E' uscito il numero 44 di n+1

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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  3 gennaio 2017

Estrema maturità capitalistica

La teleconferenza di martedì, presenti 11 compagni, è iniziata commentando il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica e l'omelia di Papa Francesco in occasione del Te Deum. Entrambi gli interventi richiamano con forza l'attenzione sulla disoccupazione giovanile: "abbiamo condannato i nostri giovani a non avere uno spazio di reale inserimento, perché lentamente li abbiamo emarginati" e "costretti a emigrare o a mendicare occupazioni che non esistono", afferma nella sua preghiera il Pontefice.

Sempre più settori della classe dominante ammettono che non c'è futuro in questo sistema ed è necessario un cambiamento. Fin quando sono i comunisti ad affermare che il capitalismo è un "cadavere che ancora cammina" non c'è da stupirsi (siamo sempre stati catastrofisti), ma quando a dirlo sono le forze della conservazione la cosa si fa interessante: le capitolazioni ideologiche borghesi di fronte al marxismo sono prodotte da condizioni materiali che lavorano per noi.

Sul tema della crisi della democrazia, è stato segnalato l'articolo I tempi della politica malata e lontana dai cittadini di Ezio Mauro. Il giornalista, svelando i mali che attanagliano il paese, descrive un sistema che nega sé stesso: "L'ultimo paradosso della democrazia è questa capacità di produrre col suo malessere - e garantire - le forze antisistema, nate tutte dentro il processo democratico, per una debolezza culturale e istituzionale della politica tradizionale, come i fiori del male." Per Mauro le forze antisistema sono quelle rappresentate da Grillo, Salvini, Le Pen o Trump. Partiti che una volta sarebbero stati fattore di stabilità, oggi – data la fragilità delle istituzioni - possono mettere in moto spinte non controllabili.

A Cona, nel veneziano, è scoppiata una rivolta in un campo di concentramento per immigrati, e anche a Verona si è vista una dinamica simile. Il sistema dell'accoglienza fa acqua da tutte le parti e c'è chi specula sul senso di insicurezza. Non tarderanno a formarsi comunità basate sul "cemento" etnico o religioso e, soprattutto, partigianerie per questa o quella fazione della borghesia.

Anche negli Stati uniti la situazione sociale ha visto un aumento di tensione. Per il prossimo 20 gennaio, data in cui il neoeletto Trump si insedierà alla Casa Bianca, numerosi movimenti e gruppi di attivisti hanno indetto una giornata di protesta e di sciopero sotto gli hashtag #J20 e #disruptj20. Sarà - dicono gli organizzatori – un giorno di resistenza e di blocco. L'appuntamento principale è nella città di Washington.

Gli ultimi attentati di Berlino, Baghdad e Istanbul confermano una situazione di guerra civile diffusa. Ormai questo conflitto si svolge su di un panorama globale, anche se i punti di fuoco sono concentrati in determinate aree del pianeta. La Turchia è in pieno marasma sociale: il suo territorio si è trasformato in un campo di battaglia e, ancora più importante, si sta determinando un assetto politico-istituzionale basato sull'Islam, novità per un paese borghese che islamico non è mai stato. Dopo il tentativo di colpo di stato dello scorso luglio, i servizi di intelligence sono stati fortemente ridimensionati con migliaia di militari e agenti arrestati, e questo ha comportato grossi problemi operativi.

Per capire meglio la situazione in cui versa il capitalismo, è utile riprendere alcuni classici della nostra teoria come, ad esempio, Elementi dell'economia marxista dove è ben descritta la differenza tra l'epoca della concentrazione e quella della centralizzazione del capitale. Se la concentrazione può avvenire di pari passo per tutte le imprese, la centralizzazione avviene a beneficio di alcune e a scapito di altre, mostrando il grado di maturità (senescenza) del sistema. Dalla moderna centralizzazione nasce quel capitale azionario con il quale si possono controllare interi gruppi aziendali possedendo solo poche azioni e questo ci dà l'idea di come il problema della crisi non sia da imputare all'incapacità di governi o capitalisti, ma a cause intrinseche, irrisolvibili.

Quando parliamo di morte potenziale del capitalismo intendiamo che il plusvalore non serve più a soddisfare il bisogno di arricchimento del singolo capitalista, ormai sostituito da un funzionario stipendiato, ma la impersonale esigenza del capitale sociale di aumentarsi. Arrivato alla fase attuale il capitale finanziario diventa soverchiante e l'unica via d'uscita sarebbe un nuovo mondo da colonizzare. Il piano di Elon Musk per andare su Marte risponde forse a questa esigenza?

