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  • Resoconto teleriunione  21 marzo 2023

Un mondo inospitale

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 18 compagni, è iniziata con il commento di alcune note di un compagno sul libro di Nouriel Roubini La grande catastrofe: dieci minacce per il nostro futuro e le strategie per sopravvivere.

Il libro è forse il primo in cui nella parte conclusiva non si fa cenno a miracoli per salvare la società capitalistica da sé stessa. Già questo è un tratto interessante. Infatti, l'autore propone solo due scenari a cui deterministicamente faremo fronte: uno "distopico" e uno "utopico". Ancora una volta l'economia politica si dimostra incapace, attraverso i suoi modelli e strumenti interpretativi, di compiere un salto, a noi già noto, "dall'utopia alla scienza". Se non si riconosce il comunismo come " movimento reale che abolisce lo stato di cose presente", non si possono che raffigurare distopie e utopie rinascimentali (altro spartiacque storico). I due termini sono raffrontati senza far riferimento a un qualsiasi parametro di specie: Utopia rispetto a cosa? Distopia dovuta a? Roubini ci spiega solo che siamo in una tempesta "perfetta", perché le megaminacce ormai incombenti sono date come "strutturali"; diremo noi, connaturate all'attuale modo di produzione. Sono strutturali ma non si dà una spiegazione di questo aggettivo. Si dice, correttamente, che la complessità delle megaminacce sta nella loro sincronia e nell'interagire tra loro, difficilmente prevedibile e computabile. L'ideologia dominante comincia a proporre la sua visione cieca: è molto più facile pensare la fine del mondo che la fine del capitalismo.

Per l'economista statunitense è sicuro che una bolla finanziaria scoppierà, l'incognita riguardo solo il quando e quanto in termini di danni provocati. Dice inoltre che bisogna tenere d'occhio l'eurozona e i suoi anelli più deboli, come Italia e Grecia, i primi che a causa di una crisi del debito potrebbero saltare, provocando un effetto domino.

A questo proposito, l'Economist nota che l'Europa sta assistendo alla sua più sanguinosa guerra dal 1945, quella in Ucraina, ma in Asia si rischia qualcosa di peggiore: il conflitto tra America e Cina per Taiwan, che se scoppiasse vedrebbe impiegata, più che trincee e cannonate come sul campo ucraino, una nuova generazione di armamenti, missili ipersonici e armi antisatellite, con distruzioni indicibili e ritorsioni imprevedibili ("How to avoid war over Taiwan"). La contesa sino-americana determina nuove alleanze, come quella tra India e Giappone in funzione anticinese o quella tra Russia e Cina in funzione antiamericana. Da segnalare l'importanza dell'accordo tra Arabia Saudita e Iran mediato dalla Cina ("Fear of China is pushing India and Japan into each other's arms"). Sempre The Economist dà notizia delle esercitazioni militari congiunte tra Cina e Russia avvenute nei mesi scorsi: a novembre bombardieri strategici cinesi e russi hanno sorvolato il Mar del Giappone e il Mar Cinese Orientale. Nel primo anniversario dell'invasione russa dell'Ucraina, a febbraio 2023, navi da guerra russe, cinesi e sudafricane si sono esercitare insieme nell'Oceano Indiano. E lo scorso 15 marzo Russia, Cina e Iran hanno iniziato esercitazioni navali congiunte nel Golfo di Oman ("What does Xi Jinping want from Vladimir Putin?").

Prevedendo quanto poi effettivamente successo con la crisi di Silicon Valley Bank, Roubini aveva avvisato che il rialzo dei tassi d'interesse, volto a raffreddare prestiti e inflazione, avrebbe scatenato uno tsunami di default e un crollo del mercato finanziario. All'orizzonte ora si profila l'arrivo di una grande crisi stagflazionista del debito. Nel complesso – scrive l'autore - stiamo pensando ciò che era un tempo impensabile, ovvero una catastrofe sistemica.

