E' uscito il numero 44 di n+1

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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

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Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  4 aprile 2017

Sindacati, proletariato diffuso e reti mesh

La teleconferenza di martedì sera, connessi 15 compagni, è stata incentrata sul rapporto tra sindacati e lotte di classe.

Partendo dalla battaglia della Sinistra Comunista all'interno del PSI durante il Biennio Rosso, abbiamo innanzitutto rimarcato la differenza tra sindacati e soviet. Se i primi nascono e si sviluppano per difendere le condizioni economiche dei lavoratori, i secondi possono diventare espressione di un contropotere; in un periodo post-rivoluzionario, afferma Bordiga in Per la costituzione dei consigli operai in Italia, i soviet possono diventare organismi esecutivi capillari:

"Ciò che importa stabilire è che la rivoluzione comunista viene condotta e diretta da una rappresentanza politica della classe operaia, la quale, prima dell'abbattimento del potere borghese è un partito politico; dopo, è la rete del sistema dei Soviet politici, eletti direttamente dalle masse col proposito di designare rappresentanti che abbiano un dato programma generale politico, e non siano già esponenti degli interessi limitati di una categoria o di una azienda."

Abbiamo sempre combattuto contro quelle correnti politiche che pensano che si possa attivare la lotta di classe fondando nuovi sindacati, magari più ideologizzati. Qualunque organizzazione per la difesa degli interessi economici dei proletari ha come fine quello di raccogliere il maggior numero di lavoratori, di diverso credo religioso e politico, e perciò non deve avere rigide connotazioni ideologiche. Nel contesto attuale, in una situazione storica di dominio dell'opportunismo, per i comunisti valgono le indicazioni di Lenin sull'importanza di lavorare nelle organizzazioni sindacali (mettendo sempre in primo piano gli interessi generali del proletariato) per tenersi in "allenamento" e non lasciar cadere la tensione nei confronti dell'avversario.

Solo una polarizzazione capace di provocare uno stravolgimento sociale può cambiare l'attuale assetto corporativo dei sindacati, di certo non i proclami battaglieri dei bonzi di turno. Sindacatini e sindacatoni puntano al riconoscimento da parte dello Stato e alla trattativa con i capitalisti. Detto questo, dobbiamo tener presente che il sindacato ha bisogno di iscritti e ogni tanto è costretto a portare a casa dei risultati scendendo in piazza e organizzando scioperi. Attualmente la CGIL ha circa 5,5 milioni di iscritti, ma più della metà sono pensionati. Questi, per ragioni anagrafiche, non possono rappresentare il futuro dell'organizzazione mentre, significativamente, i giovani precari e i disoccupati non si iscrivono.

Il nuovo sindacato sarà forse - come ha scritto qualcuno - un'app da scaricare sullo smartphone?

Negli Usa, alla fine degli anni '90, i lavoratori dell'UPS hanno utilizzato le apparecchiature satellitari montate sugli automezzi per coordinare uno sciopero che fu importantissimo, non tanto per le rivendicazioni, quanto per la dimostrazione delle potenzialità dell'organizzazione a rete. Occupy Wall Street ha rappresentato un salto avanti: il movimento è riuscito a coinvolgere vasti strati della classe operaia americana mettendo in piedi scioperi simultanei in tutti i porti della West Coast e trascinando i sindacati ufficiali nella lotta. OWS si è organizzato sul piano territoriale, fuori dalle aziende, sulle piazze, da dove è partito all'attacco del simbolico 1%. Dalla fine del 2011 e per tutto il 2012 sul territorio americano si sono formate decine di "acampadas" che hanno saputo risolvere problemi reali: cibo, accoglienza, assistenza medica e comunicazione con il resto del mondo.

