Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  7 febbraio 2017

Trappole percettive

La teleconferenza di martedì, presenti 17 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sulla dinamica sindacale.

Il percorso storico del sindacato è noto: dapprima la borghesia ne avversa violentemente lo sviluppo, poi ne tollera l'esistenza, infine lo ingloba nelle strutture statali. Tale processo è irreversibile e ciò significa che, finché non cambierà il rapporto tra le classi, ogni sindacato è opportunista.

Anche se le forze borghesi ci hanno sottratto i sindacati, anzi a maggior ragione, è necessario prestare attenzione a quanto accade in tali organismi che sono per loro stessa natura composti di soli proletari. Senza scordare che la teoria dell'offensiva padronale è una trappola "infame" per il risvolto pratico che comporta: attraverso l'utilizzo di strumenti di conservazione sociale come il parlamento, la costituzione, ecc., essa pone la classe proletaria sulla difensiva rendendola innocua.

Da Galileo in poi sappiamo che per fare scienza è necessario individuare degli invarianti al fine di elaborare modelli che ci aiutino a leggere correttamente la realtà. Nella misura in cui l'uomo evolve come essere sociale, produce e riproduce la propria esistenza fino a mutare la sua natura di uomo in quella di uomo-industria. In questo percorso la percezione si fa sempre più ingannevole, anzi: senza teoria, fisica, matematica, biologia, ecc., ci conduce fino all'errore.

Si è poi passati a commentare le manifestazioni degli scorsi giorni in Romania e gli scontri ancora in corso nelle periferie parigine. A Bucarest decine di migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro una legge salva corrotti arrivando a chiedere, una volta ottenuto il blocco del decreto, le dimissioni del governo in carica. A Aulnay-sous-Bois, una banlieue a nord-est della capitale francese, la rabbia è esplosa a seguito della notizia dell'ennesima violenza della polizia ai danni di un giovane della zona; le forze dell'ordine hanno blindato il quartiere e, in risposta, sono stati lanciati flash mob nel centro di Parigi. In Romania come in Francia, l'episodio scatenante delle proteste è stato solo un pretesto per sfogare la rabbia accumulata. In questo sistema l'esercito dei senza riserve ha ben poco da rivendicare, mentre la polarizzazione sociale porta alla nascita di comunità contro che identificano nello stato e nelle forze di polizia i nemici. La banlieue è il mondo, scrivevamo nel 2005; oggi più che mai, aggiungiamo adesso.

Possiamo intravedere una dinamica che, passando dalla rivolta della periferie parigine e londinesi ai movimenti di OWS e Gezi Park, tende a generalizzarsi al di là delle particolarità locali e ad estendersi a tutto il globo, proprio come sta avvenendo con l'introduzione di sistemi automatici di produzione, processo che delinea inevitabilmente un punto di rottura (non si può ricavare da un solo operaio sfruttato al massimo il plusvalore che si ricava da migliaia di sfruttati).

Piccole catastrofi sociali ed economiche si susseguono anticipando la grande catastrofe rivoluzionaria. Gli Stati perdono energia, faticano a svolgere i loro compiti e la borghesia si trova sprovvista di una teoria economica che le permetta di rivitalizzare il Sistema (la deflazione è ormai un dato strutturale, così come la disoccupazione, specie tra i giovani). Persino limitandosi all'utilizzo dei modelli forniti dai borghesi, si arriva alla conclusione che ci troviamo vicini al collasso sistemico: metà della popolazione mondiale è diventata inutile per il Capitale e vive in condizioni spaventose. In Occidente sono milioni i proletari che stanno precipitando nella sovrappopolazione assoluta, ma la maggior parte di essi ha uno smartphone in tasca, è organizzata in rete e non ha rivendicazioni possibili né sindacato corporativo.

La natura ereditaria dell'appartenenza alle classi economiche fa sì che essere senza riserva sia cosa più grave che essere senza vita. Nei giorni scorsi è stata organizzata una manifestazione dalla rete Campagne in Lotta a sostegno delle migliaia di immigrati che vivono e lavorano in stato di simil-schiavitù nelle campagne italiane come raccoglitori di frutta o ortaggi. Un corteo, partito dalla tendopoli di San Ferdinando (RC) dove i braccianti alloggiano senza acqua ed energia elettrica costretti a riscaldarsi con focolari di fortuna, si è diretto verso il Comune.

Quello della vita senza senso è per noi un tema importantissimo. Dalle complesse relazioni sociali fra gli uomini presenti nelle società pre-capitalistiche si è approdati alle relazioni unidirezionali al solo scopo della valorizzazione, fenomeno che Marx ha chiamato "passaggio dalla sottomissione formale del lavoro al Capitale alla sottomissione reale". A tal proposito si è accennato alla lettera di addio - divenuta presto virale - di un giovane precario di Udine che si è tolto la vita stanco di essere "costretto a sopravvivere". Un sistema con un'altissima socializzazione del lavoro, che nella produzione di valore ha raggiunto i massimi livelli, al tempo stesso schiaccia l'umanità, che risulta superflua.

La teleconferenza si è conclusa con alcune riflessioni sulle società matriarcali, ricordando l'importante opera di Marija Gimbutas. August Bebel ne La donna e il socialismo si sofferma ampiamente sulla condizione della donna nel capitalismo e la nostra corrente ha prodotto diverso materiale sulla famiglia, manca però un lavoro organico sul matriarcato.

romania2017

Articoli correlati (da tag)

  • "Pericolose tempeste" in arrivo

    La teleriunione di martedì sera, a cui si sono collegati 18 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo al XX congresso del PCC che si è aperto domenica 16 ottobre nella Grande sala del popolo di Pechino con il discorso del presidente Xi Jinping.

