Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  27 settembre 2016

Sciupìo di energia sociale

La teleconferenza di martedì, presenti 14 compagni, è iniziata commentando alcuni dati sullo spreco di cibo a livello mondiale e nazionale.

Secondo la Fao oltre un terzo del cibo prodotto ogni anno, cioè circa 1,3 miliardi di tonnellate, finisce al macero. Lo sciupìo capitalistico non è lo spreco immediato affrontato moralmente dalla borghesia, ma il modo di essere del sistema. Il cibo è una percentuale piccolissima rispetto a quanto il capitalismo dilapida in energie sociali, basti immaginare che nella produzione di cereali e nel relativo calcolo delle energie impiegate nel processo, bisogna far rientrare il trattore, la produzione dell'acciaio per costruirlo, il combustibile necessario ecc., se ne deduce che l'indice EROEI è completamente negativo. Lo spreco fisico nella catena alimentare è da confrontare non tanto con lo spreco consumistico immediato, ma con una società senza dissipazione, da "Scienza economica marxista come programma rivoluzionario":

"Questo "sciupio" sociale appare maggiormente evidente e criminale se si confrontano la società capitalista e quella futura, la comunista. È, infatti, il modello comunista della organizzazione della produzione e della forma del lavoro umano che pone bene in risalto i caratteri nefandi del modo di produzione capitalistico, una volta unanimemente ammesso che nella storia le forme della produzione si succedono sulla base dell'aumento delle forze produttive. Per la società capitalista, secondo i suoi corifei, non esiste sciupio, lavoro inutile, distruzione di ricchezza, se non in maniera del tutto accidentale, come nelle guerre tra Stati".

In futuro si risparmierà tanta di quella energia che l'umanità potrà tranquillamente dedicare ad attività produttive una minima quantità di tempo. Nel terzo libro del Capitale Marx riferendosi al chimico Liebig, parla di capitalismo agrario come "rottura del metabolismo sociale dettato dalle leggi della vita"; potremmo quindi parlare della società comunista sviluppata come di un riappropriarsi del metabolismo originario e, appunto, delle leggi della vita.

A proposito di immane sciupìo di energie si è passati a commentare quanto accade nella produzione di nuove armi. Il ministero della difesa americano ha approvato la riconversione dell'arsenale atomico attuale in nuove mini bombe. Finora per rispettare la necessità di avere una massa critica bisognava utilizzare molto uranio, le bombe risultavano di grosse dimensioni come quelle esplose a Hiroshima e Nagasaki. Con le ultime scoperte sembra sia possibile fabbricare bombe tattiche molto più piccole, eccellenti nel moderno scenario di guerra. Difatti un'arma con queste caratteristiche sarebbe utilizzata come oggi si usa un'arma leggera. Maurizio Torrealta ed Emilio Del Giudice nel loro saggio "Il segreto delle tre pallottole" sostengono che durante il conflitto del 2006 tra Hezbollah e truppe israeliane, sono state utilizzate alcune di queste mini bombe atomiche in un villaggio del sud del Libano, e a sostegno di questa tesi, hanno trovato radiazioni compatibili.

Si è passati a commentare quanto avviene negli Usa, in particolare a Charlotte dopo l'uccisione di Keith Scott, un nero di 43 anni. Le proteste e i sit-in vanno avanti da giorni nonostante il governatore della North Carolina abbia dichiarato lo stato di emergenza in città, dando il via libera all'intervento della Guardia Nazionale. Scene di guerriglia urbana si sono viste nelle strade, con i poliziotti in assetto antisommossa che lanciano gas lacrimogeni e granate stordenti nel tentativo di disperdere la folla e molti dimostranti che rispondono col lancio di pietre e bottiglie. Dai materiali reperibili sul Web si intuisce che la lotta del movimento Black Lives Matter si intreccia sempre più con quella di Fight for 15: sottopagati e super sorvegliati, contro i salari da fame e la violenza della polizia, dicono alcuni slogan che campeggiavano sui cartelli.

In chiusura si è accennato agli scenari di guerra diffusa. In Siria la farsa degli aiuti umanitari si scontra con la realtà di una popolazione ridotta alla fame, relegata in immensi campi profughi dove neanche le organizzazioni umanitarie possono entrare. Nel 2000 l'ONU calcolava che almeno un miliardo di persone tra migranti e profughi vivessero in condizioni precarie, sradicate dal luogo d'origine. Queste masse in movimento non possono trovare occupazione a salario che in minima percentuale. Che siano baraccopoli sorte nelle estreme periferie delle città del Sud del mondo come a Lima o colline fatte di spazzatura come a Manila, oppure immensi campi-ghetto ormai paradigma di un mondo morente, i processi di urbanizzazione non sono stati svincolati solo dai processi di industrializzazione ma addirittura dalla stessa (impossibile) crescita economica (Mike Davis, Il pianeta degli slum).