Il proletariato diffuso (precario, intermittente e senza riserve) non può che organizzarsi sul territorio, dotandosi di una rete di "luoghi fisici". In Turchia durante le rivolte del 2013 si è formata "Solidarity Taksim", un'aggregazione frontista formata da 116 organismi diversi che andavano dai partiti tradizionali d'opposizione ai gruppi calcistici di ultras normalmente nemici, dai sindacati ai gruppi anarchici o "marxisti". Queste forze sociali, per quanto eterogenee, hanno fornito non solo coordinamento ma anche centralizzazione tramite l'ormai consueta rete dei social network. In Egitto durante le manifestazioni anti-Mubarak i giovani smanettoni hanno messo in piedi reti mesh per collegarsi tra loro, bypassando le reti di comunicazione ufficiali; la stessa cosa hanno fatto i dimostranti di Occupy Central a Hong Kong che per comunicare usavano FireChat, una chat pubblica basata sui mesh network (sfruttando la prossimità dei dispositivi, l'app implementa una rete a maglie in cui ogni apparecchio funge da nodo per la trasmissione del segnale).

Va ribadito che l'unico punto di riferimento è il partito, inteso come organismo che anticipa la società futura, con i suoi legami forti e deboli all'interno dell'attuale forma sociale. La prossima rivoluzione sconvolgerà il mondo e interesserà tutta l'umanità, tutte le classi, nessuna esclusa. Gli schemi utilizzati per la rivoluzione di Ottobre e la fondazione della Terza internazionale, quelli della "doppia rivoluzione" (borghese e proletaria), sono superati. I rapporti tra le classi si sono semplificati: è sparito il peso dello stalinismo sulla classe operaia, la società è collegata in rete e organizzata in modo completamente diverso rispetto agli anni 20', le fabbriche moderne funzionano grazie ai robot e il sistema finanziario globale ha sincronizzato tutto. Il capitalismo "puro" non esiste, esiste invece una larga fetta di popolazione che non produce plusvalore e lavora non capitalisticamente, erogando gratuitamente milioni di ore di lavoro.

Parlando delle trasformazioni in corso nel profondo della struttura produttiva capitalistica, un compagno ha commentato l'articolo Se il lavoro va ai robot: un automa vale sei operai, di Rampini (Repubblica, 30.3.17):

"L'industria americana ha introdotto in media un nuovo robot industriale ogni mille operai, tra il 1993 e il 2007. (In Europa l'automazione è ancora più spinta: 1,6 robot ogni mille operai). Ogni robot nuovo che viene installato per ogni mille operai, distrugge 6,2 posti di lavoro e fa calare dello 0,7 per cento il salario. Tra il 1990 e il 2007 l'automazione ha distrutto 670.000 posti. E stiamo parlando solo di fabbriche manifatturiere negli Usa. Ma l'intelligenza artificiale avanza implacabile nella finanza dove elimina bancari, nel settore ospedaliero dove elimina tecnici delle analisi, nelle prenotazioni di aerei o di spettacoli, un giorno forse sarà alla guida di taxi e camion."

Le fabbriche sono automatizzate e quasi la metà del PIL americano è costituito da rendite su "diritti", brevetti e royalty su cinema, tv e musica; una situazione insostenibile per il maggior paese capitalistico. Il motto con cui Trump ha vinto le elezioni, "Faremo di nuovo l'America grande", non è altro che la confessione che gli Usa stanno diventando piccoli, una condizione pericolosa, non solo per gli americani.

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    La teleconferenza di martedì, connessi 15 compagni, è iniziata dal breve resoconto di un'assemblea sindacale in una grande azienda a cui ha partecipato un compagno. All'incontro, indetto dai confederali per discutere il rinnovo del CCNL di categoria, erano presenti su circa 250 lavoratori solo una trentina di persone, tra cui una decina di sindacalisti. Gli interventi dei bonzi sindacali sono stati tutti imperniati sul rispetto delle cosiddette compatibilità e sulla necessità di far funzionare al meglio gli organismi paritetici, in modo che delegati e azienda abbiano più occasioni di confronto partecipativo.

