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  • Resoconto teleriunione  9 febbraio 2021

Non abbiamo bisogno di battilocchi

Durante la teleconferenza di martedì, connessi 23 compagni, abbiamo ripreso quanto detto nell'incontro precedente sulla impossibilità per la borghesia italiana di risollevare la sua decotta economia dalla crisi in cui è precipitata. La discesa in campo dell'ex presidente della BCE, Mario Draghi, e le aspettative riguardo al suo operato suggeriscono la rilettura di alcuni scritti della nostra corrente sul tema del "battilocchio", che a suo tempo abbiamo raccolto nel quaderno Il battilocchio nella storia. Contro la concezione della storia come opera della volontà di individui e di capi geniali o criminali.

L'espediente della mente infinita, di cui si serve P.S. Laplace per introdurre la possibilità della conoscenza esatta del futuro, è utile a sottolineare il fatto che noi comuni mortali dobbiamo basarci, per forza di cose, su induzioni probabilistiche. Esiste un'oggettiva difficoltà della previsione nel campo dei fenomeni complessi; dopo il nobile francese, il problema è stato studiato anche da Poincaré ed altri scienziati, segnando dei punti di passaggio per le successive teorie della relatività, dei quanti, del caos e della complessità. Oggi, alla luce dei risultati raggiunti dalla scienza, alcuni accusano Laplace di "meccanicismo", eppure prima di criticarlo dovrebbero perlomeno aver raggiunto il suo livello teorico, come dice Bordiga riguardo la funzione del dogma nella storia (Struttura economica e sociale della Russia d'oggi, XI, cap. 94-95).

Il determinismo è un presupposto indispensabile per spiegare le cause di tutte le rivoluzioni che sono avvenute e che verranno. I grandi sconvolgimenti politici e sociali si realizzano perché gli uomini hanno certezze, e non perché assolutizzano il probabilismo a principio filosofico.

Marx ed Engels trattarono materialisticamente il divenire sociale partendo dalla produzione e della riproduzione degli uomini, e derivarono da questa base la comprensione dei rapporti sociali e delle relative sovrastrutture ideologiche. Adoperando questo metodo di analisi, che è l'unico tuttora valido, il battilocchio è messo nel ripostiglio della storia, perché le transizioni sociali non sono il frutto delle idee e delle gesta di un individuo bensì della lotta tra le classi, o meglio, dello scontro tra modi di produzione.

Domanda: senza un Lenin in grado di elaborare un piano strategico e tattico all'altezza della situazione, che fine avrebbe fatto la Rivoluzione d'Ottobre? E ancora, se Napoleone, battilocchio per eccellenza, fosse morto prematuramente, come avrebbe fatto la rivoluzione borghese ad esportare le sue "idee" oltre i confini francesi? Risposta: la struttura materiale della società dell'epoca era caratterizzata da un capitalismo rampante, da masse di soldati in movimento con una logistica mai vista prima, da un'enorme potenzialità rivoluzionaria: i risultati storici non potevano essere diversi. Napoleone si trovò all'incrocio di varie determinanti per un concorrere di circostanze fortuite ("I grandi uomini"). Sono i fatti che determinano le nuove situazioni, e quando le situazioni sono mature allora vengono fuori gli uomini.

Gli individui fanno la loro storia, dice Engels riprendendo Marx, ma quasi mai avendone coscienza. I loro sforzi si distruggono gli uni con gli altri ed è precisamente per questo che regna in tutte le società di classe la necessità invece che la libertà, la quale sarà possibile solo con il rovesciamento della prassi guidato dal partito rivoluzionario. A chi pensa che i grandi uomini politici non sono necessari ma, al contrario, lo sono i grandi artisti come Michelangelo o Raffaello poiché unici e inimitabili, diciamo: la specie, attraverso determinati strumenti umani, trova il modo per esprimere le sue potenzialità.