Per i comunisti non è motivo di sorpresa o stupore il crollo dell'attuale modo di produzione, essi sanno che all'interno del capitalismo aumentano i saggi di organizzazione sociale comunista: i rapporti di economia e di proprietà privata formano un involucro che non corrisponde più al suo contenuto (Lenin, L'imperialismo). Nell'analisi di Roubini, invece, dopo il capitalismo c'è solo il baratro. Altri critici borghesi, come ad esempio Paul Mason (Postcapitalismo), prospettano un futuro oltre il capitale, ma non fanno altro che proiettare nel domani le categorie dell'oggi. Nelle librerie compaiono titoli "forti", vedi il Capitalismo cannibale. Come il sistema sta divorando la democrazia, il nostro senso di comunità e il pianeta di Nancy Fraser; e anche sui giornali della classe dominante, vedi "Los hijos monstruosos de la hidra policrisis" di Andrea Rizzi (El País, 18 marzo 2023). Questi scritti testimoniano le paure della borghesia di fronte ad un modo di produzione che sta crollando.

Meritano un'analisi approfondita le manifestazioni in Francia contro la riforma delle pensioni (quella demografica è una delle megaminacce individuate da Roubini), ma anche quelle dei mesi scorsi in Inghilterra (c'entra la Brexit), Grecia (a causa di un incidente ferroviario) e Israele (11/mo sabato di manifestazioni contro Netanyahu). Si tratta di movimenti generalizzati con o senza rivendicazioni, reazioni di massa ad una forma sociale che non funziona più.

Un altro tema da studiare è quello dell'intelligenza artificiale, che ha ricadute in molteplici campi: guerra, economia, finanza (vedi trading algoritmico ad alta frequenza). Scrive Roubini in La grande catastrofe:

"Il licenziamento permanente degli operai e dei colletti bianchi propiziato dalla tecnologia allungherà le file all'ufficio di collocamento, aumentando la pressione sulla già logora rete di protezione sociale. Aggiungendo la beffa al danno, i robot stanno già gestendo le risorse umane e tra poco gestiranno anche gli uffici di collocamento. Chi controlla l'IA ne trarrà un enorme potere economico, finanziario e geopolitico. Ecco perché Stati Uniti e Cina si battono per dominare i settori del futuro. E se entreranno mai in guerra, quella vera, le loro rispettive tecnologie IA potrebbero decidere tra la vittoria e la sconfitta."

Tutto si muove velocemente ed è difficile rimanere aggiornati: è stato presentato durante l'evento "The Future of Work with AI" Microsoft 365 Copilot, un modello generativo per applicazioni e servizi Microsoft (Word, Excel, Powerpoint, ecc.) in grado, tra le altre cose, di scrivere documenti e fare sintesi delle riunioni Teams. Il Ceo dell'azienda, Satya Nadella, ha illustrato così le novità che riguardano il popolare pacchetto di software: "Oggi iniziamo una nuova era, un ulteriore passo di avvicinamento verso una simbiosi ancora più profonda tra uomo e macchina".

È in corso un cambiamento epocale, e non si tratta solo della cosiddetta disoccupazione tecnologia: in ballo c'è la possibilità del ricongiungimento dell'uomo con sè stesso, con il proprio corpo inorganico, com'era prima dell'avvento delle società divise in classi. Nell'articolo "Verso la singolarità storica" abbiamo scritto: "La sostituzione degli uomini con macchine intelligenti e l'interazione di nuovo tipo fra uomo e macchina, producono effetti in campo ideologico e scientifico. L'umanità incomincia a porsi domande inedite sul proprio futuro. Ciò significa che il futuro agisce più che mai sul presente."

Con il grandeggiare del dominio del lavoro morto su quello vivo, i capitalisti cominciano a temere gli effetti dell'intelligenza artificiale. Elon Musk, che nel settore dell'IA ha investito molto, è arrivato a considerarla una "minaccia per l'umanità". Certo, in mano al capitale queste tecnologie possono diventare molto pericolose. Di qui ai prossimi anni ci giochiamo tutto come umanità e come Pianeta: lo stanno avvertendo i giovani, che cominciano a dire che in assenza di un cambiamento reale rischiano di essere l'ultima generazione. Purtroppo, non sono conseguenti con le premesse e continuano a muoversi in ambito riformista, praticando la disobbedienza civile e rincorrendo i media, non uscendo dalle categorie del sistema che criticano. I giovani sono sempre più alle prese con il male di vivere, e si diffondono atteggiamenti individuali e collettivi di rifiuto dell'esistente, anche se il più delle volte sono difficili da decifrare. Per comprenderli, più che la psicologia o la sociologia, torna utile la fantascienza; in particolare, ci piace sempre ricordare il racconto di Robert A. Heinlein L'anno del diagramma (uno scienziato raccoglie dati insoliti sul comportamento umano e li organizza in un grafico che indica deterministicamente un esito sociale catastrofico).

