Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  20 giugno 2017

Rete, informazione e potere

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata dalla lettura di un passo dall'articolo "In senso lato e in senso stretto":

"Può esservi teoricamente una rete senza legami forti, ma una rete senza legami deboli è impensabile. Per usare la terminologia di Lenin, il partito in senso stretto è una rete a legami forti; con lo sviluppo dei legami deboli verso la classe abbiamo il partito in senso lato."

Attraverso i siti, la corrispondenza, i social network, riceviamo riscontri positivi al lavoro che da anni portiamo avanti e più in generale notiamo un certo interesse nei confronti della Sinistra Comunista "italiana". Tale "attenzione" è probabilmente dovuta all'aggravarsi della crisi da una parte, e dall'altra al farsi sempre più evidente delle anticipazioni di organizzazione comunistica futura. Grazie alla Rete, il patrimonio storico della corrente cui facciamo riferimento si apre al mondo e si universalizza.

Temi come quelli dei robot, dell'automazione e dell'intelligenza artificiale, che fino a qualche anno fa erano appannaggio di specialisti, oggi sono dibattuti sui media ufficiali e sulle reti sociali. Le macchine, divenute intelligenti e autonome, non solo modificano la struttura produttiva ma anche l'assetto sociale, in quanto rendono irreversibilmente superflua gran parte della forza lavoro. Prima c'è stata la sbornia da globalizzazione (delocalizzazioni), ora con la robotizzazione le aziende tornano in patria (ricollocazione) poiché il costo dei robot è lo stesso ovunque. La smaterializzazione delle merci avanza senza sosta, eliminando vecchie mansioni e vecchi paradigmi. La transizione è in corso.

Le rivoluzioni sono sfumate e vedono la sovrapposizione di modi di produzione differenti. Il capitalismo non emerge in blocco, ma è il risultato di processi diversificati da paese a paese e di trasformazioni politiche di consolidamento più o meno lunghe. Esso ha una freccia nel tempo: nasce, cresce e muore. Ad un tratto nel suo percorso le forze produttive cozzano contro la struttura dei rapporti di produzione e allora comincia un'epoca di rivoluzione. Che, giusta Engels, è un processo naturale, un fatto fisico. Il modo di produzione capitalista è già cadavere, il proletariato altro non dovrà fare che seppellirlo.

Oggi tutti hanno in tasca uno smartphone con cui riprendere/fotografare/descrivere quanto accade intorno e comunicarlo al mondo, l'informazione si socializza ed è a portata di mano, mentre una volta era prerogativa di giornali, televisioni e radio, mezzi di comunicazione monopolizzati da una ben precisa classe. Lo Stato deve misurarsi col fatto che tutti possono aprire un blog, un sito, una pagina Facebook, e diventare media. Alessandro Baricco nell'epilogo del saggio I barbari. Saggio sulla mutazione descrive appunto la mutazione in corso, il cambio di paradigma in atto:

"il cuore della faccenda è lì: il resto è solo una collezione di conseguenze: la superficie al posto della profondità, la velocità al posto della riflessione, le sequenze al posto dell'analisi, il surf al posto dell'approfondimento, la comunicazione al posto dell'espressione, il multitasking al posto della specializzazione, il piacere al posto della fatica. Uno smantellamento sistematico di tutto l'armamentario mentale ereditato dalla cultura ottocentesca, romantica e borghese."

Wikipedia, l'enciclopedia on line più cliccata, si costruisce grazie al lavoro gratuito di migliaia e migliaia di "barbari", mostrando come attraverso la Rete si forma e si sviluppa un cervello sociale, estendibile anche all'ambito politico. Durante le primavere arabe si è assistito ad una vera e propria esplosione di informazione auto-organizzata, un'orizzontalità della comunicazione prima impensabile. Ciò ha ispirato il movimento degli Indignados in Spagna e poi la galassia Occupy in Usa. Indietro non si torna.

Gli Stati Uniti, sbirro mondiale, non riescono più a governare il fatto economico e di conseguenza hanno grandi difficoltà anche con quello militare. Per esempio in Medioriente, con le molteplici sfaccettature dello scenario di guerra siriano (nell'articolo "Siria, chi combatte contro chi?" di Difesa Online si trova un'utile tabella esemplificativa). O in Europa, dove lo stillicidio di micro e macro attacchi genera assuefazione. In entrambi i casi siamo di fronte ad espisodi della guerra mondiale "combattuta a pezzi", e se non tutti ancora associano quello che succede in Yemen e in Siria alle azioni armate di Parigi, Londra e Bruxelles, in futuro sarà sempre più facile comprendere che si tratta di un processo unico e globale.

Nel Regno Unito il rogo della Torre Grenfell, un edificio popolare ai margini di una zona ricca di Londra, ha scatenato le proteste di parenti e amici delle oltre 70 vittime. Per risparmiare, il grattacielo era stato rivestito con pannelli non ignifughi e le misure di sicurezza adottate erano inadeguate. Ovviamente il palleggio delle responsabilità tra il sindaco di Londra e il primo ministro inglese non si è fatto attendere, ma in realtà è lo Stato nel suo complesso a perdere energia. I drammi gialli e sinistri della moderna decadenza sociale sono sempre più frequenti (anche da noi, vedi i crolli di viadotti e cavalcavia).

Si è poi passati a commentare l'articolo "Deutsche Bank: mercati in equilibrio precario, occhio a 'cataclismi'" di Wall Street Italia. Per Aleksandar Kocic, analista della banca tedesca, "un evento completamente innocuo potrebbe scatenarne un cataclisma, un pò come le grida di uno sciatore oppure una nevicata continua finiscono per provocare una valanga". Secondo Goldman Sachs il pericolo sarebbe rappresentato dai Faamg, vale a dire Facebook, Amazon, Apple, Microsoft e Google, tanto che gli esperti ipotizzano similitudini con la bolla tech di inizio millennio. Il differenziale tra la capitalizzazione di queste società e gli utili che generano è molto alto: i loro profitti non derivano tanto dallo sfruttamento della (esigua) forza valore impiegata, ma da forme di monopolio ovvero dal drenaggio di valore prodotto altrove.

In chiusura di teleconferenza si è accennato allo sciopero della logistica e dei trasporti in Italia lo scorso 16 giugno. La giornata di lotta ha coinvolto sia i facchini e i corrieri della logistica, che i lavoratori del trasporto autoferrotranviario, marittimo, aereo e aeroportuale, bloccando interporti del Nord Italia e il trasporto pubblico a Roma, Milano e in altre città. L'involucro sindacale corrisponde sempre meno al "suo" contenuto, il mondo del lavoro, ormai ultra-precarizzato e senza garanzie. Nel paese i Neet, coloro tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione, sono più di 2 milioni, e non sono inquadrati sindacalmente, non hanno rivendicazioni nè contratti da rinnovare. Per adesso sono silenti, ma non è detto che lo siano ancora a lungo.

Articoli correlati (da tag)

  • Due poli opposti

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 18 compagni, è iniziata con le notizie riguardo gli ultimi sviluppi della situazione libanese, a cominciare dall'esplosione avvenuta nella zona del porto di Beirut.

    Da giorni le piazze del paese mediorientale si riempiono di migliaia di manifestanti che si scontrano violentemente con la polizia e lanciano slogan contro il governo e contro Hezbollah. A Beirut, sabato 8 agosto, sono stati presi d'assalto i ministeri dell'Energia, degli Esteri e dell'Economia, mentre decine di manifestanti sono riusciti ad entrare nella sede dell'Associazione delle Banche del Libano. L'esercito è intervenuto per sgomberare il ministero degli Esteri, dove gli occupanti avevano issato uno striscione con la scritta "Beirut capitale della rivoluzione".

    A Chicago, negli Stati Uniti, è stato imposto il coprifuoco e i quartieri del centro, dopo una notte di scontri e saccheggi, sono stati isolati dal resto della città. Da mesi le principali città americane sono in fibrillazione; a Portland gli incendi e gli scontri con le forze dell'ordine continuano tutte le notti da oltre 60 giorni. Anche in Bielorussia, a Minsk, ci sono state decine di manifestazioni, che hanno visto la partecipazione del mondo del lavoro: hanno scioperato i metallurgici, i minatori, i lavoratori dell'azienda del gas e quelli degli zuccherifici. Durante le assemblee si è sentito parlare di "sciopero fino alla vittoria".

