Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  10 maggio 2016

I movimenti non si creano, si dirigono

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui si sono connessi 12 compagni, abbiamo commentato quanto sta accadendo nelle piazze francesi nelle ultime settimane.

Il governo Valls ha accelerato le pratiche per l'approvazione della Loi Travail: nel corso di un consiglio dei ministri convocato d'urgenza all'Eliseo, l'esecutivo ha dato il via libera all'uso dell'articolo 49.3 della Costituzione che permette l'entrata in vigore della legge senza il voto del Parlamento. Una decisione dettata dall'assenza di una maggioranza e dal fallimento delle trattative con i principali sindacati, sette dei quali hanno lanciato per giovedì 12 maggio un nuovo sciopero, il quinto in due mesi. In risposta al passaggio per decreto, Nuit Debout ha chiamato a raccolta il "movimento" davanti all'Assemblea Nazionale di Parigi, dove successivamente si sono verificati momenti di tensione con la polizia.

I manifestanti francesi protestano contro la democrazia violata e da alcuni giorni, in Rete, circola una petizione per la dichiarazione d'insurrezione. Gli estensori del documento si appellano all'art. 35 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (1793): "Quando il governo viola i diritti del popolo, l'insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte del popolo il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri."

Sin dalla sua nascita, Nuit Debout ha espresso elementi di passato (molti) ma anche saggi di futuro (pochi). All'inizio il movimento aveva un carattere perlopiù sindacale: dopo lo sciopero generale del 31 marzo ci sono stati blocchi in alcuni porti del nord della Francia e davanti ai Mc Donald's di Parigi. Ultimamente è stato organizzato un sit-in all'interno di uno store della Lego per protestare contro il lavoro domenicale. Azioni interessanti che ricordano l'esperienza di 99 Pickets negli Usa e che potrebbero generalizzarsi in Europa.

Il riferimento a Occupy Wall Street nell'appello per un #GlobalDebout il prossimo 15 maggio è stato forse il risvolto più importante. Durante l'assemblea internazionale del 7 e 8 maggio scorsi a Place de la République, hanno preso la parola componenti di OWS e sui social del movimento abbiamo notato una certa schizofrenia: da una parte post e foto che ricordavano il primo Occupy, dall'altra slogan e documenti in difesa di diritti e democrazia. Resta sempre aperta la possibilità che il movimento critichi sé stesso passando ad un livello superiore, è difficile ma non impossibile.

Movimenti come Nuit Debout, e più in generale situazioni di fibrillazione sociale, stimolano l'attivismo di singoli e gruppi di sinistra; in molti si chiedono se/come/quando intervenire, ignorando che non si può cambiare il corso della storia a colpi di manovre o di tatticismi. Lenin e i bolscevichi sono rimasti nei Soviet seppur in minoranza, evitando scorciatoie attivistiche, fermi nel difendere il programma della rivoluzione, e quando hanno conquistato la maggioranza hanno dato "tutto il potere ai Soviet".

Abbiamo letto alcuni passi da Attivismo ("Battaglia comunista" n. 6 e 7 del 1952):

"È necessario dunque affinché la società esca dal marasma in cui è piombata, e che la classe dominante è impotente a sanare, perché impotente a scoprire le nuove forme adatte a scarcerare le forze di produzione e avviarle verso nuovi sviluppi, che esista un organo di pensiero e di azione rivoluzionario collettivo che convogli ed illumini la volontà sovvertitrice delle masse."

Può esserci dunque una situazione di marasma sociale e di collasso dello Stato, ma se manca un organo collettivo che abbia nel suo Dna il "rovesciamento della prassi", siamo a tutti gli effetti in una fase controrivoluzionaria:

"La ripresa del movimento rivoluzionario non si verifica ancora perché la borghesia, operando audaci riforme nell'organizzazione della produzione e dello Stato (capitalismo di Stato, totalitarismo ecc.) ha enormemente sconquassato, seminando il dubbio e la confusione, non le basi teoriche e critiche del marxismo, che restano inattaccate e inattaccabili, ma sibbene la capacità delle avanguardie proletarie a giustamente applicarle nella interpretazione della fase odierna borghese."

I movimenti sociali non si creano, si dirigono. In un'assemblea operaia, in una piazza occupata oppure sul Web, l'unica cosa che possiamo fare è ribattere i chiodi "sul filo del tempo".

