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  • Resoconto teleriunione  3 aprile 2018

AI e collasso del sistema-mondo

La teleconferenza di martedì, presenti 7 compagni, si è aperta con la segnalazione dell'inizio del lavoro di ristampa del nostro catalogo libri che conta circa 80 titoli. I testi verranno pubblicati utilizzando piattaforme on line che consentono la produzione anche di poche copie per libro. La riunione è poi proseguita con il commento delle ultime notizie sull'intelligenza artificiale.

Tutte le maggiori riviste e quotidiani, dall'Espresso a Repubblica, dal Sole 24 Ore all'Economist, non possono fare a meno di scrivere, con cadenza sempre più frequente, articoli sull'AI, ovviamente in chiave sensazionalistica e/o allarmistica. Il primo a mettere in guardia dai pericoli dell'automazione era stato il fisico Stephen Hawking: le macchine intelligenti, affermava, si sviluppano troppo velocemente in confronto all'evoluzione umana e prenderanno il potere mettendo a rischio la sopravvivenza della nostra specie; perciò i governi dovrebbero applicare qualche forma di controllo o di limitazione allo sviluppo tecnologico. Quindi è stata la volta di Elon Musk, che nei suoi tweet ha definito l'AI "più pericolosa delle armi nucleari, una vera minaccia per tutta la razza umana", arrivando a sostenere che "un nuovo conflitto internazionale potrebbe essere avviato non dai leader dei vari Paesi ma da uno dei loro sistemi di intelligenza artificiale, se questo dovesse decidere che un attacco preventivo costituisce il percorso ideale per la vittoria."

Curiosamente, Hawking vedeva con sospetto la tecnologia ma dipendeva completamente da sofisticate macchine per vivere, e Musk, mentre lancia allarmi sullo sviluppo dell'intelligenza extra-corporea, vende missili, case solari e automobili elettriche, e spedisce una Tesla Roadster nello spazio (il piano di colonizzazione di Marte è solo una parte del tentativo di espandere la specie a livello interplanetario).

Un compagno ha segnalato un testo scritto dal filosofo Nick Bostrom, Superintelligenza. Tendenze, pericoli, strategie pubblicato in Italia nel 2018. Nel libro si descrive come, nel primo '900, l'utilizzo delle macchine abbia ridotto quello dei cavalli sia nella produzione di merci che nei trasporti, ipotizzando di conseguenza ciò che potrebbe accadere oggi all'uomo con il ricorso massiccio a robot e algoritmi.

Se la società si robotizzasse del tutto facendo lavorare le macchine al posto degli uomini, per il capitalismo sarebbe un disastro, perché dovrebbe sfamare un esercito di schiavi invece di estrarne il plusvalore necessario a riprodursi. Oggi le macchine automatiche non sono altro che protesi dei nostri sensi e delle nostre facoltà, utilizzate dal Capitale per asservire l'operaio. Domani potranno contribuire a liberarci dal lavoro, facendoci uscire dalla preistoria umana. Dipende da chi le programma e in quale società vengono adoperate.

La borghesia analizza quanto avviene nel "suo" modo di produzione in termini ragionieristici e mercantilisti per cui tutto si risolve in un dare e avere. Siccome non riesce a trattare i dati in un modo scientifico, finisce per concentrarsi su quanti posti di lavoro saranno eliminati e quali nuove figure lavorative compariranno, ignorando che è tutta la struttura sociale a mutare radicalmente, visto che le macchine cominciano ad autoapprendere. La classe dominante è sprovvista di una teoria della conoscenza attraverso la quale fondare previsioni oggettive sul rapporto uomo-macchina, è quindi incapace di vedere che la macchina non è solo un oggetto fisico - con parti in movimento - finalizzato a uno scopo, ma è parte di un sistema che obbliga a pensare, cioè ad evolvere.

La Sinistra Comunista "italiana" si è scagliata contro la classe borghese perché essa, anziché indagare obiettivamente i fenomeni fisici, fa del sensazionalismo ("Triviale rigurgito di illuminismo"). E. Morozov, ad esempio, in Silicon Valley: i signori del silicio punta il dito contro i grandi gruppi monopolistici della Rete (Facebook, Google, Apple, Microsoft) accusandoli di essere onnipresenti e troppo influenti. Come se il capitalismo potesse essere diverso da quello è.

