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  • Resoconto teleriunione  28 ottobre 2014

Laboratorio Italia

La teleconferenza di martedì, a cui si sono connessi 15 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sul discorso di Renzi alla stazione Leopolda di Firenze. L'Italietta sgangherata sta cercando di darsi un po' di italian pride in salsa fascio-proudhoniana: vedremo se si tratta di una realtà che produce effetti o se ci ritroveremo di fronte ad una edizione in farsa del populismo alla Giannini (movimento dell'Uomo qualunque) scomparso nel nulla dopo aver riempito le piazze nel '48.

Il premier ha ufficialmente disconosciuto i sindacati quali interlocutori in materia di politica economica. Camusso, di ritorno dal tavolo con il governo per discutere della Legge di stabilità, ha lamentato un clima surreale in cui i ministri presenti non avevano il mandato per trattare e "non erano nelle condizioni di rispondere". Ma nel clima surreale, probabilmente, ci si è trovata soltanto la Cgil, ancorata ad una tradizione concertativa che appartiene al passato e non potrà più ritornare: se non comincia a darsi una mossa e a fare sul serio, allora rischia di essere asfaltata dal rullo compressore renziano.

Anche se apparentemente incredibile con i suoi atteggiamenti stucchevoli e al limite del ridicolo, il Presidente del Consiglio Renzi sta portando avanti con decisione la linea politica inaugurata da Monti, tentando man mano di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono l'accelerazione dei processi decisionali. Quel che gli serve è una democrazia "snella", cioè una sovrastruttura politica con un Esecutivo non troppo intralciato da chiacchiere parlamentari e "disfunzioni" varie.

Nel suo discorso alla Leopolda, ha fatto un'analisi abbastanza lucida dei percorsi da intraprendere per mettere in sesto il "sistema paese" e di fatto ha presentato, prendendo molto dal repertorio berlusconiano e richiamando argomenti grillini anti-casta, il futuro Partito della Nazione.

Il fascismo è un fenomeno di totalitarismo moderno: è nato in Italia ed è poi diventato il modo di governare l'economia in tutto il mondo borghese. Sia chiaro però che oltre non si può andare, al massimo ci si può ripetere, con forme diverse e con risvolti farseschi sempre più accentuati. Da Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte:

"Prima [la rivoluzione] ha elaborato alla perfezione il potere parlamentare per poterlo rovesciare. Ora che ha raggiunto questo risultato, essa spinge alla perfezione il potere esecutivo, lo riduce alla sua espressione più pura, lo isola, se lo pone di fronte come l'unico ostacolo per concentrare contro di esso tutte le sue forze di distruzione. E quando la rivoluzione avrà condotto a termine questa seconda metà del proprio lavoro preparatorio, l'Europa balzerà dal suo seggio e griderà: Ben scavato, vecchia talpa!"

Ora, aggiungiamo al tutto gli 80 euro al mese e l'accenno al salario per i disoccupati: stiamo assistendo a un piccolo capolavoro di strategia e tattica trasformista "per entrare nel cuore di tutti". Sono molti i calli che Renzi e il suo governo stanno pestando (e qualche rottamato potrebbe mettergli i bastoni tra le ruote), ma, a quanto pare, gli agganci, nostrani (anche il Presidente della Repubblica fa parte del circuito di governance) e oltreoceano, sono abbastanza forti da permettere l'avanzata. Per il momento la blindatura democratica sembra essere garantita.

Dopo la Leopolda si profila quindi un duro scontro tra governo e sindacati, quasi di vita o di morte per quest'ultimi. Sull'onda di milioni di proletari in lotta è sempre aperta la possibilità di una riconquista dal basso delle Camere del Lavoro, ad esempio come in Polonia. Nel 1980 il proletariato polacco poté infatti usufruire di una combinazione di fattori tipici di una rivoluzione (senza però poterli utilizzare per andare oltre la rivolta); forte di una tradizione sociale che decenni di controrivoluzione non avevano potuto soffocare, esso saldò le spinte istintive, generate dalla soggezione materiale ad altre classi, alla capacità di autodifesa e soprattutto di autorganizzazione, derivata dalle condizioni materiali poste dalla grande industria. Non è perciò da considerare impossibile che un movimento dal basso utilizzi la rete sindacale esistente per i propri fini:

"I sindacati, da chiunque diretti, essendo associazioni economiche di professione, raccolgono sempre elementi di una medesima classe. È ben possibile che gli organizzati proletari eleggano rappresentanti di tendenze non solo moderate ma addirittura borghesi, e che la direzione del sindacato cada sotto l'influenza capitalista. Resta tuttavia il fatto che i sindacati sono composti esclusivamente di lavoratori e quindi non sarà mai possibile dire di essi quello che si dice del parlamento, ossia che sono suscettibili solo di una direzione borghese." (Partito rivoluzionario e azione economica, del Partito Comunista Internazionalista, 1951)

In natura come nella società si stabilisce sempre una simmetria, deve quindi emergere una forza di classe che sia all'altezza dello scontro in atto. Qualcosa di significativo lo abbiamo visto con il movimento Occupy negli Stati Uniti e altrove. In questi giorni ci sono state acampadas di fronte al Parlamento a Londra e scioperi in Inghilterra, Belgio e Germania. In Ungheria, in seguito all'introduzione di una tassa sui dati scaricati da Internet, è scesa in strada una folla armata di smartphone come a Hong Kong. In Messico masse enormi di persone sono scese in piazza in risposta al rapimento degli studenti e nelle ultime settimane sono stati incendiati alcuni palazzi del governo. La gioventù globale usa i social network per coordinarsi e ogni lotta influenza le altre dando vita ad un ecosistema mondiale della rivolta. L'abbiamo detto più volte: i movimenti nati in questi ultimi anni sono importanti per quello che esprimono nell'immediato, per il contesto globale in cui si sono formati, non tanto per quel che dicono di se stessi. La crisi non congiunturale del capitalismo ha messo il mondo in una situazione al margine del caos, ma solo da questo può nascere un nuovo ordine. Il comunismo è l'ordine emergente dal caos, ma non è un modello: è una dinamica.

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