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  • Resoconto teleriunione  24 settembre 2013

Dal marasma sociale al bisogno di comunità

La teleriunione di martedì sera, a cui hanno partecipato 12 compagni, è iniziata dall'analisi di quanto accaduto con l'assalto allo shopping center di Nairobi dove, in supporto alle forze dell'ordine keniote, sono state aviotrasportate truppe speciali britanniche, americane e israeliane. Da questo fatto si può comprendere il livello di internazionalizzazione dei conflitti: allo scoppio di una situazione di emergenza in una parte del mondo segue immediata l'allerta in altri paesi.

Il Kenia, piccola potenza locale che pensava di aver superato i problemi post-coloniali senza troppi intoppi, si ritrova coinvolto nel marasma sociale. Nel paese africano, a seguito di una rapida urbanizzazione, si sono formate sterminate periferie abitate da milioni di senza riserve e, secondo alcuni media, negli slum di Nairobi, specie nella parte occupata da rifugiati somali, ci sarebbero basi logistiche di al-Shabaab. Abbiamo riletto alcuni passi de Dall'equilibrio del terrore al terrore dell'equilibrio, articolo della rivista che è stato tratto da una serie di quattro articoli ricavati da altrettante riunioni tenute a Torino nel 1980.

Il lavoro ha una storia significativa: la redazione del giornale di partito (il programma comunista) l'aveva rifiutato tacciandolo di fantapolitica, poiché in quel periodo andava per la maggiore la concezione terzinternazionalista che prevedeva un periodo di "interguerra" come preludio allo scoppio di una classica "Terza Guerra Mondiale". Ma nel 1980 c'era stata l'operazione Eagle Claw condotta dagli americani per salvare 52 ostaggi tenuti prigionieri nell'ambasciata di Teheran e qualche anno prima il blitz condotto dagli israeliani a Entebbe in Uganda. Russi e americani stavano passando dalla guerra classica ad un nuovo tipo di guerra, basato su piccole operazioni veloci condotte da gruppi superaddestrati e dotati di molta tecnologia. A Entebbe gli israeliani riuscirono nella liberazione degli ostaggi, mentre l'operazione nel deserto iraniano, nonostante gli Usa avessero studiato bene il piano, finì in un disastro. Gli assetti imperialistici mondiali si stavano modificando e il passaggio fu dall'equilibrio del terrore tra Usa e Urss al terrore dell'equilibrio.

Con il fallito blitz in Iran si inaugurò un nuovo tipo di guerra e il recente attacco a Nairobi si può inserire in questa lunga catena che comincia con le (mini)invasioni di Santo Domingo, Grenada e Panama per arrivare alle grandi invasioni in Afghanistan e Iraq. L'apparato logistico che ha gestito parte di questi interventi è la Delta Force. L'esistenza di una forza d'intervento speciale provoca di per sé una reazione (e preparazione) presso i probabili obiettivi cui è diretta e siccome nessuno oggi può uguagliare la potenza degli Stati Uniti, ecco che diventa necessità oggettiva, per i non-americani, il cosiddetto scontro asimmetrico.

Termine ambiguo, perché nella logica della guerra, se c'è scontro, esso è dato da una simmetria di qualche tipo. In un mondo così sfumato, in cui tende a svanire il confine tra guerra e pace, è sempre più complicato per gli Stati Uniti gestire la situazione. A differenza del passato quando si poteva identificare un nemico chiaro, magari in uno Stato, oggi ci sono scenari di guerra diffusa: dal Mali al Medioriente, passando per la Cecenia e l'Afghanistan, il mondo sta vivendo una situazione di insurrezione diffusa. Ecco perché sempre di più vi è da una parte lo Stato da solo, e dall'altra una varietà di forze non statali: nell'epoca della massima tecnologia, mobilità e potenza di fuoco, gli eserciti che meglio rappresentano detta situazione si trovano di fronte a forze che combattono con bassa tecnologia e altissimo potenziale ideologico. Nell'epoca della massima potenza dello Stato, proprio questa potenza ha dato luogo all'ambiente di insurrezione diffusa di fronte alla quale lo Stato stesso si impantana.