Il sistema fibrilla, aumentano le manifestazioni e le rivolte, manca però un'unificazione internazionale delle stesse, una direzione. Ma non dobbiamo pensare alla riproposizione di vecchi schemi, sconfitti dalla storia, bensì all'emergere di qualcosa di nuovo, com'è stato Occupy Wall Street. Dovrà necessariamente nascere un movimento che vede nel mezzo il fine: occupare piazze e luoghi fisici diventa l'obiettivo, emerge una contro-società che non rivendica nulla ma lotta per la sua realizzazione.

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    Ci sono varie forme di rappresentazione della guerra in Ucraina e di tutte le guerre in corso nel mondo. Quella che va per la maggiore è una cronaca dei fatti condita da un'informazione parziale e propagandistica che non permette di distinguere i dati reali da quelli inventati; un'impostazione ideologica che ripropone il dualismo tra paesi aggrediti e paesi aggressori, e il relativo bisogno di intruppare il proletariato e chi vorrebbe rappresentarlo in un fronte borghese contro un altro. L'unico modo per analizzare i fatti in sintonia con il "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente" è farlo proiettandosi nel futuro. E questo ci dice che l'esaurimento di qualsivoglia funzione propulsiva del presente modo di produzione si manifesta anche nel carattere che lo scontro interimperialista assume: una serie di guerre che porta distruzione senza alcuna possibilità di ringiovanimento del Capitale. In questo senso, la guerra attuale è diversa dalle grandi guerre dei secoli scorsi, dalle quali emergevano una potenza dominante e un nuovo ordine mondiale. Quando si sente parlare di un impero in declino e di uno in ascesa, bisogna tenere presente che il capitalismo d'oggi è senile ad Ovest come ad Est, e che la parabola che descrive l'andamento della produzione di plusvalore ha un inizio e una fine. Il sistema ha una freccia del tempo: dissipa energia, regredisce verso il disordine, procede verso la catastrofe.

    Sarà possibile seguire l'incontro anche via Skype. Per partecipare inviare una mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro il 26 maggio 2023.

    c/o Laboratorio politico Alberone via Appia Nuova 357 - Roma
    (fermata della metropolitana A Furio Camillo)

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    The Economist, uno dei settimanali che prendiamo come punto di riferimento del mondo borghese, scrive che "la potenza cinese sta per raggiungere il picco", rifacendosi alle analisi dei due politologi americani Hal Brands e Michael Beckley ("Is Chinese power about to peak?"), secondo i quali l'ascesa della Cina si sta già arrestando. Da quando il paese ha iniziato ad aprirsi e riformare l'economia, nel 1978, il suo PIL è cresciuto in media di un 9% all'anno, e ciò ha permesso un relativo miglioramento delle condizioni di vita per milioni di cinesi. Pechino ha bruciato le tappe facendo in 40 anni quello che l'Occidente ha compiuto in qualche secolo. Negli ultimi decenni la crescita economica della Cina, e in generale dell'Asia, (il paese conta un quinto della popolazione mondiale) ha rappresentato una boccata d'ossigeno per il capitalismo, che dagli anni '70 mostra segni di cedimento in Occidente. Ma ora il gigante asiatico sta avendo qualche problema perché l'attuale modo di produzione è diventato senile ad Ovest come ad Est. Se da una parte si sta arrivando alla parità economica tra USA e Cina, dall'altra sappiamo che non ci potrà essere un nuovo paese alla guida del capitalismo e la serie storica non potrà che interrompersi ("Accumulazione e serie storica"). Le motivazioni del declino cinese sono di varia natura, una di questa è la situazione demografica: le Nazioni Unite stimano che entro la metà del secolo la popolazione lavorativa potrebbe diminuire di oltre un quarto, con la crescita del numero degli anziani. L'economista Nouriel Roubini, nel saggio La grande catastrofe, analizzando quella che definisce la bomba a orologeria demografica, scrive:

Rivista n°52, dicembre 2022

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