    I punti salienti della relazione, che è durata un'ora e mezza contro le quattro attese, sono stati: la conferma di quella che è stata definita la "guerra popolare" a tutto campo contro la Covid-19, e cioè la politica "zero contagi" che ha "privilegiato la vita umana"; e la preoccupazione per l'arrivo di "pericolose tempeste", a cui il paese deve prepararsi investendo sulla "sicurezza", parola citata 50 volte. Durante il congresso, che rinnoverà il mandato a Xi Jinping per la terza volta, anche il termine nazione è stato ripetuto in innumerevoli occasioni, ed è stata ribadita con forza la necessità di mantenere unito il popolo al suo partito ("unità ideologica").

    L'economia cinese sta rallentando, a causa degli esordi della recessione globale ma anche per la linea zero Covid, che ha imposto blocchi e limitazioni agli scambi e agli spostamenti. A ciò si sono aggiunti, negli ultimi tempi, i problemi del mercato immobiliare (vedi caso Evergrande), settore verso cui sono confluiti i risparmi di molti cinesi.

  • L'anno del diagramma

    La teleriunione di martedì sera, connessi 15 compagni, è iniziata commentando i fatti salienti degli ultimi giorni, cercando di inquadrarli alla luce della dottrina del succedersi dei modi di produzione.

    Prima di entrare nel particolare è doverosa una premessa teorica di carattere anti-immediatista: nella rappresentazione della società capitalista su un piano cartesiano, ciò che ci interessa non è tanto il singolo punto quanto la curva generale, consapevoli del fatto che tale diagramma non sarebbe possibile senza quel punto significativo che si muove sulla curva e che rappresenta la cosiddetta attualità. La dinamica degli accadimenti ci serve essenzialmente per comprendere cosa accadrà in futuro. Il presente non esiste, tutto è in continuo divenire. Anche il capitalismo ha una freccia nel tempo e i dati che raccogliamo, inseriti nel nostro modello, ci servono per fare previsioni, per registrare la temperatura sociale. La distruzione di un ponte o un bombardamento di una città ci dicono poco se vengono analizzati come fatti a sé, disgiunti dall'insieme di relazioni che li hanno scatenati. Dal punto di vista della teoria marxista, lo sciame di eventi che si sta manifestando sul pianeta, dalla siccità ai gasdotti sabotati, dalla guerra alla pandemia, dimostra che le forze catastrofiche stanno subendo un'accelerazione.

    In una visione dinamica dei processi storici, come piaceva dire a Bordiga, a noi interessa la cinematografia di un avvenimento, non la fotografia.

    Nel racconto L'anno del diagramma dello scrittore di fantascienza Robert Heinlein, un patito della statistica raccoglie dati insoliti sulla natura e sul comportamento umano, e li organizza in un modello formale che porta deterministicamente ad un esito catastrofico. Il tipo di spiegazione che Heinlein forniva a proposito dei grandi avvenimenti attesi dal protagonista del racconto è significativo: egli non badava né all'economia né alla politica ma collezionava i dati grezzi che formavano degli aggregati trattabili in modo statistico. Pochi fenomeni presi a uno a uno sembravano fatti di pura follia, ma presi tutti insieme dimostravano la marcia collettiva verso una catastrofe sociale.

  • Guerra civile in America

    Durante la teleriunione di martedì sera, connessi 15 compagni, abbiamo ripreso l'articolo dell'Economist citato la volta precedente, "Dall'inflazione all'insurrezione", che sulla base di un modello matematico, elaborato dalla testata stessa, prevedeva l'intensificarsi delle rivolte per i prossimi dodici mesi.

    Nel giro di una settimana l'elenco (parziale) delle proteste riportato nel precedente resoconto si è già allungato. L'ultima in ordine di tempo è lo sciopero indetto dagli addetti alle piattaforme petrolifere e del gas norvegesi del mare del Nord, che potrebbe mettere a rischio circa il 60% delle esportazioni di gas dalla Norvegia con ricadute a livello internazionale. In Olanda, il piano del governo per la riduzione delle emissioni di azoto, che porterà entro il 2030 ad una diminuzione del parco bestiame del 30%, ha provocato le proteste degli allevatori che hanno bloccato le maggiori arterie stradali del paese. In Libia, si intensificano le manifestazioni contro il peggioramento delle condizioni di vita a causa del carovita e delle lunghe interruzioni della fornitura di energia elettrica, aggravate dal blocco di diverse installazioni petrolifere; a Tobruk i manifestanti hanno assaltato l'edificio del Parlamento e hanno compiuto saccheggi. In Ghana, un'inflazione galoppante ha portato all'aumento del prezzo di cibo e carburante; in migliaia hanno protestato nella capitale Acca e si sono verificati scontri con le forze dell'ordine. L'elenco potrebbe continuare e, nonostante non tutti gli episodi di protesta trovino spazio sui media mainstream, oppure vi compaiano in maniera frammentata, rimane il fatto che non vi è area del pianeta in cui la temperatura sociale non stia salendo.

Rivista n°51, giugno 2022

copertina n°51

Editoriale: La guerra che viene

Articoli: Guerra in Europa
Appendice 1. La Quarta Guerra Mondiale
Appendice 2. La sindrome di Yamamoto
Guerra di macchine
Wargame - parte seconda

Doppia direzione: Considerazioni sulla pandemia

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email