In effetti, in Mali, Libia e Siria, chi interviene sul campo rischia di impantanarsi per sempre. Aumentano le aree fuori controllo, dove la fanno da padroni gruppi armati, eserciti irregolari, bande di trafficanti e signori della guerra. In un quadro siffatto il prossimo futuro vedrà protagonista la metropoli tentacolare ghettizzata, la bidonville universale da cui scaturirà la violenza planetaria. Contro di essa le forze armate, non solo americane, stanno studiando preventivamente dottrine militari di contenimento, per cui la tanto strombazzata "guerra alla povertà" sarà in effetti "guerra contro i poveri". Questa diffusione globale del marasma sociale è un inedito e, se analizziamo quella parte del mondo che va dall'Atlantico al Mar Rosso, non c'è più soluzione di continuità: Mauritania, Mali, Algeria, Niger, Ciad, Nigeria e adesso il Kenia, sono sull'orlo del caos. In Tunisia c'è un braccio di ferro tra il partito islamico al potere ed il sindacato Ugtt e si susseguono scioperi e scontri con la polizia. Stessa storia in Egitto dove lo scontro tra fazioni della borghesia ha portato alla messa fuori legge della Fratellanza Mussulmana. In questi giorni è nato un nuovo gruppo, il Revolution Path Front, formato da attivisti egiziani con l'obiettivo di ritornare ai principi originari della rivoluzione (pane, libertà e giustizia sociale). Il loro programma è "ridistribuire le ricchezze tra le classi povere egiziane" sfidando le politiche dei Fratelli Musulmani e del nuovo governo: "siamo un gruppo alternativo che combatterà contro l'oppressione militare e contro la violenza e il settarismo dei Fratelli Musulmani, per tornare alla rivoluzione del 25 gennaio".

La manodopera per i gruppi armati di matrice islamica è abbondante: Sudan e Nigeria sono molto popolati e con i soldi provenienti dall'Arabia Saudita, dal Qatar e dal traffico di armi e droga, è possibile mettere in piedi in poco tempo eserciti ben armati. Gli Usa si trovano ad affrontare eserciti irregolari che hanno basi logistiche diffuse sul territorio e gruppi che non rispondono più a logiche nazionali. L'intervento francese in Mali, per esempio, è stato il classico calcio nel vespaio ed ora i fondamentalisti islamici operanti sul territorio nazionale si sono sparsi nei paesi limitrofi.

In Eurasia la fascia che va dal Kazakistan al Turkmenistan è fuori controllo, vi sono paesi governati da famiglie-mafia che permettono la libera circolazione di armi e droga. Nell'articolo L'Europa virtuale e i nuovi attrattori d'Eurasia: la Turchia come fulcro dinamico abbiamo messo in luce come in queste zone la circolazione di capitali non è più tracciabile. Si tratta di una situazione mondiale inedita dove non c'è più guerriglia sostenuta dagli imperialismi, ma gli stessi guerriglieri si sono autonomizzati e lavorano per sé. In Mali i francesi si sono messi d'accordo con una fazione dei Tuareg, che sono liberi di svolgere i loro traffici, e la stessa cosa avviene in Africa centrale, in Gabon e Congo, dove il conteggio dei morti delle guerre intestine è impossibile. Anche il tema dei profughi siriani è importante: in Siria le organizzazioni internazionali non conoscono il numero delle vittime, l'esperto Luttwak parla di 100mila morti ma per la Croce Rossa le stime sarebbero superiori; ci troviamo di fronte a migrazioni di portata biblica, milioni di persone che scappano premendo sui confini dei paesi industrializzati.

L'avvicinamento tra Iran e Usa va visto in questa ottica: se l'"internazionale sunnita" tende ad espandersi, gli sciiti devono avvicinarsi agli Usa e avere con questi un canale di dialogo privilegiato. In effetti, in Siria, gli Stati Uniti hanno ristretti margini di agibilità politico-militare, perché se attaccano il governo di Damasco fanno il gioco di al-Qaida, e se attaccano il fondamentalismo sunnita fanno il gioco di quello sciita, cioè di Teheran e degli Hezbollah. Un'alternativa del diavolo.

Sul Sole24Ore è stato pubblicato un articolo di Paul Krugman intitolato Gli (ultra)ricchi si (ultra)arricchiscono ancora di più. L'economista analizza la crescente diseguaglianza economica negli Stati Uniti arrivando alle stesse conclusioni di Occupy Wall Street: "La quota di reddito detenuta dal 10 per cento più ricco è salita a livelli record, ma se pensate che il 10 per cento più ricco sia un gruppo omogeneo siete completamente fuori strada. All'interno di questo 10 per cento, la metà più 'povera' non ha beneficiato quasi per nulla di questo arricchimento: anzi, la gran parte dei guadagni è finita nelle tasche dell'1 per cento più ricco; e il grosso dei guadagni dell'1 per cento più ricco è finito nelle tasche dello 0,1 per cento più ricco; e il grosso dei guadagni dello 0,1 per cento più ricco è finito nelle tasche dello 0,01 per cento più ricco. Insomma, stiamo assistendo all'ascesa di un'élite microscopica."