Quando il governatore della BCE Draghi, dall'alto del suo scranno, afferma di voler stimolare l'inflazione per far ripartire la produzione non fa che parlare di reflazione. Siamo in deflazione e questa è dovuta all'aumento della scala della produzione (sovrapproduzione) che comporta l'abbassamento del valore unitario della singola merce. Nessun decreto politico o economico potrà far tornare indietro la ruota della storia. Basti pensare alla Foxconn, i cui milioni di dipendenti producono per il resto del mondo su richiesta di aziende che forniscono i progetti e ne hanno il monopolio. Massimo di centralizzazione = massimo di crisi.

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    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie di stampa sul ruolo non proprio umanitario svolto dalle Organizzazioni Non Governative.

    Nell'epoca dell'imperialismo qualsiasi attività è sussunta al capitale e trasformata in valore. Questo vale anche per le ONG che sono presenti negli scenari di guerra e in tutte quelle situazioni al limite, dove gli Stati non ci sono o non riescono ad affermarsi.

    La sigla ONG è stata stabilita a livello internazionale per definire tutte quelle organizzazioni private e "no profit" il cui statuto le identifica come enti di sussistenza e beneficenza. Tali enti dovrebbero intervenire quando le popolazioni soffrono la fame o la guerra, ma nella maggior parte dei casi raccolgono fondi per la sopravvivenza delle loro stesse strutture. Nelle situazioni in cui gli stati sono collassati, come in Siria, Yemen e Iraq, i finanziamenti internazionali passano direttamente dal Fondo Monetario alle ONG, bypassando le autorità statali. Con il diffondersi dell'attuale guerra civile globale, questo tipo di organizzazioni, che gestiscono anche gli immensi campi profughi sparsi per il pianeta, non potrà che aumentare.

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    Rispetto a quanto accaduto nel 2011, quando una serie di concause portò alla fine del governo Berlusconi e all'avvento di quello tecnico a guida Monti ("Il piccolo golpe d'autunno", n+1 n. 30), oggi la situazione appare molto più confusa, dato che il quasi-governo Conte è caduto ancora prima di insediarsi: Lega e M5S hanno presentato la lista dei ministri al presidente Mattarella che, ufficialmente, ha rifiutato di accettare la nomina di Paolo Savona al delicato dicastero dell'Economia.

    Sembra proprio che la borghesia italiana, dal punto di vista economico e pure politico, abbia perso qualsiasi capacità di intervento. D'altronde, le maggiori aziende italiane sono passate in mano al capitale anonimo internazionale, mentre i grandi gruppi industriali sono spariti, sostituiti quasi ovunque da tagliatori di cedole (vedi Marchionne in Fca). Al netto dei proclami anti-tedeschi, i partiti populisti devono fare i conti con il fatto che Lombardia e Veneto hanno un'importante attività di import/export con Germania e Austria; la Lega, che nasce principalmente come partito teso alla tutela degli interessi del nord Italia, non può scordare che quest'ultimi sono legati a doppio filo con i paesi al di là del Brennero. A ricordaglielo ci ha pensato Confindustria Veneto, che ha espresso la propria preoccupazione per quanto sta accadendo a livello istituzionale.

  • Guerra diffusa, entropia e marasma sociale

    Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, si è ricordato il Rapporto segreto da Iron Mountain sulla possibilità e desiderabilità della pace. Quando uscì, nel 1967, il testo suscitò un certo scalpore ed alcuni si spinsero ad identificarne l'autore nell'economista John Kenneth Galbraith. Il libro fu curato dal giornalista Leonard Lewin e nella prefazione venne presentato come un documento segreto commissionato dal governo americano con lo scopo di valutare la possibilità o meno di arrivare ad una pace globale, studiandone rischi e benefici. Il Gruppo che lo redasse, composto da studiosi e ricercatori, consegnò all'esecutivo il Rapporto che fu detto da Iron Mountain per il nome della località in cui si trovava il rifugio segreto, presso lo stato di New York, in cui si sarebbero riuniti gli scienziati.

    Le conclusioni riportate nel documento colpirono l'opinione pubblica. Eccone alcuni passaggi:

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°43, aprile 2018

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