Per esempio: parlare di attacchi padronali contro i lavoratori non ha alcun senso, il Capitale da quando esiste è sempre all'attacco. Con l'impennata dell'utilizzo dei voucher, il ministro del lavoro italiano è stato costretto ad annunciare nuove misure per limitare il fenomeno: il governo interverrà per evitare "aggiramenti della norma" sui voucher e in sede di "prima modifica dei decreti legislativi del Jobs Act introdurremo una misura che amplia la strumentazione di tracciabilità con obbligo per l'impresa di comunicazione via sms o per via telematica". Per la maggior parte dei sinistri il Jobs Act è un'offensiva padronale a cui bisogna resistere rivendicando maggiore democrazia. Per noi invece, le modificazioni in corso nel mercato del lavoro obbligheranno i proletari ad agire non secondo i vecchi schemi sindacali, bensì a ritrovare la forza nell'organizzazione immediata territoriale, in strutture di mutuo soccorso tipo Occupy. Il capitalismo è in coma, il movimento rivendicativo è finito, i proletari non hanno nulla da perdere all'infuori delle loro catene.

Abbiamo chiuso la teleconferenza ribadendo che è lo stato del sistema economico-sociale a determinare le idee degli uomini, per cui anche la teoria scientifica nasce a posteriori per spiegare, razionalizzare o standardizzare i processi della produzione materiale. Le nostre previsioni non sono altro che il prolungamento di un'analisi sul corso del capitalismo che altri hanno fatto prima di noi, quindi non ci arroghiamo nessun merito particolare. Il fatto è che, invece di basarsi su questa dinamica, è abitudine diffusa fotografare un momento specifico, fissarsi su quello, e correre dietro ai particolari di cronaca smarrendo la linea del futuro della propria classe.

Articoli correlati (da tag)

  • Rovesciare la prassi

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 13 compagni, è iniziata commentando le ultime notizie provenienti dalla Francia.

    Il paese è al tredicesimo giorno consecutivo di proteste e scioperi. Secondo la CGT, oggi [martedì 17] sono scesi in strada 1,8 milioni di persone; nell'area intorno a Parigi si sono formati trecento chilometri di code a causa del blocco del trasporto metropolitano, mentre nella zona di Lione e nella regione della Gironda circa 90.000 case sono rimaste a tratti senza luce per le azioni volontarie commesse da esponenti del sindacato CGT nella rete elettrica. Le cinque maggiori sigle sindacali si sono presentate unite alle mobilitazioni, ma il governo sembra non aver alcuna intenzione di fare marcia indietro sulla riforma pensionistica. Uno sciopero ad oltranza che va avanti da 13 giorni è già di per sé notevole, e se il braccio di ferro dovesse continuare, con i blocchi dei trasporti, molto presto potrebbero esserci problemi con gli approvvigionamenti nella capitale. In quel caso potrebbe anche scattare il panico, con tanto di assalti ai supermercati, come visto recentemente in altri paesi.

    Non è da escludere che la situazione francese evolva nella direzione di uno scontro aperto tra le classi, andando oltre la stessa questione delle pensioni. Il proletariato si caratterizza per non avere riserve, e cioè nulla da perdere in questa società; la miseria crescente scava profondi solchi nella società separando irreversibilmente il simbolico 99% dall'1%. Dal punto di vista politico, Italia, Francia e Germania sono paesi molto diversi e può essere utile fare dei paragoni. In Italia la situazione corporativa di vecchia data vede sindacati, imprenditori e governi mettersi d'accordo senza bisogno di trattative, perché ognuno degli elementi sa benissimo cosa fare. In Germania, gli scioperi preventivi vengono iniziati dai metalmeccanici e tutte le altre categorie seguono a ruota. La Francia non è nuova agli scioperi ad oltranza e ciò denota una immaturità del sindacato rispetto a quello italiano, che affonda le proprie radici nel modello corporativo di matrice demo-fascista.

  • Movimenti senza leader

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 16 compagni, è iniziata prendendo spunto dal dibattito politico in corso riguardo la riforma del MES.

    Il Meccanismo Europeo di Stabilità, detto anche fondo salva-Stati, è un'organizzazione intergovernativa dei paesi della zona euro che ha la funzione di mantenere la stabilità finanziaria dell'area. Il fondo ha una dotazione di 80 miliardi di euro, ma ne può raccogliere sui mercati fino a 700 attraverso l'emissione di titoli con la garanzia degli stati che vi aderiscono. Tutto sommato, si tratta di poco, specialmente se con questi soldi si pensa di poter contrastare gli effetti di un prossimo crack. Per fare un confronto, basti considerare che il PIL dell'eurozona si aggira intorno ai 16mila miliardi di euro.