    E' proprio vero: dal tipo di impostazione corporativa inaugurata dal fascismo nel corso degli anni '20 (patto di Palazzo Vidoni del 1925) non si è più tornati indietro. Anzi, lo stato borghese ha rafforzato questo tipo di struttura burocratizzando in misura sempre maggiore i rapporti tra capitale e lavoro. Nell'articolo "La socializzazione fascista e il comunismo" (n+1, n. 42), abbiamo citato Il Sole 24 Ore che così definisce la natura degli enti bilaterali: essi "esprimono una concreta ed efficace forma di collaborazione tra capitale e lavoro, indicativa della tendenza al superamento del modello esasperatamente conflittuale. Hanno diversi scopi: mutualizzazione di obblighi retributivi (per esempio, mensilità aggiuntive, ferie) per lavoratori che cambiano spesso datore di lavoro (per esempio, nell'edilizia); formazione professionale; sicurezza del lavoro; prestazioni assistenziali. Da qualche anno la legge ha iniziato a promuovere il ruolo degli enti bilaterali, riconoscendogli compiti relativamente al mercato del lavoro, alla formazione professionale, all'assistenza della volontà delle parti nella stipulazione dei contratti e nella disposizione dei diritti."

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    Il Web è lo specchio della società e quindi in esso non possiamo che trovare tutto quello che esiste nel mondo, compresa la vita senza senso alimentata dal capitalismo. Questa sorta di grande magazzino globale contrasta con l'idea, propria di molti intellettuali, della profondità della cultura accademica. Secondo tale schiera di pensatori, solo esperti o specialisti dovrebbero potersi esprimere su determinati argomenti, mentre il resto dell'umanità dovrebbe limitarsi ad esternare le proprie "opinioni" al bar. Tra questi spicca Umberto Eco che, contraddittoriamente, nel suo "Ur-fascismo" non riesce ad approfondire il tema preso in esame, ma si limita a fornire una lista di caratteristiche estetiche e morali del fascismo (la camicia nera, l'autoritarismo, il culto della tradizione, il culto dell'azione, ecc.), tralasciando l'analisi della società e dei rapporti di produzione che produsse quel tipo di governo. Evidentemente, all'esimio professore era sfuggito che negli anni '20 del '900 tutto il mondo volgeva lo sguardo, avvicinandosi, al fascismo, un movimento internazionale - così come lo definisce la nostra corrente - capace di dar vita a numerose correnti nazionali che discutevano e dibattevano tra loro. Solo per citare alcuni tra i nomi più conosciuti, ricordiamo il tedesco Werner Sombart e il belga Henri de Man, a cui si aggiungono i collegamenti con alcuni esponenti russi sviluppati durante l'importante congresso di Amsterdam del 1931 e i progetti di programmazione economica.

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    La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando quanto accaduto nella provincia di Foggia dove sono morti 16 braccianti in due distinti incidenti stradali.

    Per la raccolta degli ortaggi nei campi del foggiano, così come a Rosarno, Saluzzo o nell'alessandrino, viene impiegata manodopera composta per lo più da immigrati. Questi lavoratori, solitamente risiedenti in baracche o altre abitazioni insalubri, sono pagati qualche euro al giorno e vengono trasportati nei luoghi di lavoro ammassati in furgoni, spesso in numero superiore rispetto a quanto consentito dalle norme sulla sicurezza per la circolazione dei veicoli. Paghe da fame e condizioni al limite dello schiavismo non riguardano solo le campagne, ma rappresentano la normalità in tante altre situazioni lavorative. Basti pensare che sono più di 400 i morti sul lavoro nel 2018, per la maggior parte registrati nell'industria e nei servizi, e in particolare nel Nord Italia.

    In risposta all'ennesima strage sul lavoro, Cgil-Cisl-Uil hanno proclamato una manifestazione a Foggia per mercoledì 8 agosto, chiedendo diritti e tutele per i lavoratori delle campagne. Anche l'USB ha indetto per quella giornata uno sciopero nei campi e una marcia da Rignano a Foggia. Il Comitato Lavoratori delle Campagne, che si situa più a sinistra, si è fatto sentire rivendicando anch'esso trasporti, documenti e contratti e attivandosi per aprire uno sportello legale contro lo sfruttamento, una scuola di italiano, ecc.

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  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
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