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  • Resoconto teleriunione  16 febbraio 2021

Motori delle rivoluzioni

Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 27 compagni, abbiamo ripreso la questione del battilocchio, ovvero la funzione della personalità nella storia, commentando alcuni passi dal filo del tempo "Fantasime carlailiane", pubblicato su Il programma comunista n. 9 del 1953, e dalla lettera di Bordiga a Perrone del giugno dello stesso anno.

In "Fantasime carlailiane" viene adoperata una bella metafora per spiegare la differenza tra motori e strumenti delle rivoluzioni:

"Non vediamo dunque sorgere il futuro né da una volontà di tutti (o della malfamata maggioranza) né da quella di uno; in questo senso neghiamo la funzione individuale. L'io generale e quello particolare non sono motori del fatto storico: si capisce che sono gli operatori. Tale distinzione è la stessa che corre tra le macchine: quelle motrici che danno l'energia meccanica, quelle operatrici che agiscono su materiale da trasformare. L'io non è un primo motore, ma un finale utensile."

In una fabbrica servono le macchine operatrici, ma serve in primis l'energia meccanica per farle muovere. Lo stesso discorso vale per i grandi cambiamenti sociali: servono gli uomini per fare la storia, ma senza una polarizzazione che li schieri in classi contrapposte nessuna rivoluzione è possibile.

C'è sempre una base economica che determina il cambiamento, e ad essa si adeguano i rappresentanti delle varie classi. La concezione della storia come opera della volontà di battilocchi è dunque fallace. La Rivoluzione francese ne è esempio eclatante: la classe che raccolse i frutti della rivoluzione anti-feudale non fu direttamente partecipe della stessa. Spinti da una forma sociale ormai asfittica, a scendere in campo furono i nobili rovinati, i sanculotti, i garzoni delle botteghe minacciate dall'industria, i pochi operai salariati, gli studenti, la piccola borghesia intellettuale. La rivoluzione li aveva trascinati nella lotta.

Anche durante la Rivoluzione d'ottobre del 1917 accadde qualcosa di simile. Nelle Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica Lenin descrive la situazione in cui versa la Russia al 1905: nel paese non si è ancora formata una classe borghese e il proletariato, pur essendo minoranza, può dare la sua impronta alla rivoluzione. Al 1920-21, il partito bolscevico avrà già espresso tutto il suo potenziale (Struttura economica e sociale della Russia d'oggi, 1955) e la mancanza dell'apporto di un movimento rivoluzionario in Occidente farà il resto. La struttura materiale della società (il livello delle forze produttive in Russia) e la situazione politica internazionale (controrivoluzione in Europa) determineranno sia la necessità di un comunismo di guerra che, successivamente, l'avvento della NEP. Lo stalinismo si innesterà sull'esaurirsi del ciclo rivoluzionario e salirà alla ribalta per cause materiali, non certo per l'opera di un capo geniale o criminale. Esso sarà un elemento controrivoluzionario dal punto di vista comunista (annientamento della vecchia guardia bolscevica), e rivoluzionario dal punto di vista borghese (sviluppo dell'industrialismo di stato).

Se approfondiamo la situazione della Russia fino al Secondo congresso dell'Internazionale (1920), notiamo come la rivoluzione bolscevica avesse un disperato bisogno d'aiuto da parte del proletariato occidentale. I bolscevichi speravano che in Europa potesse continuare il movimento iniziato con il Biennio rosso per poter disporre di una potenza in campo internazionale; ma in Europa "non fu data la consegna, che si seppe dare all'Esercito Rosso, fin dalla difficilissima e tormentata fase della sua formazione: andare allo stesso titolo contro tutti i nemici, e tutti tentare senza discriminazioni ruffiane di trafiggere al cuore" (Struttura economica e sociale della Russia d'oggi).

In Europa lo scontro tra due differenti modi di produzione, capitalismo e comunismo, non era maturo; mentre in Russia si consumava la resa dei conti tra feudalesimo e capitalismo, con la vittoria di quest'ultimo.

Le rivoluzioni sono un fatto collettivo e i partiti non si possono muovere in maniera indipendente da ciò che succede intorno. Ogni molecola sociale non conta nulla di per sé ma solo nel contesto del movimento rivoluzionario generale, ben rappresentato dallo schema del rovesciamento della prassi della Sinistra: frecce (individui) che vanno in tutte le direzioni, frecce che prendono una direzione univoca (classe) e frecce che riescono a rovesciare la prassi (partito).

