Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  12 luglio 2022

Grandi conferme

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 16 compagni, abbiamo affrontato i grandi fatti della settimana appena trascorsa, ovvero le manifestazioni e le rivolte scoppiate in Sri Lanka, Albania, Kenya, Panama, Corea del Sud, Ghana, Bosnia, Argentina e India, sull'onda degli aumenti dei prezzi dei generi di prima necessità e del carburante.

Le conferme alle nostre previsioni arrivano sia dalla prassi, con la diffusione a livello globale di quello che qualche anno fa abbiamo definito "marasma sociale e guerra", sia a livello teorico, e qui ci riferiamo all'editoriale dell'ultimo numero di Limes ("La guerra russo-americana", 6/22) in cui si afferma che comunque vada a finire questa guerra, il mondo non sarà più quello di prima:

"Da questo conflitto nascerà un nuovo disordine mondiale. Non un ordine, perché chiunque vinca, o sopravviva, non sarà in grado di riprodurre la Pax Americana. Nemmeno l'America. Washington resterà il Numero Uno per carenza di alternative. Ma il capoclassifica non potrà ostentarsi egemone globale, né forse lo vorrà. Ridurre ad unum questa Babele d'otto miliardi di anime e diverse centinaia di attori o comparse geopolitiche è affare di Dio, non di Cesare. Per quanto intuiamo, Dio non è interessato all'impresa. Preghiamo."

Gli esperti di geopolitica si affidano al buon Dio per uscire dal caos, noi invece riteniamo che siano i processi di auto-organizzazione sociale a rompere gli equilibri precedenti facendo fare un balzo in avanti all'umanità. Superata una certa soglia, si determina una "polarizzazione" o "ionizzazione" delle molecole sociali, che precede all'esplosione del grande antagonismo di classe.

Il mondo è sempre più piccolo, connesso da reti di varia natura, tra le quali Internet, che fa comunicare gli uomini istantaneamente e riduce le distanze spaziali. Lo abbiamo scritto nel volantino "Mille città", dedicato all'ondata internazionale di manifestazioni del 15 ottobre 2011, e lo abbiamo letto nella lettera inviata da "Comrades from Cairo" ad Occupy Wall Street e pubblicata su The Guardian il 25 ottobre 2011:

"Un'intera generazione in tutto il globo terrestre è cresciuta rendendosi conto, razionalmente ed emotivamente, che non abbiamo futuro nell'attuale ordine delle cose [...]. L'attuale crisi in America e in Europa occidentale ha iniziato a portare questa realtà anche a casa vostra [...]. Così siamo con voi non solo nel tentativo di abbattere il vecchio, ma di sperimentare il nuovo [...]. Le occupazioni devono continuare, perché non c'è più nessuno a cui chiedere la riforma. [...] siate pronti a difendere quello che avete occupato, quello che state costruendo perché, dopo tutto quello che ci è stato sottratto, questi spazi sono molto preziosi."

Quando parliamo di auto-organizzazione non lo facciamo alla maniera degli anarchici e non intendiamo gli scioperi o le lotte per rivendicazioni salariali, ma ci riferiamo allo schema marxista del capovolgimento della prassi ("Teoria e azione nella dottrina marxista", 1951). I movimenti di individui o di piccoli gruppi tendono ad annullarsi a vicenda, mentre i movimenti di massa portano a una concomitanza di stimoli e di reazioni che sono la premessa alla formazione di strutture organizzative in grado di intervenire sulla storia. Il processo rivoluzionario si prepara da sé, è un fenomeno autopoietico (Maturana e Varela).

Per i marxisti c'è un forte nesso tra l'andamento dell'economia e lo scoppio di grandi moti sociali, ma non si tratta di un processo lineare, del tipo "aumenta la miseria e scatta meccanicamente la rivoluzione". La dinamica sociale non è formalizzabile con una semplice equazione di primo grado (Engels, "Lettera a J. Bloch", 1890), ma con l'ausilio delle teorie dei sistemi dinamici, delle reti e dei frattali. Le concatenazioni sociali sono talmente fitte e sovrapposte che rendono difficile fare previsioni a breve termine, mentre l'andamento storico generale è conosciuto. Almeno dagli anni '50 affermiamo che il capitalismo è praticamente morto ("Scienza economica marxista...", 1959), che è un cadavere che ancora cammina.

