Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  14 ottobre 2014

Un imperialismo disintegrato

Nella teleconferenza di martedì sera, connessi 14 compagni, sono stati affrontati i seguenti punti:

- In Siria, l'assedio di Kobane continua. Le unità militari curde presenti sul territorio, coadiuvate dai raid aerei della coalizione internazionale, sono riuscite a bloccare l'avanzata delle truppe jihadiste nel centro della cittadina. Migliaia i profughi che hanno lasciato la zona di guerra e si sono diretti in cerca di rifugio verso la vicina frontiera turca. La Turchia ha però bloccato l'accesso al paese, schiacciando i profughi tra il fuoco dell'Is e i militari turchi a presidio del confine; ha inoltre bombardato alcune postazioni del PKK nel sud-est del paese, in risposta, secondo le fonti di sicurezza interna, all'assedio di una caserma turca da parte dei ribelli.

- In Libia è alto il livello di infiltrazione dell'Is: sono attestate formazioni jihadiste, provenienti dal Mali, al Sud del paese e nelle città di Tripoli e Bengasi.

- In Iraq si susseguono i tentativi di assalto alla Capitale, operazioni con cui il Califfato vuole probabilmente saggiare la capacità di resistenza delle forze militari irachene a difesa della città. I media occidentali non danno grande risalto ai tentati assedi di Baghdad e continuano a minimizzare il configurarsi del Califfato come un vero e proprio stato moderno, con tanto di scuole, polizia, esercito, amministrazione, ecc. Lo Stato Islamico e le forze ad esso affiliate mostrano compattezza e lucidità strategica e militare, mentre i maggiori attori statali coinvolti, come Arabia Saudita e Emirati Arabi, non riescono a trovare una linea d'intervento comune, dato che ognuno continua a giocare per i propri interessi immediati.

- La reazione spropositata di Israele nei confronti di Hamas è da leggere nel contesto generale del rafforzamento del Califfato nell'area. L'invasione della striscia di Gaza nel luglio scorso nascondeva probabilmente una paura più grande. Significativi a questo proposito i recenti scontri tra esercito siriano e fondamentalisti islamici sulle vicine alture del Golan. La Giordania potrebbe essere il prossimo paese a cadere sotto la bandiera nera degli jihadisti.

- Il PIL cinese ha superato quello statunitense. Confrontando il Prodotto interno lordo a parità di potere d'acquisto (un metodo per aggiustare i diversi livelli di costo della vita), arriva la conferma di un sorpasso annunciato: in base a questo criterio l'economia della Cina guadagna il primo posto scalzando gli Stati Uniti. Al terzo si fa spazio l'India che, superando Germania e Giappone, dà filo da torcere alle vecchie potenze imperialiste. La nazione indiana ha appena avviato con successo un'importante missione spaziale, mandando una sonda su Marte e entrando così, in compagnia di Usa, Ue e Russia, in quel ristretto club di potenze mondiali in grado di raggiungere il Pianeta Rosso.

- Continuano le proteste in Messico. Lunedì scorso studenti e insegnanti hanno bruciato la sede governativa dello stato di Guerrero durante le dimostrazioni organizzate per la scomparsa di 43 studenti dal 26 settembre scorso. In risposta alla repressione borghese si ha notizia della nascita di gruppi armati di autodifesa comunitaria, composti da ronde di cittadini che si autorganizzano seguendo le direttive delle assemblee popolari.

- Interessante l'articolo sull'alluvione di Genova pubblicato in un blog del Sole 24 Ore. Se per costruire la copertura del torrente fossero stati seguiti i calcoli dell'ingegnere comunale, che stimava una piena massima di 1200 metri cubi al secondo, proprio come quella dei giorni scorsi, il Bisagno sarebbe in sicurezza da un secolo. Invece si seguirono gli studi di tre esimi ingegneri, che di m3/s ne calcolarono al massimo 500/600, e il torrente – che fra la stazione orientale di Brignole e la foce era largo tra i 76 e i 90 metri – con i lavori del 1930 fu ristretto a 48 metri. Il risultato lo abbiamo sotto agli occhi. Anche questa volta gli amministratori cittadini promettono lavori urgenti per la messa in sicurezza dell’area, che, nel caso venissero realizzati, potranno aumentare la portata del Bisagno fino a un massimo di 800/900 m3/s. Oltre, bisognerebbe demolire parte di Genova. Una situazione simile la ritroviamo a Milano con il Seveso, già esondato due volte quest'anno. Insomma, sono sempre più attuali gli scritti della nostra corrente raccolti in Drammi gialli e sinistri della moderna decadenza sociale (1951-1953).