Oggi si parla molto di influencer, individui o gruppi che attraverso la Rete influenzano la cosiddetta opinione pubblica. Essi hanno successo perché riescono ad intercettare e a cavalcare le tendenze presenti nella società, diventando perfetti battilocchi (anche i servizi segreti si interessano al fenomeno e sulla rivista Gnosis è stato pubblicato un articolo intitolato "L'agente di influenza"). Tra i più carismatici in questo momento, senza peraltro esserlo di mestiere, vi è il capitalista americano Elon Musk, di cui abbiamo parlato ampiamente nell'articolo "Assalto al Pianeta rosso". Tesla, la sua società di automobili elettriche, ha investito 1,5 miliardi di dollari sul Bitcoin e ha annunciato che prossimamente accetterà la criptovaluta come forma di pagamento. Musk ha un grandissimo seguito e con questa mossa ha provocato un'impennata (+15%) del valore della moneta virtuale creata nel 2009 e basata sulla blockchain, una tecnologia che permette di certificare gli scambi economici senza passare per un intermediario. Essa si fonda su una prova crittografica e consente a due controparti qualsiasi di negoziare direttamente tra loro senza la necessità di una terza parte di fiducia, mentre il problema della doppia-contabilità viene risolto attraverso l'utilizzo di un network peer-to-peer, in cui i nodi che la compongono compiono una serie di operazioni matematiche che confermano e registrano gli scambi riconosciuti validi, dando vita ad un registro delle transazioni unico, pubblico, decentralizzato e disintermediato. Altre aziende stanno puntando sui bitcoin, tra cui Apple e BlackRock, uno tra i più grandi fondi d'investimento mondiali. E' un passo avanti nel processo di autonomizzazione del Capitale, che vede le monete digitali assumere sempre più peso, muovendosi al di fuori del controllo degli stati.

Sebbene meno influente di Musk, anche Beppe Grillo rientra nella schiera degli influencer. In un incontro con il premier incaricato Mario Draghi in vista della formazione del prossimo governo italiano, il garante del malridotto M5S ha rimarcato l'importanza del reddito, non solo di cittadinanza, ma universale. A questo proposito ha parlato di GoodDollar (G$), una moneta digitale lanciata qualche anno fa da una società multinazionale di social trading e brokeraggio, eToro. Come funziona G$ ce lo spiega Valentina Petricciuolo dal blog di Grillo:

"È accessibile a chiunque nel mondo abbia modo di collegarsi alla rete e abbia una identità che viene verificata grazie ad un sistema di riconoscimento facciale. Questo per essere certi che si tratti di una persona e non di un robot. Chiunque, già da subito, può iscriversi e aprire un portafoglio/wallet. Ogni membro della piattaforma GoodDollar ha diritto a ricevere, su richiesta, 1 G$ al giorno per un totale di 30 G$ al mese o 365 G$ all'anno. In questa fase il valore del GoodDollar è nullo – è un token esperimento – ma l'obiettivo è di farlo arrivare alla parità con il dollaro Usa e, di conseguenza, garantire l'equivalente di 30$ al mese come reddito di base per tutti i membri della comunità."

Proprio come i bitcoin al loro esordio, il GoodDollar non vale praticamente nulla, ma se intorno ad esso si formasse una comunità di investitori e un clima di fiducia, allora potrebbe veder crescere il suo valore (oggi un bitcoin vale 50mila dollari). Nell'idea dei suoi realizzatori, questa moneta servirebbe a sviluppare un mercato alternativo, un ecosistema di persone che la utilizza per acquistare beni e servizi. G$, dicono, nasce per "fornire uno standard di vita di base e ridurre la disuguaglianza di ricchezza creando un reddito di base universale". Voler abbassare la povertà con tali mezzi è a dir poco utopistico, ma è anche un marcato sintomo di società futura, come scritto nell'articolo "Dimenticare Babilonia" in merito all'impatto delle monete elettroniche.

Il sistema peer to peer, la rete paritaria, è quello che permette di scambiare file, musica, film, senza equivalenti in termini di valore. Internet è il trionfo dell'organizzazione a rete, e ciò per i comunisti, avanguardie del "movimento reale", è la conferma dell'esistenza di un General Intellect (Marx, Grundrisse). In campo scientifico vengono prodotti ogni anno decine di migliaia di articoli e saggi, qualche autore prende un premio Nobel, ma dietro al successo personale c'è sempre un duro lavoro collettivo.

