Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  26 gennaio 2016

Una società energivora

La teleconferenza di martedì, a cui si sono collegati 13 compagni, è iniziata con le notizie riguardanti il prezzo del petrolio.

Alcune fonti riportano che i satelliti americani avrebbero individuato centinaia di petroliere in viaggio attraverso lo stretto di Hormuz. Il greggio iraniano, libero dalle sanzioni della comunità internazionale, potrebbe ora riversarsi sui mercati mondiali creando ulteriori sconquassi.

Il mercato petrolifero si trova effettivamente in una condizione difficile: il calo dei prezzi, l'accantonamento di grandi riserve (l'Iran ha dichiarato di aver stoccato 50 milioni di barili), e il crollo degli investimenti a lungo termine per le ricerche di nuovi giacimenti rappresentano una miscela micidiale, i cui effetti si registrano ovunque, dall'Arabia Saudita alla Russia al Venezuela. A fronte dei mezzi e della possibilità di produrre a bassa dissipazione, la società capitalista rimane altamente energivora, permanendo ad uno stadio primitivo.

Sul fronte politico, è sotto i riflettori la sospensione - nei fatti - del trattato di Schengen. Le massicce ondate migratorie verso l'Europa hanno provocato la riattivazione dei controlli alle frontiere di molti paesi dell'Unione, con modalità diverse per ogni stato e quindi senza alcun coordinamento. Se a questo aggiungiamo i problemi economici che attanagliano la UE, emerge uno scenario grave. Abbiamo sempre detto che l'Europa Unita non esiste in quanto entità politica, ma ora il rischio è quello della disgregazione totale.

A Calais lo scorso 23 gennaio una manifestazione partita dall'accampamento spontaneo dove vivono migliaia di immigrati ha attraversato il centro della città ed è arrivata fino al porto dove immigrati e solidali hanno cercato di prendere il traghetto diretto a Londra. La polizia è intervenuta e con cariche e lanci di lacrimogeni ha disperso il corteo. Le lotte dei senza riserve mettono in luce l'affermarsi di processi di autorganizzazione, gli stessi che, ad esempio, permettono ai profughi siriani di collegarsi con i familiari via social network o di trovare le mappe satellitari per i varchi di ingresso, e che allo stesso tempo si scontrano con i rigurgiti nazionalisti fomentati dalla destra dopo i fatti di Colonia.

In Italia, per ora sono i facchini della logistica ad agitare il panorama delle lotte in corso. A seguito della repressione cui è stato sottoposto il movimento, soprattutto alla Bormioli di Fidenza dove anche i confederali sono scesi in campo organizzando un presidio contro i lavoratori in lotta, due sindacatini attivi nel comparto hanno indetto per il prossimo 30 gennaio una manifestazione congiunta a Parma e Vicenza. Nel frattempo in Veneto istituzioni, rappresentanti dei grandi magazzini e Cgil-Cisl-Uil si sono riuniti per tentare di capire come porre un freno alle lotte che coinvolgono il settore.

Da segnalare la ripresa in Tunisia di un movimento di lotta con caratteristiche simili a quello che diede il via, nel 2011, alla Primavera Araba. Anche in Marocco, finora uno dei pochi paesi non interessato dall'ondata di sconvolgimenti, sono in atto scioperi e proteste del 99% contro l'1% della società.

La teleconferenza si è conclusa con la lettura di un interessante articolo del Corriere sulla "quarta rivoluzione industriale", in cui si tracciano le linee di quella che chiamiamo terra di confine, ciò che sta tra il capitalismo in coma e la società futura. Ne riportiamo un passo:

"Uber, la più grande società al mondo di taxi, non possiede automobili; Facebook, il social media più popolare al mondo non crea alcun contenuto; Airbnb, il più grande fornitore al mondo di ospitalità, non possiede alcun immobile. E Amazon, il più grande commerciante al mondo, non ha una catena di negozi. Eppure il loro valore in Borsa — o quello stimato dai privati investitori, nel caso delle società non ancora quotate — è superiore a quello dei concorrenti del mondo non virtuale, quello dei brick mortar, 'mattoni e cemento'."

Oltre alle merci, anche i mezzi di produzione si smaterializzano. Mentre un'officina, con le sue macchine, i generatori, gli impianti elettrici, genera altra produzione, il software non mette in moto nulla, nella chiavetta USB non troviamo più il rapporto tra la giornata di lavoro pagata e quella non pagata. Cambiano i rapporti interni della composizione del valore: se da una parte diminuisce il plusvalore realizzabile, dall'altra giganteggia il capitale morto fissato nella rendita: svanisce l'essenza del capitalismo.

Il fenomeno Internet mina alla base i rapporti di valore. Gli industriali sul loro giornale ne dicono meraviglia (Lezioni di futuro, Il Sole 24 Ore), ma sono questi i mezzi che uccideranno il Sistema. Nei giorni scorsi è ricorso il 15° anno di vita di Wikipedia. Nel recente passato il capitale editoriale avrebbe eliminato fenomeni di questo tipo, invece oggi avviene il contrario: è Wikipedia che distrugge l'editoria, obbligando la gloriosa enciclopedia Britannica a finire sul web, gratis.

I capitalisti si sono auto-espropriati a favore di un Capitale autonomizzato che tutto ha fagocitato. La società intera deve pagare una tangente ai pochissimi rappresentanti della massa di capitale impersonale e internazionale, proprio quel simbolico 1% contro cui si scaglia Occupy Wall Street.

Articoli correlati (da tag)

  • Accumuli di energia

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 26 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo le manifestazioni in corso in tutto il pianeta, notando come esse mostrino con sempre maggior evidenza caratteri e dinamiche simili.

