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  • Resoconto teleriunione  15 dicembre 2015

Lezioni di futuro

La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata dalle notizie del nuovo crollo del prezzo del petrolio.

Mentre in passato l'Opec riusciva a mantenere alta la quotazione del greggio tramite il coordinamento dei paesi produttori, oggi non solo non riesce più a farlo, ma si trova nella condizione per cui tale operazione è materialmente impossibile: evidentemente la guerra e il marasma sociale in corso sono più profondi di quanto si percepisca.

La Russia ha annunciato di poter resistere per anni ad un petrolio venduto a 40 dollari al barile, ma è una stupidaggine dato che Mosca dalla vendita di combustibili ricava la maggior parte delle sue entrate. Le dichiarazioni dei governi lasciano il tempo che trovano e, al massimo, rivelano il livello di conflittualità tra le principali potenze mediorientali e mondiali. Nessun produttore di "oro nero" è in grado di resistere a lungo a prezzi così bassi. Per il petrolio vale la legge della rendita: quello che viene intascato dai paesi nel cui sottosuolo giacciono delle riserve è sovraproffitto, mancando il profitto nel settore industriale, il meccanismo di ripartizione del valore si inceppa. Senza contare gli enormi investimenti fatti dagli Stati Uniti nello shale oil dove sono sempre di più le aziende in fallimento.

Si è quindi accennato al possibile rialzo dei tassi d'interesse negli Usa e alla vicenda delle quattro banche italiane (Carife, Carichieti, Marche ed Etruria).

Molti si chiedono cosa potrebbe succedere se la Fed desse l'ok all'aumento dei tassi. Di sicuro, qualunque intervento monetario verrà attuato, esso non porterà effetti significativi. Le banche da oltre otto anni vengono foraggiate con fiumi di denaro-bit: Fed, BCE e Banca del Giappone hanno inondato i mercati di liquidità che è finita ad ingigantire le bolle finanziarie, che prima o poi scoppieranno.

Il piccolo esempio nostrano, in cui il governo interviene e salva quattro banche sull'orlo del fallimento, è il paradigma di una condizione globale dell'economia. I 30 maggiori istituti bancari del mondo hanno denunciato perdite per 1.200 miliardi di dollari solo nella gestione di equity assets, cioè di mezzi propri; gli stati hanno speso cifre enormi per mettere in salvo le banche, lasciando affondare solo quelle insalvabili come Lehman Brothers. In questa situazione le banche diventano esse stesse subprime: pur essendo in difficoltà, rastrellano capitale offrendosi come investimento a rischio dietro obbligazioni.

Nella fase senile del capitalismo si tende a passare da D a D' bypassando la produzione, ma sappiamo che non si può creare valore nella sfera della circolazione: il denaro aggiuntivo lo si "crea" prendendolo da qualcun altro. E' il casinò della finanza. Il piano Draghi, che proroga il Quantitative Easing fino al marzo 2017, ha come scopo quello di far riprendere la crescita e portare l'inflazione ad un tasso del 2%. Ma tutta questa liquidità immessa nella circolazione monetaria in realtà non produce nessuna crescita, permette solo al malato di continuare a rantolare in sala di rianimazione. Se non c'è accumulazione, allora c'è riproduzione semplice, non capitalismo.

Nemmeno il governo USA ha il potere di controllare i movimenti del Capitale autonomizzato. Venerdì, alla fine di una settimana in cui le borse europee hanno ceduto il 10%, "scadranno qualcosa come 1100 miliardi di dollari di opzioni sull'indice S&P 500, il principale di Wall Street. E' una cifra record, che sfiora la metà del debito pubblico italiano. Più della metà (670 miliardi di dollari) sono opzioni "put", ossia strumenti finanziari che permettono di guadagnare se il mercato scende" (Il nodo dei 670 miliardi di opzioni che venerdì potrebbero far male alle Borse, Il Sole 24 Ore). Le attenzioni degli economisti sono quindi puntate al fine settimana, vedremo cosa succede.

Le voci che si alzano contro questa obsoleta società si fanno sempre più numerose. Interessante l'intervista del sito Vice all'informatico Peter Sunde, uno dei fondatori di The Pirate Bay, la piattaforma che ha consentito, tra mille battaglie legali, di condividere e scambiare negli anni milioni di file tramite Torrent. L'informatico spera "che la tecnologia ci dia robot che faranno sparire tutti i posti di lavoro, che causeranno una massiccia disoccupazione in tutto il mondo: qualcosa come il 60 per cento. La gente sarà molto infelice. Sarebbe fantastico, perché allora si potrà finalmente vedere il capitalismo distruggersi in modo rapido. Ci sarà tanta paura, tanto sangue versato, tante vite perse per arrivare fino a quel punto, ma credo che sia l'unica cosa positiva che vedo, intendo il fatto che stiamo per avere un crollo totale del sistema. Speriamo il più velocemente possibile [...] Sono un socialista. So che Marx e il comunismo non hanno funzionato prima, ma credo che in futuro si abbia la possibilità di avere comunismo totale e la possibilità di accesso a tutto per tutti. La maggior parte delle persone che incontro, non importa se comuniste o capitaliste, sono d'accordo con me su questo, perché capiscono il potenziale."

Non possiamo che essere d'accordo con quanto dice Peter: il capitalismo produce le condizioni per il suo superamento. E' un tema che abbiamo sviscerato a fondo nell'ultimo numero della rivista, in particolare negli articoli Fare, dire, pensare, sapere e Dalla necessità alla libertà. Proprio in questi giorni il Sole 24 Ore esce con una raccolta di opuscoli (Lezioni di futuro) sugli stessi argomenti: robot, automazione, big data, sharing economy, internet delle cose, intelligenza collettiva e segreti del cervello. Tutti temi che fanno già parte di un'altra società.

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    Ormai gli Stati Uniti stanno "giocando a carte scoperte", mentre sono scomparsi i richiami ideologici al diritto internazionale. Con 13 milioni di barili al giorno, essi sono i maggiori produttori di petrolio, seguiti dall'Arabia Saudita, che ne produce 10 milioni; la produzione dell'Iran si attesta invece su circa 3,5 milioni. L'obiettivo degli USA non è dunque accaparrarsi il petrolio, bensì estromettere tutti gli altri dal controllo dei flussi di valore, obbligando il resto del mondo (Cina, India, ecc.) ad utilizzare il dollaro ("Teoria e prassi della nuova politiguerra americana"). Marx scrive: "Ogni rendita fondiaria è plusvalore, prodotto di pluslavoro" (Il Capitale, Libro III, cap. XXXVII); perciò, quando si parla di petrolio, si parla del controllo del plusvalore su scala planetaria.

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