Quella capitalistica è la società dell'informazione ed i social network assumono una grande importanza nelle dottrine di guerra dato che la Rete è uno dei principali campi di battaglia: la comunicazione istantanea e immediata verso milioni di persone produce un bombardamento di informazione (e controinformazione), ma al tempo stesso ci ricorda che la struttura del Web non è piramidale ma orizzontale. Il prossimo rovesciamento della prassi non avrà bisogno di leader o di grandi uomini, avrà invece bisogno di un partito, una comunità rivoluzionaria, che abbia una visione generale del processo storico e sappia anticipare al suo interno il funzionamento della società futura. Un movimento come Occupy Wall Street non ha sentito il bisogno di esprimere capi o segretari nè di corteggiare intellettuali, artisti o politici, ma ha comunque fatto parlare di sé in tutto il mondo, influenzando masse di uomini.

Un movimento antiforma proiettato nel futuro dovrà necessariamente adottare un'organizzazione di tipo leaderless. La struttura stessa del capitalismo funziona attraverso link e hub che si auto-organizzano, con dei piani di produzione che funzionano al di là dei singoli dirigenti. Nel caso di aziende come Apple o Facebook, c'è ancora un gruppo di comando che formalmente gestisce l'azienda, ma nel caso di una struttura come quella che fa funzionare il Bitcoin non c'è neppure più la funzione simbolica del capitalista. Per sua natura la "catena di blocchi" è un sistema decentrato e disintermediato per lo scambio tra pari.

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    In "Fantasime carlailiane" viene adoperata una bella metafora per spiegare la differenza tra motori e strumenti delle rivoluzioni:

    "Non vediamo dunque sorgere il futuro né da una volontà di tutti (o della malfamata maggioranza) né da quella di uno; in questo senso neghiamo la funzione individuale. L'io generale e quello particolare non sono motori del fatto storico: si capisce che sono gli operatori. Tale distinzione è la stessa che corre tra le macchine: quelle motrici che danno l'energia meccanica, quelle operatrici che agiscono su materiale da trasformare. L'io non è un primo motore, ma un finale utensile."

    In una fabbrica servono le macchine operatrici, ma serve in primis l'energia meccanica per farle muovere. Lo stesso discorso vale per i grandi cambiamenti sociali: servono gli uomini per fare la storia, ma senza una polarizzazione che li schieri in classi contrapposte nessuna rivoluzione è possibile.

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    Nell'articolo "Amadeo Bordiga - Ascesa e caduta di un rivoluzionario", comparso recentemente su Marxismo.net, si legge: "Contribuisce a rendere quella di Bordiga una concezione politica sui generis anche la sua natura non sistematica. Egli espresse il suo pensiero in interventi puntuali e sparsi, rifiutandosi di dargli una veste organica: la sua produzione è composta da pochi lavori d'insieme e un numero incalcolabile di articoli, note, documenti, sempre legati alla battaglia contingente, utili agli obiettivi del momento. Questo modo di operare è senz'altro uno dei motivi che ne hanno decretato il sostanziale oblio nella tradizione comunista."

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    In merito all'estinzione dello Stato, in Critica al programma di Gotha (1875), Marx afferma: "Si può parlare di uno Stato odierno, in contrapposto al futuro, in cui la presente radice dello Stato, la società borghese, sarà perita. Quale trasformazione subirà lo Stato in una società comunista? In altri termini: quali funzioni sociali persisteranno ivi ancora, che siano analoghe alle odierne funzioni dello Stato? A questa questione si può rispondere solo scientificamente."

    Marx, Engels e Lenin hanno vissuto in un mondo in transizione, in cui il capitalismo poteva trovare nuovi spazi da conquistare e non aveva ancora esaurito tutte le sue potenzialità storiche. Nella letteratura marxista lo Stato non è altro che uno strumento della dominazione di classe, eppure esso, prima di diventare tale, era qualcos'altro, e cioè un organismo di amministrazione delle derrate alimentari capace di organizzare e gestire l'ammasso e la distribuzione di tali prodotti. Quindi ben prima della formazione delle classi, della divisione sociale del lavoro e della distribuzione parcellare del prodotto sociale alle famiglie, vi era un essere sociale che sovrintendeva alle esigenze di specie. Con lo sviluppo dell'amministrazione e la comparsa delle tavolette (cretule), la società cominciò a centralizzarsi incamminandosi verso la forma statale, ma per tutto il tardo neolitico, quello che possiamo definire come proto-Stato, restò prevalentemente un elemento regolatore del meccanismo sociale.

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Editoriale
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Articolo
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