Articoli correlati (da tag)

  • La guerra nell'epoca dei microchip

    La teleriunione di martedì sera è iniziata con alcune considerazioni riguardo la produzione di chip e le tensioni mondiali legate al dominio del settore.

    I Paesi che accedono in una fase successiva al mercato tecnologico partono dal livello generale di sviluppo già raggiunto. La Cina, dopo essersi affermata come fabbrica del mondo, offrendo ai Paesi occidentali forza lavoro a basso costo, ora si candida a diventare leader nei settori ad alta tecnologia, come quello dell'intelligenza artificiale e della produzione dei chip necessari al suo funzionamento.

    In un laboratorio di Shenzhen è stata completata la costruzione di un prototipo sperimentale di una macchina per la litografia a ultravioletti estremi nota come EUV (Extreme Ultraviolet Lithography), una tecnologia indispensabile per la produzione dei chip più avanzati, impiegati sia nei sistemi di difesa sia negli smartphone di ultima generazione. Al momento la Cina dipende ancora dall'industria di Taiwan, paese all'avanguardia nel settore, ma punta a sganciarsi dai fornitori esteri, anche per quanto riguarda l'industria militare.

    Nella guerra tra USA e Cina per il dominio nella produzione di questa tecnologia, colossi come Nvidia e TSMC si trovano a giocare una partita più grande di loro.

  • Rapporti di forza nudi e crudi

    La teleriunione di martedì sera si è aperta con alcune considerazioni sul marasma sociale e sulla guerra diffusi in diverse aree del pianeta.

    In Iran, a causa della profonda crisi economica in corso, l'iniziale protesta dei commercianti (bazari) si è trasformata in una rivolta estesa. La società iraniana cova da anni contraddizioni esplosive dovute sia alla struttura di classe, che alla sovrastruttura ideologica rappresentata dal potere degli ayatollah. Come da manuale, le prime a muoversi sono state le mezze classi rovinate, ma molto presto sono scesi in piazza migliaia di studenti, disoccupati e operai. Sono le determinazioni materiali a "costringere" le popolazioni a muoversi, mentre gli obiettivi si precisano in corso d'opera.

    In risposta, il regime ha messo in atto una repressione ferocissima che ha causato migliaia di morti. Come accaduto in altre rivolte, i manifestanti hanno preso d'assalto caserme e simboli del regime. La miseria crescente e la vita senza senso portano a sollevazioni che assumono sempre più la forma della guerra civile.

    Teheran, una metropoli da oltre 12 milioni di abitanti, ha dato l'avvio alla protesta, che rapidamente si è diffusa in tutto il Paese. Ad Arak e Isfahan ci sono stati segnali di coordinamento da parte degli operai; sul web circolano documenti provenienti dalle fabbriche. L'Iran ha una tradizione di lotte operaie che affonda le radici nell'esperienza dei consigli (shora) del secolo scorso. Quando avvengono forti polarizzazioni di classe, i movimenti cercano un indirizzo e riscoprono fatti e parole d'ordine dimenticati.

  • La digitalizzazione del mondo

    La teleriunione di martedì è iniziata riprendendo il tema della blockchain.

    In alcuni articoli presenti in Rete, come ad esempio "Wood Wide Web: come comunicano le piante?", si evidenzia un’analogia tra Internet e la biologia, a partire dalla struttura delle reti di comunicazione delle piante. Nel saggio Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale, scritto nel 2015 da Stefano Mancuso ed Alessandra Viola, è incluso un capitolo intitolato "Ogni pianta è una rete internet vivente", nel quale il Web viene descritto come un'intelligenza distribuita, simile a quella riscontrabile nelle società degli insetti e nelle piante. I ricercatori della borghesia sono approdati alla bioispirazione, capitolando ideologicamente di fronte al marxismo, che ha sempre avuto una concezione monistica dell'universo, cioè di unità del mondo fondata su leggi univoche per la materia-energia e quindi per il vivente-uomo-società.

    Una decina di anni fa abbiamo letto con interesse l'articolo "Occupy, Solidarities, and Social Movement Creation", pubblicato sul sito di Occupy Wall Street. Il testo, redatto da un componente del progetto InterOccupy, proponeva un'analisi della genesi e dello sviluppo del movimento OWS basata sui concetti di network, keyword e comunicazione rizomatica. Nel documento l'infrastruttura di Occupy viene definita un rizoma (da rizo, radice, con il suffisso oma, rigonfiamento), poiché priva di leader o centri di comando: essa si sviluppa orizzontalmente e può riattivarsi anche quando sembra estinta.

Rivista n. 58, dicembre 2025

copertina n° 57

Avvertenza al lettore / Editoriale: Terra incognita / Articoli: Le determinazioni materiali e l'ambiente - Il retroterra storico di n+1 / Recensione: Non lanciate quel missile / Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter