Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  22 agosto 2017

Guerra civile diffusa e crescita (in)finita

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata con un breve accenno alle notizie sul sisma che ha colpito Ischia. In termini di salvaguardia, l'unica prevenzione efficace su di un'isola vulcanica periodicamente soggetta a scosse telluriche sarebbe quella di non costruirvi alcuna abitazione. In generale, il sistema capitalistico cerca di difendersi come può, come in Giappone, dove l'alta incidenza dei terremoti ha spinto ad adottare una tipologia edilizia antisismica.

La discussione è proseguita con alcune considerazioni sui recenti attentati a Barcellona e Cambrils, in Spagna, e a Turku, in Finlandia. Il marasma sociale in corso continua a crescere, producendo un'ulteriore militarizzazione delle metropoli. Gli attacchi terroristici, spesso trattati come atti fini a sè stessi, vanno piuttosto valutati come manifestazioni della "guerra mondiale combattuta a pezzi", così come l'ha definita Papa Francesco, o guerra civile diffusa. Una guerra civile non richiede per forza la contrapposizione di due eserciti composti da soldati di una stessa nazione, basta che a contrapporsi siano frazioni della società, organizzate in modo più o meno formale e che si combattono con le armi o con l'esercizio particolare del potere.

Negli Stati Uniti, da questo punto di vista, sembra che la situazione si stia surriscaldando. Sotto lo slogan "Unite the right" lanciato dal blogger Jason Kessler, lo scorso 12 agosto diverse organizzazioni di destra si sono radunate a Charlottesville, in Virginia, per protestare contro la rimozione della statua del generale Robert Lee, eroe dei sudisti ai tempi della Guerra Civile americana. In risposta alla marcia dei suprematisti bianchi alcuni gruppi antifascisti hanno indetto un contro-corteo e le due iniziative sono arrivate a convogliare in città circa duemila persone. Sin dal mattino pesanti scontri si sono avuti tra le due parti e tra queste e la polizia, generando il caos e costringendo il governatore Terry McAuliffe a proclamare lo stato di emergenza. Le forze dell'ordine hanno dichiarato fuorilegge la manifestazione, schierando agenti in assetto antisommossa affiancati dalla Guardia nazionale. Poco più tardi un manifestante di destra si è scagliato con la propria auto su un gruppo di antifascisti uccidendo una giovane donna. Nei giorni successivi si sono verificati nuovi tentativi di demolizione di statue raffiguranti generali sudisti a Durham (North Carolina) e nella città di Dallas, mentre a Boston si sono svolte manifestazioni anti razziste molto partecipate.

Di fronte a queste notizie, viene in mente il film La seconda guerra civile americana, in cui le dinamiche messe in moto da una vicenda locale si avvitano su loro stesse generando un conflitto ben più grande. Pensare alla destra estrema americana solo in termini di razzismo è riduttivo, in realtà la faccenda è molto più composita. Negli Usa questo tipo di tendenze ci sono sempre state, ma adesso le fila del fenomeno, i cui sostenitori sono in parte dichiaratamente a sostegno di Trump, vanno ingrossandosi, anche perché la middle class fa i conti con la crisi, la disoccupazione, la catastrofe economica. Subito dopo i fatti di Charlottesville, molti dei capitalisti delle grandi aziende americane che avevano aderito al "manufacturing council", il tavolo lanciato da Trump per riportare le produzioni sul territorio americano, hanno abbandonato il progetto. Dal canto suo l'amministrazione Usa se da un lato ha messo da parte una certa politica legata ad ambienti di destra, dall'altro ha introdotto in ruoli chiave parecchi generali. L'esercito, in una situazione caotica o fuori controllo, rappresenta l'ultimo baluardo di centralizzazione, gerarchia e ordine.

E' guerra anche quella dei milioni di uomini che affrontano viaggi pericolosi lunghi migliaia di km attraverso i mari e i deserti. A Ceuta un migliaio di migranti armati di pietre e bastoni hanno assaltato un muro divisorio, innescando tafferugli con le forze dell'ordine spagnole e marocchine. Troppi elementi premono ai confini delle roccaforti occidentali, nessun bastione o forza di polizia può contenere un marasma sociale su scala globale dalle mille sfaccettature. Accanto ai fenomeni di polarizzazione religiosa e ideologica, sono migliaia gli scioperi e le mobilitazioni dei proletari in tutto il mondo.

A Mahalla al-Kubra, in Egitto, uno sciopero partito dal settore tessile ha coinvolto quasi 20 mila lavoratori, estendendosi anche ai dipendenti delle ferrovie. La protesta è proseguita per più di 15 giorni nonostante le durissime leggi anti sciopero, che equiparano tali lotte al terrorismo, e nonostante l'esercito in assetto da guerra posizionato alla periferia della città per bloccare ogni via di comunicazione. Evidentemente la borghesia egiziana ha il terrore che Mahalla al-Kubra ritorni ad essere il centro di un vasto movimento di lotta come nel passato e da ultimo nelle mobilitazioni che hanno portato alla destituzione di Mubarak.

La teleconferenza è proseguita con un approfondimento sulle origini del lavoro salariato, tema oggetto di un lavoro in corso.

Molto spesso la letteratura sul Medioevo ci porta ad immaginare questo periodo storico come una società di basso livello sia dal punto di vista tecnico-industriale che da quello dei rapporti sociali. In realtà in epoca medievale esistevano produzioni molto avanzate, tipi di conoscenza tecnica tutt'altro che arretrata, e forme di prestazione lavorativa "transitorie" rispetto al periodo. Si pensi ad esempio alle edificazioni di cattedrali, per cui è attestata la presenza di costruttori che ricevevano una qualche forma di salario, o ai monaci cistercensi che utilizzavano il lavoro salariato in massa nelle grange e che, accorgendosi che nei loro forzieri avanzava una maggiorazione, contraria al loro dogma, hanno investito il "profitto" nella costruzione di altre abbazie, ben 750 in tutta Europa.

In Le refus du travail lo storico Bronislav Geremek descrive il lavoro retribuito nella Parigi del '200 e del '300, ma pur basandosi sui libri contabili del tempo non riesce a stabilire quando esso si trasformi in lavoro salariato così come lo conosciamo oggi. Ciò che si sa per certo è che a Bologna (dove intorno al 1200 si ha un caso registrato di macchine che sostituiscono l'uomo), Firenze, Siena e Milano esistevano produzioni avanzate, in genere tessili, e quindi un'industria vera e propria. Di sicuro esisteva una forza lavoro espropriata che cercava un salario e che magari per qualche mese si impiegava come fittavolo agricolo e per altri mesi rimaneva senza alcuna occupazione.

La teleconferenza si è conclusa con una breve panoramica sulla condizione generale in cui versa il sistema capitalistico: il modo di produzione attuale ha attraversato una fase di crescita di tipo esponenziale per raggiungere infine un punto di flesso disegnando una curva che viene definita a sigmoide. La morte del capitalismo è un dato di fatto: da una parte esiste l'estremo bisogno di crescita, dall'altra una situazione sociale tale per cui di fronte agli "intoppi" (guerre, rivolte, catastrofi "naturali", ecc.) il sistema è costretto a riparare le falle con espedienti, rimettendoci però in termini di vitalità. Come un termostato, gli stati intervengono per appianare i problemi che mano a mano si presentano; tuttavia il termostato è un meccanismo a retroazione negativa (i risultati del sistema vanno a smorzare il funzionamento del sistema stabilizzandolo), mentre il capitalismo ha bisogno di tutto il contrario, ovvero di retroazione positiva (quando i risultati del sistema vanno ad amplificare il funzionamento del sistema stesso).

Curve a confronto

La prima curva esponenziale (blu) rappresenta un modello a crescita continua di tipo autocostruttivo (quello teorizzato e auspicato dalla borghesia), cioè a retroazione positiva: una parte del valore prodotto rientra nel ciclo produttivo; è la riproduzione allargata del Capitale. La seconda curva detta a sigmoide (rossa) rappresenta invece il modello "auxologico": tenendo fissa la capacità di carico del sistema si annota induttivamente, sulla serie di dati del passato, la legge degli incrementi decrescenti nel tempo. Il sistema è ancora a retroazione positiva, ma passa dalla crescita esponenziale a quella asintotica attraverso un punto di flesso.

Articoli correlati (da tag)

  • La guerra e il suo contesto

    La teleriunione di martedì sera è iniziata dall'analisi del recente attacco dell'Iran ad Israele.

    Secondo un portavoce dell'esercito israeliano, nell'azione compiuta nella notte tra il 13 e il 14 aprile l'Iran ha impiegato 170 droni, 30 missili da crociera e 120 missili balistici, che sono stati quasi tutti abbattuti. L'attacco è stato simbolico, le nazioni arabe erano state avvertite e probabilmente anche gli Americani; dopo il bombardamento di un edificio annesso all'ambasciata iraniana a Damasco il primo aprile scorso, Teheran non poteva non rispondere. Gli USA hanno chiesto ad Israele di evitare una reazione a caldo e di pazientare, onde evitare un'escalation; gli Iraniani hanno dichiarato che se Israele lancerà un nuovo attacco essi colpiranno più duro: "Con questa operazione è stata stabilita una nuova equazione: se il regime sionista attacca, sarà contrattaccato dall'Iran."

    Teheran è all'avanguardia nella produzione di droni, ha sviluppato un'industria bellica specializzata e vende queste tecnologie alla Russia ma anche ad Algeria, Bolivia, Tagikistan, Venezuela ed Etiopia.

    Ciò che sta accadendo in Medioriente conferma l'importanza del lavoro sul wargame, a cui abbiamo dedicato due numeri della rivista (nn. 50 - 51). I giochi di guerra servono a delineare scenari futuri, e le macchine amplificano le capacità dell'uomo aiutandolo a immaginare come potrebbero svilupparsi i conflitti in corso. Gli eserciti e gli analisti militari che lavorano con i wargame sono in grado di accumulare grandi quantità di informazioni, ma sono però costretti a vagliarne solo una parte. È un dato oggettivo: i big data vanno ordinati e l'ordine risente dell'influenza di chi applica il setaccio.

  • Guerra "intelligente" e rovesciamento della prassi

    La teleriunione di martedì sera è iniziata con alcune considerazioni riguardo i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati da Israele nella Striscia di Gaza. L'argomento si inserisce nel nostro lavoro in corso sulla guerra e sulle nuove armi in via di sperimentazione in Medioriente e Ucraina.

    Prendendo spunto da fonti israeliane (i due siti di informazione +972 e Local Call), il manifesto ha pubblicato un lungo articolo ("20 secondi per uccidere: lo decide la macchina") in cui sono riportate le interviste ad ufficiali dell'intelligence israeliana che spiegano il funzionamento del sistema IA Lavender e il ruolo che esso ha giocato nei bombardamenti sulla Striscia. Lavender opera in sinergia con il sistema Gospel, che si occupa nello specifico di contrassegnare gli edifici e le strutture da cui Hamas lancia i razzi; e ha il compito di individuare i nemici assegnando un punteggio da 1 a 100 ad ogni individuo: per un alto responsabile di Hamas, se identificato in una palazzina molto abitata, è possibile accettare una certa quantità di "danni collaterali", per un militante minore se ne accetta una inferiore. Il sistema di intelligenza artificiale riesce a costruire dei profili e a definire una "kill list" secondo un processo statistico che ha perciò un margine di errore (intorno al 10%); i tempi impiegati dalla macchina per individuare e colpire un obiettivo sono di circa 20 secondi, l'operatore umano non può quindi tenerne il passo e tantomeno eseguire un'analisi approfondita della lista dei bersagli.

    Non si tratta di indignarsi perché l'IA uccide gli uomini, anche i cannoni e le mitragliatrici lo fanno; si tratta invece di comprendere le novità che emergono dall'utilizzo di questa tecnologia. Siamo nel bel mezzo di una transizione di fase, tra un vecchio tipo di conflitto ed uno nascente: la guerra inizia sempre con gli armamenti, le dottrine, le tecniche del passato, ma in corso d'opera evolve diventando altra cosa. Oggigiorno si combatte ancora nelle trincee, come in Ucraina dove però allo stesso tempo si utilizzano i robot; si adoperano i fucili e le granate, ma anche i missili ipersonici. Nell'articolo dell'Economist "How Ukraine is using AI to fight Russia" si informa il lettore che sin dall'estate del 2022 sono stati utilizzati software per ridurre gli attacchi-disturbo dei Russi. Tante start-up ucraine operanti nel settore hi-tech hanno virato verso le necessità belliche, e sono state utilizzate tecniche di profilazione e monitoraggio, consulenze e indagini statistiche per raccogliere dati e scovare la posizione delle truppe e dei sistemi d'arma nemici. Semantic force è una start-up che si è specializzata nel trattamento dei dati riguardanti il morale della popolazione: ora il suo scopo è comprendere lo stato d'animo dei soldati russi (attraverso i social network e non solo).

  • Rottura di equilibri

    La teleriunione di martedì sera è iniziata dall'analisi della guerra in corso.

    Il bombardamento ad opera di Israele di un edificio annesso all'ambasciata iraniana a Damasco ha provocato una decina di morti, tra cui un importante generale iraniano e altri sei membri dei pasdaran, le Guardie rivoluzionarie dell'Iran. Colpire un'ambasciata equivale ad un attacco diretto al paese che essa rappresenta. Per adesso le potenze imperialiste non si combattono direttamente, ma per procura. Nel caso del conflitto israelo-palestinese, l'Iran utilizza Hamas e il Jihad islamico palestinese, ma anche Hezbollah in Libano e gli Houthi nello Yemen. L'attacco di Israele a Damasco ha alzato la tensione, accrescendo la possibilità del passaggio da una proxy war allo scontro diretto. L'Iran ha annunciato che risponderà nei tempi e nei modi che riterrà opportuni per vendicare l'uccisione dei propri militari.

    In Medioriente, la situazione sta evolvendo in una direzione opposta a quella dell'ordine. Israele deve gestire anche il fronte interno: oltre 100mila persone sono scese per le strade del paese dando luogo a quelle che sono state definite le più grandi manifestazioni antigovernative dal 7 ottobre. Le mobilitazioni più partecipate sono state a Tel Aviv, Haifa, e a Gerusalemme davanti alla sede del parlamento israeliano.

Rivista n°54, dicembre 2023

copertina n° 54

Editoriale: Reset

Articoli: La rivoluzione anti-entropica
La guerra è già mondiale

Rassegna: Polarizzazione sociale in Francia
Il picco dell'immobiliare cinese

Terra di confine: Macchine che addestrano sè stesse

Recensione: Tendenza #antiwork

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email