- La sincronizzazione degli eventi a livello economico e politico si fa sempre più manifesta. Rientra in questo processo la recessione che dalla Germania è arrivata fino alla Finlandia. Il fenomeno recessivo porterà allo scoppio di rivolte, all'acutizzarsi delle repressione statale e quindi al dilagare della rabbia sociale. L'ultimo esempio quello di Occupy Central a Hong Kong, dove la polizia è intervenuta duramente per sgomberare gli ultimi presidi dei manifestanti.

- Anche in Italia sale la pressione sociale. In Cgil si registra un certo fermento: arrivano notizie di assemblee promosse dal sindacato e aperte anche a precari e disoccupati. Altri incontri vengono lanciati da neonati coordinamenti di lavoratori in lotta, stanchi di farsi rubare la vita. L'uomo ha bisogno di rivoluzione, come scrisse Marx ad Annenkov, non quando sta marciando verso una meta, ma quando sta per perdere ciò che ha già raggiunto. La rivoluzione sta mettendo a fuoco i puntatori delle sue armi sulla zona geostorica significativa, quella che ha tutto da perdere e nello stesso tempo trabocca di popolazione superflua che da perdere non ha nulla.

La teleconferenza si è conclusa con un breve anticipazione delle relazioni che verranno svolte al prossimo incontro redazionale, che si terrà a Torino il 16-17-18 ottobre e potrà essere seguito anche via Skype.

Articoli correlati (da tag)

  • Il problema del controllo

    La teleriunione di martedì sera è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie riguardanti le tecnologie impiegate nelle guerre moderne.

    Secondo le stime più recenti, l'Ucraina produce circa quattro milioni di droni l'anno, ma nel 2026 punta quasi a raddoppiarne la produzione; la Russia procede in modo simmetrico, aumentando a sua volta i propri ritmi produttivi. Se Kiev mantiene un vantaggio negli attacchi con droni a lungo raggio, sta però esaurendo i missili intercettori, e in alcuni casi il tasso di intercettazione dei missili balistici russi è sceso fino quasi allo zero.

    Da anni producono droni a scala industriale anche l'Iran e la Turchia, che si sono candidati a offrirli sul mercato: si tratta di vettori di vario tipo e natura, sempre più difficili da intercettare. Negli ultimi anni, con l'avvento di sensori e attuatori autonomi, di velivoli senza pilota e di missili ipersonici, sta cambiando il modo di fare la guerra. Come in fabbrica, gli uomini sono divenuti appendici delle macchine.

  • Il riarmo tedesco

    La teleriunione di martedì sera è iniziata prendendo spunto dalle ultime notizie riguardanti la Germania.

    Due i testi che abbiamo preso in considerazione: il numero di luglio di Limes ("Vogliamo la guerra totale?"), quasi interamente dedicato alla questione tedesca, e la prefazione del 1999 del nostro Quaderno "Vae victis Germania!".

    L'editoriale di Limes, "Professione: tedesco", sottrae la logica del riarmo tedesco alle sue cause materiali, economiche e sociali, per ricondurla allo spirito di un popolo in crisi d'identità. Al contrario, il nostro punto di riferimento non sono le idee, ma i dati, ad esempio quelli relativi alla produzione di acciaio. Nel filo del tempo "Sua maestà l'acciaio" (1950), leggiamo:

    "La guerra in epoca capitalistica, ossia il più feroce tipo di guerra, è la crisi prodotta inevitabilmente dalla necessità di consumare l'acciaio prodotto, e dalla necessità di lottare per il diritto di monopolio a produrre altro acciaio."

    Anche se non è detto che sia "ancora l'acciaio l'indice espressivo del modo di produzione capitalistico, utile al confronto dello sviluppo industriale tra i vari paesi", esso resta comunque un indicatore significativo.

  • Lo spreco più grande è quello che non si vede

    La teleriunione di martedì sera è iniziata con alcune considerazioni tratte dalla lettura dell'articolo "Capitale e teoria dello sciupìo" (n+1, n. 41).

    La borghesia lancia periodicamente campagne moralistiche contro lo spreco delle risorse - si scandalizza, per esempio, per il miliardo di tonnellate di cibo gettate ogni anno nel mondo - ma si guarda bene dall'andare alla radice del problema. Lo spreco, difatti, non nasce da una negligenza individuale o collettiva, ma dal modo stesso in cui funziona il modo di produzione capitalista.

    Come abbiamo scritto in "Capitale e teoria dello sciupìo", lo sciupìo più grande è quello che non si vede, quello del lavoro non pagato:

    "Lo sciupìo nascosto sta proprio lì: se siamo arrivati a un così alto rapporto fra lavoro e pluslavoro significa che la dissipazione di energia umana nel solo ciclo produttivo è pari almeno a quel rapporto."

Rivista n. 58, dicembre 2025

copertina n° 57

Avvertenza al lettore / Editoriale: Terra incognita / Articoli: Le determinazioni materiali e l'ambiente - Il retroterra storico di n+1 / Recensione: Non lanciate quel missile / Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter