamenti dell'aviazione russa cominciano a dare i primi risultati, sono migliaia i combattenti dello Stato Islamico fuggiti verso la Giordania nel timore dei raid aerei e dell'avanzata dell'esercito siriano. A quanto pare anche il governo italiano vorrebbe partecipare alla missione, inviando in Iraq una squadriglia di obsoleti Tornado. Intanto Assad ha dichiarato che se necessario si ritirerà: un'affermazione atipica per il governo alawita, forse il prodotto delle trattative in corso tra Damasco, Washington, Mosca e Teheran. La Turchia, in veste di attore principale nell'area, denuncia quanto accade nei suoi cieli, con la continua violazione dello spazio aereo da parte dei caccia russi, e fa sentire la sua voce attraverso la Nato; la Russia d'altro canto è obbligata a intervenire nel vespaio siriano, quantomeno per difendere le sue basi storiche nel Mediterraneo e mantenere in sicurezza quelle controllate dal regime. Washington per adesso lascia fare, evitando così di impantanarsi in Siria con i fantaccini terrestri. Nell'area anche il Libano è in fermento a causa di un movimento interconfessionale che da mesi protesta contro il governo.

Il contesto generale è quello dello sfacelo degli stati: tutti cercano di contenere il caos, ma nel farlo molte volte lo amplificano.

Lo Stato Islamico è nato finanziario, quindi modernissimo. Il petrolio, una delle sue fonti primarie di ricchezza, è rendita e questa è una quota del plusvalore estratto dalla forza-lavoro mondiale. I paesi imperialisti hanno sempre cercato di mantenere il petrolio in mano ad organismi o istituzioni controllabili (anche se nei fatti Arabia Saudita, Emirati e Qatar sono moderne coalizioni tribali che difficilmente possono essere definite stati). Daesh è collegato al circuito finanziario internazionale ed è perciò un terminale del capitalismo globale. Esso ha però poca potenza militare e controlla solo le principali vie di comunicazione, è infatti bastato l'intervento dell'aviazione russa per consentire una controffensiva dell'esercito di Assad. Uno Stato deve essere caratterizzato da una borghesia con una storia nazionale, l'IS in questo senso è un mix di antico e moderno, una sovrapposizione alla Flash Gordon. I califfati antichi a cui lo Stato Islamico si richiama ebbero un enorme crescita geopolitica e furono centri di sviluppo tecnico, scientifico e artistico. Non c'è paragone possibile con le aspirazioni neo-nazionalistiche attuali. La nascita di uno stato sunnita sui resti del partito baathista, specie in funzione anti-iraniana, poteva essere una buona soluzione per gli Usa; invece la situazione è diventata incontrollabile e ora gli yankee non riescono nemmeno a fare una politica imperialistica degna di questo nome.

L'ultimo numero dell'Economist definisce gli Stati Uniti una "superpotenza problematica". Proprio perché è la massima potenza economico-militare con circa il 20% del Pil mondiale (dal 52% del dopoguerra), una crisi del dollaro risulterebbe pericolosissima per l'equilibrio del mondo capitalistico. Secondo alcune proiezioni, nel 2023 le attività in dollari all'estero saranno superiori a quelle negli USA. Insomma, l'allarme per l'economia mondiale arriva proprio da quella che era la sua locomotiva.

Si è passati poi alle notizie sindacali: sono diventate virali le immagini dei manager di Air France che fuggono dai lavoratori dopo aver annunciato il licenziamento di 2.900 unità. La Francia ha visto spesso questo tipo di manifestazioni: quando gli operai entrano in lotta esprimono forme di radicalità con sequestri di dirigenti e manager. A cogliere la palla al balzo ci ha pensato il segretario nostrano della Fiom, che ha dichiarato: "Per difendere il lavoro pronto ad occupare le fabbriche". Questa proposizione è stata duramente combattuta dalla nostra corrente, si legga per esempio l'articolo del Soviet del 22 febbraio 1920: Prendere la fabbrica o prendere il potere?

I proclami dei bonzi sindacali non hanno valenza neanche dal punto di vista strettamente riformista. Il sindacato dovrebbe incalzare l'esecutivo pretendendo migliori salari per i lavoratori, sfidando il governo su quanto esso stesso aveva promesso: un contratto unico per tutti al di là delle categorie di mestiere, e sussidi di disoccupazione per chi resta senza lavoro. Invece niente, tutto tace. Bisogna puntare tutto sul coordinamento e l'auto-organizzazione dei lavoratori in lotta.

In chiusura di teleconferenza un compagno ha segnalato l'articolo Il ritorno del futuro di Valerio Mattioli, in particolare il capitolo Fine del capitalismo?, dove si parla di automazione totale, sviluppo senza limiti delle tecnologie, fine del lavoro, reddito di base per tutti e diritto alla pigrizia. La tesi di fondo è che non bisogna opporsi alle veloci trasformazioni tecnologiche, ma accelerare questi processi in modo da avvicinarsi sempre più al futuro.

Fino a qualche anno fa era difficile parlare di lotta contro il lavoro salariato, oggi invece vengono pubblicati articoli, studi e analisi sulla fine del lavoro e sul bisogno di un salario universale di sopravvivenza. Per fortuna i Landini di turno, che ancora invocano investimenti e lavoro, iniziano sempre più ad apparire come dei dinosauri mentre nuove visioni del futuro cominciano a circolare con velocità crescente. E' un brodo primordiale, ancora pieno di impurità, ma appare chiara la tendenza a riscoprire, anche se a volte per vie tortuose, il programma storico del partito della rivoluzione.