    Al di là delle polemiche tra partiti, tra favorevoli e contrari, ciò che interessa mettere in luce è la contraddizione in cui gli stati dell'Unione Europea si dibattono: da una parte il fondo serve ad intervenire se un paese rischia di andare in default, dall'altra determina un controllo delle finanze sui singoli paesi togliendo autonomia agli esecutivi. Il capitalismo europeo ha la necessità di superare i confini nazionali per poter competere con giganti come Cina e Usa, ma al tempo stesso deve fare i conti con le singole borghesie, vincolate agli interessi nazionali. Un meccanismo in atto che vede le dinamiche centripete scontrarsi con quelle centrifughe. Lo stesso discorso vale per il capitalismo mondiale: essendo un sistema internazionale di scambio di merci e di flussi di valore, richiede organismi sovranazionali come la Banca Mondiale, il Fondo monetario internazionale, l'Organizzazione mondiale della sanità e il WTO, ma questi non funzionano come dei ministeri perché non fanno capo ad un esecutivo unico mondiale, ma alle esigenze dei singoli paesi, in primis di quelli più forti, che hanno maggior potere di ricatto. Non solo dal 2008 ad oggi non è stato recuperato il livello precedente di crescita, ma addirittura il commercio mondiale è sceso. Di fronte a tutto ciò, i provvedimenti della borghesia sono di una leggerezza incredibile: servirebbe un po' di coraggio, smettendo di foraggiare le banche e cominciando a versare i soldi direttamente nei conti correnti dei cittadini, come suggerito dal Wall Street Journal.

  • Slanci antiformisti

    Durante la teleconferenza di martedì 6 agosto, a cui si sono connessi 10 compagni, abbiamo commentato le ultime notizie provenienti da Hong Kong e da altri luoghi del mondo, traendo alcune considerazioni generali sui movimenti che negli ultimi tempi si stanno manifestando.

    Lunedì 5 agosto a Hong Kong c'è stato lo sciopero generale. Il venerdì precedente, in preparazione alla mobilitazione successiva, hanno incrociato le braccia gli impiegati statali; ne ha parlato Asia News nell'articolo "Legge sull'estradizione: manifestano anche gli impiegati statali e delle banche", in cui si preannunciava il coinvolgimento dei lavoratori di 34 istituti bancari, ma non solo, nella giornata dello sciopero generale: "Fra essi vi sono persone che lavorano nelle banche locali, in quelle internazionali e perfino nelle banche statali cinesi. I sindacati del mondo finanziario vanno ad aggiungersi ai sindacati di altri 95 gruppi sociali dei settori pubblico e privato. Fra essi vi sono insegnanti, piloti di aerei, hostess e stewards, avvocati, artisti."

    Lo sciopero di lunedì ha bloccato il traffico ferroviario e aeroportuale, causando la cancellazione di più di 100 voli. La situazione di forte tensione sociale ha spinto la governatrice Carrie Lam ad affermare che la città si trova sull'orlo del caos e che il governo sarà risoluto nell'assicurare l'ordine pubblico. Le manifestazioni, nate per protesta contro la legge sull'estradizione in Cina, si sono allargate all'intera società, e il governo di Pechino ha lanciato il suo monito: attenzione a non confondere la prudenza con la debolezza.

Rivista n°47, aprile 2020

copertina n°47f6Editoriale: Ingegnerizzazione sociale
f6Articolo: La grande socializzazione. Dal cooperativismo socialdemocratico al corporativismo fascista, dal comunismo di fabbrica alla fabbrica-comunità del padrone illuminista
f6Articolo: Prove di estinzione (la dottrina del rimedio)

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 240, 4 giugno 2020

f6Un virus opinabile

f6Riprendono i contagi

f6Ecologia ed ecologismo

f6Necessità del rivolgimento sociale

f6Fine pandemia?

f6Feroce equilibrio darwiniano

f6Rimanere sul mercato

f6Ricchi e poveri

f6Effetti pandemici sull'economia dei maggiori paesi d'Europa

f6Scialuppe di salvataggio

f6Tutto a posto, quindi?

Leggi la newsletter 240 - Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email