La teleconferenza è proseguita con il commento della situazione politica italiana. Tutta la faccenda dei vaccini, delle zone colorate, delle aperture/chiusure dei locali, mostra che siamo nel vortice della mercantile anarchia. Ad un certo punto la crisi sanitaria, economica e sociale ha introdotto un elemento unificante all'interno della compagine borghese, e per questo motivo l'azione della borghesia avrebbe dovuto assumere un carattere prettamente convergente e puntare al superamento del barnum politicantesco attraverso un governo tecnico di unità nazionale. Tuttavia, i partiti non possono sparire altrimenti il gioco democratico smette di funzionare. La democrazia richiede il dibattito e la ricerca della maggioranza (il virus invece no e va avanti per la sua strada infischiandosene dei politici di turno).

All'inizio della pandemia l'OMS ha dato chiare indicazioni ai governi: tracciare e isolare i contagiati, curarli in apposite strutture ospedaliere, informare la popolazione in modo da innescare la collaborazione tramite l'autodisciplina. Nessun paese ha messo in pratica queste misure se non alcuni stati asiatici (seppur limitatamente), mentre il governo Trump ha addirittura tagliato i finanziamenti all'OMS dopo che l'organizzazione aveva lodato lo sforzo di Pechino nel contenimento della diffusione del patogeno. Secondo molti virologi bisognerebbe agire d'anticipo, chiudere tutto adesso per poi partire con il tracciamento per bloccare le catene dei contagi e permettere alle vaccinazioni di avere efficacia sulla popolazione; ma è difficile farlo quando la percezione del rischio di collasso del sistema sanitario è assente. Inoltre, ci sono forze economiche organizzate, come Confindustria e Confcommercio, che spingono perché le attività produttive e commerciali restino aperte. Eppure maggiore è la circolazione del virus, maggiore è il rischio che insorgano nuove varianti e che i vaccini risultino inefficaci.

A più di un anno dall'inizio della pandemia, non si aggiunge nulla di nuovo rispetto a quanto abbiamo scritto nell'articolo "Prove di estinzione": non è il Coronavirus a essere intelligente, siamo stupidi noi, bipedi tarati dal capitalismo.

Nel capitalismo, quando vi è difficoltà di accumulazione, ne risente tutto il vivere sociale: le infrastrutture pubbliche e private si deteriorano, le condizioni lavorative peggiorano, aumentano le situazioni di stress psicofisico. Un modo di produzione che ha esaurito tutte le sue potenzialità storiche, che invece di sfruttare i propri schiavi è costretto a mantenerli, che non riesce a progettare il suo futuro, è destinato a perire.

Negli anni Venti, con la vittoria dei fascismi, il proletariato venne inglobato nello Stato, ricevendo in cambio garanzie economiche e sociali che lo accompagneranno oltre la fine dei vari regimi. Dalla fase di integrazione della classe operaia nello stato capitalista, si è passati ad una fase di disintegrazione di tutte le componenti sociali. Giornali e televisioni, ininterrottamente da giorni, dipingono Mario Draghi come l'elemento unificatore di tutte le forze in campo, dando voce ad un sistema che si autodifende, cercando di fare quadrato e di tenere insieme i pezzi. Con risultati alquanto modesti: le sovrastrutture politiche e ideologiche borghesi sono basate sull'estrazione di plusvalore e, se questo scarseggia, l'unità della classe dominante viene meno (quando la coperta è corta non ci sono soluzioni che accontentino tutti). Non è pensabile che con qualche riforma politica si possa invertire una dinamica storica come quella rappresentata dalla parabola del plusvalore.

Insomma, non è che i politici attuali siano particolarmente incapaci rispetto a quelli di quaranta o cinquant'anni anni fa: l'inefficienza del sistema, come dicevamo, va ricercata nelle difficoltà strutturali di valorizzazione del Capitale. Di qui, la spontanea sincronizzazione di rivolte, sommosse e manifestazioni in giro per il mondo, dalla Thailandia agli Stati Uniti, dalla Russia alla Spagna (recentemente in varie città spagnole numerosi scontri si sono verificati dopo l'arresto del rapper Pablo Hasél, accusato di aver insultato la Corona e le istituzioni; in Birmania, in seguito al golpe dell'esercito, ci sono state manifestazioni di massa e la situazione rischia di trasformarsi in guerra civile).

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Editoriale
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Articolo
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