    Negli Usa proseguono le mobilitazioni che vanno genericamente sotto il nome di Black Lives Matter, alimentate dalle uccisioni quasi quotidiane di afroamericani da parte della polizia. Il movimento ha iniziato a demolire le statue di colonizzatori o razzisti, provocando la reazione dei suprematisti bianchi che in alcuni casi si sono schierati armati a difesa dei monumenti. Ad Albuquerque, in New Mexico, durante l'abbattimento della statua di un "conquistador" da parte di un gruppo di antirazzisti, un "vigilantes" ha ferito a colpi di armi da fuoco un manifestante. Anche in Inghilterra, a Londra, nello scorso week end si sono verificati scontri di piazza tra nazionalisti, polizia e attivisti di Black Lives Matter.

    Negli stati federati crescono intanto le zone autonome, come quella di Seattle. Nuove aree "liberate" sono nate a Nashville, Ashville, Chicago e Philadelphia. Per ora non si sa molto di quanto accade in queste autonomous zone, anche se dalle informazioni che circolano in rete sembra si tratti di esperimenti che si inseriscono nel solco tracciato da Occupy Wall Street. La Capitol Hill Autonomous Zone (#Chaz) di Seattle si autogestisce e si ritiene altra cosa rispetto allo stato, avvisando chiunque entri nell'area che sta lasciando il territorio degli Stati Uniti d'America. Su Twitter si trovano immagini di membri del servizio d'ordine della Chaz armati, una forma di radicalizzazione rispetto a OWS, che è stata un'esperienza tutto sommato pacifica. Anche alcune manifestazioni antirazziste sono state aperte da cordoni di manifestanti armati, come nel caso di Atlanta, dove un corteo ha visto in prima linea militanti delle Black Panthers.

  • Disgregazione a tutti i livelli

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 27 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo la situazione negli Usa ed in particolare le manifestazioni in corso, partendo dal nostro volantino "Portaerei agli ormeggi?".

    Il contesto che si è venuto storicamente a determinare negli Stati Uniti vede la popolazione americana affrontare una sorta di colonizzazione interna, dato che in milioni si ritengono prigionieri di uno Stato che percepiscono come nemico. Almeno dall'epoca della deregulation di Reagan, è iniziato un progressivo assottigliamento della middle class (che è costituita anche da elementi della working class, dato che lì la posizione sociale è calcolata sulla base del reddito), e ciò ha rappresentato un duro colpo alle basi economiche e sociali della società statunitense, mettendone a repentaglio l'equilibrio interno. Nel filo del tempo, "Imperialismo vecchio e nuovo" del 1950, si afferma che:

    "Il capitalismo deve cedere a forme di più alta resa economica oltre che per le sue infinite conseguenze di oppressione, distruzione e di strage, per la sua impossibilità ad 'avvicinare gli estremi delle medie' non solo tra metropoli e paesi coloniali e vassalli, tra zone progredite industriali e zone arretrate agrarie o di agricoltura primordiale, ma soprattutto fra strato e strato sociale dello stesso paese, compreso quello dove leva la sua bandiera negriera il capitalismo più possente ed imperiale."

  • Dalla pesantezza alla leggerezza

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 27 compagni, è iniziata dalla segnalazione di alcune news di carattere economico.

    A causa del lockdown sono tante le aziende fallite o prossime al fallimento. In Italia, l'associazione di categoria dei commercianti, Fipe-Confcommercio, ha previsto la chiusura di 50.000 attività e la perdita di circa 300 mila posti di lavoro, soprattutto nei settori della ristorazione e dell'intrattenimento: bar, ristoranti, pizzerie, discoteche. L'americana Hertz, che si occupa di noleggio di auto, ha dichiarato la bancarotta, mentre in Francia il colosso automobilistico Renault ha chiesto aiuto allo stato per salvarsi dalle ingenti difficoltà economiche in cui versa. Ma anche gli stati non navigano in buone acque. L'Argentina sta contrattando il suo nono fallimento, il terzo dall'inizio del nuovo millennio, e il Libano è alle prese con un default in un contesto sanitario, sociale ed economico gravissimo.

    La crisi determinata dalla pandemia si aggiunge alla crisi storica del capitalismo senile. La robotizzazione della produzione porta alla riduzione del numero di operai impiegati e ciò nega il funzionamento della legge del valore-lavoro. Una singola fabbrica può automatizzarsi sfruttando il differenziale con le altre, ma da una generale robotizzazione della produzione non si ricaverebbe più plusvalore , perché non esisterebbe più una forza-lavoro da sfruttare, diventata del tutto superflua. Una società è tanto più moderna quanto più libera forza lavoro. Per noi, la "dottrina dell'automatismo nella produzione si riduce a tutta la nostra deduzione della necessità del comunismo, fondata sui fenomeni del capitalismo" ("Traiettoria e catastrofe…", 1957).

Rivista n°47, aprile 2020

copertina n°47f6Editoriale: Ingegnerizzazione sociale
f6Articolo: La grande socializzazione. Dal cooperativismo socialdemocratico al corporativismo fascista, dal comunismo di fabbrica alla fabbrica-comunità del padrone illuminista
f6Articolo: Prove di estinzione (la dottrina del rimedio)

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 240, 4 giugno 2020

f6Un virus opinabile

f6Riprendono i contagi

f6Ecologia ed ecologismo

f6Necessità del rivolgimento sociale

f6Fine pandemia?

f6Feroce equilibrio darwiniano

f6Rimanere sul mercato

f6Ricchi e poveri

f6Effetti pandemici sull'economia dei maggiori paesi d'Europa

f6Scialuppe di salvataggio

f6Tutto a posto, quindi?

Leggi la newsletter 240 - Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email