I vari scrittori, studiosi o analisti che sostengono che l'umanità stia attraversando una fase di transizione (Paul Mason, J.Rifkin, ecc.), non riescono mai a definire il punto di approdo di questo processo, ma delineano, al massimo, l'ennesima riforma del capitalismo. Eppure, già nel 1970, in base ai dati immessi nel modello Mondo 3 elaborato dal MIT su commissione del Club di Roma, i ricercatori dell'epoca intravidero il "superamento dei limiti" e il conseguente collasso del sistema-mondo. Dato che il modello era stato studiato per la salvezza del capitalismo, le proposte di cambiamento avanzate ai governanti furono accolte negativamente da una borghesia che si credeva eterna. Eppure le curve elaborate dal computer descrivevano un trend inesorabile che portava dritto alla catastrofe (interessante, in questo senso, il documentario Ultima Chiamata - Last Call di Enrico Cerasuolo).

A proposito di collasso del sistema-mondo, si è accennato alla degenerazione dei rapporti sociali e alla condizione out of control di alcuni stati. In Libia decine di gruppi armati si scontrano tra di loro, senza che nessuna fazione riesca a prevalere. Gli islamici sono stati cacciati dal loro stato (Derna, Siria-Iraq) e si sono sparsi dappertutto. Se il marasma sociale e la guerra dovessero estendersi all'Algeria o al vicino Egitto, avrebbero ben altri effetti in quanto entrambi i paesi sono molto più popolosi ed hanno un'importanza strategica nell'area. Si capisce come mai dal Cairo il generale Al Sisi abbia basato la sua presidenza su una lotta ferocissima ai gruppi islamici.

Di fronte ad interi stati dissolti o collassati, non c'è assolutamente nessuna forza che possa invertire la rotta. L'intervento delle grandi potenze è finalizzato al coinvolgimento delle popolazioni locali in guerre per procura. Siria, Libia e Yemen sono lo specchio mostruoso di quello che sta succedendo. Il capitalismo può tollerare retaggi del passato, come le monarchie del Golfo perché costa meno mantenere gli emiri anziché occupare militarmente un paese ed estrarre petrolio da sé. Si tratta di paesi tutto sommato poco abitati e, come affermava Luttwak nel caso dell'Arabia Saudita, si possono radere al suolo a costo zero quando escono dai binari.

In chiusura di teleconferenza si è accennato all'imposizione di nuovi dazi da parte degli Stati Uniti, agli scioperi dei ferrovieri francesi e alla (s)vendita di titoli dei big delle nuove tecnologie.

Il protezionismo di Trump ha prodotto i primi effetti: in risposta alla nuova politica commerciale americana, la Cina ha deciso a sua volta di introdurre nuove tasse doganali per 128 tipologie di merci, causando 3 miliardi di dollari di perdite per gli Usa. Come affermava l'Economist, queste misure possono avvitarsi in una spirale che nessuno riuscirà a controllare. Le terre rare, indispensabili nella produzione di smartphone e tablet, si trovano per la maggior parte nel sottosuolo cinese. Scatenare il protezionismo in un mondo in cui le risorse non sono ben redistribuite è una follia per il capitalismo.

In Francia le mobilitazioni dei ferrovieri sono state indette contro la liberalizzazione della Sncf, la ferrovia nazionale, e la modifica dello statuto dei ferrovieri. In programma due giorni di sciopero ogni cinque, per un totale di 36 giornate fino al 28 giugno. Significativo che le quattro sigle principali (Cgt, Unsa, Sud-Ril e Cfdt) si siano unite per l'occasione. La classe operaia vale qualcosa quando si muove all'attacco piuttosto che in difesa (di contratti e presunte garanzie). Lo stato francese, essendo rigido e ultracentralizzato, non può certo sopportare uno sciopero del genere, per cui scenderà a patto con i sindacati i quali accetteranno un compromesso al ribasso.

In seguito allo scandalo "Cambridge Analytica", Google, Apple, Twitter, Microsoft, Facebook e Amazon hanno perso mediamente il 15% del valore di Borsa. Gli analisti temono che l'ondata di vendite si allarghi coinvolgendo tutte quelle grandi aziende che "valgono" svariati miliardi, ma che non possiedono nulla o quasi nulla. Per ora il castello di carta resta in piedi grazie ad una generica fiducia nel mondo smaterializzato. Ma se questa fiducia dovesse venire meno...

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