Articoli correlati (da tag)

  • La digitalizzazione del mondo

    La teleriunione di martedì è iniziata riprendendo il tema della blockchain.

    In alcuni articoli presenti in Rete, come ad esempio "Wood Wide Web: come comunicano le piante?", si evidenzia un’analogia tra Internet e la biologia, a partire dalla struttura delle reti di comunicazione delle piante. Nel saggio Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale, scritto nel 2015 da Stefano Mancuso ed Alessandra Viola, è incluso un capitolo intitolato "Ogni pianta è una rete internet vivente", nel quale il Web viene descritto come un'intelligenza distribuita, simile a quella riscontrabile nelle società degli insetti e nelle piante. I ricercatori della borghesia sono approdati alla bioispirazione, capitolando ideologicamente di fronte al marxismo, che ha sempre avuto una concezione monistica dell'universo, cioè di unità del mondo fondata su leggi univoche per la materia-energia e quindi per il vivente-uomo-società.

    Una decina di anni fa abbiamo letto con interesse l'articolo "Occupy, Solidarities, and Social Movement Creation", pubblicato sul sito di Occupy Wall Street. Il testo, redatto da un componente del progetto InterOccupy, proponeva un'analisi della genesi e dello sviluppo del movimento OWS basata sui concetti di network, keyword e comunicazione rizomatica. Nel documento l'infrastruttura di Occupy viene definita un rizoma (da rizo, radice, con il suffisso oma, rigonfiamento), poiché priva di leader o centri di comando: essa si sviluppa orizzontalmente e può riattivarsi anche quando sembra estinta.

  • Game changer

    La teleriunione di martedì sera è iniziata con alcune considerazioni sulle recenti dichiarazioni di generali e ministri europei in merito alla reintroduzione del servizio di leva.

    E' in corso una preparazione ideologica delle popolazioni al nuovo clima di guerra. La Francia, in risposta alle tensioni geopolitiche internazionali, sta introducendo un Servizio Nazionale volontario con l'obiettivo di formare una riserva giovanile di 10.000 nuove reclute entro il 2030, per arrivare a 50.000 entro il 2035. Il capo di Stato maggiore delle Forze Armate francesi, il generale Fabien Mandon, ha invitato il Paese a prepararsi a sacrifici in caso di conflitto, parlando della necessità di "accettare di perdere i propri figli". Anche i generali inglesi sottolineano l'urgenza di prepararsi alla guerra. Il governo italiano sta valutando l'introduzione di un servizio di leva, mentre il parlamento tedesco ha recentemente approvato il servizio "volontario obbligato".

    Gli Stati devono però fare i conti con popolazioni estremamente refrattarie ad arruolarsi. Il vero problema è quindi rappresentato dal fronte interno. Nella Seconda Guerra Mondiale, attraverso la socializzazione di stampo fascista, gli Stati riuscivano a controllare la società e a smorzare i conflitti interni; oggi, invece, lo stato corporativo perde energia, vede dissolversi le politiche di "inclusione sociale" e il feeling con la società. Al di là delle proposte di ritorno alla leva, la guerra moderna richiede una forza militare estremamente professionale, fatta di tecnici ed informatici, oltre che di personale addestrato a combattere sul campo e dotato di mezzi ultratecnologici ("Guerre stellari e fantaccini terrestri").

  • Un equilibrio precario

    La teleconferenza di martedì sera è iniziata con alcune considerazioni riguardo i rapporti economico-politici tra USA e Cina.

    L'incontro tra Donald Trump e Xi Jinping all'aeroporto di Busan, in Sud Corea, ha portato a siglare una serie di patti su questioni strategiche. La Cina rinvierà di un anno l'entrata in vigore dei controlli sull'esportazione di terre rare, mentre gli USA sospenderanno l'incremento dei dazi. Pechino si impegna anche a riprendere l'acquisto di prodotti agricoli statunitensi. Secondo il segretario del tesoro americano, Scott Bessent, "è stato raggiunto un accordo che — ceteris paribus — ci permette di ottenere un equilibrio entro il quale entrambe le parti possono operare nei prossimi 12 mesi".

    In ballo c'è anche la questione del fentanyl, un oppioide sintetico che sta devastando gli USA e per la cui produzione illegale vengono utilizzati precursori chimici provenienti dalla Cina; e quella di TikTok, il social cinese tra i più scaricati al mondo al centro delle tensioni per la gestione dei dati di oltre 170 milioni di americani. Il dazio imposto tra febbraio e marzo 2025 per la crisi del fentanyl verrà dimezzato al 10%, mentre TikTok USA sarà venduto per la maggior parte ad un consorzio di investitori statunitensi e l'algoritmo originale concesso in licenza. Questi accordi in realtà non mettono fine alla rivalità tra USA e Cina, ma sono una momentanea tregua del braccio di ferro tra i due paesi. Il doppio vincolo tra Washington e Pechino è impossibile da sciogliere perché le due potenze dipendono l'una dall'altra pur continuando a pestarsi i piedi a vicenda. Una contraddizione simile al problema degli insiemi che contengono sè stessi, da affrontare quindi con una sintesi di tipo matematico.

Rivista n. 58, dicembre 2025

copertina n° 57

Avvertenza al lettore / Editoriale: Terra incognita / Articoli: Le determinazioni materiali e l'ambiente - Il retroterra storico di n+1 / Recensione: Non lanciate quel missile / Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter