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  • Resoconto teleriunione  17 maggio 2016

Pericoloso effetto soglia

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata discutendo della situazione della Francia nel contesto generale della cosiddetta crisi del capitalismo.

Durante l'ultima giornata di sciopero indetto dai sindacati (#manif17mai), ci sono stati ancora scontri con la polizia a Parigi e in altre città francesi. Hollande ha dichiarato che andrà avanti nell'approvazione della Loi Travail senza se e senza ma. Siccome si è più sensibili alle "conquiste" che vengono tolte, i lavoratori francesi si muovono perchè sentono che certe garanzie stanno sparendo: la nuova legge sul lavoro, fra l'altro, rimette in discussione il modello delle 35 ore di lavoro settimanali.

Analizzando la situazione da un punto di vista sistemico, la Francia, pur non essendo economicamente disastrata come Grecia, Portogallo e Italia, e registrando tassi di crescita del Pil bassi ma non preoccupanti come altrove, ha un sistema rigido in cui lo Stato ha ancora molta voce in capitolo nell'economia. In una situazione globale altamente caotica, con flussi di capitale estremamente complessi da gestire, questa mancanza di elasticità potrebbe tramutarsi in un'insuperabile contraddizione. Se il sistema "rigido" non si adatta ai profondi cambiamenti interni e mondiali potrebbe saltare prima di altri e portarsi dietro l'Europa.

Il modello che utilizza il metodo di Montecarlo, illustrato nella rivista monografica sulla miseria crescente, conferma anche in via teorica il nostro assunto materialista di partenza: inesorabilmente la ricchezza va a concentrarsi verso l'1% producendo pericolosi squilibri. Da Legge della miseria crescente:

"Essendo la legge marxiana della miseria crescente assiomatica, come abbiamo visto, essa si dimostra da sé e ciò al militante rivoluzionario basta e avanza per quanto riguarda la prassi quotidiana. Però è anche interessante osservare come la rivoluzione stia lavorando nel profondo, mettendoci a disposizione ulteriori elementi di critica, mostrandoci come per altre vie si possa giungere allo stesso risultato di Marx. Fino a pochi anni fa, ad esempio, sarebbe stata impensabile, specie in Italia, un paese infettato dall'idealismo antiscientifico crociano-gramsciano, la dimostrazione di una legge sociale attraverso gli strumenti della fisica. Ancora oggi vi sono 'marxisti' che negano la possibilità di trattare i fatti umani secondo i criteri utilizzati per il resto dell'universo, cosa che non pensavano neppure i padri della Chiesa. Per tale via abbiamo la conferma che, anche nel caso dei robusti fattori antagonistici presi in considerazione da Marx, l'unico loro effetto potrà essere forse quello di ritardare la catastrofe sociale, non certo quello di evitarla."

Quasi tutti i processi che riguardano il capitalismo sono di tipo non lineare, quindi soggetti all'effetto soglia. Può diminuire la quantità di alimenti disponibile in un paese a capitalismo maturo, e statisticamente in un primo tempo diminuisce semplicemente il numero degli obesi; ma oltre una certa soglia scatta inevitabilmente un problema di tipo sociale. Quando esiste un "effetto soglia", le retroazioni ritardate diventano fattore di catastrofe e il sistema va fuori controllo, indipendentemente dalla sua potenza, dall'efficienza della sua scienza, dalla professionalità dei suoi governanti e dalla vitalità dell'economia.

La rigidità della Francia è chiaramente visibile nella sua contrarietà all'approvazione del TTIP (Trattato transatlantico di libero scambio tra Ue e Usa): "Mai accetteremo la messa in discussione dei principi essenziali per la nostra agricoltura, la nostra cultura, per la reciprocità all’accesso dei mercati pubblici", ha detto Hollande. Il trattato, tutt'altro che libero, è un diktat degli Usa per esportare merci in grande quantità, farsi pagare diritti e brevetti e non concedere nulla agli europei. Comunque, nemmeno l'America gode di buona salute e l'ascesa di Donald Trump, secondo l'Economist (e non solo), è un pericolo per gli Stati Uniti e il mondo intero.

Di fronte a tale situazione, la filosofia, la politica e il mondo dell'opinione sono parte del problema. Per capirci qualcosa si può ricorrere alla dinamica dei sistemi, riprendendo gli studi di J. W. Forrester: la sua opera ispirò il metodo seguito da Dennis Meadows nel suo noto lavoro sui limiti dello sviluppo per il Club di Roma. Questo metodo interattivo mostra una freccia nel tempo e condanna il capitalismo alla morte, anche se non prevede un cambiamento rivoluzionario della società. Nell'ambito della modellazione si può comparare il diagramma del prezzo del petrolio con il diagramma delle guerre nel mondo: spesso quando è precipitato il prezzo del petrolio, è scoppiato un conflitto armato di una certa entità. L'Arabia Saudita, il paese che più di altri vive sull'oro nero, sta valutando riforme economiche radicali volte a ridurre la dipendenza del Paese dai profitti del petrolio.

La Francia soddisfa gran parte del proprio fabbisogno di energia elettrica ricavando energia da circa 70 centrali nucleari, strutture con una vita media di circa 20 anni. Tale sistema non è riconvertibile nel giro di due decadi. Da tempo Germania e Svizzera lanciano segnali di preoccupazione per la sicurezza delle centrali situate vicino ai propri confini. Per tutta risposta lo Stato francese si è detto pronto ad allungare la vita media delle centrali nucleari di dieci anni (il grosso dei reattori è degli anni Ottanta).

Una comunità scientifica è una comunità consapevole del fatto che qualunque risultato non può certo essere il prodotto di un singolo ma di un cervello sociale. Quando la nostra corrente afferma che bisogna trasformare la guerra civile in guerra rivoluzionaria, intende dire che la rivoluzione deve impedire la generalizzazione della guerra. In effetti se la rottura rivoluzionaria tarda ad arrivare non è assurdo pensare a scenari apocalittici con miliardi di morti dovuti a conflitti bellici e catastrofi "naturali" (modello Handy). Che cosa deve succedere affinché tutto ciò sia evitabile? La soluzione sta nella formazione dell'organo della rivoluzione, solo che ogni volta che si parla di "partito" vengono fuori tutti gli stereotipi possibili e immaginabili e farsi capire diventa difficile. Bisogna allora specificare che con il termine "partito" non intendiamo una mera organizzazione politica, bensì l'antitesi organica di ogni forma organizzativa finora espressa dalle società classiste.

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