La società umana è complessa, la si può comprendere solo con alti livelli di astrazione, attraverso modelli e schemi, i quali devono però essere coerenti con la dottrina rivoluzionaria. Ovviamente, è importante analizzare le rivolte e le guerre in corso, ma questo è impossibile in mancanza di una teoria del divenire sociale che ci dice, ad esempio, che la Rivoluzione russa del 1917 è morta e sepolta e non risorgerà: insegnamento utile per gli "errori" commessi in seguito, si tratta di un'esperienza non più riproducibile. La controrivoluzione mondiale cominciata negli anni '20 ha rubato il futuro all'umanità ("Dov'è finito il Futuro?").

Nel nostro piccolo lavoriamo per fare in modo che i fatti che hanno portato alla degenerazione dell'Internazionale non si ripetano e per questo mettiamo in primo piano la conservazione della linea del futuro della nostra classe ("Proprietà e capitale"), in vista del passaggio di testimone alle nuove generazioni.

La novità di questi anni è la scesa in piazza di milioni di persone, per i motivi più disparati, ma con un chiaro orientamento anticapitalista ("Rivolta contro la legge del valore"). Per adesso si tratta di movimenti che non escono dai confini dei paesi coinvolti e che si mostrano incapaci di spiegare sé stessi; ma determinazioni lontane nel tempo, che affondano le loro radici nella Primavera araba, nel movimento degli Indignados e in Occupy Wall Street, si stanno coordinando. OWS ha rappresentato un cambio di paradigma, una nuova visione del mondo, e lo testimoniano le foto e i video dei cartelli scritti a mano dal "99%"; e di se stesso diceva di essere in un altro universo, di essere una voce aliena che dal futuro chiama all'appello contro il capitalismo. E' una storia, quella del movimento americano del biennio 2011-12, che va studiata alla luce di quanto sta succedendo oggi nel mondo e con l'occhio agli studi che abbiamo condotto sul wargame.

Ciò che si prepara all'orizzonte è un fatto sociale di enorme portata che potrà essere affrontato solo da un fatto tecnico altrettanto enorme. La formula "n+1" sta a significare il legame con un ordine superiore. Come diceva Carl Schmitt, in una situazione di caos decide chi sa cosa si debba fare per superarlo, chi è in grado di leggere l'ordine soggiacente (caos deterministico, Renè Thom). D'altronde, come scriveva la corrente a cui facciamo riferimento, "è compagno militante comunista e rivoluzionario chi ha saputo dimenticare, rinnegare, strapparsi dalla mente e dal cuore la classificazione in cui lo iscrisse l'anagrafe di questa società in putrefazione, e vede e confonde sé stesso in tutto l'arco millenario che lega l'ancestrale uomo tribale lottatore con le belve al membro della comunità futura, fraterna nella armonia gioiosa dell'uomo sociale." ("Considerazioni sull'organica attività del partito...", 1965).

Questa guerra ha acceso i riflettori sul pericolo di un conflitto nucleare, e quindi sul rischio dell'estinzione della nostra specie. La quale, a differenza delle altre, ha capacità di progetto, per adesso limitata all'ambito produttivo. Ora è necessaria una progettazione complessiva del vivere sociale, e il comunismo è, appunto, la "conoscenza di un piano di vita per la specie" ("Proprietà e capitale").

Articoli correlati (da tag)

  • L'impotenza della vecchia forma

    Abbiamo cominciato la teleriunione di martedì primo novembre, presenti 18 compagni, parlando di quanto sta accadendo in Brasile dopo l'esito del ballottaggio che ha portato alla vittoria di Ignacio Lula da Silva.

    Immediatamente dopo i risultati elettorali, i sostenitori dell'uscente presidente Jair Bolsonaro si sono mobilitati, organizzando blocchi stradali e sit-in fuori dalle caserme. Bolsonaro non ha riconosciuto ufficialmente la vittoria di Lula, ma ha autorizzato la transizione. Secondo l'Economist, la recente campagna elettorale è stata la più incattivita della storia del paese, fatta di toni esagerati (Lula è stato accusato di essere un comunista satanico e Bolsonaro un pedofilo cannibale) e punteggiata da episodi di violenza tra gli opposti schieramenti. Il giorno del ballottaggio alcuni poliziotti hanno istituito posti di blocco negli stati che sostengono Lula, creando difficoltà a chi si recava alle urne. Il giorno dopo, i camionisti che sostengono Bolsonaro hanno bloccato le strade in undici stati, e diverse testate giornalistiche hanno parlato della possibilità di un intervento dell'esercito per riportare l'ordine.

    Un paio di anni fa avevamo intitolato un nostro resoconto "Polarizzazione globale" prendendo spunto dall'articolo di Moisés Naím "Negli Stati Uniti ha vinto la polarizzazione"; il giornalista venezuelano sosteneva che ormai le campagne elettorali, invece di ridurre i fenomeni di divisione sociale, li ingigantiscono. La situazione brasiliana sembra un segnale, sia per i toni che per la polarizzazione degli schieramenti politici, di quanto potrebbe accadere a breve negli USA. Le forze politiche una volta antisistema, minoritarie, tenute ai margini, ora si sono fatte sistema. Il riferimento immediato è agli USA di Donald Trump, ma anche ad alcuni paesi europei. Non passa giorno che non escano articoli allarmati sulle elezioni di midterm americane, e sul rischio che rappresentano per la tenuta sociale.

  • Rifiuto della presente forma sociale

    La teleriunione di martedì sera, a cui hanno partecipato 18 compagni, è iniziata con alcune considerazioni in merito alla situazione in Iran, con particolare riferimento alla rivolta per l'uccisione da parte della polizia di una giovane donna rea di non indossare correttamente il velo.

    La protesta scoppiata in questi giorni in molte piazze e università iraniane è solo l'ultima in ordine di tempo, da anni nel paese si susseguono ondate di sollevazione popolare a testimonianza di una situazione generalizzata di malessere sociale. L'Iran è un paese capitalistico, ma ha una sovrastruttura politica che potremmo definire semi-medievale. Anche il Movimento Verde, nato nel 2009 contro i brogli elettorali, mise in luce le contraddizioni in cui si dibatte il paese, che puntualmente provocano questo genere di mobilitazioni. Le motivazioni che spingono le persone a scendere in strada possono essere di vario tipo, ma alla base della protesta premono forze sociali che non lottano semplicemente per i "diritti" e che potrebbero imprimere un indirizzo anticapitalistico ("Quale rivoluzione in Iran?").

  • L'America dopo Capitol Hill

    Durante la teleriunione di martedì sera abbiamo discusso della situazione interna degli Stati Uniti.

    Come già accennato negli incontri precedenti, il fronte interno americano appare estremamente polarizzato. Diversi osservatori borghesi ritengono che il rischio di una guerra civile sia molto elevato e temono che le elezioni presidenziali del 2024 possano rappresentare un'ulteriore spinta in questa direzione. Ultimamente The Economist ha pubblicato un'indagine sulla riorganizzazione della destra "alternativa" americana dopo l'assalto a Capitol Hill ("The insurrection failed. What now for America's far right?"). L'articolo è incentrato sulla figura di Ammond Bundy, candidato alla carica di governatore dell'Idaho, fondatore di People's Right, una rete di persone in difesa delle libertà individuali, noto soprattutto per aver guidato degli scontri armati contro il governo federale nel 2014 e nel 2016 raccogliendo intorno a sé numerosi sostenitori. Secondo il settimanale inglese, l'evoluzione di Bundy è paradigmatica e riflette quanto sta accadendo a buona parte dei gruppi e delle milizie di destra dopo il 6 gennaio 2021, e cioè la fusione con la politica ufficiale, in parte incentivata dalle centinaia di richieste di carcerazione per l'assalto al Campidoglio.

    La perquisizione da parte dell'FBI presso la tenuta di Donald Trump in Florida dimostra che la profonda spaccatura che attraversa la società americana giunge fino agli apparati statali, in scontro fra loro. Il confine tra le aggregazioni antigovernative ed estremiste di destra e il partito repubblicano è sempre più sfumato. In una recente indagine i ricercatori di Ihrer hanno analizzato i profili Facebook dei 7.383 legislatori statali in carica nel 2021 e nel 2022, e hanno scoperto che il 12% di essi e il 22% di quelli repubblicani appartenevano ad almeno un gruppo social di estrema destra. Ma l'Alt Right americana non è un insieme omogeneo, assembra invece formazioni eterogenee, anche in contrasto: gli Oath Keepers annoverano tra i loro ranghi ufficiali di polizia e militari, i Boogaloo Bois sono ostili alle forze dell'ordine, i Proud Boys sono combattenti di strada, il gruppo di People's Right giustifica le proprie azioni con la Costituzione o la Bibbia. Uno dei principali punti di forza di quest'ultima è la disponibilità a muoversi e a radunarsi "su chiamata" in sostegno ai propri membri contro quelli che ritengono soprusi dello stato federale.

Rivista n°51, giugno 2022

copertina n°51

Editoriale: La guerra che viene

Articoli: Guerra in Europa
Appendice 1. La Quarta Guerra Mondiale
Appendice 2. La sindrome di Yamamoto
Guerra di macchine
Wargame - parte seconda

Doppia direzione: Considerazioni sulla pandemia

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email