  • Al virus non serve il passaporto

    La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 15 compagni, è iniziata commentando le ultime notizie in merito alla diffusione del coronavirus.

    In Italia il primo caso di infezione da Covid-19 è stato annunciato lo scorso 21 febbraio. Nel giro di pochi giorni sono risultate infette decine di persone tra Lombardia e Veneto, e ad oggi le cifre ufficiali contano 325 contagiati e 11 decessi. Durante la scorsa teleconferenza avevamo notato che la paura legata al virus è dovuta non tanto alla mortalità (stimata tra il 2 e il 3%) quanto al potenziale di persone contagiate da un soggetto infetto che, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, (OMS) si aggira tra l'1,4 e il 3,8. Se chi è infetto non contagia altri, la diffusione si arresta da sola; al contrario, se il rapporto di trasmissione è maggiore di 1, siamo in presenza di un principio di epidemia. Di fronte a questa situazione le opinioni si sovrappongono ai fatti o addirittura li sostituiscono. Ad esempio sta diventando virale (in sintonia con l'oggetto in discussione) la convinzione che le misure di contenimento adottate dal governo italiano siano esagerate, perché, tutto sommato, quella prodotta dal coronavirus non è che un'influenza e, paragonando le cifre, produce meno morti di un morbo stagionale. L'assunto dell'esagerazione è semplicemente un falso: il coronavirus ha causato finora meno decessi delle influenze stagionali solo perché il suo contenimento, bene o male, è stato attuato, mettendo in pratica i protocolli definiti dall'OMS.

  • Lotta contro la guerra, lotta contro il capitalismo

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 13 compagni, è iniziata parlando di quanto accade in Iran.

    Come avevamo detto nella scorsa teleconferenza ("La guerra nel mondo globalizzato esiste sempre"), non è "scoppiata" nessuna particolare guerra tra America e Iran, per la semplice ragione che quest'ultimo paese non ha i mezzi per rispondere alla potenza militare degli Usa; l'attacco dell'8 gennaio alle basi irachene che ospitano anche i militari Usa, non solo ha causato pochi danni, ma secondo alcune fonti giornalistiche sarebbe stato annunciato preventivamente alle autorità locali. Abbattendo il volo ucraino con 176 passeggeri a bordo, l'Iran ha compiuto un grande errore militare, scambiando un aereo civile per un velivolo nemico. In seguito a questa tragedia, gli studenti iraniani hanno manifestato contro il governo e i vertici del regime islamico, in primis contro l'ayatollah Khamenei. Dopo la rivolta di novembre dello scorso anno, repressa nel sangue dalle forze di polizia, la propaganda di regime degli ultimi giorni descriveva una società compatta contro il nemico americano, ed invece le proteste sono tornate mostrando un fronte interno tutt'altro che pacificato.

    La cosa importante del presente "ciclo" di manifestazioni in Libano, Iraq, Cile, Francia, Iran, e in ultimo Martinica e Guadalupe, è il fatto che i manifestanti prendono di mira il proprio governo, la propria borghesia, arrivando alla conclusione che il nemico è prima di tutto in casa.

Rivista n°47, aprile 2020

copertina n°47f6Editoriale: Ingegnerizzazione sociale
f6Articolo: La grande socializzazione. Dal cooperativismo socialdemocratico al corporativismo fascista, dal comunismo di fabbrica alla fabbrica-comunità del padrone illuminista
f6Articolo: Prove di estinzione (la dottrina del rimedio)

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 241, 14 settembre 2020

f6La guerra si alleggerisce, il controllo sociale no

f6Il complotto degli asteroidi

f6All'arrembaggio

f6L'imperatore di Marte

f6Che cos'è andato storto con l'OMS?

f6La Zona Grigia

Leggi la newsletter 241
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email