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  • Resoconto teleriunione  14 gennaio 2014

"Golpe del popolo"

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 16 compagni.
Le manifestazioni che spesso sfociano in guerriglia urbana sono innumerevoli e ormai si fatica a tenerne il conto. Negli ultimi giorni ci sono stati scontri a Burgos, in Spagna, dove la protesta è iniziata per motivi legati alla costruzione di un parcheggio nel quartiere di Gamonal, ma è andata ben presto oltre le motivazioni iniziali coinvolgendo nella lotta altre città spagnole. Ad Amburgo, la protesta per lo sgombero di un centro sociale che aveva costretto le autorità all'istituzione del coprifuoco in una zona centrale della città tedesca, è rientrata dopo giorni di tafferugli e manifestazioni.

Come accennato durante la scorsa teleriunione, in Germania alcuni milioni di proletari vivono con un salario inferiore ai 500 euro, e anche se al minimo salariale vengono aggiunti addizionali statali come gli aiuti per i figli o i contributi per la casa, questa situazione non può durare a lungo. Sul piano internazionale è stata segnalata la rivolta esplosa in Vietnam in una fabbrica in costruzione della Samsung, dove i lavoratori hanno preso d'assalto auto, moto e container delle guardie del cantiere.

Nelle ultime rivolte i manifestanti non si appellano più alla democrazia. In Egitto, Cambogia, Bangladesh, Bulgaria e ora anche in Thailandia non si chiede più un parlamento "pulito" ma qualcos'altro: non importa più quale sia la forma di governo, l'importante è che le popolazioni possano avere di che vivere. Durante le recenti manifestazioni anti-governative che hanno coinvolto la capitale thailandese (dove è nato, oramai da copione, #OccupyBangkok), la piazza ha chiesto l'istituzione di un "Consiglio del popolo". In un discorso pubblico il leader delle proteste Suthep Thaugsuban ha ripetuto che non ci saranno negoziati per mettere fine alla crisi: "Questo è il nostro golpe, il golpe del popolo. Non abbiamo bisogno dei militari, ma ci rivolgiamo a tutti i funzionari dell'amministrazione, compresi i militari e i poliziotti, perchè si uniscano a noi."

La corruzione e il "malgoverno" portano la "gente" a chiedere governi tecnici forti, nel caso sostenuti dall'esercito. Fino a poco tempo fa i movimenti erano in preda alla superstizione democratica, ora il pacifismo sta lasciando spazio alla consapevolezza che così non si può andare avanti e non si può continuare a subire. Tornano alla memoria le parole dell'economista Nouriel Roubini sulla "tempesta perfetta globale" e i "banchieri impiccati per le strade".

In Italia il cadavere (parlamentare) ancora cammina e nessuno sa cosa sostituirgli. Se il fascismo è il modo di essere ultimo della sovrastruttura capitalistica e se la tendenza storica è quella di andare oltre ad esso, questo fatto dovrà esprimersi in qualche forma. In attesa, continuano le fibrillazioni della piccola borghesia in crisi.

Il leader della Confcommercio dell'Aquila, in segno di protesta per la condizione in cui versa la categoria, si è barricato nella locale sede di Bankitalia minacciando di darsi fuoco. Da poco è stata diffusa la notizia di una nuova inchiesta sulle tangenti legate al business della ricostruzione dell'Aquila, paradigma di un sistema che sta crollando su se stesso.

Disoccupazione, corruzione e mancanza di futuro, ovunque. Molti parlano di crisi sistemica (un ossimoro dato che crisi dovrebbe riguardare un momento acuto, poi superabile), noi vediamo una crisi mondiale che si sta cronicizzando con conseguenza inedite. Un sistema è un tutto interconnesso che deve funzionare, che deve essere maggiore della somma delle sue parti. Evidentemente sta succedendo il contrario: il sistema va verso la disgregazione e il tutto risulta meno della somma delle sue parti.

Quando la Cina collasserà sotto il peso delle sue contraddizioni i rivoltosi non chiederanno democrazia, come accadde a piazza Tienanmen, ma vorranno qualcosa che faccia funzionare la società. Nel frattempo la bolla del credito cinese fa paura e si tenta di contenerla con ogni mezzo. La crescita fulminea e una rapidissima finanziarizzazione dell'economia hanno portato il gigante asiatico ad uno stato precoce di senilità capitalistica. Il Dragone deve fare i conti con 1,4 miliardi di abitanti e con la scottante questione sociale (migrazioni interne, disoccupazione, movimenti separatisti): oltre agli importanti scioperi alla Foxconn, avvengono migliaia di manifestazioni e rivolte in tutto il paese, per adesso disorganizzate, che l'esercito riesce a fatica a controllare. In più i processi di delocalizzazione verso il vicino sud-est, dove la mano d'opera è a minor costo, fanno si che anche in quella zona si susseguano lotte operaie di massa. Ormai è l'intero continente ad essere in subbuglio.