In un altro articolo dal titolo provocatorio Gli americani liberi, ma di morire di fame, Krugman analizza il dibattito in corso tra conservatori e democratici per tagliare o meno i buoni pasto. I conservatori spingono per ridurre la spesa sociale, per l'economista invece, grazie ai buoni pasto, milioni di persone riescono a mangiare. Il governo Obama sta portando avanti una battaglia sul bilancio: in questi giorni la Casa Bianca ha diffuso una nota in cui chiede ai dipendenti statali di prepararsi a una chiusura parziale degli uffici dai primi di ottobre.

Sul fronte dell'auto-organizzazione è da segnalare la nascita di OccupyBolderRelief, nuova piattaforma per il mutuo soccorso nata in riposta ai danni provocati dalle recenti alluvioni in Colorado. Questa struttura rivendica una continuità con Occupy Sandy, la community nata dopo il passaggio dell'uragano Sandy. Questa modalità organizzativa attecchisce negli Stati Uniti e potrebbe servire, andando oltre al problema contingente degli alluvionati, a sviluppare la solidarietà tra i proletari. Uno degli esempi più significativi di auto-aiuto si è verificato a New Orleans in seguito all'uragano Katrina, quando la guardia nazionale ha usato il pugno di ferro contro i quartieri poveri. Anche OccupyOurHomes prende piede e indica come nemici le banche che "rubano" le case ai poveri.

Tutte queste comunità, nate dal bisogno, tendono naturalmente a coordinarsi e il salto successivo non sarà il ritorno alle piramidi gerarchiche, bensì la costruzione collettiva di un programma di lotta. I sostenitori del Progetto Venus hanno criticato gli occupiers invitandoli a non chiedere semplicemente una diversa suddivisione della torta, ma di eliminare il concetto stesso di ripartizione della torta. Oggi è superata la forma elettiva e democratica ed il movimento americano è ormai una struttura autopoietica. Non è importante quello che gli occupiers dicono di loro stessi, è importante quello che sono costretti a fare. Dai precari dei Fast Food a quelli di Walmart stanno nascendo piattaforme di lotta aperte, collegate attraverso Internet e pronte ad allargarsi al resto del mondo.

Questo si collega a quanto accade in Bangladesh dove prosegue lo sciopero dei lavoratori del tessile. Da qualche giorno, soprattutto nella capitale Dhaka, 200mila operai sono in scesi in lotta rivendicando aumenti salariali generalizzati. Questi operai lavorano per grandi catene globali come Walmart. A Dhaka come a New York, stiamo ritornando agli albori del movimento operaio, al mutuo soccorso, il brodo primordiale da cui è nato il movimento socialista. Inizialmente le società operaie non furono integrate nello Stato: il sindacato nacque fuori dalla società borghese, venne represso, tollerato e infine cooptato. Ora assistiamo alla nascita di un nuovo mutualismo facilitato da mezzi di collegamento e comunicazione ben più potenti di quelli a disposizione nell'Ottocento: oggi tutto è connesso. A tal proposito abbiamo letto un passo da Digerati di John Brockman:

"L'informazione è processo. Il valore non sta più nella quantità, nella spiegazione. Il valore sta nell'attività. Contenuto non è più un sostantivo. Contenuto è contesto. Contenuto è attività. Contenuto è rapporto, comunità. Contenuto non è testo o immagini distinti dalle componenti interattive che forniscono loro accesso. Contenuto è la qualità interattiva. Contenuto è un verbo, un processo in divenire."

Per quanto potente, l'imperialismo non può nulla di fronte al bisogno di comunità che emerge senza rivendicare nulla. Gli americani sono partiti da uno stato di barbarie per passare ad una civiltà già decadente, non hanno il retroterra storico-filosofico europeo e portano quella freschezza che in Europa non c'è più. Addirittura un movimento reazionario come il Tea Party è più fresco dei gruppetti sinistrorsi nostrani, veri e propri zombie senza futuro.

In conclusione, si è fatto riferimento a quanto accade nella vecchia Europa in relazione al peggioramento delle condizioni di vita. In Germania cinque milioni di persone vivono con un salario di quattrocento euro al mese e non possono rifiutare il lavoro che gli viene imposto dagli uffici per l'impiego. La Grecia è allo stremo, in Bulgaria c'è una rivolta permanente ed in Romania si fatica a tenere la situazione sotto controllo. In Italia la disoccupazione sta raggiungendo livelli record con punte massime in Sardegna, dove quella giovanile arriva al 51%. A Cagliari gli operai dell'Alcoa sono in stato di agitazione permanente. A Verona 2000 lavoratori del gruppo Riva hanno dato vita ad un corteo che è partito dalla sede dello stabilimento e ha percorso le strade del centro. In Campania i lavoratori dell'Indesit e i disoccupati organizzati hanno dato vita a manifestazioni e i sindacati di base hanno occupato l'ufficio della regione. L'autunno (globale) si preannuncia caldo.

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