Intanto economisti e politici fanno i conti con l'emergenza della deflazione. Per l'associazione dei consumatori italiani, la netta decelerazione dell'inflazione nel 2013 "dipende da un crollo dei consumi senza precedenti, che ha riguardato anche beni di prima necessità come gli alimentari". Il drenaggio monetario messo in campo dalle banche centrali non produce effetti perché non c'è più vitalità nel sistema: la sovrapproduzione di merci e capitali intacca la possibilità di nuovi cicli di accumulazione. Si registrano perciò dei casi significativi di abbandono della nave che affonda, come ad esempio quello di Fabrizio Pezzani, Ordinario di Programmazione e controllo all'Università Bocconi di Milano, che in un articolo su Panorama, seppur con intento riformista, è costretto a dire che il Sistema è con l'acqua alla gola. Dalla caduta del muro di Berlino ci sono stati rapidi cambiamenti nell'economia, ormai interamente finanziarizzata, e "la gente comincia a capire che siamo arrivati alla fine di un periodo storico e di un modello culturale che ha disgregato il sistema sociale alimentando un individualismo conflittuale finalizzato al bene personale".

D'altro canto, l'ipotesi di un governo unico mondiale è impossibile da realizzare. Oltre alla natura nazionale delle borghesie, che impedisce di unificarne gli interessi in un super-imperialismo, gli Stati in questo momento hanno serie difficoltà a governare se stessi e non hanno certo risorse e tempo per costruire un improbabile governo mondiale. L'ONU non conta niente, mentre FMI, Banca Mondiale e Ufficio Generale per il Commercio (GATT) si occupano di quotidiana amministrazione. Negli anni '70 quando si profilava la crisi che stiamo vivendo, questi organismi erano attivissimi, si erano snelliti e si adoperavano per rilanciare l'economia, oggi nessuno di questi organismi ha una visione generale che gli permetta di intervenire con cognizione di causa.

Siamo in una situazione di tardo imperialismo con lo Stato che ha inglobato i sindacati: oggi i rapporti di forza fanno sì che la lotta per le rivendicazioni economiche non possa più essere lasciata libera di manifestarsi nelle forme che di volta in volta la spontaneità operaia mette in moto. Deve essere irreggimentata, inquadrata nella sfera statale come ogni altro fenomeno sociale. La fascistizzazione dei sindacati non è stata una trovata del fascismo, ma la semplice estensione alle relazioni industriali di ciò che già stava avvenendo nel resto della società. E quando si determinerà una crisi sociale di ampie dimensioni, la rottura avverrà direttamente all'interno della macchina statale. Il proletariato è già organizzato, la sua spontaneità è data dall'attuale organizzazione di fabbrica (Lenin), ed esso è l'unico elemento in grado di mettere ordine nel marasma sociale in corso. La spontaneità operaia in un paese industriale moderno come l'Italia, non è più quella caotica che si manifestava agli albori dell'industria: sono la struttura della società capitalistica matura, l'organizzazione di fabbrica, i mezzi di comunicazione a disposizione, a darle una diversa impronta e a fornirle il potenziale adatto a superare la forza apparentemente invincibile dell'avversario. Da una situazione come quella egiziana si possono ricavare delle somiglianze con il primo periodo russo dei Soviet: caduto il governo Mubarak, c'è stata l'elezione di Morsi, le manifestazioni che hanno spazzato via l'unico governo democraticamente eletto, il golpe dei militari e l'accordo (tremendo dal nostro punto di vista) tra insorti e militari. In questa dinamica caotica, un movimento giovanile come il 6 aprile ha avuto un'influenza notevole sull'andamento della lotta, a dimostrazione che quando i tempi sono maturi anche sparute minoranze possono influire notevolmente sugli eventi.

In chiusura abbiamo ricordato un articolo di Marx sulle concezioni primitive del comunismo, visto come un qualcosa da realizzare tramite la volontà di coloro che si adoperano: "Noi abbiamo la ferma convinzione che non il tentativo di sperimentare in pratica le idee comuniste, ma la loro elaborazione teorica formi il vero e proprio pericolo, perché agli esperimenti pratici, sia pure esperimenti di massa, si può sempre rispondere con il cannone non appena diventino pericolosi, mentre le idee che la nostra intelligenza ha acquisito vittoriosamente, che il nostro animo ha conquistato, alle quali l'intelletto ha forgiato la nostra coscienza, sono vincoli dai quali non ci si strappa senza lacerarsi il cuore, sono demoni che l'uomo può vincere soltanto sottomettendosi ad essi" (Il comunismo e la Augsburger Zeitung, 16 ottobre 1842).

Poco tempo dopo avere scritto queste righe, Marx preciserà che l'arma della critica non può certamente sostituire la critica delle armi, e che la forza materiale dovrà essere abbattuta dalla forza materiale; però la teoria diviene una forza materiale non appena si impadronisce delle masse ed essa può farlo solo quando diviene radicale. Ora, "essere radicali significa prendere le cose alla radice, e per l'uomo la radice è l'uomo stesso".

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